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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archivio per la categoria ‘ITC’

Grandi industrie = grandi sfruttamenti

Pubblicato da giannigirotto su 27 marzo 2012

Ho già scritto nei miei Credo che in generale i Paesi ricchi stanno derubando i Paesi poveri… ho poi messo a disposizione come prove documentali le indagini di  Altroconsumo relative alla produzione/commercio di una serie di beni…

Vorrei ora aggiungere il contributo di un Associazione Statunitense che ha preparato il seguente pannellone che registra l’inquietante situazione legata alla produzione di apparecchi elettronici come computer, cellulari, televisioni… è scritto in lingua inglese ma i termini sono abbastanza noti, purtroppo la sostanza non cambia e conferma pesantemente e decisamente come il nostro benessere sia in gran parte fondato sullo sfruttamente di manodopera a bassissimo costo e sulla generale noncuranza ai pesanti danni ambientali che le lavorazioni industriali comportano, con conseguente sversamento e dispersione di notevoli quantità di inquinanti tossici nell’ambiente circostante, e quindi in breve alla catena alimentare dei prossimi pomodori che mangeremo…   :-(

Provided by: MastersDegree.net

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Come in altre occasioni, vi ricordo che se volete AGIRE per contribuire a porre fine a queste grandi ingiustizie, modi efficaci ve ne sono diversi, ed in questa pagina ne ho elencati alcuni… provare per credere!

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Copiare fa bene, se è dal Brasile è meglio…

Pubblicato da giannigirotto su 15 marzo 2012

Riporto di seguito un articolo tratto dall’ultimo numero di Wired. Credo non ci sia bisogno di molti commenti. Quello che stanno facendo in Brasile, cioè sfruttare le moderne tecnologie informatiche per una serie di servizi a vantaggio della Comunità, dovrebbe essere la normalità per qualsiasi Governo che voglia effettivamente il benessere dei suoi cittadini… dovrebbe appunto…

In particolare vi rimando alla parte dell’articolo in cui viene evidenziato che tutti i cittadini avranno libero accesso a tutti i dati relativi a qualsiasi Ente che riceva finanziamenti pubblici… dovrebbe essere ovvio, no?…

E che dire di usare l’informatica per calcolare automaticamente le tasse ed incentivare l’emissione di fatture anzichè il “nero”…?

Vabbè, leggete voi stessi e giudicate, poi se lo ritenete opportuno fatelo leggere anche ai vari Amministratori comunali, provinciali, regionali e perchè no, nazionali, potrebbero persino essere d’accordo…

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Dalle parole ai fatti – Class Action – Intesa San Paolo

Pubblicato da giannigirotto su 20 gennaio 2012

Credo che noi tutti vorremmo un sistema bancario più onesto e conveniente…

Ma tra il dire e il fare si sa…

Vorrei pertanto ricordare, a beneficio di coloro che non ne fossero a conoscenza, che l’associazione di consumatori Altroconsumo ha aperto una causa collettiva, appunto una cosidetta class action, contro Intesa San Paolo, colpevole di aver ingiustamente addebitato commissioni di scoperto di conto ai propri correntisti in rosso dopo il 15 agosto 2009. . .

Quello che chiede Altroconsumo è il risarcimento dei costi illeciti fatti pagare ai correntisti di Intesa Sanpaolo: si tratta di spese, come la “Commissione per scoperto di conto (Csc)”, fatte pagare dalla banca sui conti non affidati, vale a dire i conti ai quali, al momento dell’apertura, non è concesso un fido. Spese che sono state introdotta dalla banca in sostituzione delle commissioni di massimo scoperto abolite per legge nel 2009.

Questo breve articolo pertanto vuole sottolineare come vi siano dei soggetti che stanno cercando di mettere in pratica quello che dovrebbe essere un principio basilare della vita civile, e cioè il fatto di poter chiamare in causa collettivamente anche quelle grandi/gradissime aziende che normalmente un privato cittadino non si sognerebbe mai di combattere da solo. Quindi anche se in Italia tale importantissimo strumento è stato creato estremamente “handicappato”, ciònonostante alcune cose si possono fare ugualmente, e difatti Altroconsumo ha in piedi anche altre “class action”, in particolare:

- RAI – violazione del contratto di servizio pubblico…

- Tariffe allineate traghetti Sardegna. Class action Altroconsumo

Altroconsumo naturalmente non è l’unica Associazione ad utilizzare tale strumento, la mia vuole essere solo una segnalazione a scopo divulgativo, dal momento che su tale argomento c’è ancora moltissima disinformazione.

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Dalle parole ai fatti – Class Action – RAI

Pubblicato da giannigirotto su 9 novembre 2011

Credo che tutti noi vorremmo una televisione pubblica efficente, imparziale, precisa, neutrale…

Ma tra il dire e il fare si sa…

Vorrei pertanto ricordare, a beneficio di coloro che non ne fossero a conoscenza, che l’associazione di consumatori Altroconsumo ha aperto una causa collettiva, appunto una cosidetta class action, contro la RAI, colpevole di aver l’anno scorso interrotto ingiustamente un servizio pubblico di informazione. Altroconsumo ha ricevuto una manifestazione d’interesse da parte di 54.000 italiani per procedere collettivamente contro la RAI, è quindi ha agito di conseguenza.

