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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archivio per la categoria ‘banche’

Grandi industrie = grandi sfruttamenti

Pubblicato da giannigirotto su 27 marzo 2012

Ho già scritto nei miei Credo che in generale i Paesi ricchi stanno derubando i Paesi poveri… ho poi messo a disposizione come prove documentali le indagini di  Altroconsumo relative alla produzione/commercio di una serie di beni…

Vorrei ora aggiungere il contributo di un Associazione Statunitense che ha preparato il seguente pannellone che registra l’inquietante situazione legata alla produzione di apparecchi elettronici come computer, cellulari, televisioni… è scritto in lingua inglese ma i termini sono abbastanza noti, purtroppo la sostanza non cambia e conferma pesantemente e decisamente come il nostro benessere sia in gran parte fondato sullo sfruttamente di manodopera a bassissimo costo e sulla generale noncuranza ai pesanti danni ambientali che le lavorazioni industriali comportano, con conseguente sversamento e dispersione di notevoli quantità di inquinanti tossici nell’ambiente circostante, e quindi in breve alla catena alimentare dei prossimi pomodori che mangeremo…   :-(

Provided by: MastersDegree.net

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Come in altre occasioni, vi ricordo che se volete AGIRE per contribuire a porre fine a queste grandi ingiustizie, modi efficaci ve ne sono diversi, ed in questa pagina ne ho elencati alcuni… provare per credere!

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Ciclo di incontri informativi: 2° Incontro – Finanza Etica

Pubblicato da giannigirotto su 27 febbraio 2012

Prosegue il ciclo di incontri informativi che hanno per obiettivo la divulgazione di una serie di opportunità di risparmio e di migliore gestione del proprio tempo e denaro, ancora poco conosciute.

Il secondo incontro di questa miniserie si terrà, sempre a Breda di Piave (TV)  il 16 marzo, e tratterà il tema della Finanza Etica.

Apriti cielo! sento già qualcuno di voi imprecare e sobbalzare sulla sedia; “Finanza Etica” ??? ma sono matti, cosa mi diranno, che Babbo Natale esiste e se sulla letterina gli scrivo che voglio un prestito me lo dà anche senza garanzie?…

Siamo infatti talmente abituati alle vessazioni e allo strapotere delle banche, che molti di noi non concepiscono neppure che possa esistere un modo diverso di fare finanza.

Una finanza in cui il denaro non sia l’obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo, con manovre e speculazioni al limite del legale, abusando della propria posizione di forza ed al contrario di debolezza del richiedente il prestito, ma viceversa sia un mero strumento di supporto dell’economia “reale”, cioè le vere realtà produttive e manifatturiere del Paese.

Una finanza che non sia inserita in quel vortice perverso di speculazioni virtuali autoreferenziali che nel 2008 è divenuto noto a tutti con termini come “bolla finanziaria”, “hedge fund”, “derivati” ecc., e che è costato sinora alla Comunità mondiale una cifra che non è neppure calcolabile con precisione ma che viene stimata in ottomila miliardi di dollari (dodici milioni di miliardi di lire!!!!).

Una finanza completamente trasparente (una banca cui muri di vetro) in cui tutte le condizioni contrattuali, tutte le assemblee dei soci, tutti i finanziamenti concessi ecc., siano pubblicati nel sito internet a disposizione di tutti.

Una finanza che si adopera fattivamente per ridurre il più possibile i comportamenti non etici delle grandi imprese, in tutto il mondo, intervenendo e votando nelle relative assemblee dei soci.

Una finanza che rifiuta clienti e capitali non etici (per esempio quelli rientrati con lo scudo fiscale).

Una finanza in cui ciascun correntista può decidere il settore d’utilizzo dei propri risparmi, scegliando quello che più gli sta a cuore.

Una finanza che rifiuta totalmente di entrare nel commercio delle armi, nel nucleare, nel settore petrolifero ed in altri settori ritenuti poco etici.

Una finanza che si permette di coniugare l’etica con i rendimenti economici dei propri strumenti di investimento.

Una finanza che accorcia notevolmente le distanze tra chi ha disponibilità di prestare denaro e chi ha bisogno di un prestito.

Una finanza che si permette di finanziare soggetti “non bancabili”, e che lavora per rendere più facile emanare microcrediti.

E molto altro ancora, che verrà presentato nel corso della serata…

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Interverranno normali cittadini soci di alcune di queste realtà, ed altri impiegati delle stesse, che andranno nel dettaglio di questi argomenti e risponderanno ad ogni vostra domanda in merito. Ampio spazio verrà infatti lasciato alle domande del pubblico, in quanto questo vuole essere il modo di operare del Movimento 5 Stelle.

Per chi poi volesse prepararsi culturalmente e mentalmente, suggeriamo la lettura di questa pagina web che contiene una serie di notizie, link di approfondimento ed ai siti ufficiali delle varie realtà, e un libro sull’argomento leggibile gratis (i riassunti di ciascun capitolo), scritto da uno dei grandi protagonisti della nascita della finanza etica in Italia.

A breve le presentazioni dei sucessivi incontri.

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Crisi? quale crisi?

Pubblicato da giannigirotto su 19 dicembre 2011

Mi permetto di ripubblicare questo articolo del 2009… pur in una situazione di pesantissima crisi, l’Italia non rinuncia a spendere i famosi 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri, ma probabilmente li vorranno usare per spargere fertilizzanti sui campi agricoli no?…

 

I rendimenti dei BOT e CCT non vi soddisfano più, non volete avventurarvi in acquisto di azioni poco sicure……..non disperate, ecco la soluzione certa!

I titoli del settore bellico sono il nuovo rifugio dalle avversità del mercato.

