Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archivio per la categoria ‘guerra & pace’

Antipolitica e demagogia anche questa?

Pubblicato da giannigirotto su 5 maggio 2012

La campagna contro i caccia F-35 prosegue: nessuna decisione è ancora presa e ci si può ancora mobilitare.

Rete Italiana per il Disarmo e la Campagna “Taglia le ali alle armi” chiedono a gran voce un dibattito pubblico e in parlamento per fermare – senza ulteriori costi – un progetto problematico e mastodontico, un vero spreco da segnalare!

A Maggio porteremo a Roma le oltre 70.000 firme raccolte dalla campagna

intanto possiamo scrivere al Governo, che ha chiesto il parere dei cittadini sugli sprechi nella spesa pubblica, segnalando come l’acquisto di 90 cacciabombardieri d’attacco e con capacità nucleare sia un insulto a chi oggi si trova in difficoltà economiche e di sopravvivenza, senza considerare i dubbi di natura tecnica e di costo che tutti i partner del Programma (Stati Uniti compresi) hanno sollevato!

Clicca qui http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm compila i campi richiesti e scrivi:

“Gentile Presidente del Consiglio Mario Monti, egregi Ministri, vi segnalo come spreco rilevante ed assolutamente inutile di denaro pubblico l’acquisto preventivato nei prossimi anni di circa 90 esemplari del caccia di quinta generazione JSF F-35 (costo attuale di solo acquisto oltre 10 miliardi, almeno 30 miliardi con il mantenimento).

Con gli stessi soldi si potrebbero dare risposte concrete ai problemi economici che affliggono molte famiglie italiane, investendo in istruzione, sanità, lavoro, recupero e sistemazione del territorio. La invitiamo quindi a prendere in considerazione le alternative a questo scellerato acquisto seguendo le proposte e le indicazioni della campagna “Taglia le ali alle armi” che ha anche elaborato numerosi dati a sostegno della problematicità del progetto JSF F-35.

Cordialmente”

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Crisi? quale crisi?

Pubblicato da giannigirotto su 19 dicembre 2011

Mi permetto di ripubblicare questo articolo del 2009… pur in una situazione di pesantissima crisi, l’Italia non rinuncia a spendere i famosi 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri, ma probabilmente li vorranno usare per spargere fertilizzanti sui campi agricoli no?…

 

I rendimenti dei BOT e CCT non vi soddisfano più, non volete avventurarvi in acquisto di azioni poco sicure……..non disperate, ecco la soluzione certa!

I titoli del settore bellico sono il nuovo rifugio dalle avversità del mercato.

(fonte: L'Espresso)

La crisi finanziaria statunitense non colpisce tutti i settori dell’economia. Anzi, ce ne sono alcuni che non potrebbero cavarsela meglio. Si prenda ad esempio la difesa, i cui titoli negli ultimi cinque anni hanno registrato un aumento medio del 150 per cento.

Sarà pure vero, come sostengono il Nobel Joseph Stiglitz e l’esperta finanziaria della Harvard University Linda Blimes, che gli Stati Uniti in Iraq perderanno 3 mila miliardi di dollari, ma dall’avventura bellica mediorientale le aziende della difesa emergono indubbiamente vittoriose. Cai von Rumohr, analista del settore difesa della Cowen & Co., un fondo di investimento di Boston, ritiene che i titoli della difesa siano una scelta obbligata. Non solo perché offrono un facile rifugio contro le avversità del mercato, ma anche perché negli ultimi 27 anni hanno prodotto profitti che hanno regolarmente superato quelli dello S&P 500. Secondo il Center for Responsive Politics, un think tank di Washington, l’opinione di von Rumohr trova un certo consenso anche tra i congressisti Usa, visto che 151 di loro hanno investito quasi 200 milioni di dollari in aziende come la Raytheon, la Norrhrop Grumman e la Lockheed Martin. L’investimento gli ha reso 62 milioni di dollari in meno di due anni e, esprimendo il loro evidente compiacimento, i parlamentari statunitensi tra il 2004 e il 2006 hannoaumentato il loro coinvolgimento del 5 per cento. «Altro che S&P 500, negli ultimi-otto anni abbiamo registrato una crescita gigantesca», afferma Scott Sacknoff manager dello Spade DefenseJndex, un indice che misura l’andamento del settore difesa, «e, dati gli impegni bellici del nostro Paese, questo trend rimarrà invariato fino alla fine del 2018».