Questo breve articolo pertanto vuole sottolineare come vi siano dei soggetti che stanno cercando di mettere in pratica quello che dovrebbe essere un principio basilare della vita civile, e cioè il fatto di poter chiamare in causa collettivamente anche quelle grandi/gradissime aziende che normalmente un privato cittadino non si sognerebbe mai di combattere da solo. Quindi anche se in Italia tale importantissimo strumento è stato creato estremamente “handicappato”, ciònonostante alcune cose si possono fare ugualmente, e difatti Altroconsumo ha in piedi anche altre “class action”, in particolare:

- Costi illeciti per correntisti in rosso. Il giudice dice sì a class action Altroconsumo contro Intesa Sanpaolo

- Tariffe allineate traghetti Sardegna. Class action Altroconsumo

Altroconsumo naturalmente non è l’unica Associazione ad utilizzare tale strumento, la mia vuole essere solo una segnalazione a scopo divulgativo, dal momento che su tale argomento c’è ancora moltissima disinformazione.

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Vogliamo risparmiare sulla telefonia mobile?

Pubblicato da giannigirotto su 22 maggio 2011

(articolo inserito nella sezione “Risparmio“) Ed il sottotitolo potrebbe essere “Ed informarci meglio?”, ma andiamo con ordine: chi tra di voi ha superato gli “anta” si ricorderà sicuramente dell’”esplosione” dei fax… un apparecchio estremamente semplice che consentiva di trasmettere il contenuto dei fogli cartacei… una splendida invenzione che però postulava una necessità molto semplice, e cioè che il destinatario della nostra comunicazione avesse anch’egli il fax…ovvio… ma i vantaggi erano talmente evidenti che la diffusione fu rapidissima e praticamente capillare…

Oggi, anzi da un bel pezzo ormai, abbiamo una potenziale evoluzione estremamente maggiore, ma stentiamo ad usarla… e si tratta della possibilità di comunicare tra di noi via Internet anche fuori dalla casa/ufficio.

Infatti o mediante le chat (Google Talk, MSN Messanger,  ICQ….) i social network (Facebook e Twitter…), i programmi per la comunicazione a voce (Skype e  altri…) e la classica ma sempre validissima posta elettronica, abbiamo a disposizione moltissimi “canali” comunicativi potenzialmente sempre aperti… Ma anche in questo caso si postula una necessità come per il fax, e cioè che anche il nostro destinatario sia collegato (in quel momento) ad internet, altrimenti ciccia, il nostro messaggio non giungerà a destinazione, o giungerà solo in un secondo momento, ovvero quando il nostro interlocutore si collegherà.

Per fare ciò fuori da casa/ufficio come dicevo, è naturalmente necessario possedere un dispositivo “mobile” in grado di “navigare” in internet, dispositivo che può essere un cellulare o preferibilmente uno smartphone, o al limite un tablet, e di un contratto con un operatore telefonico mobile che consenta l’accesso ad Internet, con dei costi che permettano di rimanere collegati diciamo se non 24 ore su 24, almeno dalla 7 di mattina a mezzanotte, giusto fare una media…

Come sempre sarà il mercato, cioè anche noi, a decidere la direzione da seguire. In questo momento le condizioni sono così così, nel senso che 3 ha un offerta che per 5 euro al mese consente di rimanere praticamente sempre connessi con un utilizzo sostanzialmente “comunicativo” (no film, no “scaricamenti”…), TIM ha un offerta peggiore, 8 euro al mese, niente VOIP… Wind ha una copertura scarsina e quindi non mi informo nemmeno sui prezzi… ed in ogni caso non mi dilungo perchè la situazione muta velocemente e fra qualche mese spero che tali offerte siano superate in meglio da qualcuno degli operatori.

Ma attenzione, il discorso si complica un pochino perchè gli operatori di telefonia mobile (per esempio TIM, ma anche 3), che sono perfettamente coscienti della “concorrenza” che Internet esercita nei loro confronti, spesso si tutelano o esplicitamente non consentendo l’utilizzo per esempio del VOIP (Voice over IP – voce tramite internet) o “rovinando” la trasmissione in tale eventualità (sono in grado di farlo automaticamente), o con altri sistemi di “boicottaggio”, vuoi tecnico o vuoi tariffario.

