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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archivio per la categoria ‘Povertà’

I miei Credo: Vegetariani (…ancora…)

Pubblicato da giannigirotto su 3 giugno 2012

Ho già scritto una serie di ragioni “matematiche” a favore della dieta vegetariana, e poi avevo postato un videodocumentario sui problemi connessi con l’allevamento del bestiame a scopi alimentari…

Adesso segnalo che una recente puntata di “Tellus“, il bel radioprogramma con il geologo Mario Tozzi, si è concentrata sul problema “cibo”.
Con un linguaggio accessibile a tutti, Tozzi spiega e commenta i dati inconfutabili che dimostrano come l’attuale dieta carnivora sia insostenibile, sopratutto stante la crescita economica dei Paesi cosidetti “BRIC“, e di come una quantità enorme di alimenti venono usati anzichè per l’alimentazione umana, per il bestiame, e quindi stando così le cose, i prezzi sono destinati a salire in maniera esagerata…

Vi consiglio di ascoltare tale puntata, è veramente molto illuminante…   :-) )

 

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Grandi industrie = grandi sfruttamenti

Pubblicato da giannigirotto su 27 marzo 2012

Ho già scritto nei miei Credo che in generale i Paesi ricchi stanno derubando i Paesi poveri… ho poi messo a disposizione come prove documentali le indagini di  Altroconsumo relative alla produzione/commercio di una serie di beni…

Vorrei ora aggiungere il contributo di un Associazione Statunitense che ha preparato il seguente pannellone che registra l’inquietante situazione legata alla produzione di apparecchi elettronici come computer, cellulari, televisioni… è scritto in lingua inglese ma i termini sono abbastanza noti, purtroppo la sostanza non cambia e conferma pesantemente e decisamente come il nostro benessere sia in gran parte fondato sullo sfruttamente di manodopera a bassissimo costo e sulla generale noncuranza ai pesanti danni ambientali che le lavorazioni industriali comportano, con conseguente sversamento e dispersione di notevoli quantità di inquinanti tossici nell’ambiente circostante, e quindi in breve alla catena alimentare dei prossimi pomodori che mangeremo…   :-(

Provided by: MastersDegree.net

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Come in altre occasioni, vi ricordo che se volete AGIRE per contribuire a porre fine a queste grandi ingiustizie, modi efficaci ve ne sono diversi, ed in questa pagina ne ho elencati alcuni… provare per credere!

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Ciclo di incontri informativi: 2° Incontro – Finanza Etica

Pubblicato da giannigirotto su 27 febbraio 2012

Prosegue il ciclo di incontri informativi che hanno per obiettivo la divulgazione di una serie di opportunità di risparmio e di migliore gestione del proprio tempo e denaro, ancora poco conosciute.

Il secondo incontro di questa miniserie si terrà, sempre a Breda di Piave (TV)  il 16 marzo, e tratterà il tema della Finanza Etica.

Apriti cielo! sento già qualcuno di voi imprecare e sobbalzare sulla sedia; “Finanza Etica” ??? ma sono matti, cosa mi diranno, che Babbo Natale esiste e se sulla letterina gli scrivo che voglio un prestito me lo dà anche senza garanzie?…

Siamo infatti talmente abituati alle vessazioni e allo strapotere delle banche, che molti di noi non concepiscono neppure che possa esistere un modo diverso di fare finanza.

Una finanza in cui il denaro non sia l’obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo, con manovre e speculazioni al limite del legale, abusando della propria posizione di forza ed al contrario di debolezza del richiedente il prestito, ma viceversa sia un mero strumento di supporto dell’economia “reale”, cioè le vere realtà produttive e manifatturiere del Paese.

Una finanza che non sia inserita in quel vortice perverso di speculazioni virtuali autoreferenziali che nel 2008 è divenuto noto a tutti con termini come “bolla finanziaria”, “hedge fund”, “derivati” ecc., e che è costato sinora alla Comunità mondiale una cifra che non è neppure calcolabile con precisione ma che viene stimata in ottomila miliardi di dollari (dodici milioni di miliardi di lire!!!!).

Una finanza completamente trasparente (una banca cui muri di vetro) in cui tutte le condizioni contrattuali, tutte le assemblee dei soci, tutti i finanziamenti concessi ecc., siano pubblicati nel sito internet a disposizione di tutti.

Una finanza che si adopera fattivamente per ridurre il più possibile i comportamenti non etici delle grandi imprese, in tutto il mondo, intervenendo e votando nelle relative assemblee dei soci.

Una finanza che rifiuta clienti e capitali non etici (per esempio quelli rientrati con lo scudo fiscale).

Una finanza in cui ciascun correntista può decidere il settore d’utilizzo dei propri risparmi, scegliando quello che più gli sta a cuore.

Una finanza che rifiuta totalmente di entrare nel commercio delle armi, nel nucleare, nel settore petrolifero ed in altri settori ritenuti poco etici.