Il boom della difesa è sostenuto da stanziamenti governativi per le spese militari che solo nel 2008 hanno superato i 600 miliardi di dollari ed è di carattere generale. Non sono infatti solo le grandi aziende come Boeing, Generai Dynamics, Honeywell, e Bae Systems, che producono armi pesanti e sistemi bellici complessi, che se ne stanno avvantaggiando. Anche le compagnie più piccole come la Alliant Techsystems e la Harris Corporation si stanno arricchendo. La prima, che produce i proiettili usati dalle truppe americane, dal 2001 ha registrato tre frazionamenti del titolo, mentre la seconda, che produce le radio in dotazione alle unità americane in Iraq e Afghanistan, ha visto il suo titolo triplicare dall’inizio della guerra.

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Ricordo che la banche sono pesantemente implicate nel traffico di armi, e chi non volesse più, seppure involontariamente, appoggiare questa situazione, trova l’alternativa in Banca Etica, di cui parlo diffusamente nella mia sezione “Finanza Etica“.

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Rifugiati, il dramma della ricerca dei propri Affetti

Pubblicato da giannigirotto su 24 marzo 2011

Vorrei dare il mio piccolo contributo nella diffusione di questo strumento, il sito Internet Refugees United, che è nato e lavora unicamente per aiutare quei milioni di persone (l’ONU ne stimava 37 milioni nel 2009, ma sono stime molto, molto prudenti…) che, sono in fuga dai loro Paesi di origine perlopiù per situazioni di guerra, vuoi civile vuoi internazionale, sfruttamento, carestia ecc. ed hanno perso completamente i contatti con i loro affetti più cari, insomma non ne hanno più notizie da mesi, anni…

E’ un dramma apocalittico, di fronte al quale le nostre situazioni personali assumono una rilevanza diversa, certamente più ridimensionata. Difatti anche nelle nostre situazioni più gravi, ben difficilmente arriviamo al punto di perdere del tutto i contatti con la nostra famiglia, i figli, i fratelli, il marito/moglie, gli amici più cari, e perderli nel senso più assoluto del termine, cioè non avere nessuna notizie di loro, non sapere se sono ancora vivi, in che Nazione si sono rifugiati, da dove partire per cercarli… un dramma che ti fa provare ogni giorno un angoscia indicibile, perchè ancora maggiore di una perdita definitiva è il dolore che provoca il non sapere nulla del destino dei propri cari…

Anche in questo caso la tecnologia Internet e l’altruismo di un pugno di normali cittadini hanno permesso la creazione di uno strumento estremamente importante ed efficace per tentare di risolvere molte situazioni drammatiche.  Si tratta quindi di un sito che gestisce una propria banca dati (database) nel quale i rifugiati possono registrarsi in maniera totalmente anonima (perchè il pericolo più grave è quello delle ritorsioni sui familiari) e quindi cercare/farsi cercare  i/da  propri familiari, attraverso l’inserimento di notizie e dettagli noti solo a loro.