Per fortuna ci sono un paio di fattori che giocano a favore del consumatore:

- da un lato tutti coloro che hanno la famosa ADSL in casa, possono tranquillamente predisporre la propria personale rete domestica “wireless” (senza fili, ormai tutti gli operatori ti danno come standard un apparecchio già predisposto), e utilizzarla appunto anche con i gli smartphone e i tablet per comunicare con il mondo esterno, quindi anche qualsiasi altro dispositivi collegato ad Internet. E quindi senza spese ulteriori alla tariffa che paga l’ADSL, ecco che posso comunicare con tutti gli altri dispositivi collegati…

- d’altro lato sempre più esercizi commerciali, bar, alberghi, piazze, comuni ecc. stanno offrendo l’accesso gratuito sempre mediante la tecnologia “wireless”, e pertanto in molti luoghi ci si può collegare “a scrocco” (tra l’altro ormai tutti gli smartphone sono sufficentemente “intelligenti” per “annusare” quando vi è una rete wireless a cui collegarsi, e si possono impostare che lo facciano automaticamente…). Rimando a questo articolo che riporta una serie di siti con le mappe dei punti di accesso wireless… e aggiungo il mio personale auspicio che tutti i gestori di esercizi pubblici e privati si mettano ad offrire gratuitamente tale servizio, lo stanno già facendo in molti e il risultato è maggiore gente che frequenta il locale, maggiore visibilità, maggiore fidelizzazione, insomma maggiori clienti…

Credo sia superfluo aggiungere che l’essere sempre “collegati” ad Internet non è solo comodo e risparmioso per le comunicazioni, ma è ovviamente un grande passo in avanti per quanto riguarda la quantità e qualità delle informazioni/notizie/approfondimenti/libri che voglio leggere… posso informarmi in treno, in autobus, posso ricevere in tempo reale i feed dei siti che preferisco… insomma tutto quello che prima facevo con il computer in casa o ufficio diventa… mobile…

Quindi ricapitolando Internet non serve solo per visitare siti, reperire informazioni, acquistare prodotti e servizi, prenotare alberghi, aerei e treni, ma serve e servirà sempre di più anche per scambiarsi messaggi testuali e dialogare a voce con i nostri amici…

Un’ultima cosa: per chi fosse troppo preoccupato dell’aspetto di “battere a macchina” insomma digitare messaggi e messaggini, ricordo che ormai è maturissima una ulteriore comodità che ancora relativamente pochi conoscono ed è la possibilità che offrono questi smartphone di “riconoscere la voce, infatti possiamo letteralmente dettare a voce i nostri messaggi e questi verranno riconosciuti con un margine di errore veramente bassissimo, cosa che ne rende veramente comodo l’utilizzo…

Buon Internet a tutti…

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Indispensabili: Nati per comprare – Introduzione

Pubblicato da giannigirotto su 5 maggio 2011

Innanzitutto il ringraziamento a Maria Antonietta, dalla Sardegna, che ha messo a disposizione di noi tutti il suo tempo per preparare questo lavoro, e che mi ha permesso gentilmente di inserire nella mia sezione Indispensabili gli estratti di questo libro di Juliet B. Schor, che tratta di uno dei grandissimi problemi dei nostri tempi: la pubblicità, ed in questa caso la sua sezione più subdola, quella rivolta ai bambini, che ovviamente non possono avere sviluppato dei sistemi di difesa che gli adulti hanno (o dovrebbero avere…)

Se una volta si poteva infatti dire che “La pubblicità è l’anima del commercio”, ora credo sia più corretto dire che “La pubblicità è la ruffiana del commercio”. Ecco quindi che occorre come sempre prendere coscienza, analizzare bene la situazione e AGIRE per cambiare le cose in meglio.

Il libro di Juliet B. Schor, economista e docente di sociologia statunitense, analizza le forme più o meno palesi della pubblicità rivolta ai bambini e ragazzi, diventati oggi attori e strumenti del consumismo: sono i nuovi consumatori, coloro che creano gli acquisti. Ma non si tratta di scelte consapevoli bensì indotte, spesso in modo subdolo o non immediatamente percepibile. La trasformazione dei bambini in consumatori ovviamente comporta una serie di problematiche.

L’autrice ha svolto colloqui e interviste con chi lavora nella pubblicità e nel marketing (incontrando spesso ovvie resistenze) e con genitori e bambini nell’arco di 3 anni, dal 2001 al 2003. Anche se in apparenza datata, la ricerca mostra chiaramente un fenomeno allora agli inizi negli USA e arrivato poi anche da noi e diventato globale, quotidiano, spesso non considerato nella sua reale portata.

Il libro permette di vederlo sotto un’altra luce e si conclude con alcune indicazioni utili per genitori e insegnanti per contrastarne gli effetti.

Capitolo 1. Introduzione

La società statunitense è fortemente consumista: tutto è grande (case, macchine, cibi) e in gran numero (vestiti, oggetti, elettrodomestici…). La pubblicità occupa tutti gli spazi pubblici: edifici, aeroporti, musei, scuole e campus universitari, anche i menu dei ristoranti.

La televisione, veicolo del consumismo e uno dei simboli della società moderna americana, è considerata responsabile della diminuzione dell’impegno civico, del declino della socializzazione quotidiana, dell’aumento della povertà.

