Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Archivio per la categoria ‘Schiavitù’

Regali di Natale equosolidali

Pubblicato da giannigirotto su 7 dicembre 2011

 La regalistica aziendale costituisce per noi una risorsa di vitale importanza. Aiutaci a rilanciare questo canale: convinci un amico , un parente o meglio ancora un’aziendaa fare i regali da noi.Guarda la sezione del nostro sito dedicata alla regalistica: clicca qui E poi segnalaci i contatti a giovanni.ferro@pacesviluppo.it Tel 347-9809098
Nelle Botteghe altromercato di Pace e Sviluppo  sono arrivati tanti nuovi prodotti del commercio equo e non solo: belli per chi li acquista e giusti per chi li produce, si prestano per regali solidali con un valore in più, quello del rispetto verso i lavoratori del Sud e del Nord del mondo. Sul sito sono segnalate anche le aperture straordinarie delle nostre Botteghe a dicembre.Scopri i nostri suggerimenti e sarà più facile fare il regalo “giusto”: per farti un’idea di quello che potrai trovare in bottega (anche se non c’è tutto in tutte le botteghe) consulta e sfoglia il nuovo catalogo natalizio altromercato.
La vostra Cooperativa ha organizzato eventi e iniziative per promuovere il Commercio Equo e Solidale a Natale. Anche se non saremo in piazza a Treviso con la nostra tradizionale esposizione, abbiamo previsto altre iniziative eque e solidali: una lettura per bimbi alla Libreria Lovat di Villorba, una sfilata in Piazza a Treviso, uno Spettacolo in centro … per tutti i dettagli CLICCA QUI

GUARDA il video spot del Natale di Pace e Sviluppo
che contiene tutto quello che potrete trovare in bottega per un Natale equo e solidale. Ti chiediamo di diffonderlo tra amici e parenti: se puoi fallo girare tra tutti i tuoi contatti!

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Buon Natale e quo e solidale! Ti aspettiamo nelle nostre Botteghe

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Cooperativa sociale Pace e Sviluppo

Via Montello 4 – Treviso -  Tel 0422-301424

www.pacesviluppo.itinfo@pacesviluppo.it


Botteghe altromercato  a

Treviso / Oderzo / Mogliano V.to / Vittorio V.to / Montebelluna / Castelfranco V.to / Camposampiero / San Donà di Piave / Cornuda / Paese / Zero Branco / Pieve di Soligo

A

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Schiavitù: la tratta degli esseri umani

Pubblicato da giannigirotto su 28 settembre 2011

Inframezzo l’uscita dei vari capitoli del libro “Ho sognato una banca“, che racconta la storia della nascita di Banca Etica, con questo articolo preso pari pari dal sito di, guarda caso, uno dei soci fondatori della stessa, e cioè Mani Tese.

Uno dei motivi che mi spinge a farlo sono i lettori del mio blog, meglio ancora le statistiche di accesso, che mostrano come  molto spesso si arrivi al mio sito cercando informazioni sulla schiavitù.

Questo articolo pertanto è un’ulteriore fiammella accesa nel buio per far luce su un fenomeno che la maggior parte degli italiani (compresi molti miei amici) considera superato o quantomento irrilevante, la schiavitù appunto.

I fatti purtroppo dimostrano e confermano inequivocabilmente che la realtà in molti Paesi poveri è tragicamente disperata, ed uno dei terribili sbocchi in cui le famiglie terminano è spesso quello della schiavitù per loro stessi o per i loro figli… lascio la parola all’articolo di Mani Tese:

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COS’E’ IL TRAFFICKING

Il Trafficking - o tratta di essere umani – rappresenta una delle principali violazioni dei diritti umani che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione, in primis donne e bambini. Un fenomeno in allarmante crescita in tutto il mondo: 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale.
Il 56% delle vittime di trafficking sono donne e bambine.

La tratta degli esseri umani è ogni azione, ivi compresi il reclutamento, il rapimento, il trasporto, la vendita, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, attraverso minacce o l’uso della forza, dell’inganno, della coercizione o della servitù per debiti, volta a ridurre o detenere delle persone, pagate o no, in uno stato di servitù involontaria, per un lavoro forzato o per sottometterle a dei creditori, in una comunità diversa da quella di origine (OSCE).

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Credo che ogni commento ulteriore sia superfluo. Chi non vuole fermarsi ad un comprensibile moto di ribellione e rabbia, può valutare di compiere qualcuna delle azioni suggerite nella sezione AGISCI.


