Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archivio per la categoria ‘Acqua’

I miei “Credo”: Ambiente

Pubblicato da giannigirotto su 10 Novembre 2009

Ritengo sia scontato, scontatissimo lo dicono tutti no? ma nei fatti poi….

Credo che l’ambiente debba essere la priorità di tutto, di ogni singola azione. L’ambiente non è un lusso, un accessorio, una voce di bilancio, l’ambiente è il fondamento su cui si poggia tutto il resto; se l’ambiente non è in equilibrio, tutto il resto è in pericolo. E ricordo che nel termine “tutto il resto” ci siamo anche noi essere umani….ed attenzione che gli ultimi dati sono terribili, secondo il recentissimo ultimo rapporto dell’IUCN (International Union for Conservation of Natureun’organizzazione internazionale all’interno della quale partecipano ben 140 Paesi, con una rappresentanza di 77 Stati, 114 agenzie governative, più di 800 organizzazioni non governative, più di 10.000 scienziati ed esperti internazionalmente riconosciuti provenienti da più di 180 Paesi che lavorano all’interno delle Commissioni – quindi non degli sprovveduti quaraquaquà..) dichiara che oltre un terzo della flora e della fauna sono a rischio di estinzione. Una dichiarazione che dovrebbe farci schizzare tutti dalla sedia e sudare freddo, e che dovrebbe generare allarme rosso nei mass-media, che invece continueranno a propinarci politicuccia e cronaca pruriginosa per mantenerci nel nostro stato di ipnotica obnubilazione…

Oggi infatti termini come “sostenibilità”, “fonti rinnovabili” e similari, sono sulla bocca di tutti, ma poi?

Quanti si rendono conto che senza un cambiamento del proprio personale stile di vita non si risolve nulla? E attenzione che cambiamento non vuol dire automaticamente riduzione, regressione….ma alcune limitazioni le comporta, eccome, non possiamo nasconderci dietro un dito dicendo che possiamo continuare a sperperare le risorse come queste fossero infinite….

Ecco allora che come Einstein diceva “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”, e quindi bisogna iniziare perlomeno a ridurre sensibilmente il consumo di carne e derivati, che richiedono immense quantità di energia per essere prodotti, trasportati e conservati…

E’ l’agricoltura? oggi l’agricoltura è tutto meno che sostenibile, basata com’è sul petrolio, petrolio che serve ovviamente per i macchinari, ma anche perchè sono fatti di petrolio i concimi e i vari prodotti chimici antiparassitari e diserbanti che vengono massicciamente impiegati nella coltivazione. E che dire puoi dei sistemi di coltivazioni e delle monocolture intensive che rendono il terreno sterile. Quanti sono coscienti che si deve iniziare una transazione verso un’agricoltura senza petrolio, visto che questo comunque finirà, tra 50, 100 o 200 anni nessuno ne è sicuro ma è sicurò che finirà, e cambiare un sistema così complesso e mastodontico sarà un operazione che occuperà decine di anni….vogliamo farla con calma o quando avremo l’acqua alla gola….??

Come pensare poi che l’incerimento dei rifiuti sia una soluzione, visto che le ceneri prodotte sono estremamente pericolose e quindi vanno stoccate in sicurezza….una volta si usavano le ceneri per fertilizzare i campi, ma ovviamente perchè erano il prodotto della combustione di materiali assolutamente naturali, ora invece si incenerisce una serie di materiali che presi singolarmente sarebbero riciclabili, ma bruciati assieme diventano pericolosissimi….quando avremo incenerito tutto allora cosa ci resterà?

Come possiamo pensare di continuare a produrre milioni di automobili all’anno, con un consumo spaventoso di energie e materiali, automobili che utilizzano il petrolio per funzionare, invece di incentivare i trasporti pubblici e ripensare profondamente tutto il settore della mobilità….

Insomma la lista potrebbe continuare molto a lungo, ma penso che il concetto sia chiaro. Io credo che qualsiasi strategia che l’umanità deciderà di adottare, che non metta al primo posto la salvaguardia dello stesso ambiente che ci ospita e rende la vita possibile, si risolverà in un fallimento che comporterà, come sta già comportando, molta povertà e molto dolore per miliardi di esseri umani.

Pubblicato su Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Crisi umanitarie, Energia, Etica, Rifiuti/Riciclaggio, Sostenibilità, multinazionali | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , | Lascia un commento »

ZOES – Il portale del volontariato

Pubblicato da giannigirotto su 8 Ottobre 2009

ZOES è il portale del volontariato, o perlomeno questo è lo spirito con cui è stato pensato,  e direi che le premesse per avvicinarsi il più possibile a questo risultato ci sono. Ma è limitativo dire che è rivolto al mondo del volontariato, è semplicemente rivolto al mondo delle persone sensibili ai principi dell’equità e sostenibilità. Tutti ne possono essere protagonisti attivi, o semplici ma non per questo meno importanti usufruttori.

Brevemente, Zoes è una piattaforma di social network che mette in relazione persone, gruppi,  imprese, associazioni ed enti che condividono i principi e le pratiche dell’equosostenibilità; tra le sue funzionalità offre:

- una mappa per esplorare il mondo delle reti, delle iniziative, delle azioni e delle opportunità dell’economia solidale e della sostenibilità;

- una sezione di e-commerce funzionante e comoda, che privilegia l’acquisto collettivo, la filiera corta e il prezzo trasparente;

- una serie di strumenti partecipativi (blog, forum, wiki,calendario eventi, mappe tematiche, una piattaforma per la formazione a distanza….) per promuovere azioni di cittadinanza attiva;

In Zoes si possono registare semplici cittadini così come gruppi, imprese, negozi, aziende, associazioni, comitati ecc. ecc. ed ognuna specifica in una dettagliata scheda anagrafica le proprie competenze, in modo che ciascuno possa rivolgere delle domande su un determinato argomento, e queste verranno automaticamente inoltrate a coloro che si sono dichiarati esperti in quel settore…..

Zoes quindi permetterà di portare maggiormente alla luce, e in maniera più comoda e usufruibile, tutto quel mondo di economia alternativa, solidale, informale di cui la nostra società è così ricca per l’impegno personale di migliaia e migliaia di persone.

Ma siccome tanti altri hanno già speso belle parole per questa piattaforma, date un’occhiata a cosa si dice in giro di Zoes…….

Naturalmente, come per tutti gli strumenti di social network, solo iniziando ad utilizzarli ci si può rendere conto della loro utilità, per cui vi invito a registrarvi ed iniziare la vostra navigazione su ZOES.

Bookmark and Share Gianni Girotto

Un social network che mette in relazione persone, gruppi,  imprese, associazioni ed enti che condividono i principi e le pratiche dell’equosostenibilità

Pubblicato su Acqua, Agisci, Agricoltura, Ambiente, Energia, Etica, Lavoro/Impresa, Rifiuti/Riciclaggio, Risparmio, Società/Politica, Sostenibilità | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , | Lascia un commento »

4 passi verso un mondo migliore

Pubblicato da giannigirotto su 16 Settembre 2009

Nel mio piccolo non posso fare a meno di dedicare una segnalazione a questa fiera, essendo ormai imminente l’inizio di questa che sarà la 5° edizione. Non più a Maserada, che ha ospitato in maniera fantastica le prime 4 edizioni, ma a Treviso, per pure ragioni logistiche e di spazio.

Questa fiera è diventata a pieno diritto un punto di riferimento per tutti coloro, e sono tantissimi, che sono stanchi delle parole e delle deleghe, e si impegnano in prima persona per una società più giusta ed etica, sia come soci/volontari di una qualche organizzazione, sia come clienti della stessa.

Troverete pertanto i GAS, la finanza etica, il commercio equosolidale, abbigliamento, detersivi, saponi, erboristica, profumi eco ed equo, pannolini riciclabili, le energie rinnovabili, l’edilizia naturale, i produttori agricoli biologici, gli agriturismi, le ONG impegnate nella tutela dei diritti, dell’ambiente, del lavoro, dei bambini, dei diversamente abili…..e tanto tanto altro ancora……..

Spero che moltissimi di voi accettino il mio invito a visitare il sito www.fieraquattropassi.org/ per prendere visione del ricchissimo programma, e a visitare la fiera poi. Io sarò nello stand di Banca Etica il sabato mattina e la domenica pomeriggio… a rivederci. Gianni Girotto

Bookmark and Share

Pubblicato su Acqua, Agisci, Ambiente, Economia/Finanza, Energia, Etica, ITC, Rifiuti/Riciclaggio, Salute, Società/Politica, Tecnologia utile, notizie varie | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

Notizie ambientali di ordinario sfruttamento….

Pubblicato da giannigirotto su 9 Settembre 2009

Avrei fatto un link diretto da Facebook, ma la newsletter in questione non è visibile online (lo sarà tra un paio di settimane), per cui riporto io di seguito un estratto dell’ultima newsletter di

che contiene una serie di notizie che a mio avviso meriterebbero una diffusione televisiva di primo piano, con approfondimenti e aggiornamenti continui, poichè queste sono le notizie reali e importanti su cui tutto il resto poi si appoggia…..una riguarda anche la nostra italianissima ENEL……… In tutti i casi quello che vige è l’atteggiamento predatorio di chi ha tanti soldi, e vuole continuare a farne a tutti i costi……..…Spero siate d’accordo e vogliate segnalarle ai vostri contatti……..solo diffondendo la consapevolezza di quanto succede si potrà avviare un cambiamento……

Cambridge: il boom effimero della deforestazione (pubblicato il Mercoledì 09 Settembre 2009 06:01)
Abbattere le foreste è come svaligiare una banca: le risorse rapidamente accumulate portano un benessere effimero e di breve durata. Lo rivela uno studio congiunto della Università di Cambridge e dell’Imperial College di Londra, pubblicato sulla rivista Science .
L’antitesi tra ambiente e sviluppo non si basa sui fatti: se il saccheggio della foresta amazzonica porta una fase benessere per le comunità della regione, si tratta di un vantaggio di breve periodo. La distruzione delle foreste non avvia lo sviluppo, e in breve tempo il benessere svanisce e lo standard di vita torna alle condizioni precedenti – mentre l’ambiente resta compromesso per sempre.

Lo studio è focalizzato sulla deforestazione nell’Amazzonia brasiliana. Dal 2000 sono stati abbattuti in questa regione 155.000 chilometri quadrati di foresta pluviale, con un tasso di deforestazione di 1,8 milioni di ettari annui (un’area vasta quasi quanto la Toscana). Lo studio ha analizzato l’aspettativa di vita e il reddito pro capite in 286 comuni amazzonici, a diversi stadi di deforestazione. L’Amazzonia è una delle regioni meno sviluppate del Brasile e l’improvvisa disponibilità di…
Leggi tutto…

Il mangiar sano della foresta (pubblicato il Martedì 08 Settembre 2009 10:54)
Le culture indigene custodiscono una grande ricchezza nutritiva. Lo dice la FAO, nel libro pubblicato assieme al Centro per la Nutrizione e l’Ambiente delle Popolazioni Indigene della McGill University. Ossia, gli indigeni dispersi nel cuore della foresta hanno sviluppato strategie nutrizionali molto efficaci. Purtroppo pero’ gli habitat naturali stanno scomparendo, e con loro questo immenso patrimonio. Insomma, quando arriva lo sviluppo, inizia la fame.