Una finanza che si permette di coniugare l’etica con i rendimenti economici dei propri strumenti di investimento.

Una finanza che accorcia notevolmente le distanze tra chi ha disponibilità di prestare denaro e chi ha bisogno di un prestito.

Una finanza che si permette di finanziare soggetti “non bancabili”, e che lavora per rendere più facile emanare microcrediti.

E molto altro ancora, che verrà presentato nel corso della serata…

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Interverranno normali cittadini soci di alcune di queste realtà, ed altri impiegati delle stesse, che andranno nel dettaglio di questi argomenti e risponderanno ad ogni vostra domanda in merito. Ampio spazio verrà infatti lasciato alle domande del pubblico, in quanto questo vuole essere il modo di operare del Movimento 5 Stelle.

Per chi poi volesse prepararsi culturalmente e mentalmente, suggeriamo la lettura di questa pagina web che contiene una serie di notizie, link di approfondimento ed ai siti ufficiali delle varie realtà, e un libro sull’argomento leggibile gratis (i riassunti di ciascun capitolo), scritto da uno dei grandi protagonisti della nascita della finanza etica in Italia.

A breve le presentazioni dei sucessivi incontri.

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Finanza etica – Finanza sociale – Microcredito

Pubblicato da giannigirotto su 17 gennaio 2012


Da alcuni anni vi parlo di Banca Etica e delle sue potenzialità per rilanciare l’economia italiana sana ed equosostenibile… in un altro articolo invece ho presentato Yunus e la sua rivoluzione pacifica e silenziosa del microcredito… In molti Paesi infatti vi è uno strato di piccoli e piccolissimi imprenditori che potrebbero ampliare decisamente i loro affari, diffondendo sviluppo e benessere, tramite un piccolo prestito che consenta loro di acquistare un determinato bene ed espandersi. Il problema è che quasi sempre non hanno garanzie da prestare e quindi le banche normali non concedono il prestito.

Oggi pertanto sono felicissimo di poterVi presentare KIVA, che unisce  il concetto del microcredito con l’etica di uno strumento sociale internazionale di prestito. Kiva è un sito web che permette agli utenti (che possono essere  cittadini di qualsiasi Paese) di erogare dei micro-prestiti a piccoli imprenditori nei Paesi in via di sviluppo.

In questo caso quindi è il creditore, che può essere canadese, turco, francese, giapponese ecc., che decide a chi prestare i propri soldi, e sempre a lotti molto piccoli (25 dollari al colpo).

Kiva è nato da pochissimi anni ma ha subito un successo enorme, ed oggi i numeri che riesce a muovere sono enormi. Dal mio punto di vista è uno strumento straordinario, quanto la Greemen Bank di Yunus, quanto Banca Etica, perchè va a finanziare proprio quell’”humus” di microimprendorialità che le banche normali spesso tralasciano, e che viceversa è il vero artefice dello sviluppo di una sana classe borghese/imprenditrice che genere un circolo virtuoso di sviluppo di una filiera e relativa distribuzione della ricchezza.

Insomma ciascuno di noi può, con un piccolo prestito di 25 dollari=20 euro (prestito eh, cioè vi viene restituito!!!) contribuire allo sviluppo vero delle economie più deboli.

Non voglio dilungarmi troppo, spero di avervi interessati abbastanza per leggere il relativo articolo con cui Wired Italia parla di Kiva, che ho cercato di sintetizzare al massimo, mentre per gli “inglesofoni” (tranquilli, ci sono i sottotitoli in italiano :-) segnalo questo toccante intervento/spiegazione di una delle fondatrici del progetto, Jessica Jackley.

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 27) La Banca che verrà

Pubblicato da giannigirotto su 19 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 27) La Banca che verrà

Davanti a noi abbiamo un decennio che sarà fondamentale per definire lo sviluppo economico, finanziario e ambientale del pianeta. Oggi tutti parlano del 2020. Entro il 2020 la Germania vuole produrre un milione di auto elettriche. In Gran Bretagna le nuove automobili dovranno funzionare a batteria o almeno con un motore ìbrido. Anche il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto clima-energia per ridurre i gas serra del 20 per cento entro il 2020.

Ma non è solo l’ambiente il problema. La crisi che stiamo vivendo è ben più profonda. Possiamo parlare di crisi sistemica, di un insieme di crisi diverse: finanziaria, ambientale, sociale, politica. Non ne usciremo velocemente. Sarà un cammino lungo e dovremo essere in grado di aggiustare il tiro progressivamente, strada facendo.  Le proporzioni della crisi finanziaria sono ancora preoccupanti, sebbene alcuni pensino che la “fase acuta” sia passata. Gli aiuti dei governi alle banche hanno salvato il sistema dal tracollo, ma gli operatori finanziari sono tornati a speculare, scommettendo miliardi di soldi pubblici in operazioni complesse e poco trasparenti.