Come sempre il primo passo da compiere è diffondere la notizia sull’esistenza di tale strumento, per cui vi invito, se volete, ad approfondire l’argomento leggendo l’articolo di Wired in versione italiana (molto stringato) e/o quello integrale nella versione inglese della rivista… e naturalmente a cliccare sul “mi piace” della relativa pagina Facebook di Refugees United

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Varie della settimana

Pubblicato da giannigirotto su 7 giugno 2010

Nasce www.vizicapitali.org

Fonte: Campagna per la riforma della Banca Mondiale

Dove vanno i soldi che affidiamo alla nostra banca?
13 banche sotto la lente, per scegliere in modo consapevole

Quanto investono le banche nella distruzione delle risorse vitali del pianeta? Qual è il loro coinvolgimento nel commercio di armi? Quanto è diffusa la loro presenza nei paradisi fiscali? A queste e ad altre domande vuole rispondere il sito www.vizicapitali.org, promosso da una rete di associazioni, riviste e organismi della società civile, per fare luce sulle responsabilità delle banche nei processi di impoverimento e di erosione dei beni comuni.
Sotto i riflettori le prime dieci banche italiane per attivi investiti e 3 istituti “atipici” (Banca Etica, Credito Cooperativo e Banco Posta) in relazione a sette indicatori: armamenti, impatto sociale, impatto ambientale, paradisi fiscali, tutela del risparmiatore, energia nucleare e privatizzazione dei sistemi idrici.

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Anche il Financial Times se ne accorge….

Anche il celebre giornale Inglese si accorge che le spese militari Statunitensi sono mostruose (un budget “minimo” di oltre un milione di miliardi di lire all’anno), e che gli unici a guadagnarci sono le industrie produttrici con tutto il loro codazzo di politici lobbisti…..

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Il punto di Eugenio Benetazzo

Purtroppo, uno a uno, i nodi stanno venendo al pettine, ed aver nascosto la polvere sotto il tappeto per tutti questi anni non ha certo risolto la situazione. Ora io non sono competente in Economia e finanza, e quindi non posso nè confermare nè smentire Benetazzo, mi limito a segnalare questo suo articolo…

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Indispensabili: Bob Geldof – Tutto qui?

Pubblicato da giannigirotto su 16 febbraio 2010

Sono particolarmente lieto di poter inserire un estratto di questo libro nella mia sezione “Indispensabili“.

Bob Geldof è per me un modello a cui ispirarsi, magari non totalmente nel carattere alcune volte non proprio d’etichetta, ma certamente nella profonda etica, onestà e mancanza di ipocrisia che lo contraddistingue.

Questo libro (titolo originale “Is that it?”), più precisamente la sua seconda parte, descrive gli avvenimenti che hanno inizio verso la fine del 1984 e per circa i due anni successivi.

Bob Geldof era allora un cantante di un gruppo pop che aveva avuto un discreto successo internazionale negli anni appena precedenti, ma in quel periodo si trovava in crisi. Una sera vide un drammatico servizio della BBC sulla apocalittica situazione umanitaria in Etiopia…..e decide che non può mettere a tacere la sua coscienza semplicemente donando un po’ di soldi. Decide che deve donare un po’ di sè stesso, del suo tempo, del suo talento, di quello che riuscirà a fare…..quello che inizialmente parte come un piccolo progetto per fare un disco assieme ad altri cantanti Inglesi (Do they know it’s christmas’ time – Band Aid) , da vendere per beneficenza, diventa con il passare delle settimane prima, e dei mesi poi, il più grande evento che la storia della solidarietà umana ancora conosca….il megaconcerto LIVE AID.

E’ la storia esaltante di come una ferrea volontà unita ad un altruismo smisurato riescano a coinvolgere ed unire gli artisti, i produttori, tutto il mondo che gira intorno alla musica e ai mass-media, verso un risultato che per un’instante tocca l’utopia.

Ma non si tratterà solo di beneficenza fine a sè stessa…..pur essendo questo l’obiettivo e il movente iniziale che spinge Geldof assieme ad un nutrito gruppo di altre splendide persone a dedicarsi anima e corpo all’organizzazione del disco prima, del concerto poi, e alla gestione postuma dell’enorme cifra raccolta infine, Geldof si renderà conto che l’operazione più importante a cui vuole contribuire sarà quella di sollevare il velo sopra un’enorme sistema di ingiustizie politiche e sociali che condannano l’Africa ad un destino di miseria imposta.