(fonte: L'Espresso)

La crisi finanziaria statunitense non colpisce tutti i settori dell’economia. Anzi, ce ne sono alcuni che non potrebbero cavarsela meglio. Si prenda ad esempio la difesa, i cui titoli negli ultimi cinque anni hanno registrato un aumento medio del 150 per cento.

Sarà pure vero, come sostengono il Nobel Joseph Stiglitz e l’esperta finanziaria della Harvard University Linda Blimes, che gli Stati Uniti in Iraq perderanno 3 mila miliardi di dollari, ma dall’avventura bellica mediorientale le aziende della difesa emergono indubbiamente vittoriose. Cai von Rumohr, analista del settore difesa della Cowen & Co., un fondo di investimento di Boston, ritiene che i titoli della difesa siano una scelta obbligata. Non solo perché offrono un facile rifugio contro le avversità del mercato, ma anche perché negli ultimi 27 anni hanno prodotto profitti che hanno regolarmente superato quelli dello S&P 500. Secondo il Center for Responsive Politics, un think tank di Washington, l’opinione di von Rumohr trova un certo consenso anche tra i congressisti Usa, visto che 151 di loro hanno investito quasi 200 milioni di dollari in aziende come la Raytheon, la Norrhrop Grumman e la Lockheed Martin. L’investimento gli ha reso 62 milioni di dollari in meno di due anni e, esprimendo il loro evidente compiacimento, i parlamentari statunitensi tra il 2004 e il 2006 hannoaumentato il loro coinvolgimento del 5 per cento. «Altro che S&P 500, negli ultimi-otto anni abbiamo registrato una crescita gigantesca», afferma Scott Sacknoff manager dello Spade DefenseJndex, un indice che misura l’andamento del settore difesa, «e, dati gli impegni bellici del nostro Paese, questo trend rimarrà invariato fino alla fine del 2018».

Il boom della difesa è sostenuto da stanziamenti governativi per le spese militari che solo nel 2008 hanno superato i 600 miliardi di dollari ed è di carattere generale. Non sono infatti solo le grandi aziende come Boeing, Generai Dynamics, Honeywell, e Bae Systems, che producono armi pesanti e sistemi bellici complessi, che se ne stanno avvantaggiando. Anche le compagnie più piccole come la Alliant Techsystems e la Harris Corporation si stanno arricchendo. La prima, che produce i proiettili usati dalle truppe americane, dal 2001 ha registrato tre frazionamenti del titolo, mentre la seconda, che produce le radio in dotazione alle unità americane in Iraq e Afghanistan, ha visto il suo titolo triplicare dall’inizio della guerra.

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Ricordo che la banche sono pesantemente implicate nel traffico di armi, e chi non volesse più, seppure involontariamente, appoggiare questa situazione, trova l’alternativa in Banca Etica, di cui parlo diffusamente nella mia sezione “Finanza Etica“.

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Newsletter GIT Treviso Banca Etica – Novembre 2011

Pubblicato da giannigirotto su 6 dicembre 2011

Logo Banca Etica Newsletter informativa del G.I.T. (Gruppo d’Iniziativa Territoriale) di Treviso  & Belluno
novembre 2011
Advar ADVAR – Progetto “Ampliamento Hospice”

Per chi non conoscesse questa Associazione, Advar è una libera associazione,
apartitica e aconfessionale, senza fine di lucro che opera a Treviso e
nei comuni dell’ULSS n.9, offrendo assistenza domiciliare gratuita ai
malati di cancro in fase avanzata e terminale e alle loro famiglie
attraverso i propri volontari e i propri operatori sanitari.





Nel luglio del 2004 l’Azienda ULSS n.9 ha stipulato una convenzione con
l’Associazione Advar per l’erogazione dell’assistenza domiciliare e con la Fondazione “Amici dell’Advar” per l’assistenza presso la struttura Hospice “Casa dei Gelsi”.

Mediante queste due Onlus, l’Advar
provvede sia all’assistenza domiciliare sia all’accoglimento
nell’Hospice. In tal modo le due attività si integrano e completano
l’assistenza erogata direttamente dall’Azienda sanitaria trevigiana. La
convenzione, inoltre, dà riconoscimento e piena legittimazione alle
attività dell’Advar e denota i cambiamenti in atto nel mondo sanitario,
con il mutato atteggiamento culturale nei confronti della terapia del
dolore e della morte.

L’azione dell’Advar si estende ormai a
tutto il territorio dell’Azienda ULSS 9 ed è, quindi, utile mostrare la
distribuzione sul territorio degli interventi effettuati.

Ora l’ADVAR ha in
progetto di ampliare la propria casa di accoglienza, e a tal fine ha
programmato una serie di eventi che sono partiti ad ottobre e che
proseguiranno sino alla vigilia di Natale. Ecco gli eventi ancora in programma:

1

2

3

4

Etica Sgr Coniugare Etica e Rendimenti? Si può fare!

Chi ha la fortuna di avere qualche soldino da parte, si ritrova da
qualche anno a questa parte ad avere a che fare con rendimenti bancari
bassissimi. Investire in fondi o altri strumenti pone problemi oggettivi
di sicurezza e soggettivi di etica.

Non tutti sanno allora che Banca Etica da diversi anni ha creato una propria Società di Gestione del Risparmio (le cosidette SGR), denominata appunto ETICA SGR, che
si occupa appunto degli strumenti tipici, cioè i Fondi di
Investimento.  E con eccellenti risultati; scrive ETICA SGR: “
Privilegiare imprese e stati sovrani che si impegnano nel
rispetto dell’ambiente e delle comunità loca­li ovvero aziende gestite
secondo regole di buon governo societario, non significa rinunciare a
rendi­menti: a marzo 2011 i nostri fondi hanno vinto per il terzo anno
consecutivo i prestigiosi Lipper Fund Awards:

- Lipper Fund Awards Italy 2011

- Premio Alto Rendimento 2011

Pertanto se qualche vostro amico
pensa che Banca Etica sia solo ed esclusivamente un sacrificio, e che
le banche “normali” siano per forza migliori dal punti di vista del
rendimento personale, beh, ora avete la prova nero su bianco che anche
la finanza etica può ottenere ottimi risultati di rendimento.

