Ritengo sia scontato, scontatissimo lo dicono tutti no? ma nei fatti poi….
Credo che l’ambiente debba essere la priorità di tutto, di ogni singola azione. L’ambiente non è un lusso, un accessorio, una voce di bilancio, l’ambiente è il fondamento su cui si poggia tutto il resto; se l’ambiente non è in equilibrio, tutto il resto è in pericolo. E ricordo che nel termine “tutto il resto” ci siamo anche noi essere umani….ed attenzione che gli ultimi dati sono terribili, secondo il recentissimo ultimo rapporto dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature – un’organizzazione internazionale all’interno della quale partecipano ben 140 Paesi, con una rappresentanza di 77 Stati, 114 agenzie governative, più di 800 organizzazioni non governative, più di 10.000 scienziati ed esperti internazionalmente riconosciuti provenienti da più di 180 Paesi che lavorano all’interno delle Commissioni – quindi non degli sprovveduti quaraquaquà..) dichiara che oltre un terzo della flora e della fauna sono a rischio di estinzione. Una dichiarazione che dovrebbe farci schizzare tutti dalla sedia e sudare freddo, e che dovrebbe generare allarme rosso nei mass-media, che invece continueranno a propinarci politicuccia e cronaca pruriginosa per mantenerci nel nostro stato di ipnotica obnubilazione…
Oggi infatti termini come “sostenibilità”, “fonti rinnovabili” e similari, sono sulla bocca di tutti, ma poi?
Quanti si rendono conto che senza un cambiamento del proprio personale stile di vita non si risolve nulla? E attenzione che cambiamento non vuol dire automaticamente riduzione, regressione….ma alcune limitazioni le comporta, eccome, non possiamo nasconderci dietro un dito dicendo che possiamo continuare a sperperare le risorse come queste fossero infinite….
Ecco allora che come Einstein diceva “Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”, e quindi bisogna iniziare perlomeno a ridurre sensibilmente il consumo di carne e derivati, che richiedono immense quantità di energia per essere prodotti, trasportati e conservati…
E’ l’agricoltura? oggi l’agricoltura è tutto meno che sostenibile, basata com’è sul petrolio, petrolio che serve ovviamente per i macchinari, ma anche perchè sono fatti di petrolio i concimi e i vari prodotti chimici antiparassitari e diserbanti che vengono massicciamente impiegati nella coltivazione. E che dire puoi dei sistemi di coltivazioni e delle monocolture intensive che rendono il terreno sterile. Quanti sono coscienti che si deve iniziare una transazione verso un’agricoltura senza petrolio, visto che questo comunque finirà, tra 50, 100 o 200 anni nessuno ne è sicuro ma è sicurò che finirà, e cambiare un sistema così complesso e mastodontico sarà un operazione che occuperà decine di anni….vogliamo farla con calma o quando avremo l’acqua alla gola….??
Come pensare poi che l’incerimento dei rifiuti sia una soluzione, visto che le ceneri prodotte sono estremamente pericolose e quindi vanno stoccate in sicurezza….una volta si usavano le ceneri per fertilizzare i campi, ma ovviamente perchè erano il prodotto della combustione di materiali assolutamente naturali, ora invece si incenerisce una serie di materiali che presi singolarmente sarebbero riciclabili, ma bruciati assieme diventano pericolosissimi….quando avremo incenerito tutto allora cosa ci resterà?
Come possiamo pensare di continuare a produrre milioni di automobili all’anno, con un consumo spaventoso di energie e materiali, automobili che utilizzano il petrolio per funzionare, invece di incentivare i trasporti pubblici e ripensare profondamente tutto il settore della mobilità….
Insomma la lista potrebbe continuare molto a lungo, ma penso che il concetto sia chiaro. Io credo che qualsiasi strategia che l’umanità deciderà di adottare, che non metta al primo posto la salvaguardia dello stesso ambiente che ci ospita e rende la vita possibile, si risolverà in un fallimento che comporterà, come sta già comportando, molta povertà e molto dolore per miliardi di esseri umani.