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La «flessicurezza» della Danimarca

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Consumati? si, ma mai quanto i polmoni dei lavoratori…

Pubblicato da giannigirotto su 13 luglio 2011

Originariamente i jeans erano pantaloni da lavoro, li si preferiva per la loro resistenza all’usura e capacità di sopportare notevoli stress d’utilizzo… oggi sono sopratutto capi di moda, e negli ultimi tempi la moda li vuole “usati”…

Ora questo effetto “usato” si ottiene con una tecnica chiamata “sabbiatura” (sandblasting) che al di la del nome vacanziero nasconde una terribile realtà per i lavoratori, e cioè la silicosi. Si stima che a tutt’oggi almeno cinquemila operai abbiano contratto tale malattia per tale lavorazione. Il risultato è stato che, molto semplicemente e cinicamente, la lavorazione si è spostata nei Paesi con meno controlli (Cina, India, Bangladesh, Pakistan e in parte nel Nord Africa).

Ma in generale è tutta la filiera di questo capo di abbigliamento che è da ristrutturare, visto che:

- l’ambiente paga un prezzo molto alto perché il ciclo di lavorazione richiede
consumi d’acqua impensabili e l’utilizzo di tantissime sostanze chimiche, dalla coltivazione del cotone fino ai trattamenti per ottenere effetti particolari sui jeans. Chimica che poi si riversa nell’ecosistema.

- la suddivisione dei guadagni è totalmente sbilanciata, come si vede a colpo d’occhio dall’immagine a lato… elemosina ai lavoratori, e grandi guadagni per il commercio e la pubblicità…

 

Ho pertanto aggiunto nella mia sezione “Multinazionali” e precisamente nell’articolo sulle inchieste di Altroconsumo sul comportamento etico delle multinazionali, anche questo specifico argomento. Cliccando sull’immagine dei jeans o su questo link potete scaricare direttamente l’articolo in questione (in formato PDF).

E per favore, non comprate più questi jeans nuovi ma “usati”…

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Rifugiati, il dramma della ricerca dei propri Affetti

Pubblicato da giannigirotto su 24 marzo 2011

Vorrei dare il mio piccolo contributo nella diffusione di questo strumento, il sito Internet Refugees United, che è nato e lavora unicamente per aiutare quei milioni di persone (l’ONU ne stimava 37 milioni nel 2009, ma sono stime molto, molto prudenti…) che, sono in fuga dai loro Paesi di origine perlopiù per situazioni di guerra, vuoi civile vuoi internazionale, sfruttamento, carestia ecc. ed hanno perso completamente i contatti con i loro affetti più cari, insomma non ne hanno più notizie da mesi, anni…

E’ un dramma apocalittico, di fronte al quale le nostre situazioni personali assumono una rilevanza diversa, certamente più ridimensionata. Difatti anche nelle nostre situazioni più gravi, ben difficilmente arriviamo al punto di perdere del tutto i contatti con la nostra famiglia, i figli, i fratelli, il marito/moglie, gli amici più cari, e perderli nel senso più assoluto del termine, cioè non avere nessuna notizie di loro, non sapere se sono ancora vivi, in che Nazione si sono rifugiati, da dove partire per cercarli… un dramma che ti fa provare ogni giorno un angoscia indicibile, perchè ancora maggiore di una perdita definitiva è il dolore che provoca il non sapere nulla del destino dei propri cari…

Anche in questo caso la tecnologia Internet e l’altruismo di un pugno di normali cittadini hanno permesso la creazione di uno strumento estremamente importante ed efficace per tentare di risolvere molte situazioni drammatiche.  Si tratta quindi di un sito che gestisce una propria banca dati (database) nel quale i rifugiati possono registrarsi in maniera totalmente anonima (perchè il pericolo più grave è quello delle ritorsioni sui familiari) e quindi cercare/farsi cercare  i/da  propri familiari, attraverso l’inserimento di notizie e dettagli noti solo a loro.

Come sempre il primo passo da compiere è diffondere la notizia sull’esistenza di tale strumento, per cui vi invito, se volete, ad approfondire l’argomento leggendo l’articolo di Wired in versione italiana (molto stringato) e/o quello integrale nella versione inglese della rivista… e naturalmente a cliccare sul “mi piace” della relativa pagina Facebook di Refugees United

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Cosa hanno in comune Arance, Ananas e Smartphone? lo sfruttamento della manodopera!

Pubblicato da giannigirotto su 11 gennaio 2011

Integro un mio precedente articolo nel quale riporto come Altroconsumo, l’associazione a tutela dei consumatori, che in Italia conta 330mila soci, abbia compiuto una serie di approfondite indagini su diversi comparti di mercato per verificarne l’etica dei produttori: abbigliamento, caffè, banane, hard discount, notebook, zucchero (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF) sono quelli condivisi nel suddetto articolo, al quale ora aggiungo le ultime indagini nei settori:

- Smartphone (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF);

- Ananas (cui fa riferimento il video – clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF);

- Arance (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF).