Telechiara Intervista – Il Cantiere del nuovo mondo

La filiale di Treviso è stata di recente visitata ed intervistata dalla giornalista Elena Mattiuzzo del canale televisivo Telechiara – canale 14, nell’ambito di un loro progetto redazionale denominato appunto “Il cantiere del nuovo mondo”.

Così viene descritto nel sito web di Telechiara: L’inchiesta di questa settimana passa attraverso i modi “etici” di fare
scelte economiche, produttive e di vita, creando un progresso
sostenibile e consapevole. Incontreremo i “cohouser” dell’Eco-Quartiere
di Quattro Passi, a Treviso. 8 famiglie che andranno a co-abitare in un
villaggio costruito con i criteri della bioedilizia e risparmio
energetico, condividendo spazi e scelte di vita. Passeremo poi a
conoscere i GAS (gruppi acquisto solidaleI) e i GAF (gruppi acquisto
fotovoltaico) per poi andare a Marcon a incontrare la giovane
impreditrice agricola che ha vinto l’Oscar Green di Coldiretti per
l’impiano di BioGas più efficiente e produttivo del Veneto. Ci
occuperemo di edilizia sostenibile volta al risparmio energetico (ed
economico) e basso impatto ambientale, e di come anche la finanza, in
tempi davvero delicati, possa essere etica
. Infine, vi raccontiamo
l’esperienza dell’Unesco, in una classe elementare di Treviso,
sull’Impronta Ecologica. Insomma il “cantiere del mondo nuovo”.

Se volete pertanto potete vedere ed invitare i vostri amici a vedere tale trasmissione che andrà in onda:

 

SABATO 19 Novembre, ore 21.00
e poi nelle repliche di
domenica 20/11 ore 23.15,
martedì 22/11 ore 18.20
e giovedì 24/11 ore 23.00.

 

Armi Trasformeranno le spade in aratri e le lance in falci… (Profeta Isaia)

Purtroppo siamo ancora
molto lontani dall’avverarsi di questa profezia di Isaia, e
probabilmente lo saremo per molto tempo ancora, dal momento che moltissimi Parlamentari USA sono investitori diretti nel mercato degli armamenti
però in Italia abbiamo un piccolo segnale che ognuno interpreti come
vuole, che si estrinseca nella recente flessione di Finmeccanica, la
più grande produttrice di armi italiana… ecco la notizia (Fonte: Economia&Finanza – 15 novembre 2011):

Finmeccanica, perdita record da 767 milioni
Cancella il dividendo e sprofonda in Borsa

Il gruppo guidato ha tagliato le stime per l’intero anno. Il margine operativo lordo è atteso negativo per circa 200 milioni. La società al centro di uno scandalo giudiziario per tangenti e incarichi sospetti

MILANO -  Finmeccanica chiude i
primi nove mesi dell’anno con una perdita netta di 767 milioni di euro,
rivede la stima sui ricavi per l’intero anno e cancella il dividendo
per il 2011. Piazza Affari non approva e il titolo crolla: a fine seduta
cede oltre il 20%. Nessuno immaginava svalutazioni così pesanti.

In
mattinata il consiglio di amministrazione di Finmeccanica – assente il
presidente Pier Francesco Guarguaglini – ha quindi proposto di azzerare
il dividendo dopo che lo scorso anno il pay out era stato del 46% a 258
milioni. A dimostrazione che il 2011 resta un anno critico. Il gruppo ha
rivisto al ribasso le stime sui ricavi 2011 tagliandole a 17-17,5
miliardi di euro, “una volta deconsolidati, nel secondo semestre, circa
400 milioni di euro a seguito della cessione del 45% di Ansaldo
Energia”.

Il comunicato.

Per
quanto riguarda l’indebitamento, invece, l’ad del gruppo, Giuseppe Orsi
ha spiegato che è “atteso a fine 2012 essere inferiore ai 2,5
miliardi”. Un cifra che per il manager è “relativamente elevata rispetto
alla generazione di cassa”. E quindi le leve per la riduzione saranno
“un miglioramento della generazione operativa di cassa”; il piano di
dismissioni di asset da “un miliardo entro fine 2012″; la mancata
distribuzione del dividendo per l’esercizio 2011, i cui fondi saranno
utilizzati “per costi di di ristrutturazione”. Sul tavolo delle dismissioni
BredaMenarini, Avio e “di fronte a una buona offerta” AnsaldoSts. Il
gruppo cerca invece partner per Oto Melara e Wass. Orsi ha poi smentito
che l’assenza in cda di Guarguaglini possa essere legata a dissidi tra
di loro.

Finmeccanica ha quindi sottolineato che devono essere
ancora valutati alcuni possibili impatti sui risultati del gruppo a fine
anno e che tali effetti “potranno incidere sul risultato netto atteso
per la fine dell’esercizio che potrebbe risultare significativamente
peggiore rispetto a quanto rilevato al 30 settembre 2011″. L’ebitda
adjusted per l’intero esercizio è atteso su un valore negativo di circa
200 milioni.

Nel dettaglio, sulla perdita registrata a fine
settembre, a fronte di un utile 2010 di 321 milioni, pesano oneri non
ricorrenti per 753 milioni riconducibili al settore dell’aeronautica.
L’ebitda adjusted è negativo per 188 milioni (positivo per 856 milioni
nel 2010). I ricavi calano del 5% a 12,25 miliardi, mentre gli ordini
del 21% a 10,6 miliardi. L’indebitamento finanziario netto è di 4,66
miliardi, superiore ai 3,1 miliardi di fine 2010, ma inferiore di 232
milioni rispetto al 30 settembre 2010. Il dato beneficia per 344 milioni
della cessione del 45% di Ansaldo Energia. E per il 2012 la società
dovrebbe tornare all’utile.