È vero che le grandi banche stanno riportando bilanci positivi e utili in crescita, ma solo grazie alle operazioni di trading, di compravendita di titoli, non certo perché sono ripartiti i crediti alle imprese, che infatti continuano a chiudere o a tagliare posti di lavoro. Allo stesso tempo, per salvare le banche, gli stati hanno aumentato esponenzialmente il debito pubblico.

Molto probabilmente la crisi del 2007-2008 passerà alla storia come una grande occasione mancata. I governi non hanno avuto il coraggio di cambiare le regole. Sedotti dai banchieri, i ministri dell’Economia e i governatori delle banche centrali non sono riusciti ad accompagnare alla concessione di aiuti pubblici l’imposizione di limiti severi alla speculazione finanziaria.

Le banche americane, aiutate dallo stato, sono state ristrutturate solo marginalmente. Le paghe dei manager sono tornate a livelli pre-crisi e buona parte degli amministratori ha mantenuto le proprie cariche. I governi si sono limitati a salvare il sistema, ma nessuno pensa ancora seriamente che sia necessario riformarlo. Nel 2009 le Borse sono tornate in positivo. Il peggio sembra passato, ma è veramente così? In realtà, no. Se non si affronteranno subito i rischi sistemici dei mercati, nei prossimi mesi ci potrebbero essere nuove crisi, più dure di quella che abbiamo vissuto negli ultimi anni…

… Assieme alle principali organizzazioni della società civile (Cisl, Acli, Arci) abbiamo presentato al ministro dell’Economia italiano alcune proposte che riteniamo importanti per poter uscire dall’attuale crisi finanziaria. Abbiamo chiesto, per esempio, di istituire un’autorità sovranazionale di regolamentazione dei mercati finanziari, di abolire tutti i paradisi fiscali, di rivedere i criteri per la concessione di crediti alle piccole e medie imprese e alle imprese sociali, di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, in modo da scoraggiare la speculazione. Per ora non abbiamo avuto risposte soddisfacenti

a livello globale… l’umanità sta correndo come una locomotiva impazzita verso l’autodistruzione. Quello che è ancora più grave è che abbiamo tutti gli strumenti per misurare con largo anticipo le dimensioni della catastrofe futura, ma dormiamo ancora sonni tranquilli e continuiamo come se nulla fosse. “Tanto prima o poi qualcosa succederà”…

Verso quale direzione dovrà orientarsi una società civile organizzata? Io credo che solo uno sviluppo adeguato dell’economia civile possa permetterci di invertire la rotta. È l’economia del terzo settore, che negli ultimi trent’anni si è sviluppata occupando gli spazi lasciati dal progressivo arretramento del sistema di welfare pubblico. L’economia civile è fatta di cooperative sociali, di associazioni di volontariato ma anche di imprese socialmente responsabili che stanno riemergendo come un “fiume carsico”, riportando alla luce elementi di mutuo aiuto, di reciprocità tipici delle cooperative di fine Ottocento. Se le iniziative di economia sociale dell’Ottocento sono state progressivamente soffocate dall’avvento di un’economia di mercato che ha bandito la parola “reciprocità” dal suo vocabolario e da un sistema di welfare che ha fatto da stampella al capitalismo, potrebbe essere ormai arrivato il momento di un grande ritorno dell’economia civile, organizzata in modo autonomo e decentrata rispetto al sistema capitalistico. Banca Etica non avrà scelta: per continuare a esistere e preservare la propria identità dovrà continuare ad accompagnare lo sviluppo di un’ economia altenativa.

La mia impressione è che siamo sulla strada giusta, il nostro obiettivo, oggi come dieci anni fa, è usare il credito come leva per uno sviluppo sostenibile, per seminare idee innovative che possano essere raccolte da un numero sempre maggiore di “compagni di viaggio”. Banca Etica non è certo la soluzione di tutti i mali, ma è uno snodo sempre più importante di un insieme di reti…

Negli ultimi mesi abbiamo raccolto segnali positivi, aperture impensabili fino a qualche anno fa. Istituzioni chiave come l’Unione europea, i governi nazionali, la chiesa, le associazioni di rappresentanza delle banche si sono accorte che può esistere un modo diverso di interpretare l’economia, di agire in campo economico. Naturalmente ci ha aiutato molto la più grande crisi finanziaria degli ultimi ottant’anni, che ha fatto esplodere in pochi mesi il pallone gonfiato della finanza internazionale. Uno squilibrio che la finanza etica denunciava da anni, puntualmente inascoltata. Ora che i nodi sono venuti al pettine e non è più possibile negare l’evidenza, le istituzioni sono finalmente dalla nostra parte. Abbiamo davanti un’occasione unica.