Sotto la pressione dello sviluppo economico, dell’industrializzazione dell’agricoltura, dell’economia di scala e della standardizzazione globalizzata, le risorse alimentari locali stanno scomparendo velocemente – insieme con quei regimi alimentari che un tempo mantenevano le popolazioni indigene in forma e in salute. Considerata sempre con disprezzo, l’economia di sussistenza, ancora alimenta milioni di persone, anche se non viene contabilizzata nelle statistiche.
E’ il caso delle…
Leggi tutto…
Perù: azione legale degli Indios amazzonici contro progetto petrolifero (pubblicato il Lunedì 07 Settembre 2009 11:57)
Sono passati alle vie legali. Dopo mesi di protesta e di blocco fluviale contro il progetto petrolifero dell’anglo-francese Perenco, gli Indios dell’Amazzonia peruviana hanno deciso di denunciare alla Corte Costituzionale lo sfruttamento in un’ampia area di foresta, catalogata come “Blocco 67″. L’associazione indigena AIDESEP teme infatti che il faraonico progetto (per un investimento dichiarato di 2 miliardi di dollari) possa rivelarsi letale per le tribù indigene che ancora non hanno avuto contatti con l’uomo bianco, e che rischiano di essere sterminate da malattie e germi per cui non hanno anticorpi.
La Perenco nega che all’interno del Blocco 67 esistano tribù incontattate. Non è dello stesso avviso Survival: “E’ vergognoso che gli Indiani del Perù debbano rivolgersi al tribunale per farsi ascoltare dalla Perenco e dal governo” ha commentato Stephen Corry – Dopo la tragedia di Bagua, le autorità promisero che avrebbero consultato i popoli indigeni prima di procedere con i loro enormi progetti, ma ancora una volta vanno avanti contro il volere della popolazione locale.” A Bagua lo scorso maggio sono scoppiati violenti scontri, con decine di vittime, quando l’esercito peruviano ha avuto ordine di stroncare la rivolta indigena.
Kenya: cacciati gli indigeni Ogiek dalla foresta di Mau? (pubblicato il Lunedì 07 Settembre 2009 09:42)
Il 25 agosto le autorità hanno annunciato lo sgombro forzato di tutti i residenti illegali nel complesso forestale di Mau, dando loro 14 giorni di tempo per attenersi ai termini del decreto. Gli Ogiek abitano questa foresta dal secoli, è la loro foresta ancestrale. Ma non sono provvisti di documenti scritti, ne’ di autorizzazioni su carta bollata. Gli Ogiek sono stati i primi a denunciare l’occupazione illegale della foresta e le attività illegali che ne hanno ridotto drasticamente le dimensioni. Conseguentemente hanno richiesto di essere coinvolti e di partecipare attivamente ai programmi volti alla protezione della loro foresta. Lo sgombro annunciato rischia privare gli Ogiek della propria casa, e la foresta dei suoi guardiani più esperti.
Foreste e clima: l’Indonesia scherza col fuoco (pubblicato il Venerdì 04 Settembre 2009 06:44)
Uno studio dell’ente governativo indonesiano sul clima (Consiglio Nazionale sul Cambiamento Climatico) ha proposto di ridurre del 40 per cento le emissioni dell’Indonesia proteggendo foreste e torbiere. Lo fa sapere Radio Australia .
L’Indonesia figura in terza posizione, subito dopo Stati Uniti e Cina, nella classifica mondiale delle emissioni di gas serra. La maggior parte di queste emissioni (8%) proviene dalla deforestazione e dal drenaggio delle torbiere. Infatti, sia abbattendo gli alberi che asciugando la torba, il carbonio ritorna in atmosfera. L’Indonesia infatti detiene un altro record: quello della deforestazione (1,7 milioni di ettari di foreste in fumo ogni anno, secondo la FAO).

Lo studio prevede un costo di 32 miliardi di dollari, da finanziare attraverso il meccanismo internazionale per ridurre le emissioni tagliando la deforestazione (Reducing Emission from Deforestation and Degradation, o REDD http://www.salvaleforeste.it/Foreste-e-Clima-REDD/ ) C’è un problema però: il REDD non sarà operativo prima del 2020, e per quella data il governo indonesiano ha già pianificato il raddoppio della produzione dell’olio di palma, destinando altri 10 milioni di ettari…
Leggi tutto…
WWF: il Mekong è un tesoro: 1000 specie sconosciute (pubblicato il Venerdì 04 Settembre 2009 07:26)
Un ragno predatore grande quanto un piatto da tavola, un ratto che si pensava avesse cominciato a estinguersi 11 milioni di anni fa, uno stupefacente millepiedi rosa. Sono solo alcuni componenti di un “tesoro biologico” scoperto dagli scienziati del Wwf nella foresta pluviale del Mekong, il fiume che attraversa cinque province dell’Asia meridionale. In totale sono state 1068 le specie fino ad ora sconosciute e portate alla luce tra il 1997 e il 2007: 519 specie di piante, 279 pesci, 88 rane, 88 ragni.

“Crediamo che una simile scoperta sia degna dei libri di storia”, ha commentato il direttore del Greater Mekong Programme, Stuart Chapman. Il ragno predatore, il più grande al mondo, ha zampe lunghe 30 centimetri. Non tutte le nuove specie scoperte si nascondevano nella giungla. Gli scienziati hanno raccontato che il ratto è stato individuato in un mercato locale nel 2005, mentre una vipera fino a quel momento sconosciuta è stata osservata in una trave di un ristorante del Khao Yai, un parco…
Leggi tutto…
Perù: l’ONU da ragione agli Indios (pubblicato il Giovedì 03 Settembre 2009 00:00)
Il governo peruviano non deve consentire lo sfruttamento di petrolio e gas nelle terre dei popoli indigeni senza il loro previo “consenso informato”. È questa la raccomandazione diramata dalla Commissione ONU per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali (CERD).
In ottemperanza al monito dell’ONU, il governo peruviano dovrebbe sospendere le esplorazioni petrolifere nelle foreste in cui le comunità indigene hanno espresso parere contrario, e in quelle abitate da popoli indigeni non ancora contattati dall’uomo bianco.

Prima di deliberare, il CERD ha voluto ascoltare le delegazioni del governo peruviano e delle associazioni indigene e per i diritti umani.
Il risultato è un rapporto allarmato, a causa delle “serie tensioni del paese, che hanno addirittura innescato le violenze, e che sono state alimentate dallo sfruttamento delle risorse del sottosuolo appartenenti tradizionalmente ai popoli indigeni”.
La Commissione ha sollecitato il governo peruviano a compiere un’indagine sul violento
Leggi tutto…

Malesia: gli indigeni Penan continuano il blocco (pubblicato il Mercoledì 02 Settembre 2009 08:04)
Dopo un infruttuoso incontro con funzionari governativi, i Penan hanno deciso di continuare la loro protesta, il blocco delle strade alle concessioni forestali, in vigore dal 28 agosto. Gli indigeni chiedono che lo stato del Sarawak riconosca i loro diritti sulle foreste tradizionali. Le loro terre infatti vengono cedute alle imprese della carta e dell’olio di palma che le abbattono per sostituirle con piantagioni di acacia, eucalipto e palma da olio.
Nuovo eccidio di Indios in Colombia (pubblicato il Martedì 01 Settembre 2009 19:59)
Si chiamava Tulia García, leader del popolo Awa. La sua colpa era la richiesta di una investigazione sulla morte del marito, ucciso in un’imboscata dai militari lo scorso maggio. Il 26 agosto un commendo militare l’ha uccisa, assieme a tutti i possibili testimoni dell’omicidio: dieci persone, tra cui tre bambini.
“Secondo le informazioni che abbiamo ricevuto, uomini che indossavano divise militari ma con cappucci che li rendevano irriconoscibili, hanno aperto il fuoco alla rinfusa su una casa che apparteneva a una famiglia di Awa” ha dichiarato il portavoce dell’ONIC, l’Organizzazione dei popoli indigeni colombiani.

“I primi resoconti suggeirscono che membri dell’esercito abbiano massacrato queste persone allo scopo di eliminare e intimidire i testimoni delle atrocità” afferma il portavoce di Human Rights Watch. Nel corso del 2009 sono stati uccisi oltre 60 Indigeni in Colombia, e migliaia di loro sono stati forzati ad abbandonare le proprie case e la propria terra.
L’abuso dell’acqua a causa degli incendi forestali (pubblicato il Lunedì 31 Agosto 2009 06:48)

Lo sostiene il Forum Ambientalista, l’abuso dell’acqua sarebbe alla radice degli incendi, facilitandone la diffusione a causa dell’aridità del suolo.
Nel periodo estivo si aumenta il consumo d’acqua facendo scendere la falda acquifera. Mettendo così a rischio l’approvvigionamento idrico di paesi e città e intaccando la riserva di acqua presente nel terreno e tramite la quale le piante sopravvivono – spiega una nota del Forum Ambientalista – Di conseguenza, i boschi, composti da alberi che hanno particolare bisogno di quantitativi superiori di acqua, soffrono la siccità. La California che brucia in queste ore è un esempio”.

Secondo l’associazione, le alte temperature estive sono solo in parte responsabili degli incendi. Nell’estate 2004, osservano, le temperature livelli altissimi per tre mesi da giugno ad agosto, non hanno provocato una sensibile ondata di incendi.
“In fatto di uso e abuso di acqua – conclude la nota – pensiamo a realizzazioni come lo Zoomarine di Pomezia, dove migliaia di metri cubi di acqua ogni giorno vengono captati dalle falde che, viceversa, dovrebbero consentire la vita della duna…
Leggi tutto…

Gamberoni salati del Bangladesh (pubblicato il Venerdì 28 Agosto 2009 06:25)

Il governo del Bangladesh ha annunciato un piano per il sostegno all’industria dei gamberi, in seguito al blocco delle esportazioni verso l’Unione Europea a causa della contaminazione chimica di nitrofurani. Altri 700 milioni di dollari sono stati stanziati dal Fondo Monetario Internazionale sotto foma di prestiti a tasso agevolato.
Lallevamento dei gamberoni, promosso dal governo e  da organizzazioni finanziarie multilaterali (prevalentemente FAO e Banca Mondiale), ha comportato  la distruzione delle foreste costiere di mangrovie, e conseguentemente dell’economia locale, basata sull’agricoltura e sulla pesca.

Nel corso degli anni ottanta, l’economia del gamberone è arrivata a dominare quasi interamente l’economia delle regioni del sud- ovest. Il Bangladesh è divenuto il quinto produttore mondiale, con una produzione annuale di 30.000 tonnellate, con un giro d’affari di 325 milioni dollari. Parallelamente le foreste di mangrovie venivano convertite in allevamenti, mettendo a tacere, anche con la violenza contadini e pescatori che rifiutavano di fare spazio all’affare del decennio.

In questo…
Leggi tutto…

L’Uruguay nelle mani delle cartiere (pubblicato il Giovedì 20 Agosto 2009 06:22)
Quattro multinazionali della carta possiedono da sole 600.000 ettari di piantagioni in Uruguay: la scandinava Stora Enso, la cilena Arauco (Chile), la statunitense Weyerhaeuser e la finlandese Botnia.
Il ritiro dalla scena della spagnola Ence a causa della crisi economica, ha favorito Stora Enso e Arauco, che ne hanno subito acquisito i 253.000 ettari di piantagioni, in preparazione della più grande cartiera del mondo, che dovrà avere una capacità produttiva di un milione e mezzo di tonnellate di cellulosa.