Ho sognato una banca Un libro al mese: Ho sognato una banca

Penso
proprio che non vi sia bisogno di presentazione per questo libro. Soci
e simpatizzanti conoscono senz’altro Fabio Salviato, uno dei soci
ideatori e fondatori di Banca Etica, e suo primo Presidente.

Pertanto, chi volesse dare una letta ai capitoli riassunti lo può fare in questa pagina, per poi decidere magari di comprare il libro per sè stessi o per regalarlo a qualche suo caro (Natale si avvicina, no?)

Informazioni tecniche

Se anche a voi capita che un
amico/conoscente vi chieda delle informazioni tecniche specifiche su un
qualche prodotto/servizio di Banca Etica, ricordatevi sempre che il
sito Internet può offrire molte risposte.

Infatti nella sezione “Prodotti e servizi” trovate tutte le principali informazioni su:

- Conti correnti, per privati e aziende;

- Certificati di deposito;

- Obbligazioni;

- Fondi di investimento;

- Libretti di risparmio;

- Carte di credito, Bancomat;

- Home banking;

- Incassi e pagamenti (bonifici, Riba, RID, MAV, RAV, bollettino bancario Freccia, F24)



ed altro ancora… pertanto consigliate senza indugio i vostri amici a
visitare il sito per controllare con i propri occhi… potranno
rendersi conto in prima persona di una delle tante differenze che
abbiamo rispetto alle Banche “tradizionali”..: informazioni chiare,
precise
, facili
da trovare, senza clausole nascoste o scritte in caratteri
piccolissimi… e chissà pertanto che non apprezzino e decidano di
diventare soci…
Logo FB Gruppo Facebook

Per coloro che utilizzano Facebook, ricordiamo di aver creato un Gruppo

Banca Etica – G.I.T. Treviso & Belluno

per migliorare ancora la comunicazione non solo con i soci, ma in questo caso sopratutto con nuovi amici e simpatizzanti.

Tramite questo strumento è infatti possibile “girare” velocemente una
notizia a tutti o alcuni dei nostri contatti, velocizzando al massimo
la comunicazione.

Non solo, è possibile portare la comunicazione da un ambito
“monodirezionale”, com’è normalmente sul sito istituzionale e come la
presente newsletter, ad un ambito “bi/multidirezionale”, instaurando
delle vere e proprie discussioni a cui tutti possono apportare il
proprio contributo
, con proposte, segnalazioni, domande e perchè no
critiche…

Invitiamo pertanto tutti ad utilizzare questo strumento per far
crescere la Banca, c’è ancora moltissima gente che non la conosce…

e naturalmente, l’augurio di tutti noi è sempre uguale: Siate Allegri!

 

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Staminali del cordone ombelicale: donazione o conservazione?

Pubblicato da giannigirotto su 28 ottobre 2011

Probabilmente la cosa che sta più a cuore di ciascuno di noi è la salute dei nostri figli…

Gia da molti anni si parla diffusamente delle grandi e sempre più promettenti possibilità che vengono offerta dall’utilizzo delle cellule staminali per la cura delle persone. Da anni pertanto le persone che si apprestano a diventare genitori possono valutare di effettuare la raccolta del cordone ombelicale al momento del parto.

Segnalo quindi questo articolo di Wired, che fa chiarezza su una questione molto delicata, e cioè se convenga di più scegliere la donazione piuttosto che l’autoconservazione (più precisamente “conservazione autologa”).

Mi permetto di segnalare questo articolo perchè spiega chiaramente come l’opzione che a prima vista sembrerebbe migliore per la salute dei nostri figli, e cioè l’autoconservazione, si riveli in realtà la peggiore. Non si tratta certo del fatto che la donazione è gratuita e la conservazione costi due-tremila euro, ma del fatto che da un punto di vista squisitamente medico sia da preferire l’utilizzo di staminali di un donatore totalmente estraneo, a quelle del malato stesso o di un parente, per il semplice motivo che la malattia stessa che vogliamo curare potrebbe  essere “scritta” nel DNA del malato e dei parenti, mentre sarà più facilmente assente in un donatore esterno.

Nell’articolo suddetto la cosa viene spiegata nel dettaglio e con il supporto indispensabile delle statistiche in merito. Mai come in questo caso pertanto un atto altruistico come la donazione diventa benefico per tutti, compreso il donatore!

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Bank Transfer Day – Giornata del “cambio la mia banca”

Pubblicato da giannigirotto su 24 ottobre 2011

Segnalo e pubblicizzo molto volentieri questa iniziativa nata recentissimamente negli USA.

In buona sostanza dopo l’ennesima bastonata, anche negli USA si sono finalmente accorti che vi sono delle alternativa più etiche alle grandi e fameliche banche che fanno solo l’interesse dei propri grandi azionisti…

Ecco allora la proposta di chiudere il proprio conto corrente se tenuto presso una di queste grandi banche, ed aprirlo invece presso la filiale locale di quelle che negli USA si chiamano “Credito Unions” (CU).

La Credit Union è un istituto cooperativo finanziario, definito, a seconda della sua struttura organizzativa, anche ‘not-for-profit’ (senza fini di lucro) che è posseduto dai suoi membri e governato da un Consiglio eletto dai membri stessi; chiunque depositi dei soldi in un conto della CU è considerato membro. Il membro ha il diritto di voto sulle principali decisioni dell’istituto ed in genere si crea un bond comune sottoscritto dai membri per sancire l’appartenenza all’organizzazione.