Nel 2009 Febea, la Federazione europea delle banche etiche e alternative, è capofila di un progetto che raggruppa venticinque altre organizzazioni in tredici paesi europei, per sviluppare nuovi progetti di microcredito all’interno dell’UE Per la prima volta si crea un’Agenzia europea per il microcredito, che coordinerà i finanziamenti già esistenti e ne lancerà di nuovi, per dare sostegno – grazie alla concessione di piccoli prestiti – a famiglie o singole persone che si trovano in difficoltà oppure vogliono avviare microimprese in tutta Europa. In ogni paese ci sarà un partner che tradurrà in azioni concrete un progetto unico, chiamato “Europe Active”. Parteciperanno, oltre a Banca Etica, la Caritàs tedesca, l’arcidiocesi dì Malta, la fondazione Bbk nei Paesi Baschi, l’associazione Solidarité France-Pologne.

In Italia creeremo un’Agenzia nazionale per il microcredito, in collaborazione con Caritas, Acli, Arci, Legambiente, Lega delle cooperative, Fiba Cisl, Regione Toscana, Federazione trentina delle cooperative, Sefea. Entro il 2020 “Europe Active” sarà in grado di finanziare la partenza di almeno un milione di nuove imprese in tutta Europa. Imprese leggere che daranno occupazione a migliala di giovani, svilupperanno nuove idee per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, per studiare modelli di mobilità sostenibile, quartieri ecologici, fattorie biologiche che funzionano esclusivamente con l’energia del vento e del sole. Con il microcredito potranno uscire dalla povertà e dall’emarginazione oltre un milione di persone.

Anche la Chiesa si è accorta di questa trasformazione, ed ha declamato la propria “benedizione” sull’economia etica… Un’altro segnale forte è arrivato dall’Associazione Italiana delle banche popolari. Nell’estate del 2009 l’Assopopolari ha chiesto a Banca Etica di entrare nel suo consiglio di amministrazione e nel comitato esecutivo. Anche il sistema bancario ormai riconosce Banca Etica come esperienza “significativa”. Non siamo più un gruppo di eccentrici idealisti, le soluzioni che proponiamo possono essere adottate da tutti e sono considerate di grande attualità. “La finanza etica ha assunto una dimensione popolare,” ci hanno detto…

…Oggi forse c’è bisogno di uno sforzo in più a livello politico. Non possiamo continuare a subire leggi che massacrano l’ambiente, penalizzano la finanza etica, le cooperative, le associazioni senza scopo di lucro. È ora di far sentire la nostra voce anche all’interno delle istituzioni che guidano i processi economici

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 26) La forza del microcredito

Pubblicato da giannigirotto su 14 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 26) La forza del Microcredito

… negli ultimi anni, il microcredito ha cominciato a diffondersi anche in Europa e in altre regioni sviluppate, perché si sono create situazioni di povertà inedite, che non sarebbero state concepibili negli anni settanta o ottanta. I paesi europei sono entrati in una fase di “deindustrializzazione” e il lavoro dipendente sta diventando sempre più precarioIn Europa ne hanno bisogno i giovani che vogliono inventarsi una professione oppure le famiglie, gli anziani non autosufficienti, le persone malate che sempre più spesso si trovano da sole, senza una rete sociale che li possa aiutare…

Banca Etica ha perciò proposto ai propri clienti di fondi d’investimento etici  (vedi capitolo precedente) una commissione dello 0,1% per finanziare un fondo di microcreditoOggi i progetti di microcredito finanziati grazie alla “Tobin Tax” di Etica Sgr sono oltre cento, a cui si sono aggiunti piccoli crediti concessi dalla Banca, in modo autonomo rispetto al fondo di garanzia. Nella maggior parte dei casi ci appoggiamo ad associazioni o a enti locali: Caritas Diocesane, provincia, comuni, oppure organizzazioni per l’accoglienza degli immigrati. Sono loro che conoscono le persone e possono fare una prima selezione di chi ha veramente bisogno di credito… e si crea così lavoro, speranza, vita, Salviato descrive molte storie commoventi e che infondono speranza… “Non c’è neanche passato per la testa di rivolgerci alle banche tradizionali,” ha raccontato Rossana, trentatré anni commercialista e dottore di ricerca in geografia economica “Chi mai avrebbe potuto finanziare un’impresa sociale appena avviata, con tante idee ma nessuna garanzia?”

Prima di ottenere il finanziamento i candidati seguono un percorso di formazione. In corsi intensivi, organizzati nei fine settimana, imparano a fare un business pian, ad aprire una partita Iva, ad assumere e gestire eventuali collaboratori. Alla fine del percorso i progetti devono superare anche un esame socioambientale…

… ”Datemi un fondo di garanzia e la sua sola esistenza basterà a fare miracoli,” aveva detto proprio Yunus all’inizio deg|i anni ottanta, quando progettava di espandere le attività di microcredito in tutte le regioni del Bangladesh. Per i piccoli miracoli italiani siamo solo all’inizio.