Entrambe le imprese hanno pessimi record ambientali e sociali. In Brasile, le piantagioni di eucalipto della sussidiaria di Stora Enso (Veracel) hanno distrutto l’habitat degli indigeni Pataxó, nello stato di Bahia, avvelenando i fiumi con l’uso intensivo dei pesticidi. Le piantagioni della sussidiaria di Arauco (CELCO) nella provincia argentina di Misiones hanno causato affezioni respiratorie e malattie circolatorie alle comunità locali, dato che i pesticidi vengono sparsi su tutta la…
Leggi tutto…

Finlandia: protette le foreste lapponi degli indigeni Sami (pubblicato il Martedì 25 Agosto 2009 06:07)
Accordo storico in Finlandia. L’agenzia forestale statale Metsähallitus, ha firmato un accordo con i rappresentanti degli indigeni Sami, impegnandosi a proteggere le foreste primarie lapponi nella regione di Nellim per i prossimi 20 anni.
I Sami vivono allevando renne, che sopravvivono nei mesi invernali nutrendosi dei licheni che crescono sugli alberi più antichi. Il taglio delle foreste primarie, oltre ad avere gravi impatti sulla biodiversità, toglie ai Sami la fonte primaria di sostentamento. Per anni i Sami hanno dovuto affrontare la Metsähallitus e i suoi clienti (innanzitutto le cartiere Stora Enso e UPM e M-Real) che non volevano rinunciare a quelle foreste.

In realtà si tratta appena del 5% delle foreste del paese, un’area marginale per la produzione della carta, ma  necessarie per centinaia di specie considerate minacciate dall’IUCN, come lo scoiattolo volante (Pteromy volans), la Ghiandaia siberiana (Perisoreus infaustus) e il Picchio Tridattilo (Picoides tridactylus).
Greenpeace e l’Associazione Finlandese per la Conservazione della Natura avevano sostenuto le richieste dei Sami e organizzato la demarcazione dei territori tradizionali. La…
Leggi tutto…

Gli indigeni malesi e le foreste del Borneo (pubblicato il Lunedì 24 Agosto 2009 06:04)
Il governo del Sarawak, la provincia malese nel Borneo, ha recentemente deciso di assegnare 1.397.644 ettari di foresta a imprese private, per trasformarli in piantagioni da legno, mentre un’area più vasta, ma di dimensioni ancora indefinite, sarà dedicata a piantagioni di palma da olio. Peccato che molte di queste piantagioni coincidono con le foreste ancestrali dei popoli indigeni dell’isola.


E’ il caso della famigerata Samling, o della Sarawak Timber Industry Development Corporation (STIDC)  Quest’ultima si è associata alla compagnia del legno KTS Holdings Sdn. Bhd, per sfruttare 267.000 ettari di foresta. La joint-venture che hanno creato, la PUSAKA-KTS Forests Plantation Sdn. Bhd. ha identificato piantagioni nelle zone di Belaga, Kakus and Tutoh in the Kapit, Bintulu e Miri Divisions, proprio nel mezzo di territori indigeni.
Per questo le comunità indigene hanno deciso di…
Leggi tutto…

Borneo: a rischio santuario di oranghi (pubblicato il Sabato 22 Agosto 2009 08:57)
Il Parco Nazionale di Sebangau, nel Kalimantan centrale è assediato dalle fiamme. Nel parco, nella parte indonesiana dell’isola di Borneo, vive una delle ultime popolazioni di orango. Secondo Suwido Limin, direttore dell’Istituto indonesiano per la protezione delle foreste torbiere (CIMTROP) le fiamme avrebbero origine dolosa.

L’incendio si è diffuso incontrollato nelle aree in cui la torba era stata drenata e asciugata per fare spazio a un faraonico (e fallito) progetto agricolo ai tempi del dittatore Suharto.


Nel Parco di Sebangau e nelle aree circostanti vivono 8.000 oranghi, oltre a altre otto specie di primati, leopardi, scoiattoli volanti, orsi malesi e 154 specie di uccelli.
La torba si forma quando la materia organica si deposita sul fondo degli acquitrini e nel corso di 20.000 anni inizia un lento processo di carbonificazione. Con 20 milioni di ettari di torbiere, l’Indonesia è uno dei maggiori depositi di CO2.
Si stima però che gli incendi nelle foreste torbiere, appiccati per fare spazio…
Leggi tutto…

Unilever: c’è del marcio in quell’olio di palma (pubblicato il Giovedì 20 Agosto 2009 14:36)

Attivisti dell’associazione tedesca Robin Wood hanno protestato ieri presso gli uffici della Unilever ad Amburgo. L’impresa è accusata dagli attivisti di rifornirsi dal colosso dell’olio di palma Wilmar International, noto da anni per le proprie pratiche distruttive e per i conflitti con le comunità locali.
Lo scorso marzo un team di Robin Wood ha investigato sullo stato delle piantagioni della Wilmar in Indonesia, raccogliendo prove e testimonianze di numerose violazioni dei diritti umani, e di un massiccio processo di distruzione delle foreste umide.
Queste foreste sequestrano grandi quantità di carbonio nel substrato di torba, e la loro distruzione comporta un gravissimo rilascio di emissioni di CO2.

Secondo l’associazione  “Save our Borneo” (Salva il nostro Borneo), la Wilmar progetta di espandere le proprie piantagioni nel Kalimantan Centrale di altri 100.000 ettari. Secondo Robin Wood, la Unilever alimenta il boom dell’olio di palma ed è corresponsabile della massiccia deforestazione in corso in Indonesia. “La Unilever deve smettere di acquistare olio di palma proveniente dalla distruzione delle foreste” ha spiegato Jule Naundorf, di Robin Wood.
La Unilever sostiene che l’olio di…
Leggi tutto…

Guatemala, un sindaco contro l’Enel (pubblicato il Mercoledì 19 Agosto 2009 09:15)

Si chiama Agustin Solis Cedillo, ed è il secondo sindaco indigeno del municipio di Chajul, nella regione di Xeputul. Il primato tutto suo è quello di essere il più giovane sindaco, all’età di 29 anni.
Vive nel piccolo villaggio di Sajbatzà. Le comunità della sua zona hanno un problema: un’impresa ha occupato parte delle loro terre, lungo il fiume Jute, per costruire una centrale idroelettrica. L’impresa in questione è l’italiana ENEL, che ha ottenuto permessi per la costruzione di centrali sui fiumi Jute, San Vicente e Copòn.

L’ENEL è già presente in Guatemala con la centrale idroelettrica di El Canada di 46 Megawatt, costruita nell’Occidente del Paese e in attività da tre anni. Non lontano da El Canada, l’ENEL ha poi costruito Montecristo, una centrale idroelettrica di minore capacità (13,5 Megawatt) situata sul fiume Samalà.
Foreste, paesi e terre comunitarie saranno inglobate nei bacini della centrale e inondate,  mentre gli ecosistemi e le comunità che vivono lungo tutto il corso del fiume, fino ai…
Leggi tutto…

Caccia: l’Europa condanna l’Italia (pubblicato il Martedì 18 Agosto 2009 06:17)
La Commissione Europea ha deciso di richiedere la condanna dell’Italia al pagamento delle spese in giudizio per le ripetute violazioni della Direttiva 79/409/CEE (Direttiva “Uccelli”) da parte dalla Regione del Veneto riguardo la concessione di deroghe per la caccia nei confronti di specie di uccelli protetti.


Lo fa sapere la sezione veneta della LAC Lega Abolizione Caccia . “Ora saranno i cittadini a dover pagare le spese in giudizio- ha commentato Andrea Zanoni, della LAC del Veneto. Nel frattempo la Giunta Regionale ha presentato un nuovo e – ben più grave – progetto di legge sulla caccia, che avrebbe previsto la caccia di ben 11 specie protette (Storno, Fringuello, Prispolone, Pispola, Piviere dorato, Frosone, Gabbiano reale, Cormorano, Tortora dal collare, Verdone e Peppola). Il progetto è…
Leggi tutto…

Finlandia acquista 10.000 ettari di foresta in Romania (pubblicato il Venerdì 14 Agosto 2009 07:25)
L’impresa forestale finlandese Tornator ha acquistato per l’anno 2008, 10.000 ettari di foresta in Romania. Il prezzo di tale operazione e stimato a 50 milioni di euro. Questa è la piu grande transazione privata nel settore del legno in Romania, ma vi sono pèrogetti di acquisto per ulteriori 20.000 ettari. Il terreno acquisito e situato nella zona Oituz del distretto di Bacau. Lo scopo di questo investimento e di vendere legname suil mercato locale. La Tornator possiede già terreni forestali in Finlandia (60.000 ettari) e in Estonia. La decisione di investire in Romania è dovuta alla ricchezza delle foreste di questo paese, in gran parte in mani private.
Dagli Stati Uniti arriva il NO agli alberi transgenici (pubblicato il Mercoledì 12 Agosto 2009 08:08)
Oltre 17.500 risposte al sondaggio avviato dall’agenzia agricola statunitense USDA, sul progetto di piantumazione di 250.000 eucalipti transgenici negli stati del sud. Un vero record di partecipazione. Tra tutte le risposte appena 39 si sono espresse in favore del progetto.
Il progetto prevedeva di piantumare alberi geneticamente manipolati allo scopo di resistere al freddo e di produrre più lignina. L’eucalipto, anche se non transgenico, comporta diversi impatti ambientali, quando è piantato al di fuori del suo habitat naturale: dall’inaridimento del suolo, che favorisce la deseritificazione e gli incendi, alla modifica della composizione chimico-fisica del terreno. La diffusione in campo aperto di un altissimo numero di alberi transgenici comporta il rischio aggiuntivo di contaminazione genetica. Le nuove piantagioni avrebbero avuto inoltre impatti negativi dal punto di vista del clima e avrebbero comportato un’elevato inquinamento chimico derivato dal massiccio impiego di pesticidi.


La ArborGen, un’impresa statunitense di bioenergia, con sussidiarie in Brasile, Nuova Zelanda e Australia. è il leader mondiale nella ricerca e commercializzazione di alberi transgenici, considerati come una commodity strategica nel campo dell’energia. “Gli alberi – dichiara il sito web  dell’impresa – sono la fonte più ricco e versatile fonte di materie prime rinnovabili al mondo”. La ArborGen si è già vista rifiutare un simile permesso in Nuova Zelanda, e ha tentato quindi negli Stati…
Leggi tutto…

Il biodiesel arriva in Zambia (pubblicato il Venerdì 07 Agosto 2009 08:35)
Una ricerca condotta dal biologo Matongo Mundia ( Agrofuel in Afric a - gli impatti sulla terra, sulla sicurezza elementare e sulla foresta” mette l’accento sugli impatti dell’espansione delle colture energetiche, e in particolare la Jatropha per il biodiesel, mentre la canna da zucchero il sorgo dolce e la cassava per il bioetanolo. “Come per il resto del continente, in Zambia la spinta alle coltivazioni finalizzate alla produzione di biodiesel è incentivata da progetti volti a sostenere lo sviluppo sociale e economico, ma non è chiaro se gli agrocarburanti prodotti saranno destinati al mercato interno o all’esportazione.”