Abbattere le foreste è come svaligiare una banca: le risorse rapidamente accumulate portano un benessere effimero e di breve durata. Lo rivela uno studio congiunto della Università di Cambridge e dell’Imperial College di Londra, pubblicato sulla rivista
Le culture indigene custodiscono una grande ricchezza nutritiva. Lo dice la FAO, nel libro pubblicato assieme al Centro per la Nutrizione e l’Ambiente delle Popolazioni Indigene della McGill University. Ossia, gli indigeni dispersi nel cuore della foresta hanno sviluppato strategie nutrizionali molto efficaci. Purtroppo pero’ gli habitat naturali stanno scomparendo, e con loro questo immenso patrimonio. Insomma, quando arriva lo sviluppo, inizia la fame.
Sono passati alle vie legali. Dopo mesi di protesta e di blocco fluviale contro il progetto petrolifero dell’anglo-francese Perenco, gli Indios dell’Amazzonia peruviana hanno deciso di denunciare alla Corte Costituzionale lo sfruttamento in un’ampia area di foresta, catalogata come “Blocco 67″. L’associazione indigena AIDESEP teme infatti che il faraonico progetto (per un investimento dichiarato di 2 miliardi di dollari) possa rivelarsi letale per le tribù indigene che ancora non hanno avuto contatti con l’uomo bianco, e che rischiano di essere sterminate da malattie e germi per cui non hanno anticorpi.
Il 25 agosto le autorità hanno annunciato lo sgombro forzato di tutti i residenti illegali nel complesso forestale di Mau, dando loro 14 giorni di tempo per attenersi ai termini del decreto. Gli Ogiek abitano questa foresta dal secoli, è la loro foresta ancestrale. Ma non sono provvisti di documenti scritti, ne’ di autorizzazioni su carta bollata. Gli Ogiek sono stati i primi a denunciare l’occupazione illegale della foresta e le attività illegali che ne hanno ridotto drasticamente le dimensioni. Conseguentemente hanno richiesto di essere coinvolti e di partecipare attivamente ai programmi volti alla protezione della loro foresta. Lo sgombro annunciato rischia privare gli Ogiek della propria casa, e la foresta dei suoi guardiani più esperti.
Uno studio dell’ente governativo indonesiano sul clima (Consiglio Nazionale sul Cambiamento Climatico) ha proposto di ridurre del 40 per cento le emissioni dell’Indonesia proteggendo foreste e torbiere. Lo fa sapere
Un ragno predatore grande quanto un piatto da tavola, un ratto che si pensava avesse cominciato a estinguersi 11 milioni di anni fa, uno stupefacente millepiedi rosa. Sono solo alcuni componenti di un “tesoro biologico” scoperto dagli scienziati del Wwf nella foresta pluviale del Mekong, il fiume che attraversa cinque province dell’Asia meridionale. In totale sono state 1068 le specie fino ad ora sconosciute e portate alla luce tra il 1997 e il 2007: 519 specie di piante, 279 pesci, 88 rane, 88 ragni.
Il governo peruviano non deve consentire lo sfruttamento di petrolio e gas nelle terre dei popoli indigeni senza il loro previo “consenso informato”. È questa la raccomandazione diramata dalla Commissione ONU per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali (CERD).
Dopo un infruttuoso incontro con funzionari governativi, i Penan hanno deciso di continuare la loro protesta, il blocco delle strade alle concessioni forestali, in vigore dal 28 agosto. Gli indigeni chiedono che lo stato del Sarawak riconosca i loro diritti sulle foreste tradizionali. Le loro terre infatti vengono cedute alle imprese della carta e dell’olio di palma che le abbattono per sostituirle con piantagioni di acacia, eucalipto e palma da olio.