Insomma, qualcosa che assomiglia un po’ alla nostra Banca Etica

Per chi vuole seguire questa interessantissima iniziativa, ecco il link alla pagina Facebook e all’evento relativi.

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 27) La Banca che verrà

Pubblicato da giannigirotto su 19 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 27) La Banca che verrà

Davanti a noi abbiamo un decennio che sarà fondamentale per definire lo sviluppo economico, finanziario e ambientale del pianeta. Oggi tutti parlano del 2020. Entro il 2020 la Germania vuole produrre un milione di auto elettriche. In Gran Bretagna le nuove automobili dovranno funzionare a batteria o almeno con un motore ìbrido. Anche il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto clima-energia per ridurre i gas serra del 20 per cento entro il 2020.

Ma non è solo l’ambiente il problema. La crisi che stiamo vivendo è ben più profonda. Possiamo parlare di crisi sistemica, di un insieme di crisi diverse: finanziaria, ambientale, sociale, politica. Non ne usciremo velocemente. Sarà un cammino lungo e dovremo essere in grado di aggiustare il tiro progressivamente, strada facendo.  Le proporzioni della crisi finanziaria sono ancora preoccupanti, sebbene alcuni pensino che la “fase acuta” sia passata. Gli aiuti dei governi alle banche hanno salvato il sistema dal tracollo, ma gli operatori finanziari sono tornati a speculare, scommettendo miliardi di soldi pubblici in operazioni complesse e poco trasparenti.

È vero che le grandi banche stanno riportando bilanci positivi e utili in crescita, ma solo grazie alle operazioni di trading, di compravendita di titoli, non certo perché sono ripartiti i crediti alle imprese, che infatti continuano a chiudere o a tagliare posti di lavoro. Allo stesso tempo, per salvare le banche, gli stati hanno aumentato esponenzialmente il debito pubblico.

Molto probabilmente la crisi del 2007-2008 passerà alla storia come una grande occasione mancata. I governi non hanno avuto il coraggio di cambiare le regole. Sedotti dai banchieri, i ministri dell’Economia e i governatori delle banche centrali non sono riusciti ad accompagnare alla concessione di aiuti pubblici l’imposizione di limiti severi alla speculazione finanziaria.

Le banche americane, aiutate dallo stato, sono state ristrutturate solo marginalmente. Le paghe dei manager sono tornate a livelli pre-crisi e buona parte degli amministratori ha mantenuto le proprie cariche. I governi si sono limitati a salvare il sistema, ma nessuno pensa ancora seriamente che sia necessario riformarlo. Nel 2009 le Borse sono tornate in positivo. Il peggio sembra passato, ma è veramente così? In realtà, no. Se non si affronteranno subito i rischi sistemici dei mercati, nei prossimi mesi ci potrebbero essere nuove crisi, più dure di quella che abbiamo vissuto negli ultimi anni…

… Assieme alle principali organizzazioni della società civile (Cisl, Acli, Arci) abbiamo presentato al ministro dell’Economia italiano alcune proposte che riteniamo importanti per poter uscire dall’attuale crisi finanziaria. Abbiamo chiesto, per esempio, di istituire un’autorità sovranazionale di regolamentazione dei mercati finanziari, di abolire tutti i paradisi fiscali, di rivedere i criteri per la concessione di crediti alle piccole e medie imprese e alle imprese sociali, di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, in modo da scoraggiare la speculazione. Per ora non abbiamo avuto risposte soddisfacenti

a livello globale… l’umanità sta correndo come una locomotiva impazzita verso l’autodistruzione. Quello che è ancora più grave è che abbiamo tutti gli strumenti per misurare con largo anticipo le dimensioni della catastrofe futura, ma dormiamo ancora sonni tranquilli e continuiamo come se nulla fosse. “Tanto prima o poi qualcosa succederà”…

Verso quale direzione dovrà orientarsi una società civile organizzata? Io credo che solo uno sviluppo adeguato dell’economia civile possa permetterci di invertire la rotta. È l’economia del terzo settore, che negli ultimi trent’anni si è sviluppata occupando gli spazi lasciati dal progressivo arretramento del sistema di welfare pubblico. L’economia civile è fatta di cooperative sociali, di associazioni di volontariato ma anche di imprese socialmente responsabili che stanno riemergendo come un “fiume carsico”, riportando alla luce elementi di mutuo aiuto, di reciprocità tipici delle cooperative di fine Ottocento. Se le iniziative di economia sociale dell’Ottocento sono state progressivamente soffocate dall’avvento di un’economia di mercato che ha bandito la parola “reciprocità” dal suo vocabolario e da un sistema di welfare che ha fatto da stampella al capitalismo, potrebbe essere ormai arrivato il momento di un grande ritorno dell’economia civile, organizzata in modo autonomo e decentrata rispetto al sistema capitalistico. Banca Etica non avrà scelta: per continuare a esistere e preservare la propria identità dovrà continuare ad accompagnare lo sviluppo di un’ economia altenativa.

La mia impressione è che siamo sulla strada giusta, il nostro obiettivo, oggi come dieci anni fa, è usare il credito come leva per uno sviluppo sostenibile, per seminare idee innovative che possano essere raccolte da un numero sempre maggiore di “compagni di viaggio”. Banca Etica non è certo la soluzione di tutti i mali, ma è uno snodo sempre più importante di un insieme di reti…

Negli ultimi mesi abbiamo raccolto segnali positivi, aperture impensabili fino a qualche anno fa. Istituzioni chiave come l’Unione europea, i governi nazionali, la chiesa, le associazioni di rappresentanza delle banche si sono accorte che può esistere un modo diverso di interpretare l’economia, di agire in campo economico. Naturalmente ci ha aiutato molto la più grande crisi finanziaria degli ultimi ottant’anni, che ha fatto esplodere in pochi mesi il pallone gonfiato della finanza internazionale. Uno squilibrio che la finanza etica denunciava da anni, puntualmente inascoltata. Ora che i nodi sono venuti al pettine e non è più possibile negare l’evidenza, le istituzioni sono finalmente dalla nostra parte. Abbiamo davanti un’occasione unica.