Questa storia va letta da una parte perchè è esaltante, positiva al massimo. Ti riconcilia con il genere umano vedere come sia stato possibile mettere da parte le rivalità e le incomprensioni personali per contribuire alla riuscita di un bene comune più importante, in un impeto di sano entusiasmo ed puro altruismo difficilmente ritrovabili. Dall’altra parte per capire una volta di più l’ipocrisia di una grande parte del mondo politico e delle lobbies economiche che dominano il mondo “legalmente” mediante la determinazione di politiche commerciali progettate per mantenere l’Africa una “vacca da mungere” e nient’altro.

Personalmente ho letto questa storia molte volte, spesso per tirarmi su il morale e ricevere un’iniezione di fiducia da una parte, ed una lezione di moralità dall’altra.

Io non posso che esortarvi di cuore a leggerlo, credo sia davvero molto, molto importante, e spero accolgano il mio invito sopratutto i più giovani, in modo capiscano che vi sono ancora dei modelli a cui guardare. Sono convinto che se riuscirete a trovare il tempo per iniziare a leggerlo, non vi fermerete tanto presto, ed alla fine ringrazierete il cielo per aver potuto conoscere questa storia e quest’uomo……

Buona lettura!

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Una domanda sorge spontanea…..

Pubblicato da giannigirotto su 26 giugno 2009

Negli ultimi giorni i telegiornali e i massmedia di tutto l’occidente stanno parlando moltissimo, a ragione, dei gravi fatti che accadono in Iran.

Dico che ne parlano a ragione perchè naturalmente qualunque sia la situazione, l’uso della repressione e della violenza in ogni sua forma è totalmente da condannare.  Ed è altresì evidente che in qualsiasi nazione la democrazia, il popolo, la maggioranza, dovrebbe essere sempre in grado di determinare il proprio percorso di vita sociale.

Ma una domanda mi sorge spontanea: ammesso e non concesso che effettivamente la democrazia sia in pericolo in IRAN, come mai le Nazioni sviluppate ci tengono così tanto a divulgare la notizia, mentre tacciono colpevolmente situazioni similari ed anzi ben più gravi che durano da moltissimi anni in tante altre parti del mondo? Perchè tanto interesse per l’Iran? Dov’erano i massmedia durante il massacro in Ruanda che causò due milioni di morti in poche settimane? Dove sono i massmedia oggi che in Sudan, nella regione del Darfur vi è una guerra civile in corso che causa centinaia di morti al giorno? Perchè tacciono sulla guerra in Colombia tra i narcotrafficanti ed il governo? E in Zimbabwe? anche lì c’è una situazione disperata dovuta proprio alle elezioni presidenziali dello scorso anno, eppure nessuno ne parla………  e in Birmania/Myanmar, in cui c’è un premio nobel per la pace agli arresti domiciliari da 20 anni e un Paese intero soggiogato da una dittatura militare? E la Cina? lì non esiste neppure la possibilità di scendere in piazza a contestare, la strage di piazza Tiananmen non solo è rimasta totalmente impunita, ma è stata dimenticata, anche e sopratutto da quei stessi massmedia che adesso assurgono a difensori della democrazia in Iran…..e la lista potrebbe continuare purtroppo molto, molto a lungo …… ma dove sono in tutti questi casi i massmedia?

Forse che l’Iran è diverso perchè possiede ingentissime riserve di petrolio? forse……..Gianni Girotto

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I miei “Credo” – armi, eserciti, spese militari

Pubblicato da giannigirotto su 28 maggio 2009

Credo che il livello di sviluppo e civiltà di una nazione sia inversamente proporzionale al livello delle spese che la stessa sostiene in ambito militare.