Il governo dello Zambia ha spinto verso l’introduzione nel paese della produzione di biocarburanti, attraverso incentivi quali l’obbligo di una percentuale minima di biodiesel nel carburante. Tra i principali produttori la britannica D1 Oils. “Sembra che imprese come la D1 Oils promuovano i biocarburanti nel mercato interno per aprire le porte a una produzione massiccia finalizzata principalmente al mercato estero -  commenta  Matongo Mundia -  In questo modo non avvantaggerà molto lo…
Leggi tutto…
Debito in cambio di foreste (pubblicato il Giovedì 06 Agosto 2009 06:34)
I governi di Stati Uniti e Indonesia hanno firmato un accordo che prevede la protezione delle foreste pluviali in cambio di riduzioni sul debito estero.
In base alla legge statunitense Tropical Forest Conservation Act approvata nel 1998, gli Stati Uniti rinunciano a parte del proprio credito in cambio della protezione delle foreste pluviali. Ai 20 milioni di dollari, si aggiungono altri due milioni immessi da due associazioni ambientaliste, la statunitense Conservation International e l’indonesiana KEHATI. Il governo indonesiano si è impegnato a impiegare questi fondi in progetti di protezione dell’ambiente. I fondi coinvolti però sono relativamente insignificanti, se paragonati agli interessi in gioco nel settore della carta e della palma da olio, i principali attori della deforestazione, e rischiano di ridursi a misure accessorie e di scarso effetto.

La Kimberly-Clark si certifica FSC (pubblicato il Mercoledì 05 Agosto 2009 08:04)
Dopo anni di campagna internazionale di Greenpeace, con azioni anche in Italia, Kimberly-Clark, la multinazionale che produce con i marchi Kleenex, Scottex e altri, leader nella produzione di tessuti in fibra di carta in oltre 80 Paesi, ha annunciato oggi l’adozione di standard per l’acquisto di fibre che finalmente garantiscono la conservazione delle foreste.
Kimberly-Clark diventa, con questi standard, uno dei leader della sostenibilità nella produzione di tessuti in fibra di carta.
Nel novembre 2006, di fronte la sede italiana di Kimberly-Clark a Torino, gli attivisti di Greenpeace dimostrarono portando dei water da cui spuntavano dei piccoli alberi, a simboleggiare lo spreco delle risorse naturali, letteralmente buttate nel cesso.


“Abbiamo lavorato con Kimberly-Clark e siamo soddisfatti dei risultati ottenuti” commenta Chiara Campione di Greenpeace.
“E’ un grande successo per le ultime grandi foreste dell’emisfero settentrionale! Quelle foreste ospitano gli ultimi caribou selvatici e oltre un milione di uccelli migratori. E sono il più grande deposito di CO2 del pianeta: l’equivalente di 27 anni di emissioni umane in atmosfera, ai livelli attuali”. Kimberly-Clark si impegna ad usare solo fibre vergini certificate…
Leggi tutto…

Minacciato il lago di Cavazzo (pubblicato il Lunedì 03 Agosto 2009 07:02)
Circondato di foreste di abeti, il lago glaciale di Cavazzo, è il più esteso bacino naturale del Friuli-Venezia Giulia. Posto all’altitudine di 195 metri sul livello del mare, è delimitato dal monte San Simeone a nord-est, dal massiccio del monte Faéit a ovest e dalla piana di Alesso a sud. Il clima temperato ed il continuo apporto idrico di numerosi torrenti che lo alimentano, avevano contribuito al determinarsi di una condizione biologica favorevole allo sviluppo della fauna ittica.

Fino ai primi anni del Novecento diverse famiglie di Somplago e Alesso vivevano unicamente di pesca. Nel 1957, con l’attivazione della centrale idroelettrica di Somplago, che quotidianamente immette nel lago notevoli quantità di acqua fredda, si sono determinati profondi cambiamenti ambientali e biologici, causando la riduzione dell’ittiofauna sia come consistenza che come numero di specie.
Ora la Edilpower, la società che gestisce la diga di Somplago, ha presentato il progetto di ampliamento…
Leggi tutto…
Malesia: i Penan tornano sulle barricate (pubblicato il Venerdì 31 Luglio 2009 05:00)
I Penan tornano a bloccare le strade aperte dalle compagnie nel cuore delle foreste pluviali. Armati di frecce e cerbottane hanno eretto i blocchi lungo La polizia malese presidia i blocchi ma non si ha notizia di scontri.
I Penan vivono in Sarawak, la parte malese dell’isola del Borneo. Da vent’anni si battono per fermare il disboscamento delle loro terre ancestrali. Alcune comunità hanno avuto la meglio ma altre hanno dovuto assistere alla devastazione delle loro foreste, all’inquinamento dei loro fiumi e alla scomparsa delle piante e degli animali da cui dipende la loro sussistenza.


“Questa foresta è l’unico luogo che ci è rimasto per cacciare e cercare cibo – spiega uno di loro – Ma è un pezzettino piccolo. La notte scorsa sono uscito a caccia ma sono tornato a mani vuote. Se non riusciremo a salvare questo pezzettino di foresta, non avremo più niente da mangiare.” La famigerata compagna malese Samling sta disboscando nella zona di Long Daloh mentre nell’area di Ba Marong sta operando una sussidiaria della società KTS.

Il disoscamento in corso è coperto dalla…
Leggi tutto…

Amazzonia: Timberland si impegna, Rino Mastrotto fa orecchie da mercante (pubblicato il Giovedì 30 Luglio 2009 16:23)
Da oggi anche Timberland si impegna annunciando una nuova politica di acquisti della pelle bovina concordata con Greenpeace. L’azienda, infatti, sarà in grado di garantire che la pelle utilizzata per la produzione delle proprie scarpe vendute in tutto il mondo non avrà causato alcun fenomeno di deforestazione recente dell’ultimo grande polmone del pianeta. Secondo quanto stabilito dal documento in questione Timberland richiederà a tutti i propri fornitori di pelle – tra cui il gigante della carne e della pelle brasiliana Bertin – di impegnarsi immediatamente ad una moratoria sui fenomeni di nuova deforestazione in Amazzonia.

Questo annuncio arriva appena due mesi dopo il lancio dell’inchiesta di Greenpeace  “Amazzonia che Macello”, nella quale si ricostruiva la filiera dei prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in fenomeni di deforestazione, lavoro schiavile e occupazione di territori indigeni in Amazzonia. Meno di una settimana fa anche Nike e Geox si sono impegnate a non acquistare pelle dall’interno del Bioma Amazzonico fino a quando non si fermerà la deforestazione a causa…
Leggi tutto…

Cartiere e biodiesel bruciano l’Indonesia (pubblicato il Giovedì 30 Luglio 2009 06:05)

Lo denuncia E yes on the Forests : su 4.782 incendi segnalati nella privincia di Riau (nell’isola di Sumatra) nei primi sei mesi del 2009, un quarto sono scoppiati nelle concessioni del colosso industriale APP / Sinar Mas, uno dei principali produttori di carta e di biocarburanti.
Le fiamme sono appiccate ogni anno per rimuovere la foresta e estendere le piantagioni di acacia e palma da olio, la prima per la produzione di carta e la seconda per l’olio impiegato nel biodiesel.


Il gruppo Asia Pulp & Paper (APP) è il principale produttore di carta. La APP è controllata dal conglomerato Sinar Mas, che, oltre alle piantagioni di acacia, controlla anche numerose piantagioni di palma da olio.

Gran parte delle foreste date alle fiamme si trovano su suolo di torba, la cui combustione libera in atmosfera immense quantità di carbonio. Tra le foreste date alle fiamme una Riserva della Biosfera dell’Unesco. L’uso del fuoco per rimuovere la biomassa forestale, benché…

Leggi tutto…

Bulgaria: bloccata la svendita delle foreste (pubblicato il Mercoledì 29 Luglio 2009 06:39)
Il nuovo governo uscito dalle elezioni dello scorso 5 luglio si è impegnato a istituire un bando sulla privatizzazione delle foreste demaniali, troppo spesso cedute sottocosto a imprese private. “Vieteremo immediatamente la cessione dei terreni pubblici per proteggere le foreste del paese e e valutare se le privatizzazioni sono compatibili con principi economici e e ambientali – ha dichiarato Miroslav Naydenov, da molti indicato come il prossimo ministro del’agricoltura – Chi ha infranto la legge, lavorando per interessi di imprese private, dovrà vedersela con la giustizia”.

Obiettivo del governo è ristabilire fiducia sul sistema di governance, seriamente compromesso, al punto che l’Unione Europea aveva sospeso tutti i fondi.
Lo scandalo dell’assalto alla terra nel corso del processo di privatizzazione era stato segnalato dalle associazioni ambientaliste bulgare, e rilanciato dal sindaco di Sofia, Boyko Borisov. Nel gennaio 2009 il parlamento bulgaro aveva imposto uno stop su tutte le operazioni di privatizzazione, bloccando così una cinquantina di cessioni di…
Leggi tutto…

Amazzonia, pace fatta tra Greenpeace e Nike (pubblicato il Giovedì 23 Luglio 2009 11:17)
Meno di due mesi fa Greenpeace lanciava l’inchiesta “Amazzonia che Macello”, pubblicata dopo tre anni di ricerca e indagini condotte sotto copertura. Qui si ricostruiva la filiera dei prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in fenomeni di deforestazione, lavoro schiavile e occupazione di territori indigeni in Amazzonia. In tutto questo erano e sono coinvolti marchi globali tra cui anche Adidas, Timberland e Reebok.

Lavorando direttamente con Greenpeace, negli Stati Uniti e in Italia, Nike ha messo a punto una nuova politica di approvvigionamento che obbliga i propri fornitori a certificare in maniera formale che la pelle bovina venduta a Nike non provenga dal bioma amazzonico mentre Geox si è impegnata “ad attivare strumenti contrattuali di verifica volti ad evitare in maniera assoluta di favorire – anche solo indirettamente – il fenomeno denunciato da Greenpeace”.
“Siamo molto soddisfatti…
Leggi tutto…

Le foreste mature assorbono carbonio: il caso dell’Africa (pubblicato il Giovedì 23 Luglio 2009 07:57)
Per molti anni la comunità scientifica ha ritenuto che le foreste raggiungessero il massimo livello di produttività nell’età intermedia, e iniziassero a declinare raggiungendo la maturità, fino a diventare neutrali: stesso carbonio assorbito, stesso carbonio rilasciato in atmosfera. Insomma, si riteneva che queste foreste  custodissero un immenso pozzo di carbonio, ma non che continuassero a sequestrarne. Non è così. Nuovi dati emersi dall’osservazione delle foreste tropicali africane, dimostrano che queste continuano ad assorbire carbonio: tra il 1968 e il 2007 ne hanno sottratto all’atmosfera 0,6 tonnellate (più o meno quanto ne rilascia una piccola automobile) per ogni ettaro. Ben tre studi pubblicati di recente su Nature, dimostrano il contrario.