Sono numerose le persone che negli USA rifiutano lo stile di vita consumistico, adottando scelte alternative, scegliendo di spendere meno, lavorare meno e vivere in modo più semplice: sono i cosiddetti “downshifter” (qui da noi vi è il “Movimento per la Decrescita Felice, ndr). Una ricerca precedente di Juliet B. Schor aveva rilevato un legame fra l’essere “downshifter” e avere pochi figli o nessun figlio: i bambini oggi sono “costosi” e spesso i genitori non riescono o non vogliono imporre uno stile di vita più parco ai propri figli.

Dalla sua nascita, il bambino occidentale è un bambino “commercializzato”, tutto quello che riguarda il suo arrivo e la sua crescita è interessato dal consumo: la cameretta, i mezzi di trasporto, gli alimenti, l’abbigliamento. I beni considerati “necessari” sono aumentati, e le scelte “obbligate” aumentano man mano che i bambini crescono. Inoltre, i prodotti sono sempre più costosi, da beni di consumo ordinari sono diventati delle necessità o degli “status symbol”.

I bambini sono perciò i nuovi consumatori corteggiati dalla pubblicità. Se prima (fino al dopoguerra) le pubblicità dei prodotti destinati ai bambini erano rivolte alle madri, oggi la pubblicità parla direttamente ai bambini (soprattutto dalla televisione che spesso i bambini guardano da soli), scavalcando il tramite dei genitori e in qualche caso creando delle contrapposizioni con essi. I bambini hanno sostituito le donne come motori degli acquisti (prima erano le donne che decidevano gli acquisti della famiglia) e sono il nuovo tramite: si parla a loro per convincere i genitori a spendere.

Purtroppo, genitori, insegnanti e pure le istituzioni non sempre percepiscono la portata dell’invasione della pubblicità e dell’ottica consumista nella vita quotidiana, non solo dei bambini e non solo nel breve termine. Molti adulti sono cresciuti con la televisione e pensano che si tratti di un fenomeno inevitabile e che non abbia risvolti drammatici. Ignorare il nuovo ruolo dei bambini come consumatori però crea un problema perché non si riesce a intervenire per arginare il fenomeno e i suoi effetti: il marketing agisce in modo sempre più audace e oggi il rapporto dei bambini con il consumo è molto stretto. Oltre alla TV, infatti, la pubblicità si è inserita negli spazi dove i genitori sono assenti: Internet e la scuola. Il rapporto pubblicitari/bambini è così forte che spesso i genitori hanno difficoltà a contrastarlo e ciò ha delle conseguenze nel rapporto genitori/figli.

Per capire i cambiamenti avvenuti nell’infanzia occorre superare la sua visione romantica da parte degli adulti, sviluppatasi a partire dal 20° secolo: da gruppo sociale considerato poco utile in una società generalmente povera, dedita al lavoro e alla fatica, i bambini diventano esseri preziosi, “puri e innocenti”. In realtà, i bambini sono esseri complessi e anche conflittuali; l’innocenza infantile è una proiezione degli adulti.

Inoltre, l’esperienza dell’infanzia è profondamente cambiata: da spazio libero, del gioco e del tempo dilatato, all’aria aperta, a età delle pressioni e della competizione, in spazi chiusi, verso l’ideale del successo e in un eccesso di programmazione. Prima la vita quotidiana dei bambini era scandita da attività diverse: scuola, gioco, rapporti familiari, religione. Oggi il divertimento programmato (TV, giocattoli, tecnologia) ha riempito tutti gli spazi, sottraendoli alla socializzazione.

Si perde la dimensione della scoperta, l’immaginazione del futuro.

In più, i bambini oggi crescono più in fretta ed entrano prima nel mondo degli adulti: l’abbigliamento è spesso simile, i giochi classici dell’infanzia sono pressoché spariti, i bambini sono protagonisti di programmi televisivi, concorsi di bellezza, sfilate di moda sulla falsariga degli adulti, con una crescente erotizzazione dell’infanzia e un abbassamento della fascia d’età d’interesse per i pubblicitari → se prima erano i teenager, oggi sono i “tween”, i preadolescenti fra i 9 e i 13 anni.

Secondo una ricerca, il 70% dei tween USA desidera diventare ricco, il 61% famoso.

Contemporaneamente, sono aumentati i segnali di sofferenza dei bambini: ansia, obesità, scarsa autostima, disturbi psicosomatici, spesso curati con farmaci, come nel caso dei cosiddetti disturbi dell’iperattività. Aumentano i fenomeni di bullismo, anche fra le ragazze, e di dipendenza tecnologica.

Studi recenti hanno scoperto che le cause non sono le classiche “esterne”, come la separazione o divorzio dei genitori, i loro orari di lavoro, o la povertà, ma sono più profonde, legate al mutato mondo di bambini e ragazzi, dove domina un sentimento di alienazione, di mancanza di senso nelle cose, nel quotidiano, e un eccesso di consumo (di cibo e di cibo spazzatura, di tecnologia…) e dove purtroppo hanno fatto la loro comparsa alcool e droghe. Secondo l’esperto di marketing Martin Lindstrom, “la paura e le pressioni sono gli elementi che più caratterizzano la vita quotidiana dei tween”.