Si chiamava Tulia García, leader del popolo Awa. La sua colpa era la richiesta di una investigazione sulla morte del marito, ucciso in un’imboscata dai militari lo scorso maggio. Il 26 agosto un commendo militare l’ha uccisa, assieme a tutti i possibili testimoni dell’omicidio: dieci persone, tra cui tre bambini.
Lo sostiene il Forum Ambientalista, l’abuso dell’acqua sarebbe alla radice degli incendi, facilitandone la diffusione a causa dell’aridità del suolo.
Il governo del Bangladesh ha annunciato un piano per il sostegno all’industria dei gamberi, in seguito al blocco delle esportazioni verso l’Unione Europea a causa della contaminazione chimica di nitrofurani. Altri 700 milioni di dollari sono stati stanziati dal Fondo Monetario Internazionale sotto foma di prestiti a tasso agevolato.
Quattro multinazionali della carta possiedono da sole 600.000 ettari di piantagioni in Uruguay: la scandinava Stora Enso, la cilena Arauco (Chile), la statunitense Weyerhaeuser e la finlandese Botnia.
Accordo storico in Finlandia. L’agenzia forestale statale Metsähallitus, ha firmato un accordo con i rappresentanti degli indigeni Sami, impegnandosi a proteggere le foreste primarie lapponi nella regione di Nellim per i prossimi 20 anni.
In realtà si tratta appena del 5% delle foreste del paese, un’area marginale per la produzione della carta, ma necessarie per centinaia di specie considerate minacciate dall’IUCN, come lo scoiattolo volante (Pteromy volans), la Ghiandaia siberiana (Perisoreus infaustus) e il Picchio Tridattilo (Picoides tridactylus).
Il governo del Sarawak, la provincia malese nel Borneo, ha recentemente deciso di assegnare 1.397.644 ettari di foresta a imprese private, per trasformarli in piantagioni da legno, mentre un’area più vasta, ma di dimensioni ancora indefinite, sarà dedicata a piantagioni di palma da olio. Peccato che molte di queste piantagioni coincidono con le foreste ancestrali dei popoli indigeni dell’isola.
Il Parco Nazionale di Sebangau, nel Kalimantan centrale è assediato dalle fiamme. Nel parco, nella parte indonesiana dell’isola di Borneo, vive una delle ultime popolazioni di orango. Secondo Suwido Limin, direttore dell’Istituto indonesiano per la protezione delle foreste torbiere (CIMTROP) le fiamme avrebbero origine dolosa.
Attivisti dell’associazione tedesca Robin Wood hanno protestato ieri presso gli uffici della Unilever ad Amburgo. L’impresa è accusata dagli attivisti di rifornirsi dal colosso dell’olio di palma Wilmar International, noto da anni per le proprie pratiche distruttive e per i conflitti con le comunità locali.
Si chiama Agustin Solis Cedillo, ed è il secondo sindaco indigeno del municipio di Chajul, nella regione di Xeputul. Il primato tutto suo è quello di essere il più giovane sindaco, all’età di 29 anni.
La Commissione Europea ha deciso di richiedere la condanna dell’Italia al pagamento delle spese in giudizio per le ripetute violazioni della Direttiva 79/409/CEE (Direttiva “Uccelli”) da parte dalla Regione del Veneto riguardo la concessione di deroghe per la caccia nei confronti di specie di uccelli protetti.
L’impresa forestale finlandese Tornator ha acquistato per l’anno 2008, 10.000 ettari di foresta in Romania. Il prezzo di tale operazione e stimato a 50 milioni di euro. Questa è la piu grande transazione privata nel settore del legno in Romania, ma vi sono pèrogetti di acquisto per ulteriori 20.000 ettari. Il terreno acquisito e situato nella zona Oituz del distretto di Bacau. Lo scopo di questo investimento e di vendere legname suil mercato locale. La Tornator possiede già terreni forestali in Finlandia (60.000 ettari) e in Estonia. La decisione di investire in Romania è dovuta alla ricchezza delle foreste di questo paese, in gran parte in mani private.