Una ricerca pubblicata da Sebastiaan Luyssaert dimostra come le foreste africane assicurano un importante servizio ambientale, sequestrando carbonio ma anche riducendo la crescente concentrazione di carbonio nell’atmosfera.
All’opposto, il carbonio sequestrato dalle foreste per secoli viene rilasciato in atmosfera quando queste vengono disturbate. Per garantire che le foreste continuino a svolgere la loro positiva funzione, secondo il team di ricercatori è necessario rinforzare e far…
Leggi tutto…

Salvate il Mekong (pubblicato il Martedì 21 Luglio 2009 06:39)

15.000 firme sono state consegnate al primo ministro tailandese Abhisit Vejjajiva per richiedere di abbandonare il progetto di centrale idroelettrica che taglierà in due il fiume Mekong, e optare invece per progetti di dimensioni ridotte, in grado di produrre, messi assieme, lo stesso quantitativo di energia. Il fiume svolge una funzione essenziale per la vita, la cultura e la biodiversità della regione. Tra gli impatti della diga, oltre a conseguenze per la biodiversità forestale, tutta basata sulla vitalità del fiume, una drammatica minaccia alle risorse ittiche, su cui si basa la sicurezza alimentare delle popolazioni rivierasche, e un’attività economica pari a tre miliardi di dollari annui. Anche un gruppo internazionale di scienziati ha richiesto l’abbandono del progetto. La campagna Save the Mekong Rive r è attiva in Tailandia, Vietnam, Cina e Cambogia.

Liberia, sbarcano i pirati della Malesia (pubblicato il Lunedì 20 Luglio 2009 06:47)
Sono sempre loro, i gangster del taglio illegale. Sono sbarcati in Liberia e hanno fatto bottino: di foreste.
Due imprese legate al gigante malese del legno Samling, si sono aggiudicate appetitose concessioni forestali di ben 25 anni, grazie a provvidenziali leggerezze nella gara di appalto.
Lo fa sapere Global Witness, con una documentata denuncia alle autorità liberiane. Usando un sistema di scatole cinesi, la Samling è riuscita a fare banco di una buona fetta di foreste liberiane. Si è presentata infatti con due imprese, la Southeast Resources Limited e la Atlantic Resources Limited, che possiede attraverso due consociate (rispettivamente Woodman, e Perkapalan Damai Timar (PDT).

La Liberia è ancora in fase di ricostruzione dopo un’aspra guerra civile, che aveva visto il settore del legno coinvolto nel conflitto. Le nuove norme dovrebbero prevenire l’intreccio di corruzione e criminalità che aveva alimentato la guerra civile, ma i baroni del taglio illegale continuano a infiltrarsi, grazie a compiacenti disattenzioni.

“L’industria del legname ha giocato un ruolo chiave nel finanziare il conflitto in Liberia, lasciare questo settore in mano a imprese con lo stessa…
Leggi tutto…

Foreste, petrolio e corruzione: il pastrocchio della Val d’Agri (pubblicato il Venerdì 17 Luglio 2009 06:04)
Tra monti, boschi, laghi e fiumi, tra cultura e storia, la Valle dell’Agri è un autentico patrimonio ambientale e paesaggistico. Compresa tra i monti Sirino e Volturino, al confine con la Campania, la valle prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. La zona è in parte compresa nel Parco nazionale della Val d’Agri e Lagonegrese, proprio per il suo alto valore ambientale. Ma negli ultimi venti anni si moltiplicano i pozzi petroliferi. Nell’ultimo decennio sono stati scoperti ulteriori giacimenti petroliferi tanto da supporre che nella valle ci sia il più grande giacimento d’Europa.
E tra devastazioni e  erosione del territorio, spuntano la corruzione e gli appalti truccati.

Il pubblico ministero di Potenza Henry John Woodcock ha chiuso le indagini preliminari su un presunto giro di tangenti legato ad appalti per le estrazioni petrolifere in Basilicata, nell’area della Val d’Agri. L’inchiesta che ha coinvolto l’Amministratore della Total italiana “Esplorazione e produzione”, che ha ricevuto un avvis di garanzia, e ha portato al sequestro di beni mobili, terreni e fabbricati.
Ai dirigenti Total (oltre a Levha, Jean Paul Juguet, responsabile del progetto…
Leggi tutto…

Cile: cartiera condannata aumenta le emissioni (pubblicato il Giovedì 16 Luglio 2009 15:34)

L’annuncio di un aumento della produzione sembra essere la risposta della Arauco alla recente condanna per le discusse attività dell’impianto di Valdivia.
La Corte di Appello di Santiago ha ratificato la condanna alla multinazionale cilena Arauco, controllata dal gruppo brasiliano Angelini, per la contaminazione del Rio Cruces tra il 2004 e il 2005 da parte della cartiera di Valdivia. La Arauco è nel frattempo coinvolta in un altro processo, per la contaminazione de Rio Mataquito.
La risposta della Arauco è stata provocatoria: l’impresa ha annunciato un aumento del 20 per cento della produzione di cellulosa nella regione cilena di Valdivia, portandola da 550.000 a 660.000 tonnellate annue.

L’avvio dell’impianto di Valdivia, dedicato alla produzione di cellulosa, era stato fortemente criticato dalle comunità indigene della X Regione Los Lagos. L’impianto è situato sulla riva del Rio Cruces, che fornisce acqua all’intera valle ed al vicino Santuario della Natura Carlos Anwandter, posto sotto tutela dalla Convenzione RAMSAR sottoscritta dal Cile nel 1981. Il Santuario è costituito da una riserva acquatica di 4.877 ettari, che corrisponde agli ultimi 20 km del Rio Cruces.

Lo…
Leggi tutto…

India: l’assalto alla montagna sacra (pubblicato il Giovedì 16 Luglio 2009 08:58)

La montagna sacra è quella dei Dongria Kondh, un popolo indigeno dello stato indiano di Orissa, che vive nelle rigogliose foreste alle sue pendici. L’assalto è organizzato dalla compagnia mineraria Vedanta Resources, che proogetta di aprire il ventre della montagna per farne una miniera di bauxite. La tribù, che abita quelle foreste da secoli, non è mai stata consultata sul progetto.
I Dongria si oppongono alla miniera in modo deciso organizzando regolari manifestazioni di protesta e bloccando le strade in costruzione nelle loro foreste.


Contro la miniera sono già arrivate allarmate proteste da parte di Amnesty International, ActionAid e War on Want e Survival. Quest’ultima ha presentato un ricorso alla Commissione Onu per l’Eliminazione della discriminazione razziale, chiedendo di investigare urgentemente sul caso e di invocare misure provvisorie per fermare la miniera prima che la popolazione dei Dongria sia danneggiata in modo irreversibile.

Anche il governo britannico sta conducendo delle indagini su un ricorso presentato…
Leggi tutto…

Lo zucchero amaro del Guatemala (pubblicato il Mercoledì 15 Luglio 2009 06:29)
Foreste addio. Le piantagioni di canna da zucchero si espandono nelle regioni pianeggianti della costa pacifica, sul fertile suolo vulcanico. 14 impianti di raffinazione sono alimentati da 216.000 ettari di piantagioni, la stessa superficie dell’intero distretto della capitale, e le piantagioni continuano a espandersi, ai danni della foresta tropicale. A ogni raccolto, le canne vengono bruciate, mentre le acque dei fiumi vengono deviate per alimentare gli zuccherifici.
Durante la stagione delle piogge, i canali di irrigazione veicolano inondazioni dei villaggi, e diffondono i pesticidi nell’intera zona, minacciando le delicate foreste di mangrovie della costa.

Tra le vittime dello zucchero, il santuario della fauna selvatica di Bocas del Polochic, avvelenato dai pesticidi dello zuccherificio della Guadalupe.
“Non ci sono più terre disponibili, abbiamo raggiunto il limite” ha dichiarato Armando Boesche, manager dell’associazione guatemalteca dei coltivatori di canna (Asazgua – Asociación de Azucareros de Guatemala). Ma l’avanzata continua, alimentata dalla nuova richiesta di biocarburanti, e costellata di estinzioni.
I baroni della carta sequestrano due giornalisti francesi. Indagavano sul taglio illegale. (pubblicato il Martedì 14 Luglio 2009 07:29)
Due giornalisti della testata televisiva France 24 sono stati detenuti illegalmente dalla security dell’impresa PT Lontar Papirup Pulp and Papers, una sussidiaria del gigante cartario indonesiano Asia Pulp and Papers (APP).

I francesi Ciryl Payen e Gilaume Martin, sono stati trattenuti assieme al loro collega indonesiano Dewi Arilaha, mentre riprendevano i camion carichi di tronchi nel parcheggio  dell’impresa, a Tebing Tinggi, nella provincia indonesiana di Jambi (Sumatra). La security ha poi consegnato i giornalisti al locale posto di polizia, che però non li ha ritenuti responsabili di alcun reato. Malgrado ciò il responsabile della security aziendale ha continuato a trattenerli in detenzione, per aver fotografato i camion della ditta. In realtà la stessa legge indonesiana prevede due anni di prigione per chi nasconda prove alla stampa (Legge n. 40 del 1999).
I tre giornalisti stavano conducendo un servizio investigativo sulle operazioni di taglio illegale da parte dei gruppi cartari, e avevano intervistato il direttore del gruppo PT Sinar Mas, che controlla la APP, oltre a estese piantagioni di olio di palma.

Avvelenati dai pesticidi scompaiono gli ultimi elefanti di Sumatra (pubblicato il Lunedì 13 Luglio 2009 06:05)
Un altro elefante, l’ottavo da maggio, è stato ucciso dai pesticidi sparsi in abbondanza nelle piantagioni di palma da olio. Lo annuncia il Wwf Indonesia: “Si trattava un piccolo di due anni, ancora dipendente dal latte materno”. Molti composti organo clorurati infatti tendono a concentrarsi proprio nel latte. Le piantagioni hanno preso il posto delle foreste in cui gli elefanti vivevano, e i pesticidi si diffondono dei corsi d’acqua adiacenti. Scacciati dalle loro foreste, gli elefanti cercano disperatamente cibo nelle piantagioni, entrando in contatto con insediamenti umani. Spesso vengono uccisi intenzionalmente, altre volte rimangono vittime dei pesticidi. La popolazione degli elefanti di Sumatra si è ormai ridotta a 2.400 individui, in costante declino.
Le foreste e il Presidente (pubblicato il Venerdì 10 Luglio 2009 06:15)
Una moratoria sulla deforestazione. Era l’impegno formale di Megawati Sukarnoputri, candidata alla presidenza della repubblica. Un impegno non troppo oneroso, dato che la Megawati aveva ben poche possibilità di vittoria. E difatti è stato rieletto il presidente uscente Susilo Bambang Yudhoyono. Ma per la prima volta la protezione delle foreste è entrata nel programma elettorale di un Presidente della Repubblica, prevedendo una moratoria su tutte le concessioni forestali e minerarie.

Cosa farà il vincitore? Yudhoyono si è più volte impegnato a proteggere le foreste, ma non ha mai parlato di moratoria, e buona parte dei suoi impegni sono restati lettera morta. Secondo Greenpeace, il suo mandato è stato caratterizzato dal record della di deforestazione e dalla diffusione incontrollata degli incendi forestali, legati all’espansione delle piantagioni di acacia e palma da olio.