Nel 2009 Febea, la Federazione europea delle banche etiche e alternative, è capofila di un progetto che raggruppa venticinque altre organizzazioni in tredici paesi europei, per sviluppare nuovi progetti di microcredito all’interno dell’UE Per la prima volta si crea un’Agenzia europea per il microcredito, che coordinerà i finanziamenti già esistenti e ne lancerà di nuovi, per dare sostegno – grazie alla concessione di piccoli prestiti – a famiglie o singole persone che si trovano in difficoltà oppure vogliono avviare microimprese in tutta Europa. In ogni paese ci sarà un partner che tradurrà in azioni concrete un progetto unico, chiamato “Europe Active”. Parteciperanno, oltre a Banca Etica, la Caritàs tedesca, l’arcidiocesi dì Malta, la fondazione Bbk nei Paesi Baschi, l’associazione Solidarité France-Pologne.

In Italia creeremo un’Agenzia nazionale per il microcredito, in collaborazione con Caritas, Acli, Arci, Legambiente, Lega delle cooperative, Fiba Cisl, Regione Toscana, Federazione trentina delle cooperative, Sefea. Entro il 2020 “Europe Active” sarà in grado di finanziare la partenza di almeno un milione di nuove imprese in tutta Europa. Imprese leggere che daranno occupazione a migliala di giovani, svilupperanno nuove idee per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, per studiare modelli di mobilità sostenibile, quartieri ecologici, fattorie biologiche che funzionano esclusivamente con l’energia del vento e del sole. Con il microcredito potranno uscire dalla povertà e dall’emarginazione oltre un milione di persone.

Anche la Chiesa si è accorta di questa trasformazione, ed ha declamato la propria “benedizione” sull’economia etica… Un’altro segnale forte è arrivato dall’Associazione Italiana delle banche popolari. Nell’estate del 2009 l’Assopopolari ha chiesto a Banca Etica di entrare nel suo consiglio di amministrazione e nel comitato esecutivo. Anche il sistema bancario ormai riconosce Banca Etica come esperienza “significativa”. Non siamo più un gruppo di eccentrici idealisti, le soluzioni che proponiamo possono essere adottate da tutti e sono considerate di grande attualità. “La finanza etica ha assunto una dimensione popolare,” ci hanno detto…

…Oggi forse c’è bisogno di uno sforzo in più a livello politico. Non possiamo continuare a subire leggi che massacrano l’ambiente, penalizzano la finanza etica, le cooperative, le associazioni senza scopo di lucro. È ora di far sentire la nostra voce anche all’interno delle istituzioni che guidano i processi economici

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 26) La forza del microcredito

Pubblicato da giannigirotto su 14 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 26) La forza del Microcredito

… negli ultimi anni, il microcredito ha cominciato a diffondersi anche in Europa e in altre regioni sviluppate, perché si sono create situazioni di povertà inedite, che non sarebbero state concepibili negli anni settanta o ottanta. I paesi europei sono entrati in una fase di “deindustrializzazione” e il lavoro dipendente sta diventando sempre più precarioIn Europa ne hanno bisogno i giovani che vogliono inventarsi una professione oppure le famiglie, gli anziani non autosufficienti, le persone malate che sempre più spesso si trovano da sole, senza una rete sociale che li possa aiutare…

Banca Etica ha perciò proposto ai propri clienti di fondi d’investimento etici  (vedi capitolo precedente) una commissione dello 0,1% per finanziare un fondo di microcreditoOggi i progetti di microcredito finanziati grazie alla “Tobin Tax” di Etica Sgr sono oltre cento, a cui si sono aggiunti piccoli crediti concessi dalla Banca, in modo autonomo rispetto al fondo di garanzia. Nella maggior parte dei casi ci appoggiamo ad associazioni o a enti locali: Caritas Diocesane, provincia, comuni, oppure organizzazioni per l’accoglienza degli immigrati. Sono loro che conoscono le persone e possono fare una prima selezione di chi ha veramente bisogno di credito… e si crea così lavoro, speranza, vita, Salviato descrive molte storie commoventi e che infondono speranza… “Non c’è neanche passato per la testa di rivolgerci alle banche tradizionali,” ha raccontato Rossana, trentatré anni commercialista e dottore di ricerca in geografia economica “Chi mai avrebbe potuto finanziare un’impresa sociale appena avviata, con tante idee ma nessuna garanzia?”

Prima di ottenere il finanziamento i candidati seguono un percorso di formazione. In corsi intensivi, organizzati nei fine settimana, imparano a fare un business pian, ad aprire una partita Iva, ad assumere e gestire eventuali collaboratori. Alla fine del percorso i progetti devono superare anche un esame socioambientale…

… ”Datemi un fondo di garanzia e la sua sola esistenza basterà a fare miracoli,” aveva detto proprio Yunus all’inizio deg|i anni ottanta, quando progettava di espandere le attività di microcredito in tutte le regioni del Bangladesh. Per i piccoli miracoli italiani siamo solo all’inizio.

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Mani bucate

Pubblicato da giannigirotto su 11 ottobre 2011

Vengo a conoscenza di questo libro tramite un post di Beppe Grillo, quindi in pratica mi limito a riportare estratti da tale articolo.

Inoltre in questo caso non riportero nessun estratto dal libro, dal momento che l’autore dello stesso ha aperto un blog specifico a tale scopo, raggiungibile all’indirizzo http://manibucate.com/.