Se è certamente vero che non viviamo in un mondo idilliaco e pacifico, e quindi si deve essere preparati anche a difendersi, è altrettanto vero che una nazione civile, sviluppata ed industrializzata ha un tessuto di relazioni ed accordi con altre nazioni che la rendono molto più difficilmente attaccabile rispetto ad una nazione povera, con un regime dispotico e con poche relazioni internazionali sane.

Non è certamente un caso che sia ancora una volta l’Africa povera a detenere il record dei conflitti armati, siano essi interni e/o non ufficiali che esterni e “formalizzati”.

Credo che se il denaro speso nel settore militare venisse speso per costruire scuole, ospedali, acquedotti, pozzi, ponti, insomma infrastrutture civili, vero antidoto alla guerra, semplicemente non vi sarebbe più biogno di un settore militare, perchè tutti avrebbero di che vivere in pace. Se pensiamo infatti che sia una cifra spropositata quei 800 miliardi di dollari che il Governo USA sta attualmente impiegando per sostenere l’attuale crisi finanziaria, proviamo a riflettere sul fatto che OGNI ANNO i governi mondiali spendono 1.200 miliardi di dollari in armamenti.

Credo che la lobby dei costruttori di armi sia mostruosamente forte, e generi guadagni immensi per i soliti affaristi senza scrupoli che non hanno rispetto della vita umana.

Non è certo un caso che un gran numero di parlamentari USA abbia investito cifre cospicue nelle aziende che producono armamenti.

Mi si obietterà che quella militare è un industria che crea posti di lavoro e tecnologia, ma cosa vuol dire? anche l’industria non bellica crea posti di lavoro e tecnologia, con la differenza che i suoi prodotti, se usati, non seminano morte, distruzione e sofferenza, ma vita, sviluppo ed energia. Credo quindi sia molto più opportuno investire direttamente nelle tecnologie sulle energie rinnovabili, sulle tecnologie mediche, sulle tecnologie edili, sulle tecnologie dei trasporti, sulle tecnologie agricole, dell’industria alimentare, ecc. ecc. ecc. Queste sì sono spese che rendono la società migliore. E non voglio nemmeno entrare in campo religioso, tanto il risultato in questo caso mi sembra scontato.

Credo che, dalla fine della 2a guerra mondiale in poi, la vera ragione della maggior parte delle guerre sia stata il desiderio di impadronirsi delle risorse naturali della nazione in cui si svolgono i combattimenti. Ma in questi casi non si va ad aggredire direttamente la nazione, ma si finanziano e si fomentano i disordini e i contrasti interni, per far si che agli occhi distratti dell’opinione pubblica si sia in presenza di una guerra civile interna. E così si possono barattare la fornitura delle armi alle parti contrapposte, in cambio delle materie prime agognate, o comunque della “protezione” alle attività di estrazione.

In tal modo si accontentano le lobby dei produttori di armi, che possono vendere a caro prezzo i loro prodotti seminatori di morte, e le lobby industriali che vedono garantita la fornitura di materie prime a costo molto basso, solitamente molto più basso del vero costo industriale.

Insomma, la guerra vista e gestita semplicemente come uno strumento di business. Dall’altra parte, proviamo ad immaginare le tangenti e i regali che possono circondare la fornitura di tali materiali agli eserciti nazionali……se un singolo aereo costa un centinaio di milioni di euro, possibile che possa essere un problema un “regalino” di un milioncino al politico di turno che ne ha “agevolato” l’approvazione dell’acquisto?…

Insomma, un piccolo esercito specializzato di professionisti ci vuole, ma non occorre spendere cifre spropositate. L’anno scorso l’Italia ha speso 40 miliardi di Euro, la Finlandia 4. Eppure la vastita del territorio da difendere è simile…….