“Gran parte degli incendi sono avvenuti nelle aree concesse all’industria del legno e alle piantagioni dal ministro delle foreste  MS Kaban” ha dichiarato Bustar Maitar, di Greenpeace, chiedendo alla Commissione sulla corruzione di investigare sul rilascio di queste licenze. Malgrado l’utilizzo del fuoco sia illegale, l’US National Aeronautics and Space Administration ha segnalato 2.643 hotspot nella sola isola di Sumatra.

Bookmark and Share Gianni Girotto

Pubblicato su Acqua, Ambiente, Etica, Lavoro/Impresa, Società/Politica, notizie varie | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Lascia un commento »

Salva le Foreste

Pubblicato da giannigirotto su 24 Giugno 2009

In questo caso non è uno slogan, ma il nome di un sito internet e della relativa Associazione. Voglio qui riportare la loro ultima newsletter in quanto la ritengo a dir poco estremamente interessante e meritevole di divulgazione. Inutile aggiungere che nessuna di queste notizie viene data dai nostri telegiornali, ovviamente troppo impegnati a farci il resoconto giornaliero dei battibecchi politici nostrani…..

Newsletter di Salva le Foreste


Le news degli ultimi 15 giorni

Boschi dell’Asia Centrale: Biancaneve non abita più qui

(pubblicato il Martedì 23 Giugno 2009 06:06)
Non ci sono solo le steppe dei Tartari, in Asia Centrale. Ma catene montuose, un tempo ricoperte di rigogliose foreste, che ancora ospitano le specie originarie delle nostre più comuni piante da frutto.

Mela, prugna, ciliegia, albicocca e noce vengono da queste montagne, e sono state diffuse in Europa dai mercanti che trafficavano dalla Cina all’Europa lungo la Via della Seta. Di qui si sono diffuse in tutto il mondo.
Anche la mela di Biancaneve viene da queste montagne: le qualità di mela Delicious e Golden originano da  Kazakhstan e Kyrgyzstan.

Questi alberi crescono rigogliosi in montagne semi-aride e hanno sviluppato una naturale tolleranza ai suoli asciutti. L’aridità rappresenta una delle principali minacce del cambiamento climatico all’agricoltura. Queste specie naturali molto più resistenti alle malattie e al cambiamento del clima, potrebbero rappresentare l’unica risorsa per recuperare il genoma originario in caso di moria delle piante modificate. Sono quindi un patrimonio essenziale per la sicurezza alimentare.
Ora però…

Leggi tutto…

Indonesia, carta sporca. Di sangue

(pubblicato il Lunedì 22 Giugno 2009 06:06)
Nuove violenze scatenate dall’industria indonesiana della carta. Tre morti e 16 feriti è il bilancio dell’aggressione avvenuta lo scorso 28 maggio ai danni degli abitanti del villaggio di Tangun, nella penisola di Kampar, un’area ricca di foreste torbiere, sul versante occidentale di Sumatra. Lo denuncia l’associazione ambientalista indonesiana Kabut: gli abitanti rifiutavano di lasciare i loro villaggi e le foreste che li circondano, per fare spazio ai bulldozer della PT Sumatera Silpa Lestari, una consociata del colosso cartario April (Asian Pacific Ressources International Limited).


L’impresa aveva ottenuto 1.000 ettari di foresta, per farne piantagioni di acacia e richiesto l’espulsione dei contadini dalla zona. Ma le comunità della regione non era stata neppure informata del progetto, e ha rifiutato di abbandonare case e campi ai nuovi venuti. Di fronte alle proteste dei contadini del villaggio di Tangun, la reazione delle forze di sicurezza è stata violenta. Mentre molti dei contadini fuggivano, le forze di sicurezza ne catturavano alcuni. Due di loro sono stati…
Leggi tutto…

Liquore nero, il nuovo amico delle cartiere americane

(pubblicato il Venerdì 19 Giugno 2009 06:00)
Le cartiere statunitensi hanno trovato il modo di sgusciare dalle spirali della crisi a spese del contribuente: un cavillo legale gli permette di usare il liquore nero per non pagare le tasse.Il liquame nero,  un prodotto di scarto della produzione di cellulosa, è da tempo impiegato come carburante dalle cartiere per ottimizzare le spese. Ma la legge federale in sostegno ai biocarburanti, che assicura sostanziali riduzioni fiscali alle imprese che miscelano biodiesel ai combustibili fossili, offre un’insperato sostegno: da oggi, oltre a risparmiare sul carburante, risparmieranno centinaia di milioni di dollari sulle tasse (a spese del contribuente), senza dover fare alcuno sforzo aggiuntivo.


In realtà un piccolo sforzo lo hanno dovuto fare: aggiungere piccole quantità di del diesel al liquore nero, in modo di impiegare una “miscela” come previsto dalla legge. La quale era fatta per diminuire l’impiego di diesel, non per aumentarlo.

Secondo un’analisi del comitato fiscale del Congresso, le cartiere stanno sottraendo alle casse pubbliche 3 miliardi di dollari. Il presidente della commissione Max Baucus, è stato netto: “fino a quando questo cavillo non sarà sanato, il governo sarà…
Leggi tutto…

Indonesia: in fiamme le foreste pluviali dell’Arcipelago di Jambi.

(pubblicato il Giovedì 18 Giugno 2009 06:22)
Le immagini satellitari del NOAA (US North Oceanic Atmospheric Administration) mostrano almeno 200 focolai negli ultimi mesi. “stiamo cercando di individuare la causa degli incendi ha detto il segretario del Peatland Fire Response Center, Frans Tandipau. Ma tra i primi sospettati vi sono le piantagioni di palma da olio: per creare nuove piantagioni viene abbattuta la foresta e dato fuoco a tutto quel che rimane, incluso il suolo composto da torba, allo scopo di deacidificare il suolo e fertilizzarlo al tempo stesso.


Ma la torba è un ottimo combustibile, e gli incendi una volta appiccati si diffondo in modo in controllato. Bruciando, la torba rilascia in atmosfera tutto il suo contenuto di carbonio, creando un potente fattore di incremento dell’effetto serra.
Il governatore di Jambi Governor Zulkifli Nurdin, ha sottolineato gli impatti degli incendi sulla popolazione della provincia, quali le malattie respiratorie causate dalla prolungata esposizione al fumo, i danni irreparabili alla biodiversità e la…
Leggi tutto…

Perù: fermato il decreto mangia-Amazzonia

(pubblicato il Mercoledì 17 Giugno 2009 06:19)
Sospiro di sollievo in Amazzonia. Il Parlamento peruviano ha sospeso per 90 giorni il controverso decreto legge che permetteva di cedere alle compagnie petrolifere ampi tratti di foresta amazzonica. Il decreto aveva provocato la generalizzata protesta degli indios, sfociata nei violenti scontri che hanno causato decine di morti. Il decreto, promulgato negli ultimi mesi dello scorso anno dal governo di Alan Garcia ed era stato bocciato dagli Indios dell’Amazzonia, ma il governo aveva deciso di tirare dritto, evitando perfino le consultazioni, previste dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli Indigeni. Secondo le comunità indigene, le leggi promulgate dal governo avrebbero ceduto alle imprese petrolifere e minerarie il 70 per cento della foresta amazzonica.

Vietnam: lo sporco trucco della selvaggina di allevamento

(pubblicato il Martedì 16 Giugno 2009 07:09)
E’ il nuovo business in Vietnam, l’allevamento di selvaggina. E si presenta come ambientalista, una soluzione al bracconaggio. In realtà non è proprio così. Secondo uno studio della Wildlife Conservation Society (WCS) e dell’agenzia vietnamita per la protezione forestale, il boom degli allevamenti sta svuotando le foreste a un ritmo accelerato.

L’indagine ha analizzato 78 allevamenti in dodici province vietnamite, evidenziando come il 42 per cento degli allevamenti si riforniscono regolarmente di popolazione selvatica.


Il 50 per cento degli allevatori ha ammesso che tutta la loro fauna proviene da esemplari selvatici. L’investigazione ha anche individuato i legami tra gli allevamenti e il traffico clandestino di fauna selvatica, e diversi allevatori hanno ammesso senza problemi di esportare clandestinamente fauna verso la Cina.

E così serpenti, tartarughe, coccodrilli, scimmie e perfino tigri sono venduti come “certificati” di allevamento. In questo modo è aumentata la tolleranza verso il commercio di fauna…
Leggi tutto…

Le foreste: una montagna di soldi

(pubblicato il Lunedì 15 Giugno 2009 06:26)

Se proteggesse le proprie foreste, l’Indonesia potrebbe guadagnare fino a venti miliardi di dollari annui, molto più di quanto fattura l’industria del legno e della carta. E’ l’opinione di Greenpeace, che ha proposto un meccanismo per la riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dalla deforestazione (Tropical Deforestation Emission Reduction Mechanism – TDERM), consegnando al Presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyonoindonesiamo 600.000 firme raccolte nel paese in sostegno di una moratoria delle deforestazione.
La distruzione delle foreste è responsabile di circa un quinto delle emissioni globali di CO2, e la comunità internazionale sarà presto in grado di finanziare gli impegni dei paesi tropicali verso la protezione delle foreste. Ogni ettaro di foresta abbattuta, non rappresenta solo una minaccia al clima e alle specie viventi, ma anche una ingente perdita economica per i paesi in cui avviene. L’Indonesia ha uno dei tassi di deforestazione più alti al mondo.
India, i neutrini e gli elefanti

(pubblicato il Venerdì 12 Giugno 2009 00:06)
Non c’è pace per gli elefanti indiani. Per il governo, la Riserva della Biosfera di Nilgiri, nello stato del Kerala, sembrava essere il posto adatto per faraonici progetti edili. Il passaparola degli ambientalisti di tutto il mondo ha convinto il governo a spostare i progetti al di fuori del perimetro della riserva. Ma ora si affaccia il governo del limitrofo  stato di Tamil Nadu, che ha pensato bene di usare la riserva naturale come sede per un centro di ri cerca sui neutrini. Proprio nel mezzo del corridoio faunistico creato per gli elefanti. Rettet den Regenwld ha proposto una petizione per fermare il progetto.

Conflitto indigeno nell’Amazzonia peruviana: il governo accusato di occultare i corpi delle vittime

(pubblicato il Giovedì 11 Giugno 2009 06:45)
Avvocati e attivisti per i diritti umani accusano il governo del Perù di occultare le prove e i corpi delle vittime, dopo i violenti scontri che hanno causato la morte di oltre 50 persone nell’Amazzonia peruviana. Polizia ed esercito sono intervenuti venerdì scorso contro le comunità indigene che protestavano per impedire la cessione delle loro foreste ancestrali alle compagnie petrolifere.
Una lettera inviata da una cinquantina di associazioni (tra cui Friends of the Earth, Greenpeace, Global Witness, Rainforest Action Network, Salva le Foreste,  Sierra Club, Terra!) al Governo del Perú e all’Associazione Interetnica per lo Sviluppo dell’Amazzonia Peruviana (AIDESEP) si richiede l’avvio del dialogo allo scopo di evitare un’ulteriore escalation: “chiediamo alla comunità internazionale di inviare al Perú un chiaro messaggio: la repressione militare non è una forma accettabile di risoluzione dei conflitti – dichiarano le associazioni – Il tragico svolgersi degli incidenti illustra bene come ignorare i diritti dei popoli indigeni e una significativa partecipazione nei processi che incidono sulle loro terre e sul loro tenore di vita, possa portare a gravi conflitti sociali e a politiche fallimentari”.