Se volete pertanto approfondire tali scottanti ed importantissimi argomenti, è sufficente che clicchiate al link suddetto… ma ecco di cosa parla questo libro che inserisco di diritto tra i miei “Indispensabili“…

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… sono Marco Cobianchi e sono un giornalista, lavoro a Panorama e mi occupo di economia ho appena pubblicato un libro che si intitola “Mani bucate” è la prima inchiesta che è stata realizzata in Italia sull’incredibile mondo degli aiuti di Stato alle imprese private, soldi che, dalle casse dello Stato, finiscono alle casse delle imprese.Non ci sarebbe nulla di male teoricamente, perché tutti i paesi del mondo aiutano con soldi pubblici le proprie imprese, però noi lo facciamo nel modo peggiore, perché finanziamo tutto, tutti ovunque per qualsiasi motivo, non c’è nessuna strategia, non investiamo assolutamente in innovazione, diamo soldi a fondo perduto, sgravi fiscali, incentivi di qualsiasi tipo a un’azienda che va bene, ma anche a un’azienda che va male, a un’altra che si deve strutturare, a due aziende che si devono fondere, oppure a un’altra che deve esportare di più. Non c’è nessuna strategia nell’uso dei soldi pubblici in Italia, né nell’uso dei fondi europei, né nell’uso dei fondi italiani e questo ha diverse conseguenze. La più importante è che i nostri aiuti pubblici alle imprese private, sono perfettamente inutili. Io per fare questo libro ho impiegato circa due anni e ho letto decine di migliaia di pagine di rapporti, di centri studi, studi della Banca d’Italia, di economisti della Corte dei Conti, magistrati e alla fine ho trovato forse la frase tra le centinaia che ho letto, la frase che meglio spiega il in motivo per il quale i soldi pubblici dati alle imprese private in Italia non servono a niente, è di Mario Draghi. Il Governatore della Banca d’Italia che dal primo novembre sarà governatore della Banca centrale europea, in un convegno tenuto a Via Nazionale nel 2009, di cui praticamente nessun giornale ha parlato, ha detto:I sussidi alle imprese sono generalmente inefficaci, si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque, si introducono distorsioni di varia natura, penalizzando frequentemente imprenditori più capaci, non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive. Un mese dopo aver pronunciato questa frase ha aggiunto: “Un’indicazione statistica fondamentale è che è più proficuo investire le risorse pubbliche nell’effettiva applicazione delle leggi, piuttosto che nell’erogazione di sussidi. Credo che questa frase sia la pietra tombale sulla politica dei sussidi alle imprese private, Mario Draghi dice che non servono assolutamente a nulla. Ho cercato di raccontare il maggior numero possibile di casi esemplificativi, i casi più eclatanti, più incredibili, in cui i soldi pubblici sono andati alla criminalità, a imprenditori che dopo tre anni averli ricevuti hanno chiuso l’impresa e i soldi sono spariti, sono andati addirittura a delle famiglie ricchissime che abitano e vivono in altre parti del pianeta, a imprenditori che non avevano nessuna speranza di sopravvivere, a imprenditori che dicevano che avrebbero investito un certo numero di dipendenti, ne hanno assunti la metà, ma i soldi li hanno presi lo stesso ed è questo il motivo per cui Draghi dice che questi soldi non sono serviti a niente…

Quante sono le imprese sussidiate? Nessuno lo sa, così come nessuno sa quanti soldi vanno alle imprese, perché lo Stato non è in grado di controllare, di verificare i soldi che concede alle aziende private, sotto le forme più diverse. La stima che faccio dei soldi pubblici dati alle imprese è di circa 30 miliardi l’anno…

… Una massa così incredibile di aziende che ricevono soldi dallo Stato, ovviamente pone un problema dei controlli. Qui regna il caos totale, perfino la Corte dei Conti che ha cercato di capirne di più su quest’argomento, ha dovuto arrendersi e ha parlato di una congerie di dati, provenienti dai vari Ministeri che suggeriscono questi fondi, che rendono impossibile sapere a chi vanno i soldi, quanti soldi di fondi pubblici italiani o europei e soprattutto come vengono usati e quali sono i risultati

… Leggendo i rapporti dell’antimafia ma anche quelli della Corte dei Conti, si scopre che i sussidi pubblici alle imprese private, finiscono alla mafia, significa che lo Stato usando i soldi pubblici, le tasse dei cittadini, finanzia la mafia, finanzia la criminalità organizzata…

Si può uscire da questo inferno degli aiuti pubblici alle imprese? Secondo me sì! Primo: seguire il Consiglio di Mario Draghi, usare i soldi per applicare le leggi e non per pagare le aziende; secondo: far gestire almeno una parte dei soldi pubblici a esponenti o a associazioni della società civile, non vedrei nulla di male, d’altra parte alcune esperienze ci sono già, di imprenditori che possano gestire almeno una parte di quei soldi, in modo anche da rompere il legame tremendo tra politica e affari, tra politici che danno soldi alle imprese e imprese che fanno campagne elettorali per i politici. Un’ultima ricetta potrebbe essere quella di ribaltare il paradigma dell’economia in base al quale è l’offerta che crea la domanda, proviamo a immaginare che sia invece la domanda che crea l’offerta e in altre parole, proviamo a lasciare un po’ più di soldi nelle tasche dei cittadini che comprano quello che vogliono, non sussidiato!

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Per non cedere totalmente allo sconforto e cercare di essere propositivi, vi invito a leggere, sempre gratis, anche i libri “Voglia di Cambiare” e “L’anticasta, l’Italia che funziona“, che descrivono le migliori iniziative di successo, rispettivamente in Europa il primo e in Italia il secondo, realizzate sia dalle Istituzioni pubbliche sia da privati, nei vari settori del lavoro, energia, ambiente, logistica/mobilità/trasporti, turismo, famiglia ecc.