Concludo con un immagine: immaginate un singolo aeroplano “cacciabombardiere”: costa appunto circa un centinaio di milioni di Euro; immaginate 500mila tonnellate di grano (difficile immaginarle, comunque circa un capannone di 170×170 metri di lato ed alto 20): costano un centinaio di milioni di Euro; quale delle due garantisce maggiormente la pace tra le genti? Gianni Girotto

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I miei “Credo” – Ricchi & Poveri

Pubblicato da giannigirotto su 1 maggio 2009

Scrivo questo “Credo” solo adesso perchè mi sembra persino troppo banale, ma credo sia giusto che per completezza lo dichiari ugualmente.

Credo che le Nazioni ricche stiano saccheggiando quelle povere. Meglio ancora credo che, da parecchie decine di anni ormai, i gruppi di potere, nazionali o multinazionali che siano, le grosse concentrazioni di capitale, ora appannaggio anche di gruppi di persone cinesi, russe, etc, lavorino com’è logico per mantenere e rafforzare la loro posizione dominante, con ogni mezzo, violento o subdolo che sia.

Questo significa concretamente, per esempio, bruciare o disboscare la foresta amazzonica per lasciar spazio al proprio bestiame da pascolo, estrarre petrolio e più in generale qualsiasi altra materia prima (carbone, ferro, nichel, cobalto….) senza far partecipare la popolazione locale alla distribuzione del reddito ricavato, ma anzi sfruttando la manodopera locale sottopagandola, e molto spesso fomentando più o meno segretamente conflitti locali per avere una situazione generale di confusione che consenta una gestione più “giustificata” della situazione, o molto più “semplicemente” sfruttando l’abbondanza di manodopera locale a bassissimo costo per produrre le merci, siano queste agricole come le banane, il cacao o la gomma, o industriali come vestiti, giocattoli, prodotti elettronici ecc. ecc.., che verranno poi esportate verso i Paesi che se le possono permettere. Stessa cosa dicasi per gli allevamenti di bestiame in Brasile e Argentina, le cui carni non sono assolutamente consumate dalla popolazione locale ma sono esportate principalmente verso USA e Europa.

Tutto quanto sopra si riassume con la parola “neocolonialismo”, una forma di dominio molto più devastante e subdola della precedente, in quanto formalmente il Paese-oggetto è libero, ma in realtà è schiavo di un dominio mantenuto con la corruzione, il finanziamento dei gruppi armati locali, pagati per mantenere una situazione di guerra civile, la negazione dei diritti dei lavoratori di far crescere i loro figli dando loro un educazione che li strappi da questo circolo vizioso, e la negazione di ogni forma di credito verso le classi meno abbienti.

Giusto per fornire una conferma “ufficiale” di quanto sopra, riporto un articolo del numero di Giugno 2010 della rivista “Valori” edito dal gruppo di Banca Etica, che appunto riporta pari pari questa situazione (clicca sull’immagine per ingrandirla, e poi un ulteriore click la ingrandisce ulteriormente).

Credo siano concetti ormai molto diffusi, e chiunque abbia frequentato ONG o volontariato in generale li avrà certamente già assimilati, sono sicuro quindi di essere in ottima e numerosa compagnia, e credo altresì che ognuno di noi che sia convinto di queste verità debba dichiararle apertamente, così sarà più facile conoscerci ed unirci. Per tutti comunque l’invito è quello di AGIRE anzichè semplicemente subire e attendere che siano gli altri a cambiare le cose. Cose che si possono fare ve ne sono molte, le più significative le ho raggruppate in un apposita sezione; AGISCI.Gianni Girotto

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Ronde Padane o Ronde della Carità?

Pubblicato da giannigirotto su 21 aprile 2009

Fonte: Tera e Aqua – Aprile 2009 – Autore: Mao Valpiana   WWW.SERVIZIOTAXI.ORG servizio taxi pordenone conegliano treviso

Verona: capitale morale della Lega. La città del sindaco sceriffo e dei pestaggi fascisti. La città dove un giovane muore massacrato per mano nazista e dove è vietato mangiare kebab per strada……….La città delle ronde padane….