Dal Perù, gli avvocati e gli attivisti per i diritti umani fanno sapere che centinaia di persone sembrano risultare scomparse, e gira la voce che il governo abbia nascosto i corpi di numerose vittime. Il governo ha vietato l’accesso alla zona degli scontri ed è impossibile avviare indagini indipendenti. “I corpi possono essere nascosti, ma prima o poi la verità verrà alla luce, e il governo ne dovrà rispondere” ha dichiarato a Bbc News Ernesto de la Jara, dell’Istituto per la Difesa…
Leggi tutto…

Nigeria:la Shell costretta a pagare per l’uccisione di Ken Saro-Wiwa

(pubblicato il Mercoledì 10 Giugno 2009 06:18)
La Shell costretta  a pagare per la propria responsabilità nell’uccisione di Ken Saro-Wiva, lo scrittore impiccato dai militari nigeriani perchè cercava di proteggere il proprio popolo e le sue foreste dalle devastanti operazioni della petrolifere.
Dopo quattordici anni, la Shell, per evitare di finire sotto processo, pagherà 15,5 milioni di dollari.
Il colosso petrolifero era stato convocato dal tribunale di New York, con l’accusa di complicità in omicidio, tortura ed altri abusi commessi dall’ex regime militare della Nigeria. Per non finire alla sbarra l’unica alternativa è pagare. Parte dei soldi andranno alle famiglie dei morti e parte in un fondo a favore del gruppo etnico del Delta del Niger.


“La decisione di pagare” ha dichiarato in un comunicato Malcolm Brinded, che dirige il ramo esplorazione e produzione di Shell, è stata un “gesto umanitario” nei confronti del popolo Ogoni. Ma la Shell ha dovuto pagare, anche perchè numerosi fatti indicano la diretta collusione tra la Shell e i militari, che spesso agivano su diretta indicazione della compagnia.

Raffinato scrittore, Ken Saro-Wiwa era attivo nella campagna per preservare il delicato ecosistema delle foreste costiere di…
Leggi tutto…

Bookmark and Share

Pubblicato su Acqua, Ambiente, Economia/Finanza, Energia, Società/Politica | Lascia un commento »

Appelli via Internet

Pubblicato da giannigirotto su 17 Giugno 2009

Nella mia sezione “Agisci” ho elencato una serie di siti che tra le rispettive attività propongono anche la firma “online” di appelli su varie tematiche.

Volevo oggi a titolo di esempio proporre alcuni appelli che negli ultimi giorni sono stati diffusi, nella speranza di diffondere il più possibile questa importantissima opportunità di far sentire la voce del popolo a chi ci governa e/o alle aziende che di fatto determinano lo svolgersi degli eventi. E’ un punto che ritengo fermamente essere molto sottoutilizzato e snobbato, e che al contrario diventerà sempre più importante con la diffusione di Internet e il suo utilizzo sempre più frequente. Obama docet….

Se volete firmare gli appelli basta cliccare sopra le scritte in azzurro……

1)Let Iran know that the global community is monitoring their every move.

(Facciamo sapere alle autorità Iraniane che la Comunità internazionale monitora il suo operato) – AMNESTY INTERNATIONAL

2) Pierre Cardin: Not so Chic Underneath

(Pierre Cardin: non così chich sotto il vestito) – CLEAN CLOTHES CAMPAIGN

3) Tell President Obama to act on the science and take the lead on global warming today.

(Esorta il Presidente Obama ad agire in base alla scienza e guidare la lotta contro il riscaldamento globale.) – GREENPEACE

4) A labour rights defender is murdered; police shoot two men in police custody.

(Un Sindacalista è stato ucciso; la Polizia spara a due uomini già sotto custodia). – ASIA HUMAN RIGHTS COMMISSION

Bookmark and ShareGianni Girotto

Pubblicato su Acqua, Ambiente, Crisi umanitarie, Economia/Finanza, Energia, Etica, Società/Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | 1 Commento »

I miei “Credo”: Azionariato critico

Pubblicato da giannigirotto su 27 Maggio 2009

Azionariato critico

Azionariato critico

Credo che lo strumento definibile come “Azionariato critico” sia uno dei più formidabili, se non il più formidabile in assoluto, che la grande massa dei cittadini ha in mano per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico.

Mi spiego: per azionariato critico s’intende l’acquistare alcune “Azioni” di imprese accusate di violazioni dei diritti umani, sociali o ambientali, in modo da portare delle domande e richieste correttive all’attenzione dell’Assemblea degli azionisti e della dirigenza della stessa impresa. Non solo, acquistare azioni di quella tale impresa significa poter votare durante l’assemblea dei soci, e votare naturalmente secondo la propria etica, non quella della società, concorrendo quindi possibilmente ad approvare le decisioni etiche e bocciare quelle non etiche.

Non solo, significa far sapere all’azienda che l’opinione pubblica è al corrente di quella specifica situazione, che magari la stessa voleva occultare, e contemporaneamente avvisare tutti gli altri soci che l’azienda si sta comportanto in maniera eticamente scorretta.

Non solo, essere soci significa avere migliore accesso ai documenti societari, e quindi poter fornire migliore e più precisa comunicazione della situazione all’opinione pubblica.

Già da molti anni Banca Etica si muove in quest’ottica con i propri fondi di investimento, e fortunatamente non è la sola. Esistono altri fondi di investimento e fondi pensione socialmente responsabili (Social Responsible Investment – SRI) che prestano attenzione non solo al rendimento economico dell’investimento, ma anche al comportamento e alla responsabilità dell’impresa in altri ambiti e che intervengono nelle assemblee dei soci per chiedere miglioramenti comportamentali.

In pratica quindi non si tratta di acquistare azioni solo per speculare prevedendo che il loro valore aumenterà e permetterà di realizzare un guadagno, ma acquistarle per cercare controllare e dirigire l’azienda.

E per chi si sente scoraggiato in partenza, ricordo che a livello mondiale e USA in particolare esistono altri importanti realtà che operano in tal senso, come la statunitense ICCR (Interfaith Center on Corporate Responsibility). A titolo di esempio, di incoraggiamento e di grande successo, a novembre del 2008 Banca Etica, con le sue 50mila azioni in “dote”, ha partecipato all’assemblea di CISCO, colosso mondiale degli apparecchi che servono per far funzionare Internet, ed assieme agli altri attori di azionariato critico sono riusciti a far passare una mozione che impedirà alla CISCO di collaborare con il Governo cinese nelle operazioni di “censura” ad Internet, operazioni che avrebbero potuto essere tranquillamente effettuate dagli apparecchi che la CISCO fornisce alla Cina. Si tratta quindi di un grande successo a salvaguardia della democrazia e libertà di informazione, che sarebbero altrimenti stati oscurati.

Azionatevi dunque, criticamente.

Bookmark and ShareGianni Girotto

Pubblicato su Acqua, Ambiente, Economia/Finanza, Etica, Salute, Società/Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , | 1 Commento »

I miei “Credo” – Alex Zanotelli

Pubblicato da giannigirotto su 24 Maggio 2009

Credo che Padre Alex Zanotelli sia una persona da prendere come modello e punto di riferimento. Ieri sera a Mogliano ho avuto il privilegio di conoscerlo. E’ stato un evento contemporaneamente estremamente gratificante e doloroso.

Estremamente gratificante perchè vedere e sentire dà vicino persone come lui ti dà speranza.

Estremamente doloroso perchè ha confermato (in peggio) tutti i miei credo.

Zanotelli ha infatti ribadito come, a livello mondiale, poche persone/famiglie (circa trecento) detengano un potere immenso, possedendo una quantita di denaro spropositata, e come facciano di tutto per aumentare la loro ricchezza, senza la minima considerazione sull’ambiente, e quindi con conseguenze devastanti sullo stesso.

Ha confermato come le grandi multinazionali/Gruppi finanziari abbiano da molti anni capito come il più grande business mondiale attuale e futuro (per sempre) sarà quello dell’acqua, e quindi stanno spingendo il più possibile per privatizzarla, e poterla quindi vendere al prezzo che loro decideranno. Senza petrolio infatti si può vivere (e si dovrà vivere perchè finirà). Senza droga si può vivere e comunque comporta grandi rischi essendo illegale. Anche senza armi si può vivere, e comunque non tutti le usano…….L’acqua invece no, tutti la usano, ed in grande quantità, e tutti ne vorranno sempre di più. Se chiedere alle Banche dove investire, vi diranno di investire nelle società che controllano l’acqua.

Ha confermato come la situazione della gestione rifiuti in Italia sia semplicemente criminale. Come già denunciato da Saviano nel suo libro “Gomorra” c’è una connivenza ed una collaborazione assoluta tra Stato e Camorra/Andrangheta per la gestione di questo business che comporta guadagni spaventosi. Il risultato è un territorio devastato ed inquinato dai peggiori rifiuti tossici, che entrono nelle acque, nelle terre, negli alimenti, nell’aria, provocando un aumento di tumori che non avrà fine sino a quando (se mai lo faremo, visto che i costi e la complessità sono immensi) non bonificheremo il territorio. Ha confermato che gli inceneritori sono la peggiore delle soluzioni possibili, e vengono costruiti solo per le tangenti connesse e i famigerati contributi CIP6 erogati illecitamente (unico Paese in europa) e che comportano un rincaro della bolletta enel del 7%.

Ha confermato come la mancata diminuzione della produzione dei “gas serra” comporterà un innanzalmento della temperatura media globale, con conseguenze terribili, di cui ovviamente i primi a soffrire saranno i poveri, ma immediatamente dopo tutti noi.

Ha confermato come la finanza globale sia un pescecane affamato in una vasca di tonni. Divora tutto, salvo poi morire di fame perchè non c’è più nulla da spolpare. Ha confermato come il valore della moneta circolante non abbia nessun rapporto con il mondo reale, ma sia appunto una bolla drogata di valore “virtuale”  molto più elevato.

Ha confermato come i mass media nazionali e la politica siano gestiti in toto dal potere economico, unico vero padrone di tutti noi.

Ha accusato la Chiesa di essere troppo distante dalla gente e di non porre sufficentemente l’attenzione sulle cause dei problemi mondiali. Parallelamente ha accusato tutti i Cristiani di “leggere il vangelo come se non conoscessimo i soldi e usare i soldi come se non conoscessimo il vangelo”. Si deve riportare pertanto l’Etica al centro di ogni nostra azione, anche e sopratutto nella finanza. Terminato l’incontro, a quattr’occhi mi ha confermato la bontà di Banca Etica, ma ormai non c’era più tempo per parlarne, e sopratutto, chi vuol capire ha già capito, mentre per chi non vuole capire è inutile parlarne, continuerà a speculare su tutto ciò che possibile speculare.

In ogni caso Alex, grazie di esistere.

Bookmark and Share

Pubblicato su Acqua, Ambiente, Economia/Finanza, Etica, Rifiuti/Riciclaggio, Società/Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | Lascia un commento »

I miei “Credo” – Vegetariani (1° parte)

Pubblicato da giannigirotto su 2 Maggio 2009

Credo nella matematica, più in generale nella scienza, nel senso che vi sono delle leggi fisiche che non possiamo ignorare, ma che anzi dobbiamo tener ben presenti se vogliamo garantire un futuro dignitoso ai nostri figli e nipoti.