L’autrice è giunta alla conclusione che la “commercializzazione” abbia un ruolo notevole e ha voluto individuare le relazioni tra fenomeni preoccupanti quali l’obesità infantile, il cibo spazzatura, la violenza televisiva, l’aggressività infantile (spesso analizzati separatamente ma probabilmente collegati), ovviamente consapevole che si tratta di un tema complesso e comunque di origine non recente: anche nei decenni scorsi ci sono stati episodi di preoccupazione riguardo a prodotti destinati ai bambini (fumetti, cartoni animati, la Barbie, i videogiochi).

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Come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Esistono molti siti specializzati per aiutare i genitori a crescere ed educare al meglio i propri figli, ad esempio “Officina Genitori“… ve ne saranno sicuramente molti altri, il problema è sempre quello di verificare che dietro non vi siano soggetti imprenditoriali o che comunque hanno interessi  economici che gli fanno perdere l’imparzialità e la neutralità necessarie…

2) Nel mio piccolo ho già messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)

3) Esistono diversi Associazioni a tutela dei consumatori, di queste io conosco piuttosto bene “Altroconsumo” essendone socio, e una delle attività che viene svolta è la denuncia delle pubblicità ingannevoli e/o fuorvianti. Spesso tali pubblicità sono appunto rivolte ai bambini. Potete associarvi oppure semplicemente segnalare delle pubblicità che ritenete inadatte.

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Gianni G

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Rifugiati, il dramma della ricerca dei propri Affetti

Pubblicato da giannigirotto su 24 marzo 2011

Vorrei dare il mio piccolo contributo nella diffusione di questo strumento, il sito Internet Refugees United, che è nato e lavora unicamente per aiutare quei milioni di persone (l’ONU ne stimava 37 milioni nel 2009, ma sono stime molto, molto prudenti…) che, sono in fuga dai loro Paesi di origine perlopiù per situazioni di guerra, vuoi civile vuoi internazionale, sfruttamento, carestia ecc. ed hanno perso completamente i contatti con i loro affetti più cari, insomma non ne hanno più notizie da mesi, anni…

E’ un dramma apocalittico, di fronte al quale le nostre situazioni personali assumono una rilevanza diversa, certamente più ridimensionata. Difatti anche nelle nostre situazioni più gravi, ben difficilmente arriviamo al punto di perdere del tutto i contatti con la nostra famiglia, i figli, i fratelli, il marito/moglie, gli amici più cari, e perderli nel senso più assoluto del termine, cioè non avere nessuna notizie di loro, non sapere se sono ancora vivi, in che Nazione si sono rifugiati, da dove partire per cercarli… un dramma che ti fa provare ogni giorno un angoscia indicibile, perchè ancora maggiore di una perdita definitiva è il dolore che provoca il non sapere nulla del destino dei propri cari…

Anche in questo caso la tecnologia Internet e l’altruismo di un pugno di normali cittadini hanno permesso la creazione di uno strumento estremamente importante ed efficace per tentare di risolvere molte situazioni drammatiche.  Si tratta quindi di un sito che gestisce una propria banca dati (database) nel quale i rifugiati possono registrarsi in maniera totalmente anonima (perchè il pericolo più grave è quello delle ritorsioni sui familiari) e quindi cercare/farsi cercare  i/da  propri familiari, attraverso l’inserimento di notizie e dettagli noti solo a loro.

Come sempre il primo passo da compiere è diffondere la notizia sull’esistenza di tale strumento, per cui vi invito, se volete, ad approfondire l’argomento leggendo l’articolo di Wired in versione italiana (molto stringato) e/o quello integrale nella versione inglese della rivista… e naturalmente a cliccare sul “mi piace” della relativa pagina Facebook di Refugees United

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Indispensabili: La decrescita felice – Efficienza, sobrietà e autoproduzione energetica

Pubblicato da giannigirotto su 10 marzo 2011

Non poteva mancare nella mia sezione Indispensabili questo scritto di Maurizio Pallante, che ovviamente rappresenta il punto d’unione di coloro che si riconoscono nell’omonimo Movimento per la Decrescita Felice.

Anche questo libro rientra tra i miei preferiti perchè non si limita a denunciare situazioni insostenibili, ma propone delle alternative concrete e virtuose, che ci consentono di mantenere un elevato livello qualitativo di vita, senza compromettere le risorse che lasceremo ai nostri figli.