 

Ma a Verona, da tanti anni, molto prima del vigente regime populista-leghista-fascista, ogni sera scende in campo una vera ronda. È la “Ronda della Carità”. Un furgone, con quattro volontari, che dalle dieci di sera a notte fonda, gira per il centro e per i quartieri, portando una tazza di té caldo, un pasto, una coperta, e una parola di conforto a chi ne ha bisogno. Sono circa un centinaio le persone senza fissa di­mora che ogni notte ricevono umanità, concreta solidarietà, aiuto morale e fisico, dai volontari della Ronda. Si tratta di un’iniziativa prlvata, del tutto volontaria, apartitica e aconfes­sionale. Alcuni ristoranti forniscono gratuitamente i pasti. La San Vincenzo fornisce vestiti e coperte. Decine di giovani si organizzano per i turni, Questa è la ronda che mi piace, quella che riscatta l’intera città.

Ora in città abbiamo due tipi di ronde. Quelle che cercano il clandestino o il barbone per cacciarlo, per denunciarlo, per far­lo sparire dal contesto urbano, e l’altra ronda, quella della ca­rità, che i barboni va a scovarli negli anfratti più nascosti, per fornire loro ciò di cui hanno bisogno per un minimo di confor­to, per vincere il freddo dentro e fuori di loro. Per farli sentire accolti, per riconoscerli come figli di questa città.

Ci sono ronde ostili e ronde amiche.

Il pacchetto sicurezza varato dal governo è odioso perché legittima le ronde che i barboni temono.

Ma il vero pacchetto sicurezza i cittadini-barboni lo tro­vano nella ronda della carità, che ogni sera arriva con il suo carico di umanità.

La Ronda della Carità è l’antidoto alle ronde del sindaco. La Ronda della Carità ci dice che ancora c’è speranza. La Ronda della Carità è il punto da cui Verona può ritrovare se stessa. 

 

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Questo post è solo un anticipo  di un qualcosa di più corposo che sto cercando di preparare, visto che l’argomento che sottende è estremamente ampio e importante, per cui vorrei enuclearlo su un altro mio “Credo”.

Nel frattempo però, avevo piacere di pubblicare tale articolo e farci un paio di ragionamenti ad alta voce, tanto per auto-prepararmi all’argomento……

Io credo che la “Ronda della Carità” sia cosa buona e giusta. Però, se la “Ronda Padana” avesse come scopo la protezione della città, senza fare la caccia ai barboni o agli extracomunitari, la riterrei giusta egualmente.

E cerco di spiegarmi meglio, ricordando ai leghisti, ed a qualsiasi altro xenofobo, che se la frutta e la verdura costano poco, è anche perchè vi sono gli extracomunitari che lavorano in nero in meridione nell’settore agricolo, con paghe da fame; e  non solo lavorano sottopagati nell’agricoltura, ma anche nell’industria e nell’artigianato; quindi una parte del nostro benessere la dobbiamo a loro. Di più vorrei ricordare sempre agli xenofobi, che moltissimi extracomunitari che arrivano in Italia, sono dei disgraziati che fuggono dal loro Paese in rovina, e che tale Paese è molto spesso sfruttato, direttamente o indirettamente, dalle nazioni sviluppate, tra cui anche l’Italia, sia a livello di risorse minerarie, che agricole. Molto spesso è un Paese che soffre tremendamente per la restituzione degli interessi sul debito contratto più di 30 anni fa, dopo la crisi petrolifera del ’74. Per chi non lo sapesse infatti a quei tempi i Paesi sviluppati prestarono molti soldi ai Paesi poveri, con tassi d’interesse inizialmente bassi, ma che salirono poi moltissimo, tanto che la maggior parte dei Paesi che contrassero debiti a quel tempo, non riesce neppure, ogni anno, ancora oggi, a pagare nemmeno gli interessi, così che paradossalmente il debito continua a crescere. I governi locali così si trovano a non avere risorse economiche per lo sviluppo del Paese, in quanto strozzati dal debito, e così la povertà dilaga.