Oltre 17.500 risposte al sondaggio avviato dall’agenzia agricola statunitense USDA, sul progetto di piantumazione di 250.000 eucalipti transgenici negli stati del sud. Un vero record di partecipazione. Tra tutte le risposte appena 39 si sono espresse in favore del progetto.
Una ricerca condotta dal biologo Matongo Mundia (
I governi di Stati Uniti e Indonesia hanno firmato un accordo che prevede la protezione delle foreste pluviali in cambio di riduzioni sul debito estero.
Dopo anni di campagna internazionale di Greenpeace, con azioni anche in Italia, Kimberly-Clark, la multinazionale che produce con i marchi Kleenex, Scottex e altri, leader nella produzione di tessuti in fibra di carta in oltre 80 Paesi, ha annunciato oggi l’adozione di standard per l’acquisto di fibre che finalmente garantiscono la conservazione delle foreste.
Circondato di foreste di abeti, il lago glaciale di Cavazzo, è il più esteso bacino naturale del Friuli-Venezia Giulia. Posto all’altitudine di 195 metri sul livello del mare, è delimitato dal monte San Simeone a nord-est, dal massiccio del monte Faéit a ovest e dalla piana di Alesso a sud. Il clima temperato ed il continuo apporto idrico di numerosi torrenti che lo alimentano, avevano contribuito al determinarsi di una condizione biologica favorevole allo sviluppo della fauna ittica.
I Penan tornano a bloccare le strade aperte dalle compagnie nel cuore delle foreste pluviali. Armati di frecce e cerbottane hanno eretto i blocchi lungo La polizia malese presidia i blocchi ma non si ha notizia di scontri.
Da oggi anche Timberland si impegna annunciando una nuova politica di acquisti della pelle bovina concordata con Greenpeace. L’azienda, infatti, sarà in grado di garantire che la pelle utilizzata per la produzione delle proprie scarpe vendute in tutto il mondo non avrà causato alcun fenomeno di deforestazione recente dell’ultimo grande polmone del pianeta. Secondo quanto stabilito dal documento in questione Timberland richiederà a tutti i propri fornitori di pelle – tra cui il gigante della carne e della pelle brasiliana Bertin – di impegnarsi immediatamente ad una moratoria sui fenomeni di nuova deforestazione in Amazzonia.
Il nuovo governo uscito dalle elezioni dello scorso 5 luglio si è impegnato a istituire un bando sulla privatizzazione delle foreste demaniali, troppo spesso cedute sottocosto a imprese private. “Vieteremo immediatamente la cessione dei terreni pubblici per proteggere le foreste del paese e e valutare se le privatizzazioni sono compatibili con principi economici e e ambientali – ha dichiarato Miroslav Naydenov, da molti indicato come il prossimo ministro del’agricoltura – Chi ha infranto la legge, lavorando per interessi di imprese private, dovrà vedersela con la giustizia”.
Meno di due mesi fa Greenpeace lanciava l’inchiesta “Amazzonia che Macello”, pubblicata dopo tre anni di ricerca e indagini condotte sotto copertura. Qui si ricostruiva la filiera dei prodotti a base di carne e di pelle da allevamenti coinvolti in fenomeni di deforestazione, lavoro schiavile e occupazione di territori indigeni in Amazzonia. In tutto questo erano e sono coinvolti marchi globali tra cui anche Adidas, Timberland e Reebok.