Ecco l’estratto del capitolo (clicca sulla foto per vedere gli altri):

Efficienza, sobrietà e autoproduzione energetica

…per ridurre al mas­simo e nei tempi più brevi il consumo di fonti fossili la scelta strategica non era la loro sostituzione con altre fonti, ma la diminu­zione dei consumi energetici mediante la riduzione degli sprechi e il miglioramento dell’efficienza energetica. Più della metà di tutta l’energia che si estrae, si trasporta, si trasforma, si trasporta nella nuova forma e, finalmente, si utilizza, si spreca. Solo un terzo del petrolio che entra nelle centrali termoelettriche diventa elettricità. Due terzi si disperdono nell’ambiente sotto forma di calore inuti­lizzato. E una parte dell’elettricità che esce dalle centrali si spreca lungo le linee di trasmissione. Quando:finalmente arriva nelle case, se ne spreca ancora a causa dei pessimi rendimenti delle lam­pade e degli elettrodomestici. Nel riscaldamento degli ambienti, oltre agli sprechi causati dalla scarsa efficienza caldaie, almeno la metà del calore prodotto si disperde nell’atmosfera a causa della cattiva coibentazione degli edifici. Se si riducono questi sprechi e queste inefficienze si ottengono riduzioni dei consumi di fonti fos­sili molto maggiori di quelle che si avrebbero sostituendole con altre fonti. A costi più bassi e in tempi più brevi. Anche dal punto di vista ambientale, è molto meglio un chilowattora risparmiato di un chilowattora sostituito. Stando cosi le cose, il fulcro su cui fare leva non è l’offerta, ma la domanda di energia. La riduzione della domanda di energia che si può ottenere riducendo gli sprechi e le inefficienze non solo consente di ottenere una diminuzione dei consumi di fonti fossili maggiore di quella che si può ottenere di­versificando l’offerta, ma richiede costi d’investimento inferiori e genera risparmi che, dopo aver ammortizzato l’investimento, si traducono in una diminuzione stabile delle spese di gestione…

…Le aziende che producono, distribuiscono e vendono energia non hanno il minimo interesse che si accresca l’efficienza negli usi finali e si riducano gli sprechi, perché ne deriverebbe una diminu­zione della domanda e dei loro profitti. Meglio un edificio con forti dispersioni termiche di un edificio ben coibentato, meglio le lampade a incandescenza delle lampade a alta efficienza, meglio .convincere le persone a stare in casa con la maglietta a maniche corte e il riscaldamento a 24 gradi che stare a 18 gradi col maglio­ne di lana2. Meglio far pagare il riscaldamento nei condomini a millesimi che a consumo perché il pagamento a consumo induce a non sprecare. A comportarsi con più intelligenza e sobrietà. Tut­tavia, le aziende che producono e vendono energia, in una situa­zione di concorrenza tra più produttori, sarebbero indotte a mi­gliorare l’efficienza dei loro processi produttivi per ridurre i costi e proporre prezzi più competitivi al mercato. Chi produce elettri­cità in una centrale a ciclo combinato con un rendimento del 55 per cento consuma meno combustibile, ha costi più bassi e può fare prezzi più bassi di chi la produce in una centrale termoelet­trica tradizionale con un rendimento del 38 per cento. In un con­tratto di gestione calore chi utilizza caldaie a condensazione con­suma meno metano e può far pagare le calorie a un prezzo più basso di chi continua a utilizzare caldaie inefficienti. Nella produ­zione di energia e nella fornitura di servizi energetici la concor­renza costringe ad accrescere i rendimenti per ridurre i consumi alla fonte a parità di chilowattora forniti…

…I monopoli nel settore energetico sono stati costituiti per volontà politica. Sono nati come monopoli pubblici. La loro recente privatizzazione non ha risolto i problemi posti dalla mancanza di concorrenza e ha capovolto i loro rapporti col potere politico. Se prima i loro dirigenti erano designati dal sistema politico, ora mol­ti amministratori pubblici sono scelti e sostenuti politicamente dai poro consigli di amministrazione. Se prima il denaro pubblico ripianava i loro deficit derivanti dalle funzioni non redditizie di carattere sociale che dovevano assolvere, ora i loro profitti ripianano i deficit dei bilanci pubblici. Questo capovolgimento di rap­porti costituisce un vulnus alla democrazia perché sottrae di fatto controllo dell’elettorato la gestione di quote sempre maggiori denaro pubblico investito in funzioni di pubblica utilità. Forti iella loro situazione privilegiata sul mercato nazionale (Enel, Eni consociate) o locale (le ex municipalizzate), nonché della loro influenza sui decisori politici, i monopoli ex pubblici privatizzati costituiscono il principale ostacolo alla liberalizzazione del mercato, alla definizione cioè di un contesto normativo in cui chiunque voglia possa diventare produttore di energia e chiunque possa comprare l’energia da chi crede. Senza la liberalizzazione non solo manca la concorrenza, che costituisce il prerequisito per lo sviluppo dell’efficienza energetica (e per la riduzione della domanda di energia che ne consegue), ma non si può realizzate l’autoproduzione, che è lo strumento fondamentale per ridurre l’incidenza nel mercato anche in questo settore…