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 25) Ci permetta, dr. Tronchetti Provera

Pubblicato da giannigirotto su 10 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 25) Ci permetta, dr. Tronchetti Provera

Banca Etica oggi non è più solo una banca: Nel 2003, con la collaborazione di altri istituti bancari, abbiamo fatto parti­re Etica Sgr, una società di gestione del risparmio, che investe in Borsa, in azioni, oppure compra titoli di stato per conto di un numero sempre maggiore di “investitori responsabili”. Perché operare in Borsa? Ce l’hanno chiesto in molti. In effetti, potevamo rimanere nel nostro piccolo orticello, fatto di conti di risparmio e crediti alle cooperative sociali. Ma già un anno dopo la partenza della banca le richieste che ci arri­vavano dalla clientela erano chiare. “Perché non si può inve­stire in fondi?” ci chiedevano soprattutto le fondazioni e le associazioni. Spesso avevano liquidità in eccesso, grazie a donazioni o lasciti testamentari, ma non volevano parcheg­giarla in un conto corrente. Desideravano avere qualche pun­to di rendimento in più e, d’altra parte, non avevano nessuna intenzione di comprare prodotti finanziari complessi, poco trasparenti, offerti dalle banche tradizionali.

Salviato quindi approfondisce le ragioni che hanno portato a questa decisione, e la metodologia adottata per scegliere le azioni “buone/etiche” fra tutte quelle presenti nel mercato

… Il 18 febbraio del 2003 partono finalmente i fondi. Si chiamano “Valori Responsabili” e adottano criteri di selezione innovativi: fuori dagli investimenti tutte le società che producono armamenti, energia nucleare, organismi geneticamente manipolati, fuori chi testa i cosmetici sugli animali. Dentro invece chi rispetta i lavoratori, dialoga con i sindacati, ascolta i piccoli azionisti, inventa dispositivi per consumare meno carburante, installa pale eoliche e pannelli solari, sperimenta nuovi motori elettrici… e tutti devono passare rigorosi controlli incrociati sulla bontà delle loro operazioni…

Con una “lista della spesa” selezionata in base a criteri etici si ottengono rendimenti in linea con quelli dei fondi tradizionali (che investono quasi tutti anche in armi o in imprese controverse). Anzi, a volte i risultati sono anche migliori. Chi l’avrebbe mai detto? Rispettare l’ambiente e i diritti umani paga, anche dal punto di vista finanziario. Sul sito di Etica Sgr si possono leggere tutti i titoli in cui i fondi investono» dal primo all’ultimo. Etica è la prima – e finora unica – società di gestione a scegliere la strada della trasparenza assoluta. Chi ha delle osservazioni sulle imprese presenti nei fondi può inviare e-mail, telefonare, mandare lettere. I ricercatori di Etica rispondono, interpellando anche un comitato etico indipendente, composto da professori universitari, esperti di etica, ambiente, diritti umani…

Ma l’azione di Etica sgr non si ferma qui, si passa da un ruolo di meri acquirenti delle azioni, comunque importantissimo perchè premia le più etiche, ad un ruolo ancora più attivo, che non a caso si chiamaAZIONARIATO ATTIVO (clicca sul link per un articolo esplicativo..) e che Salviato riporta così: nella primavera del 2005 la società di gestione di Banca Etica decide di fare una cosa che in Italia non si era mai vista, almeno non nelle scelte strategiche di una società finanziaria. A maggio partecipa all’assemblea degli azionisti di Indesit Company, una delle imprese della “lista”, che fanno parte dei fondi “Valori Responsabili”. Con una manciata di azioni Etica Sgr vota il bilancio, la destinazione dell’utile, la nomina nel collegio sindacale. Poi, un dipendente di Etica si fa coraggio, va al microfono, si presenta e fa una serie di domande. Si augura una maggiore attenzione per i “portatori di interesse”, chiede che la società fìssi in modo più chiaro nel bilancio gli obiettivi del piano di certificazione ambientale degli impianti di produzione, Quanti e quali stabilimenti saranno certificati anno per anno? Quanti sono già stati certificati? Chi ha comprato i fondi “Valori Responsabili” vuole una risposta. Le domande sono sempre il risultato di analisi approfondite. Lo stile è diverso da quello dei “disturbatori” che spesso intralciano i lavori delle assemblee, qui si chiede conto dei dettagli, non si fanno critiche generiche o ideologiche.