Il discorso sarebbe ancora lungo, ci dedicherò un post specifico, ma ribadisco semplicemente che molti di quei poveri che arrivano sulle nostre coste li abbiamo creati noi, o meglio la politica degli ultimi 50 anni dei Paesi ricchi.

 

D’altronde non voglio dire che il cittadino italiano non abbia diritto di difendersi dalla criminalità, nazionale o straniera che sia. Per cui se gruppi di cittadini si autorganizzano per vegliare nottetempo sulla città, questo è un sacro diritto costituzionalmente garantito, e non sarò certo io ad oppormi. Però come ho anticipato, deve rimanere un azione difensiva, e non una caccia a chi è in difficoltà con l’obiettivo di metterlo in galera o espellerlo. Anche perchè, non lo auguro a nessuno, ma cari rondisti, tutti possiamo diventare barboni, basta un licenziamento e qualche spesa imprevista, e si può cadere in disgrazia velocemente (basta leggere i dati ISTAT). A quel punto, quale ronda vorreste incontrare voi?

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Della serie “Catastrofi in corso”

Pubblicato da giannigirotto su 9 aprile 2009

Mi rendo conto che il terremoto in Abruzzo ci tocca molto da vicino, ma almeno l’opinione pubblica si è mobilitata e gli aiuti stanno raggiungendo le zone colpite. Inoltre, prevedibili o no, i terremoti semplicemente non si possono evitare. Le guerre invece sì, si possono evitare, quindi  credo non si debbano dimenticare tante altre catastrofi che proseguono giorno dopo giorno nell’indifferenza generale.  

In questo caso la catastrofe è iniziata addirittura 26 anni fa, nello Sri Lanka, dove dal 1983 va avanti un conflitto che oppone le Tigri per la liberazione della patria Tamil (Ltte) al governo centrale. 

Già lo scorso maggio il conflitto si era intensificato in Wanni, regione nordorientale del paese. All’inizio del 2008 si è verificata una recrudescenza degli scontri e a pagarne le peggiori conseguenze è stata la popolazione inerme. 

Attualmente decine di migliaia di persone sono intrappolate nelle cosiddette “zone di sicurezza”, mentre gli scontri tra l’Ltte e l’esercito dello Sri Lanka sono aumentati. 

Amnesty International ha ricevuto informazioni attendibili secondo le quali l’Ltte ha organizzato trasferimenti di civili verso la regione di Wanni, sotto il proprio controllo, tenendo di fatto queste persone come ostaggi e usandole come “cuscinetto” per contrastare l’offensiva dell’esercito dello Sri Lanka, violando così il diritto umanitario. 

Secondo la maggior parte degli osservatori indipendenti, tra 150.000 e 200.000 civili sarebbero così rimasti intrappolati in una zona dove sono in corso aspri combattimenti. L’Ltte avrebbe anche aperto il fuoco contro civili che cercavano di fuggire. 

Il governo dello Sri Lanka ha fatto del suo per aggravare la situazione, impedendo l’accesso degli aiuti umanitari in una regione nella quale non rimane più alcuna struttura ospedaliera in funzione. 

L’incubo, per le persone che riescono a fuggire dalle zone controllate dall’Ltte, prosegue quando arrivano nelle zone controllate dalle forze governative: ai posti di blocco dell’esercito e nei cosiddetti “villaggi per gli sfollati” vengono effettuati controlli selettivi, che terminano col respingimento o con la detenzione a tempo indeterminato di numerose persone di etnia Tamil. Questi “villaggi per sfollati”, inoltre, sono sovraffollati, non hanno servizi e risultano fortemente militarizzati.

Se queste e altre tragedie ti stanno a cuore, firma gli appelli di Amnesty International.

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