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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 4) PIL e felicità – Cap 5) Dagli anni settanta all’autogestione

Posted by giannigirotto su 24 luglio 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 4) Il massimo della felicità

Relazione tra reddito e felicità: …già nel 1974 aveva pubblicato una ricerca in cui evidenziava un paradosso: contrariamente a quanto si crede, nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. In pratica quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino a un certo punto, poi comincia a diminuire, mostrando una curva a “U” rovesciata. Nota come “Paradosso di Easterlin“, questa teoria è stata poi sviluppata dal premio Nobel per l’economia Frank Kahneman, ma anche da economisti italiani come Becchetti, Bruni, Zamagni. I dati raccolti da Easterlin si basavano su interviste in cui si chiedeva alle persone se nell’insieme si consideravano “molto felici, abbastanza felici o non molto felici”, il risultato più dirompente di questi sondaggi è che la felicità non sembra essere proporzionale al prodotto interno lordo di un paese, il famoso “Pil”, o meglio, sembra esserlo fino a un certo punto. Superata una determinata soglia di reddito, la crescita della felicità è trascurabile, anzi, oltre una certa soglia, più si accumulano denaro e ricchezza più la felicità diminuisce. Non a caso gli abitanti di molti paesi poveri risultano essere mediamente più felici di chi vive in paesi con un maggiore livello di ricchezza. Perché, spiegano gli “economisti della felicità”, l’essere felici non dipende solamente dal reddito, ma anche dai cosiddetti “beni relazionali”: la sicurezza di poter contare su un amico nei momenti di bisogno, la possibilità di fidarsi di una persona, l’accoglienza e la comprensione di una famiglia. Sono tutti esempi di beni che non possiamo comprare, ma che riescono a migliorare notevolmente la qualità della nostra vita. Ecco perché la corsa alla produzione, il mito dello sviluppo infinito hanno sempre aiutato l’uomo a diventare più ricco, ma non necessariamente più felice…

Salviato quindi ribadisce, ed ormai sono in milioni a farlo, a partire dal famoso discorso di Robert F.  Kennedy, l’assoluta assurdità di usare il famigerato PIL (Prodotto interno lordo) come indicatore di crescita, in quanto sappiamo che esso considera al suo interno anche tutta una serie di eventi negativi… Un altro indicatore, che prende alla lettera ir discorso di Kennedy, è il Gpi (Genuine Progress Indieator), l’indice del progresso “genuino”. Sviluppato dagli economisti Herman Daly, John Cobb e Philip Lawn, “depura” il prodotto interno lordo dalle componenti “negative”, considerate contrarie allo sviluppo economico. Tra queste ci sono i costi causati dal consumo delle risorse, dalla criminalità, dall’abbandono di terreni agricoli e dalle separazioni familiari. Le ultime rilevazioni del Gpi (che risalgono al 2006), dimostrano che, mentre il Pil è cresciuto negli ultimi decenni, il Gpi è aumentato solo fino ai primi anni settanta, dopodiché ha iniziato a diminuire. Da allora è cresciuta l’economia, ma non il benessere delle persone. Anzi, a quanto pare, le componenti negative del Pil hanno avuto la meglio su quelle positive. Abbiamo prodotto sempre di più, ma ne hanno fatto le spese la nostra salute, l’ambiente, le relazioni sociali…

Non dimentichiamoci che il prodotto interno lordo è cresciuto costantemente mentre l’ultima bolla finanziaria si stava gonfiando. Le famiglie si indebitavano, le banche creavano insaccati finanziari di cui non capivano il funzionamento, le società immobiliari cementavano gli ultimi spazi verdi disponibili. E intanto il Pil cresceva, attraversava gli oceani, portava la “crescita” da un continente all’altro. Abbiamo visto com’è andata a finire…

Capitolo 5) Dagli anni ’70 all’autogestione

….Se il Sessantotto era stato un periodo di contestazioni, il 1977 ha lanciato l’alternativa, cercando di costruire possibili vie d’uscita al malcontento dei giovani e dei lavoratori…

… Si preparava il salto del Nord-Est da regione di emigranti a centro della piccola e media impresa, dei distretti industriali, dei vari Benetton, Safilo, Luxottica, De Longhi, Marzotto e Riello. Da popolo di “poareti”, dediti da secoli all’agricoltura, stavamo diventando il Giappone d’Italia…

…Noi pacifisti pensavamo che fosse il momento di fare una sintesi tra le varie proposte alternative. Cercavamo una visione del mondo unica, per non continuare a ragionare a compartimenti stagni: pacifismo, ambientalismo, autonomia, terzomondismo. Mentre si stavano sgretolando i luoghi tradizionali di aggregazione sociale come le parrocchie, i partiti, i sindacati, era diventato sempre più urgente essere uniti e costruire una visione comune. Il nostro motto era “mi impegno”, un po’ parafrasando I care, (me ne importa, mi sta a cuore), che c’era scritto sul muro della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. Volevamo essere diversi dal “me ne frego” fascista, ma anche dalla contestazione per il gusto di contestare che percorreva una parte della sinistra in quegli anni. Le idee che si erano fatte strada nel nostro movimento per la pace erano legate alle intuizioni che stavano circolando da anni nei paesi anglosassoni, prima con la Guerra del Vietnam e poi con il regime di apartheid in Sudafrica. “Se c’è la guerra, se vince l’apartheid,” si diceva, “il motivo è da cercare nel sistema finanziario, nei movimenti globali di denaro che vengono orchestrati dalle banche.” Che senso aveva scendere in piazza se poi chi manifestava aveva il conto in una banca che finanziava imprese che producevano armi per il Vietnam o che facevano affari con il regime sudafricano?…

… Nascono le “Mag”, società di mutua autogestione a cui partecipano cittadini comuni e varie associazioni, allo scopo di raccogliere e gestire il denaro con modalità più etiche e democratiche spesso per finanziare “società costituite principalmente in forma cooperativa o di associazione, che operano in settori ad alto valore etico nei campi del sociale, della solidarietà, dell’ecologia, dell’ambiente”.  Le Mag diventano il catalizzatore di progetti di auto-occupazione dal basso. Una risposta alla crescita industriale e all’avanzata del terziario, che aveva espulso dal processo produttivo centinaia di persone.

Nel 1985 Salviato e Piccolo fanno nascere la MAG padovana…molto piccola e modesta e che comunque… Per cinque anni si regge solo con il lavoro dei volontari, raccoglie risparmi attraverso libretti al portatore e concede finanziamenti a cooperative sociali e associazioni.

… Avevamo una formazione di stampo cattolico-sociale, dove acquisiva una grande importanza l’assunzione di responsabilità personale. “Il mondo non va bene, ma io me ne assumo la responsabilità. E faccio qualcosa.” Rimaniamo nella Casa della Pace fino alla fine del 1989, poi ci spostiamo perché incontriamo sulla nostra strada un nuovo movimento, che intuiamo subito come complementare alla nostra attività: il commercio equo e solidale. L’importazione e la vendita di prodotti come caffè, cacao, zucchero dai paesi del Sud del mondo con la garanzia di un prezzo equo ai produttori. La finanza etica autogestita delle origini è pronta per sposarsi con un nuovo modo di intendere il commercio. Le leve della finanza si incrociano con quelle del consumo. E inizia una nuova storia.

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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