Per molti anni la comunità scientifica ha ritenuto che le foreste raggiungessero il massimo livello di produttività nell’età intermedia, e iniziassero a declinare raggiungendo la maturità, fino a diventare neutrali: stesso carbonio assorbito, stesso carbonio rilasciato in atmosfera. Insomma, si riteneva che queste foreste custodissero un immenso pozzo di carbonio, ma non che continuassero a sequestrarne. Non è così. Nuovi dati emersi dall’osservazione delle foreste tropicali africane, dimostrano che queste continuano ad assorbire carbonio: tra il 1968 e il 2007 ne hanno sottratto all’atmosfera 0,6 tonnellate (più o meno quanto ne rilascia una piccola automobile) per ogni ettaro. Ben tre studi pubblicati di recente su Nature, dimostrano il contrario.
Sono sempre loro, i gangster del taglio illegale. Sono sbarcati in Liberia e hanno fatto bottino: di foreste.
Tra monti, boschi, laghi e fiumi, tra cultura e storia, la Valle dell’Agri è un autentico patrimonio ambientale e paesaggistico. Compresa tra i monti Sirino e Volturino, al confine con la Campania, la valle prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio. La zona è in parte compresa nel Parco nazionale della Val d’Agri e Lagonegrese, proprio per il suo alto valore ambientale. Ma negli ultimi venti anni si moltiplicano i pozzi petroliferi. Nell’ultimo decennio sono stati scoperti ulteriori giacimenti petroliferi tanto da supporre che nella valle ci sia il più grande giacimento d’Europa.
L’annuncio di un aumento della produzione sembra essere la risposta della Arauco alla recente condanna per le discusse attività dell’impianto di Valdivia.
La montagna sacra è quella dei Dongria Kondh, un popolo indigeno dello stato indiano di Orissa, che vive nelle rigogliose foreste alle sue pendici. L’assalto è organizzato dalla compagnia mineraria Vedanta Resources, che proogetta di aprire il ventre della montagna per farne una miniera di bauxite. La tribù, che abita quelle foreste da secoli, non è mai stata consultata sul progetto.
Foreste addio. Le piantagioni di canna da zucchero si espandono nelle regioni pianeggianti della costa pacifica, sul fertile suolo vulcanico. 14 impianti di raffinazione sono alimentati da 216.000 ettari di piantagioni, la stessa superficie dell’intero distretto della capitale, e le piantagioni continuano a espandersi, ai danni della foresta tropicale. A ogni raccolto, le canne vengono bruciate, mentre le acque dei fiumi vengono deviate per alimentare gli zuccherifici.
Due giornalisti della testata televisiva France 24 sono stati detenuti illegalmente dalla security dell’impresa PT Lontar Papirup Pulp and Papers, una sussidiaria del gigante cartario indonesiano Asia Pulp and Papers (APP).
Un altro elefante, l’ottavo da maggio, è stato ucciso dai pesticidi sparsi in abbondanza nelle piantagioni di palma da olio. Lo annuncia il Wwf Indonesia: “Si trattava un piccolo di due anni, ancora dipendente dal latte materno”. Molti composti organo clorurati infatti tendono a concentrarsi proprio nel latte. Le piantagioni hanno preso il posto delle foreste in cui gli elefanti vivevano, e i pesticidi si diffondono dei corsi d’acqua adiacenti. Scacciati dalle loro foreste, gli elefanti cercano disperatamente cibo nelle piantagioni, entrando in contatto con insediamenti umani. Spesso vengono uccisi intenzionalmente, altre volte rimangono vittime dei pesticidi. La popolazione degli elefanti di Sumatra si è ormai ridotta a 2.400 individui, in costante declino.
Una moratoria sulla deforestazione. Era l’impegno formale di Megawati Sukarnoputri, candidata alla presidenza della repubblica. Un impegno non troppo oneroso, dato che la Megawati aveva ben poche possibilità di vittoria. E difatti è stato rieletto il presidente uscente Susilo Bambang Yudhoyono. Ma per la prima volta la protezione delle foreste è entrata nel programma elettorale di un Presidente della Repubblica, prevedendo una moratoria su tutte le concessioni forestali e minerarie.