Indesit se ne accorge subito; dopo l’assemblea convoca Etica Sgr nella sua sede di Milano e chiede di fare osservazioni, dare consigli su come migliorare le proprie strategie in campo ambientale…

Banca Etica interviene nel 2006 in Telecom, denunciando per prima quello che salirà alla ribalta anni dopo come “Lo scandalo dei superstipendi”… aziende in perdita ma super stipendi agli amministratori…

Salviato spiega poi come Banca Etica fortunatamente non sia nè la prima nè l’unica struttura a fare azionariato critico, e si è infatti associata agli americani di ICCR e poi è intervenuta alle Assemblee dei soci di Eni, Enel, Cisco, chiedendo conto di diverse operazioni sconsiderate e ambientalmente distruttive… Dopo l’assemblea le imprese hanno iniziato a rispondere in modo dettagliato a tutte le osservazioni. Nessuna lettera, nessuna petizione o richiesta di una Ong era mai riuscita a ottenere risposte così complete. La strada del dialogo è ormai aperta. Il tutto grazie ai titoli azionari che, se usati bene, possono diventare uno strumento efficace e innovativo di partecipazione. Un modo per votare, per far sentire la voce della società civile e degli investitori etici nelle stanze dei bottoni delle maggiori società del mondo.

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 24 ) Lavori in corso per una Terra Futura

Pubblicato da giannigirotto su 4 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 24) Lavori in corso per una Terra Futura

…  Banca Etica è in continua evoluzione. A dieci anni dalla fondazione, la definizione “banca del terzo settore” comincia a non essere più adeguata. È vero, continuiamo a finanziare soprattutto cooperative sociali e associazioni. Ma il mondo del non profit è profondamente cambiato. Il volontariato è in crisi, il numero delle persone che mettono gratuitamente il proprio tempo a disposizione degli altri è in declino, mentre lo Stato taglia i contributi alle onlus e l’abolizione del servizio di leva obbligatorio, nel 2005, ha dato il colpo di grazia anche all’obiezione di coscienza, che per anni è stata il primo trampolino di lancio dei giovani verso esperienze di solidarietà sociale.

Non per questo è diminuita l’attenzione dei cittadini verso le grandi problematiche sociali e ambientali che colpiscono il pianeta in modo sempre più grave. Però è cambiata la prospettiva. Oggi l’impegno, l’attivismo sono sempre più iniziative individuali, spesso veicolate e appoggiate da internet. Si aderisce a raccolte di firme e a sondaggi online, si compiono scelte di consumo e di risparmio sostenibili a livello personale, si mettono in tavola prodotti biologici perché si fa più attenzione alla propria salute, al benessere del corpo. Molto spesso non si è nemmeno consapevoli che migliaia di persone si stanno comportando esattamente come noi. Si fa fatica fare gruppo, a unirsi per promuovere cause comuni

eppure siamo tanti, tantissimi, 8 milioni in Germania, 50 milioni in USA, accomunati dal desiderio di sobrietà e equità riassumibile con lo slogan “comprare meno, comprare meglio

Banca Etica quindi si è mossa per accompagnare questo desiderio dei cittadini privati di partecipare attivamente al miglioramento della società e dell’ambiente, e quindi ora finanzia… lavatrici, automobili, frigoriferi energeticamente efficienti. Per chi vuole mettersi sul tetto un pannello solare termico c’è il “mutuo etichetta energetica”, chi invece vuole isolare in modo più efficace i muri della propria casa può accedere a un “mutuo efficienza energetica”. La banca ha creato una lista dettagliata di progetti, beni di consumo o tecnologie che possono essere finanziati: sistemi di contabilizzazione del calore, sostituzione di caldaie, lampade a luminescenza, lavastoviglie… ecc. ecc.

E sulle energie rinnovabili?… In Germania e Spagna il solare è un business da anni. I nostri vicini di casa spagnoli producono oltre 2600 Megawatt di energia con i pannelli solari: come otto centrali termoelettriche a gasolio. L’Italia è ferma a 150 Megawatt. È qui che dobbiamo investire, non nel nucleare, basato su una fonte non rinnovabile, come l’uranio,, destinato a esaurirsi nei prossimi cinquant’anni…  II solare, l’eolico, le tecnologie ambientali creano anche occupazione. Oltre 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili in Europa, circa 2,1 milioni per la mobilità sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l’efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. In Italia siamo ancora indietro. Ancorati a idee vecchie, con le aziende partecipate dallo stato che investono in tecnologie superate. Nel nostro paese solo 1700 persone lavorano nella produzione e installazione di pannelli fotovoltaici. In Germalia sono già 42.000, in Spagna quasi 30.000

… Per dare visibilità alle buone prassi e far incontrare chi si impegna per svilupparle, Banca Etica ha lanciato nel 2004 una fiera-convegno dedicata alla sostenibilità, la prima nel suo genere in Italia. Si chiama “Terra Futura” e nasce da lontano. Ha le sue radici nel Social Forum Europeo che si è svolito per la prima volta a Firenze nel novembre del 2002. Sull’esempio del Social Forum Mondiale, partito a Porto Alegre, in Brasile, nel 2001, il Social Forum Europeo è il luogo nel quale i gruppi e i movimenti della società civile si incontrano per discutere di alternative alla globalizzazione, di economia partecipata, di nuovi modelli di sviluppo…