… Prima della nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’autoproduzione aveva dimensioni non trascurabili soprattutto a livello industriale, ma niente avrebbe impedito il suo sviluppo an­che nel settore civile se la tecnologia fosse stata in grado di realiz­zate impianti di piccola taglia (cosa avvenuta solo a partire dagli anni settanta). La costituzione del monopolio statale l’ha di fatto impedita. Nessuno oltre il monopolista poteva produrre energia elettrica se non per autoconsumo, ma le aziende industriali erano disincentivate a farlo da una politica tariffaria che abbatteva il prezzo dei chilowattora acquistati dai grandi consumatori scari­candone i costi sugli altri consumatori attraverso il meccanismo del sovrapprezzo termico: una tassa sui chilowattora prodotti da fonti fossili pagata sulla bolletta. L’energia elettrica si poteva solo comprare. Si poteva avere solo sotto forma di merce. Non poteva essere un bene. La nazionalizzazione non è stata una limitazione, ma un’estensione totalizzante del mercato. Per quale ragione sì può pensare di autoprodurre l’energia elettrica di cui si ha biso­gno, se non per convenienza? Se non perché l’energia autopro­dotta costa meno di quella che si compra? Per costare meno, o si produce con più efficienza dalle fonti fossili (co-generazione), o si usa la fonte rinnovabile più interessante del territorio (il vento, il Sole, un corso d’acqua, un bosco). In entrambi i casi si riduce il consumo di fonti fossili. Quindi il vantaggio economico personale contribuisce al miglioramento della qualità ambientale. Però chi autoproduce i chilowattora di cui ha bisogno è un cliente in meno per chi vende la merce energia, fa diminuire la domanda e decre­scere il prodotto interno lordo.

I consumi elettrici di ogni utenza, civile, commerciale, profes­sionale, industriale, variano nell’arco della giornata. In alcune ore sono più intensi, in altre meno, in altre quasi nulli. Nelle abitazio­ni delle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano e i figli vanno a scuola, di mattina e nel primo pomeriggio sono minimi. Nella seconda metà del pomeriggio, alla sera e al risveglio mattutino raggiungono i picchi più alti. La notte tornano ai livelli minimi. Una famiglia che autoproducesse la sua energia elettrica, per esempio utilizzando un salto d’acqua, nelle ore in cui non la censuma, cosa può farne se non venderla? Ma come può venderla se il mer­cato non è liberalizzato, se cioè non si consente di vendere ener­gia e chiunque possa farlo, se non si consente a chi la compra di comprarla da chi gliela vende al prezzo più conveniente? Gli au­toproduttori non sono quindi soltanto dei clienti in meno per chi vende energia, ma dei potenziali concorrenti in più. Chi controlla monopolisticamente il mercato, ed è legato a doppio filo col pote­re politico, farà di tutto per impedire che ce ne siano. Nelle azien­de commerciali e artigianali, negli studi professionali e nelle indu­strie i consumi energetici hanno un andamento complementare a quello delle abitazioni. I livelli più alti si registrano nelle ore diur­ne delle giornate lavorative. Dalla sera alle prime ore del mattino scendono al minimo. Lo stesso andamento complementare si veri­fica nei giorni festivi, quando i consumi energetici sono massimi nelle famiglie e quasi nulli nei luoghi di lavoro. In un mercato li­beralizzato, chi volesse autoprodurre energia elettrica non avreb­be convenienza a installare una potenza in grado di coprire i pic­chi dei suoi consumi, perché dovrebbe sostenere un costo d’investimento eccessivo rispetto alle sue esigenze per avere un surplus eccessivo nella maggior parte delle ore della giornata. Gli baste­rebbe una potenza in grado di soddisfare il suo fabbisogno medio e rimanere collegato alla rete elettrica. Per avere un dato di riferimento, le utenze familiari con contatori da 3 chilowatt mediamen­te utilizzano una potenza di 800 watt. Con questa configurazione, nelle ore in cui si consuma meno elettricità di quella che si produ­ce si possono cedere le eccedenze alla rete, mentre nelle ore in cui se ne produce meno di quella che si consuma si può acquistare; dalla rete quanto manca. Poiché le ore piene delle attività produt­tive corrispondono alle ore vuote delle famiglie e viceversa, l’autoproduzione in un sistema energetico liberalizzato determina una situazione di equilibrio tra la domanda e l’offerta e accresce al massimo l’efficienza della produzione.