Non ci sono solo le steppe dei Tartari, in Asia Centrale. Ma catene montuose, un tempo ricoperte di rigogliose foreste, che ancora ospitano le specie originarie delle nostre più comuni piante da frutto.
Nuove violenze scatenate dall’industria indonesiana della carta. Tre morti e 16 feriti è il bilancio dell’aggressione avvenuta lo scorso 28 maggio ai danni degli abitanti del villaggio di Tangun, nella penisola di Kampar, un’area ricca di foreste torbiere, sul versante occidentale di Sumatra. Lo denuncia l’associazione ambientalista indonesiana Kabut: gli abitanti rifiutavano di lasciare i loro villaggi e le foreste che li circondano, per fare spazio ai bulldozer della PT Sumatera Silpa Lestari, una consociata del colosso cartario April (Asian Pacific Ressources International Limited).
Le cartiere statunitensi hanno trovato il modo di sgusciare dalle spirali della crisi a spese del contribuente: un cavillo legale gli permette di usare il liquore nero per non pagare le tasse.Il liquame nero, un prodotto di scarto della produzione di cellulosa, è da tempo impiegato come carburante dalle cartiere per ottimizzare le spese. Ma la legge federale in sostegno ai biocarburanti, che assicura sostanziali riduzioni fiscali alle imprese che miscelano biodiesel ai combustibili fossili, offre un’insperato sostegno: da oggi, oltre a risparmiare sul carburante, risparmieranno centinaia di milioni di dollari sulle tasse (a spese del contribuente), senza dover fare alcuno sforzo aggiuntivo.
Sospiro di sollievo in Amazzonia. Il Parlamento peruviano ha sospeso per 90 giorni il controverso decreto legge che permetteva di cedere alle compagnie petrolifere ampi tratti di foresta amazzonica. Il decreto aveva provocato la generalizzata protesta degli indios, sfociata nei violenti scontri che hanno causato decine di morti. Il decreto, promulgato negli ultimi mesi dello scorso anno dal governo di Alan Garcia ed era stato bocciato dagli Indios dell’Amazzonia, ma il governo aveva deciso di tirare dritto, evitando perfino le consultazioni, previste dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli Indigeni. Secondo le comunità indigene, le leggi promulgate dal governo avrebbero ceduto alle imprese petrolifere e minerarie il 70 per cento della foresta amazzonica.
E’ il nuovo business in Vietnam, l’allevamento di selvaggina. E si presenta come ambientalista, una soluzione al bracconaggio. In realtà non è proprio così. Secondo uno studio della Wildlife Conservation Society (WCS) e dell’agenzia vietnamita per la protezione forestale, il boom degli allevamenti sta svuotando le foreste a un ritmo accelerato.
Non c’è pace per gli elefanti indiani. Per il governo, la Riserva della Biosfera di Nilgiri, nello stato del Kerala, sembrava essere il posto adatto per faraonici progetti edili. Il passaparola degli ambientalisti di tutto il mondo ha convinto il governo a spostare i progetti al di fuori del perimetro della riserva. Ma ora si affaccia il governo del limitrofo stato di Tamil Nadu, che ha pensato bene di usare la riserva naturale come sede per un centro di ri cerca sui neutrini. Proprio nel mezzo del corridoio faunistico creato per gli elefanti. Rettet den Regenwld ha proposto una
Avvocati e attivisti per i diritti umani accusano il governo del Perù di occultare le prove e i corpi delle vittime, dopo i violenti scontri che hanno causato la morte di oltre 50 persone nell’Amazzonia peruviana. Polizia ed esercito sono intervenuti venerdì scorso contro le comunità indigene che protestavano per impedire la cessione delle loro foreste ancestrali alle compagnie petrolifere.
La Shell costretta a pagare per la propria responsabilità nell’uccisione di Ken Saro-Wiva, lo scrittore impiccato dai militari nigeriani perchè cercava di proteggere il proprio popolo e le sue foreste dalle devastanti operazioni della petrolifere.
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