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 25) Ci permetta, dr. Tronchetti Provera

Pubblicato da giannigirotto su 10 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 25) Ci permetta, dr. Tronchetti Provera

Banca Etica oggi non è più solo una banca: Nel 2003, con la collaborazione di altri istituti bancari, abbiamo fatto parti­re Etica Sgr, una società di gestione del risparmio, che investe in Borsa, in azioni, oppure compra titoli di stato per conto di un numero sempre maggiore di “investitori responsabili”. Perché operare in Borsa? Ce l’hanno chiesto in molti. In effetti, potevamo rimanere nel nostro piccolo orticello, fatto di conti di risparmio e crediti alle cooperative sociali. Ma già un anno dopo la partenza della banca le richieste che ci arri­vavano dalla clientela erano chiare. “Perché non si può inve­stire in fondi?” ci chiedevano soprattutto le fondazioni e le associazioni. Spesso avevano liquidità in eccesso, grazie a donazioni o lasciti testamentari, ma non volevano parcheg­giarla in un conto corrente. Desideravano avere qualche pun­to di rendimento in più e, d’altra parte, non avevano nessuna intenzione di comprare prodotti finanziari complessi, poco trasparenti, offerti dalle banche tradizionali.

Salviato quindi approfondisce le ragioni che hanno portato a questa decisione, e la metodologia adottata per scegliere le azioni “buone/etiche” fra tutte quelle presenti nel mercato

… Il 18 febbraio del 2003 partono finalmente i fondi. Si chiamano “Valori Responsabili” e adottano criteri di selezione innovativi: fuori dagli investimenti tutte le società che producono armamenti, energia nucleare, organismi geneticamente manipolati, fuori chi testa i cosmetici sugli animali. Dentro invece chi rispetta i lavoratori, dialoga con i sindacati, ascolta i piccoli azionisti, inventa dispositivi per consumare meno carburante, installa pale eoliche e pannelli solari, sperimenta nuovi motori elettrici… e tutti devono passare rigorosi controlli incrociati sulla bontà delle loro operazioni…

Con una “lista della spesa” selezionata in base a criteri etici si ottengono rendimenti in linea con quelli dei fondi tradizionali (che investono quasi tutti anche in armi o in imprese controverse). Anzi, a volte i risultati sono anche migliori. Chi l’avrebbe mai detto? Rispettare l’ambiente e i diritti umani paga, anche dal punto di vista finanziario. Sul sito di Etica Sgr si possono leggere tutti i titoli in cui i fondi investono» dal primo all’ultimo. Etica è la prima – e finora unica – società di gestione a scegliere la strada della trasparenza assoluta. Chi ha delle osservazioni sulle imprese presenti nei fondi può inviare e-mail, telefonare, mandare lettere. I ricercatori di Etica rispondono, interpellando anche un comitato etico indipendente, composto da professori universitari, esperti di etica, ambiente, diritti umani…

Ma l’azione di Etica sgr non si ferma qui, si passa da un ruolo di meri acquirenti delle azioni, comunque importantissimo perchè premia le più etiche, ad un ruolo ancora più attivo, che non a caso si chiamaAZIONARIATO ATTIVO (clicca sul link per un articolo esplicativo..) e che Salviato riporta così: nella primavera del 2005 la società di gestione di Banca Etica decide di fare una cosa che in Italia non si era mai vista, almeno non nelle scelte strategiche di una società finanziaria. A maggio partecipa all’assemblea degli azionisti di Indesit Company, una delle imprese della “lista”, che fanno parte dei fondi “Valori Responsabili”. Con una manciata di azioni Etica Sgr vota il bilancio, la destinazione dell’utile, la nomina nel collegio sindacale. Poi, un dipendente di Etica si fa coraggio, va al microfono, si presenta e fa una serie di domande. Si augura una maggiore attenzione per i “portatori di interesse”, chiede che la società fìssi in modo più chiaro nel bilancio gli obiettivi del piano di certificazione ambientale degli impianti di produzione, Quanti e quali stabilimenti saranno certificati anno per anno? Quanti sono già stati certificati? Chi ha comprato i fondi “Valori Responsabili” vuole una risposta. Le domande sono sempre il risultato di analisi approfondite. Lo stile è diverso da quello dei “disturbatori” che spesso intralciano i lavori delle assemblee, qui si chiede conto dei dettagli, non si fanno critiche generiche o ideologiche.

Indesit se ne accorge subito; dopo l’assemblea convoca Etica Sgr nella sua sede di Milano e chiede di fare osservazioni, dare consigli su come migliorare le proprie strategie in campo ambientale…

Banca Etica interviene nel 2006 in Telecom, denunciando per prima quello che salirà alla ribalta anni dopo come “Lo scandalo dei superstipendi”… aziende in perdita ma super stipendi agli amministratori…

Salviato spiega poi come Banca Etica fortunatamente non sia nè la prima nè l’unica struttura a fare azionariato critico, e si è infatti associata agli americani di ICCR e poi è intervenuta alle Assemblee dei soci di Eni, Enel, Cisco, chiedendo conto di diverse operazioni sconsiderate e ambientalmente distruttive… Dopo l’assemblea le imprese hanno iniziato a rispondere in modo dettagliato a tutte le osservazioni. Nessuna lettera, nessuna petizione o richiesta di una Ong era mai riuscita a ottenere risposte così complete. La strada del dialogo è ormai aperta. Il tutto grazie ai titoli azionari che, se usati bene, possono diventare uno strumento efficace e innovativo di partecipazione. Un modo per votare, per far sentire la voce della società civile e degli investitori etici nelle stanze dei bottoni delle maggiori società del mondo.

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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