Lo sviluppo dell’autoproduzione energetica ridisegna comple­tamente il sistema energetico, operando uno spostamento da una struttura centralizzata, composta da pochi grandi impianti di produzione collegati con un sistema di distribuzione unificato, com­plesso, ridondante, predisposto per trasporti a lunga distanza, a una struttura a rete di impianti di taglie ridotte, distribuiti sul ter­ritorio, interconnessi con una rete di sistemi di distribuzione a corto raggio, sul modello della rete informatica. Ciò comporta il superamento della rigida divisione dei ruoli tra pochi grandi pro­duttori-venditori e una miriade di consumatori-acquirenti, perché tutti i consumatori possono tendenzialmente essere autoproduttori che effettuano scambi reciproci delle proprie eccedenze. In que­sto modo la distanza tra la produzione e il consumo si annulla per l’energia autoconsumata e si riduce per l’energia scambiata, per cui le perdite di trasmissione diminuiscono. Al contempo il siste­ma diventa più flessibile e meno vulnerabile in caso di incidenti. Inoltre gli impianti di piccola taglia riducono al minimo l’impatto ambientale della produzione elettrica, da cui non sono esenti nem­meno le fonti rinnovabili. Per costruire una centrale fotovoltaica occorre ricoprire di materiale inorganico (metalli, silicio, plastica, vetro) vastissime superfici di territorio naturale, dove la vegetazio­ne assorbe l’anidride carbonica attraverso la fotosintesi clorofillia­na. Pertanto se da una parte si riducono le emissioni di questo gas in atmosfera, dall’altra si riducono le quantità che ne vengono sot­tratte e trasformate in materia organica. Un piccolo impianto fo­tovoltaico installato sul tetto di una casa e finalizzato all’autocon­sumo non crea questo problema. L’autoproduzione energetica ef­fettuata in piccoli impianti distribuiti sul territorio, tarati sulle esi­genze dell’autoconsumo e collegati a una rete di sistemi di distri­buzione a corto raggio, riduce al minimo la commercializzazione dell’energia, riduce al minimo gli sprechi, accresce al massimo l’ef­ficienza dei processi di trasformazione e degli usi finali dell’ener­gia. Fa decrescere il prodotto interno lordo senza rinunce, miglio­rando la qualità dell’aria e della vita di chi la respira.

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Divulgare le informazioni: Josè

Pubblicato da giannigirotto su 17 novembre 2010

Uno dei problemi principali che ogni generazione si trova ad affrontare è quello di raccogliere le informazioni utili per farsi un quadro completo e veritiero della situazione, del mondo che la circonda, onde essere cosciente e pronta a decidere come affrontare la vita.

Ora, è oramai innegabile che viviamo in un mondo globalizzato, in cui ciò che succede per esempio in Cina ed India avrà rilevantissime conseguenze anche in Europa, e viceversa e così via dicendo.

E’ necessario pertanto avere una visione complessiva della situazione mondiale e dei meccanismi e criteri che la regolano. E prima (temporalmente parlando) un giovane riesce a formarsi questa cultura, a farsi un quadro sufficentemente completo, meglio sarà per lui e in generale per tutti. Ma come approcciare le giovani generazioni? queste naturalmente usano Internet per informarsi, ma difficilmente si trovano degli articoli, degli scritti che hanno l’obiettivo suddetto e forniscono una situazione globale, e se ci sono si rivelano di difficile lettura.

A questo punto il mio contributo è stata la scrittura di un libretto, intitolato “Josè“. L’ho scritto proprio con l’obiettivo e il desiderio di diffondere e informare sulla realtà delle gravi problematiche che ci circondano. Per approcciare a ciò il più possibile sopratutto i giovani, l’ho scritto con una modalità accattivante (spero), una trama avventurosa e stimolante, e spero anche con linguaggio e stile giovanile, raccontando le avventure di un ragazzino speciale, Josè appunto. Questo racconto, che parla di clima, ambiente, tecnologie, realtà virtuale, inquinamento, credito etico, diritti umani, sfruttamento, multinazionali, e-goverment ecc. ecc., è come dicevo solo un pretesto, un modo di “veicolare” quelle informazioni che ritengo ognuno di noi dovrebbe conoscere, almeno a grandi linee. Questo libretto non è ovviamente pubblicato, ma gira solo in formato digitale, e personalmente non mi interessa affatto sfruttarlo commercialmente (anzi è “open source”, e chiunque lo può modificare come meglio crede).

Se pensate vi possa essere utile, scaricatelo ed usatelo pure come meglio ritenete opportuno.

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Risparmio: software gratuiti ma efficenti

Pubblicato da giannigirotto su 12 ottobre 2010

Aggiunto alla premessa della mia sezione “Risparmio” il collegamento per scaricare un articolo di Altroconsumo che riporta l’elenco dei principali software che ognuno di noi si ritrova più o meno spesso ad utilizzare per il suo computer. Si va dal classico OpenOffice per gestire testi, tabelle, presentazioni, database, al programma per i file PDF, a Picasa per ritoccare lle immagini, Winamp free per ascoltare musica, Recuva per recuperare file cancellati per sbaglio, Ccleaner per rimuovere i file inutili, Glary Utilities per la manutenzione del pc… sono tante le risorse gratuite offerte da internet per attrezzare il pc senza svuotare il portafoglio

I software gratuiti che compaiono nell’articolo sono sicuri dal punto di vista di virus e malware. L’unica precauzione, quando li si scarica, è evitare che installino sul vostro pc toolbar o pulsanti per fare pubblicità: basta non dare tutti gli ok alla cieca.

Potrà capitarvi di trovare più di un sito che consente di scaricare un programma. Come scegliere? Scaricando l’applicazione dal sito di chi l’ha creata avrete la certezza di procurarvi la versione più aggiornata. Se però c’è un sito specializzato in download di cui vi fidate, non ci sono controindicazioni a scaricarlo anche da lì.

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