Una delle conseguenze di questo pensiero è ben riassunta da una frase pronunciata da un tizio che parecchi di noi conoscono, un certo Albert Einstein, egli diceva: “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”; e le ragioni sono tante, matematiche e non.

Una delle ragioni matematiche più forti è che la quantità di risorse impiegate per produrre la carne è enorme, per esempio l’acqua utilizzata per ottenere un chilo di proteine animali potrebbe dare vita a 20 (venti) chili di proteine vegetali. A tutt’oggi solo una piccolissima parte della popolazione può mangiare regolarmente carne, ma ciò comporta che immense porzioni di foreste, prima fra tutte l’amazzonia, vengano bruciate o tagliate per far posto ai pascoli. In ogni caso, non vi è letteralmente spazio sufficente per allevare una quantità di bestiame tale da nutrire tutta la popolazione mondiale con dieta carnivora. Semplicemente ci vorrebbe troppo terreno, troppo mangime, troppa acqua, troppa energia. Insomma destinare un ettaro di terreno a pascolo produce una quantita x di proteine animali, mentre destinarlo alla coltivazione di

piante per l’alimentazione umane produce una quantita circa 15-20 volte superiore di proteine vegetali. Questo è un argomento facilmente verificabile da chiunque si prenda la briga di approfondire un po’ l’argomento in Internet.

Un altro punto, forse non matematico ma egualmente problematico, è quello sanitario. Come ogni allevatore sa, quando all’interno del suo allevamento, che sia di maiale piuttosto che di polli, di mucche piuttosto che di conigli, si verifica una malattia, questa viene aggredita con la somministrazione di antibiotici a tutti gli animali presenti, malati e non, per scongiurare il diffondersi della malattia stessa. Questa cosa è buona nel senso che ci permette di debellare la malattia, ma è pessima in quanto viene usata troppo spesso, e questo comporta che vi sia un continuo sviluppo dell’agente patogeno con una selezione dello stesso agli individui sempre più resistenti agli antibiotici somministrati. Questo è un problema che esiste anche in campo umano, e si sente ripetere spesso dai dottori e farmacisti, quando raccomandano seriamente che non si devono usare gli antibiotici a sproposito, ma solo quando realmente utili, cioè solo quando un medico li prescrive. Anche in campo umano infatti è sempre più pressante il problema di sviluppare nuovi classi di antibiotici, dal momento che quelli attuali sono sempre meno efficaci.

In campo animale vi è lo stesso identico problema, con l’aggravante che qui gli antibiotici vengono usati molto spesso, anche agli animali sani, per prevenire il contagio. Il risultato è che mangiamo carne di animali che sono stati spesso trattati con antibiotici, ma sopratutto che stiamo favorendo la selezione di ceppi di batteri sempre più resistenti. Questo comporta che nell’eventualità di un “salto” dell’agente patogeno dall’animale all’uomo (vi ricordate l’allarme “aviaria” di qualche anno fa, e la recentissima “influenza dei maiali” messicana….), ci troveremmo a che fare con un batterio estremamente difficile da combattere con gli antibiotici attualmente a nostra disposizione.

Aggiungiamo poi che i metodi classici di allevamento prevedono una densità di popolazione animale molto elevate, cioè ci sono moltissimi animali in pochissimo spazio, cosa che in natura non avviene, e questo favorisce naturalmente il diffondersi delle malattie. In natura gli animali vivono all’aria aperta, ed hanno spazio per muoversi, e normalmente quelli malati diventano velocemente preda dei loro nemici naturali.
Vi sono molti altri motivi per spostare la nostra dieta verso quella vegetariana, ne parlerò in seguito. Gianni Girotto

Bookmark and Share

Credo nella matematica, più in generale nella scienza, nel senso che vi sono delle leggi fisiche che non possiamo ignorare, ma che anzi dobbiamo tener ben presenti se vogliamo garantire un futuro dignitoso ai nostri figli e nipoti.

Una delle conseguenze di questo pensiero è ben riassunta da una frase pronunciata da un tizio che parecchi di noi conoscono, un certo Albert Einstein, egli diceva: “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”; e le ragioni sono tante, matematiche e non.

Una delle ragioni matematiche più forti è che la quantità di risorse impiegate per produrre la carne è enorme, per esempio l’acqua utilizzata per ottenere un chilo di proteine animali potrebbe dare vita a 20 (venti) chili di proteine vegetali. A tutt’oggi solo una piccolissima parte della popolazione può mangiare regolarmente carne, ma ciò comporta che immense porzioni di foreste, prima fra tutte l’amazzonia, vengano bruciate o tagliate per far posto ai pascoli. In ogni caso, non vi è letteralmente spazio sufficente per allevare una quantità di bestiame tale da nutrire tutta la popolazione mondiale con dieta carnivora. Semplicemente ci vorrebbe troppo terreno, troppo mangime, troppa acqua, troppa energia. Insomma destinare un ettaro di terreno a pascolo produce una quantita x di proteine animali, mentre destinarlo alla coltivazione di

piante per l’alimentazione umane produce una quantita circa 15-20 volte superiore di proteine vegetali. Questo è un argomento facilmente verificabile da chiunque si prenda la briga di approfondire un po’ l’argomento in Internet.

Un altro punto, forse non matematico ma egualmente problematico, è quello sanitario. Come ogni allevatore sa, quando all’interno del suo allevamento, che sia di maiale piuttosto che di polli, di mucche piuttosto che di conigli, si verifica una malattia, questa viene aggredita con la somministrazione di antibiotici a tutti gli animali presenti, malati e non, per scongiurare il diffondersi della malattia stessa. Questa cosa è buona nel senso che ci permette di debellare la malattia, ma è pessima in quanto viene usata troppo spesso, e questo comporta che vi sia un continuo sviluppo dell’agente patogeno con una selezione dello stesso agli individui sempre più resistenti agli antibiotici somministrati. Questo è un problema che esiste anche in campo umano, e si sente ripetere spesso dai dottori e farmacisti, quando ripetono che non si devono usare gli antibiotici a sproposito, ma solo quando realmente utili, cioè solo quando un medico li prescrive. Anche in campo umano infatti è sempre più pressante il problema di sviluppare nuovi classi di antibiotici, dal momento che quelli attuali sono sempre meno efficaci.

In campo animale vi è lo stesso identico problema, con l’aggravante che qui gli antibiotici vengono usati molto spesso, anche agli animali sani, per prevenire il contagio. Il risultato è che mangiamo carne di animali che sono stati spesso trattati con antibiotici, ma sopratutto che stiamo favorendo la selezione di ceppi di batteri sempre più resistenti. Questo comporta che nell’eventualità di un “salto” dell’agente patogeno dall’animale all’uomo (vi ricordate l’allarme “aviaria” di qualche anno fa, e la recentissima “influenza dei maiali” messicana….), ci troveremmo a che fare con un batterio estremamente difficile da combattere con gli antibiotici attualmente a nostra disposizione.

Aggiungiamo poi che i metodi classici di allevamento prevedono una densità di popolazione animale molto elevate, cioè ci sono moltissimi animali in pochissimo spazio, cosa che in natura non avviene, e questo favorisce naturalmente il diffondersi delle malattie. In natura gli animali vivono all’aria aperta, ed hanno spazio per muoversi, e normalmente quelli malati diventano velocemente preda dei loro nemici naturali.
Vi sono molti altri motivi per spostare la nostra dieta verso quella vegetariana, li vedremo in seguito.

Pubblicato su Acqua, Energia, Etica, Salute, Società/Politica, Sostenibilità | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Lascia un commento »

Il Diritto è relativo

Pubblicato da giannigirotto su 7 Aprile 2009

Tempo fa mi sono incontrato con Michele Boato, ed ho avuto un vivace scambio di opinioni con lui. In realtà non sapevo nemmeno che fosse lui, non l’avevo riconosciuto…….ma questo non ha importanza. L’importante è che lui sosteneva che nelle battaglie per la salvaguardia dell’ambiente e per uno sviluppo sostenibile bisognasse sempre appoggiarsi sul rispetto della legge, mentre io replicavo amaramente che l’Italia non è uno stato di diritto, attualmente, in quanto si può fare tutto e il contrario di tutto, basta avere la maggioranza in Parlamento per poter emanare leggi con qualsiasi tipo di contenuto……

La mia dichiarazione ripeto era un amaro sfogo, una disillusa registrazione della realtà dei fatti, anche se in cuor mio vorrei avesse ragione Boato…….ma ogni volta vengo appunto disilluso……

Estraggo oggi infatti dall’ultimo post di Marco Travaglio:  ”le regole se uno va a cercarle nella giungla delle 300-400 mila leggi – nessuno sa quante ne abbiamo – ci sono sempre. Le regole restano intatte finché un magistrato non si accorge che esistono e non comincia a farle rispettare aprendo un procedimento: appena si scopre che una regola funziona e che un magistrato la usa per incriminare un potente che l’ha violata, immediatamente quella regola viene cambiata, o viene trasferito il magistrato a seconda dei cicli. Dopodiché succede il patatrac, si dice che c’è l’emergenza, si chiedono regole più severe poi si va a scoprire che le regole severe c’erano ma erano state appena ammorbidite per salvare il potente di turno.

Negli anni Ottanta c’era un tetto di atrazina per l’acqua potabile “x”: a questo punto i magistrati cominciarono a processare le aziende che producevano e inquinavano con l’atrazina le acque e le falde acquifere sopra la soglia consentita dalla legge. Iniziarono i processi e nel bel mezzo dei processi il ministro dell’industria Donaccaten alzò il livello consentito di Atrazina legalizzando ex post l’illegalità, e i processi andarono in fumo. La corte di Giustizia Europea bocciò quella legge, ma intanto gli italiani avevano bevuto veleni illegali per diversi anni.
Pensate a quello che successe nel 1988, dodici anni anni dopo il disastro della Icmesa di Seveso, quando finalmente fu varata la famosa legge Seveso sulle aziende ad alto rischio ambientale che dovevano autodenunciare il proprio rischio ambientale e poi dimostrare le modalità con cui ovviavano e mettevano i cittadini al riparo da rischi ambientali. Si scoprirono un sacco di aziende fuorilegge, nel senso che non si erano denunciate per il rischio ambientale, non avevano dimostrato come fare a scongiurarlo, partirono i processi a queste aziende ma nel 1994 arriva Berlusconi e fa un decreto per salvare le aziende fuorilegge, cioè quelle che non si sono autodenunciate e che hanno millantato di fare misure di sicurezza che in realtà non c’erano. Anche lì, la Corte Europea ha condannato l’Italia per la mancata vigilanza sulla legge Seveso ma intanto moltissimi cittadini erano rimasti esposti al rischio di queste aziende.”

E per chi ha tempo di leggere il resto del post di Travaglio, vi sono gli altri esempi di salvataggio, dei petrolieri per il benzene, dei palazzinari per la sicurezza, degli allevatori per le farine animali ecc. ecc.

Tutti vorrebbero la certezza della pena e la certezza del diritto……ma quale certezza vi è se una legge posteriore può cambiare le carte in tavola e sanificare situazioni che sino a quel momento erano illegali?

Pubblicato su Acqua, Ambiente, Economia/Finanza, Società/Politica | Lascia un commento »