Salviato a questo punto descrive la genesi della fiera “Terra futura”, partendo dalle esperienze del Social forum, dagli incontri e colloqui con tante persone note e meno note impegnate nel volontariato… Piano piano l’idea prende forma, i primi promotori pensano a un evento che serva a mostrare che un “altro mondo” non solo è possibile, come dicono gli slogan, ma è già in costruzione. Un appuntamento per far capire che alcuni nuovi modelli funzionano, ma anche che si può uscire dalla riserva indiana dei movimenti per iniziare a dialogare con le imprese e le istituzioni

… Alla prima edizione partecipano 40.000 persone. Un successo incredibile. La gente affolla i convegni sui temi più disparati: dai diritti del lavoro agli investimenti responsabili, dalla biodiversità alla produzione di energia decentrata. Il venerdì arrivano le scolaresche guidate dagli insegnanti per vedere gli animali delle fattorie bìologiche, gli stand che presentano i vestiti tessuti in fibra Vegetale, i giocattoli biodegradabili, le automobili a idrogeno. Il sabato e la domenica riempiono i padiglioni le famiglie e gli studenti. In mostra sì trova un campionario unico di associazioni di volontariato, produttori di vini e formaggi biologici, installatori dì pannelli solari, editori di libri e riviste che si occupano di ecologìa, finanza responsabile, cooperazione. Un kit completo per chi vuole vivere in modo sostenibile, a partire da oggi.

I temi affrontati variano di anno in anno: i beni comuni, la crisi come opportunità di cambiamento, il mondo delle reti. Nell’organizzazione della Fiera entrano anche i soci storici di Banca Etica, come le Acli, il sindacato Cisl, l’Arci, mentre il mensile di economia sociale e finanza etica “Valori”, promosso dalla banca, copre tutta la manifestazione coti dossier, allegati, interviste.

Negli anni Terra Futura si evolve e i numeri diventano impressionanti: nel 2008 arrivano 90.000 visitatori, 600 espositori, si organizzano oltre 200 seminali e convegni. Nel 2009 si stipula un accordo di collaborazione con il Green Festival degli Stati Uniti, l’esposizione ecologica più grande del mondo, che si tiene a Washington, San Francisco, Seattle, Denver, Chicago.

Partita quasi per caso da Firenze, Terra Futura è oggi la bandiera del “mondo in costruzione” di Banca Etica. Uno snodo fondamentale nella rete internazionale di chi pensa e agisce in modo nuovo.

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 23) Una banca della pace in Palestina

Pubblicato da giannigirotto su 30 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

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Capitolo 23) Una banca della pace in Palestina

Nell’ottobre del 2006 mi trovavo a Roma, a un convegno internazionale sulle istituzioni di microfinanza… Tra i relatori avevo ascoltato con interesse il racconto di Rula Nesnas, una rappresentante del Pare (Palestinian Agri-coltural Relief Committees), una Ong palestinese formata da agronomi, ingegneri agricoli e veterinari che, all’inizio degli anni ottanta, si erano messi insieme per offrire supportò e formazione ai contadini palestinesi. Dopo l’occupazione dei testitori palestinesi nel 1967, il governo israeliano aveva infatti privato i contadini dei servizi di base, sperando che abbandonassero le terre, in modo da poterle confiscare con facilità. Il Pare invece li aiutava (e li aiuta ancora) a proteggerle dall’esproprio, coltivandole… Rispetto alle situazioni di disagio che Banca Etica si trovava ad affrontare ogni giorno non c’era paragone. Qui avevamo di fronte persone sgradite nella loro stessa terra, gente odiata dai vicini di casa che lottava per la sopravvivenza…

Salviato si reca nel 2007 in Israele per verificare la fattibilità di un intervento a favore dei Palestinesi… La sera ci trasferiamo a Gerusalemme. All’Hotel American Colony ci aspetta Yehuda Paz, uno dei primi ad aver creato le comunità kibbutz, associazioni volontarie di lavoratori per la coltivazione delle terre di Israele, basate sull’egualitarismo e sul concetto di proprietà comune, con forti richiami al socialismo… È il kibbutz di Kissufìm, dove da sempre lavorano fianco a fianco israeliani e palestinesi. “È una scelta ben precisa,” ci dice. “Vogliamo dare Un segnale forte. Far capire che ce la possiamo fare. In effetti, se ci penso, nel nostro kibbutz non ci sono mai stati problemi. Le persone si rispettano. L’importante è condividere regole comuni.” Pensa un attimo e poi continua: “II kibbutz è nato come ideale di uguaglianza, di lavoro a favore della comunità. Non può prescindere dal riconoscimento dell’uguaglianza fra tutti gli uomini, indipendentemente dall’etnia o dalla religione”…

Salviato descrive la situazione di vita impossibile dei Palestinesi, costretti dalla presenza del muro e delle divisioni in più zone invalicabili all’interno della stessa città, a veri e propri miracoli per sopravvivere... Vedendo la situazione delle donne e dei contadini palestinesi vengo preso dallo sconforto. Com’è possibile che dall’altra parte del Mediterraneo non si riesca a trovare soluzioni che permettano a popoli e comunità di condurre un’esistenza pacifica? In fondo abbiamo molto in comune con queste persone. Molto più di quanto possa sembrare. Torniamo in Italia sconsolati. Non riusciamo a capire su quali basi possa essere costruita un’istituzione di microfinanza in un contesto così difficile. In aereo mi torna in mente la presentazione power point di Rula. Ci aveva fatto vedere una serie di progetti finanziati con piccoli crediti da un’associazione finanziaria che erano riusciti a mettere in piedi, nonostante tutto. “Abbiamo finanziato un centinaio di persone,” ci aveva detto. “Ma venti sono state uccise prima ancora che potessero iniziare a utilizzare i prestiti.”…

nel 2008 i Palestinesi costituiscono autonomamente… una vera e propria organizzazione di micro-finanza. Si chiama “Reef Finance” e riunisce dodicimila soci, per la maggior parte donne, che si preparano a creare la “prima banca rurale palestinese”…Tornati in Italia approviamo un finanziamento di centomila euro per le necessità correnti del Reef e, attraverso la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, investiamo nel capitale della neonata organizzazione di microfinanza palestinese per altri centomila euro. Vogliamo sostenere il consolidamento del Reef per arrivare alla creazione della prima banca “etica” palestinese…

… Alla fine del 2008 Yehuda Paz mantiene la sua promessa e viene a trovarci nella sede di Padova. Arriva con la moglie Iftuth, la sua inseparabile compagna. “Qui da voi mi sento come a casa,” ci dice. Poi parliamo del Reef, della possibilità di creare una banca etica anche per i movimenti israeliani. Gli raccontiamo della prospettiva di una Banca Etica Europea con i francesi e gli spagnoli. A quel punto Yehuda si illumina: senza saperlo gli ho suggerito una soluzione a un problema complesso, una delle prime cause della mancata cooperazione tra israeliani e palestinesi. “Sai, Fabio,” mi spiega, “in Israele è vietato che un israeliano e un palestinese costituiscano insieme una società. Ma se la società la crea un gruppo europeo, che abbia sede fuori dal nostro territorio, nessuno può impedire che nel consiglio di amministrazione siedano ebrei e palestinesi, con pari diritti.” Mentre Yehuda continua a spiegarmi il modo in cui si potrebbe fare la quadratura del cerchio, io cerco di prendere fiato. Mi sembra un’idea incredibile. Mi immagino già uno sportello della Banca Etica Europea, o semplicemente di Banca Etica a Gerusalemme con un israeliano allo sportello e un palestinese all’ufficio fidi e decine di clienti musulmani, ebrei, cattolici. “Sarebbe un sogno,” mi dice Yehuda. “Un evento rivoluzionario.” Un sogno che stiamo costruendo insieme, con pazienza, da più di tre anni.

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1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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Schiavitù: la tratta degli esseri umani

Pubblicato da giannigirotto su 28 settembre 2011

Inframezzo l’uscita dei vari capitoli del libro “Ho sognato una banca“, che racconta la storia della nascita di Banca Etica, con questo articolo preso pari pari dal sito di, guarda caso, uno dei soci fondatori della stessa, e cioè Mani Tese.

Uno dei motivi che mi spinge a farlo sono i lettori del mio blog, meglio ancora le statistiche di accesso, che mostrano come  molto spesso si arrivi al mio sito cercando informazioni sulla schiavitù.

Questo articolo pertanto è un’ulteriore fiammella accesa nel buio per far luce su un fenomeno che la maggior parte degli italiani (compresi molti miei amici) considera superato o quantomento irrilevante, la schiavitù appunto.

I fatti purtroppo dimostrano e confermano inequivocabilmente che la realtà in molti Paesi poveri è tragicamente disperata, ed uno dei terribili sbocchi in cui le famiglie terminano è spesso quello della schiavitù per loro stessi o per i loro figli… lascio la parola all’articolo di Mani Tese:

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COS’E’ IL TRAFFICKING

Il Trafficking - o tratta di essere umani – rappresenta una delle principali violazioni dei diritti umani che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, in primis donne e bambini. Un fenomeno in allarmante crescita in tutto il mondo: 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale.
Il 56% delle vittime di trafficking sono donne e bambine.

La tratta degli esseri umani è ogni azione, ivi compresi il reclutamento, il rapimento, il trasporto, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, attraverso minacce o l’uso della forza, dell’inganno, della coercizione o della servitù per debiti, volta a ridurre o detenere delle persone, pagate o no, in uno stato di servitù involontaria, per un lavoro forzato o per sottometterle a dei creditori, in una comunità diversa da quella di origine (OSCE).

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Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo. Chi non vuole fermarsi ad un comprensibile moto di ribellione e rabbia, può valutare di compiere qualcuna delle azioni suggerite nella sezione AGISCI.


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