Inutile dire che i risultati sono sconfortanti, lo sfruttamento e l’abuso dei lavoratori è la regola… si tratta certo di notizie più o meno conosciute, ma che qui vengono confermate ed analizzate con precisione, e come sempre una prima possibile soluzione è quella del commercio equosolidale, per il quale vi rimando alla sezione dei G.A.S. (Gruppi acquisto solidale).

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Divulgare le informazioni: Josè

Pubblicato da giannigirotto su 17 novembre 2010

Uno dei problemi principali che ogni generazione si trova ad affrontare è quello di raccogliere le informazioni utili per farsi un quadro completo e veritiero della situazione, del mondo che la circonda, onde essere cosciente e pronta a decidere come affrontare la vita.

Ora, è oramai innegabile che viviamo in un mondo globalizzato, in cui ciò che succede per esempio in Cina ed India avrà rilevantissime conseguenze anche in Europa, e viceversa e così via dicendo.

E’ necessario pertanto avere una visione complessiva della situazione mondiale e dei meccanismi e criteri che la regolano. E prima (temporalmente parlando) un giovane riesce a formarsi questa cultura, a farsi un quadro sufficentemente completo, meglio sarà per lui e in generale per tutti. Ma come approcciare le giovani generazioni? queste naturalmente usano Internet per informarsi, ma difficilmente si trovano degli articoli, degli scritti che hanno l’obiettivo suddetto e forniscono una situazione globale, e se ci sono si rivelano di difficile lettura.

A questo punto il mio contributo è stata la scrittura di un libretto, intitolato “Josè“. L’ho scritto proprio con l’obiettivo e il desiderio di diffondere e informare sulla realtà delle gravi problematiche che ci circondano. Per approcciare a ciò il più possibile sopratutto i giovani, l’ho scritto con una modalità accattivante (spero), una trama avventurosa e stimolante, e spero anche con linguaggio e stile giovanile, raccontando le avventure di un ragazzino speciale, Josè appunto. Questo racconto, che parla di clima, ambiente, tecnologie, realtà virtuale, inquinamento, credito etico, diritti umani, sfruttamento, multinazionali, e-goverment ecc. ecc., è come dicevo solo un pretesto, un modo di “veicolare” quelle informazioni che ritengo ognuno di noi dovrebbe conoscere, almeno a grandi linee. Questo libretto non è ovviamente pubblicato, ma gira solo in formato digitale, e personalmente non mi interessa affatto sfruttarlo commercialmente (anzi è “open source”, e chiunque lo può modificare come meglio crede).

Se pensate vi possa essere utile, scaricatelo ed usatelo pure come meglio ritenete opportuno.

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I miei “Credo” – Schiavitù

Pubblicato da giannigirotto su 23 aprile 2010

Quando si usa questo termine la mente generalmente richiama dalla memoria immagini viste nei libri di storia, o più sovente nei film, di negri in catene, stipati nelle barche che li portano in America per la raccolta del cotone e per la servitù in generale, o immagini di schiavi all’epoca dell’antica Roma, e sia nel primo che nel secondo caso comprati e venduti ai mercati come bestie …..

Ma quello era il passato, e certamente non va dimenticato anzi, però credo che troppo spesso mi trovo a dialogare con persone che non hanno una coscienza chiara della schiavitù odierna, o quantomeno ne hanno una visione molto distorta e disinformata. E sia chiaro che non voglio parlare di schiavitù in senso metaforico, come potrebbe essere la schiavitù del consumismo, o la schiavitù dell’alcol, ma voglio riferirmi proprio alla schiavitù in senso stretto, letterale, fisico, cioè di persone che sono di fatto private della libertà, confinate in spazi e situazioni da cui vorrebbero fuggire, costrette a sopravvivere in una situazione miserabile a vantaggio di chi sfrutta il loro lavoro per ricavarne guadagno …..Pertanto il presente “Credo” è atipico, in quanto non sto parlando di un concetto opinabile, ma di una realtà di fatto riconosciuta da tutti egli Enti ed organismi ufficiali, a partire dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro….

Eppure per chi vuole vedere, la realtà è sotto gli occhi di tutti, a volte spudoratamente visibile, a volte celata con ogni mezzo, ma svelata da giornalisti, scrittori e gente comune coraggiosa. Prendiamo ad esempio il resoconto che fa Loretta Napoleoni nel suo libro “Economia Canaglia”, sia quando parla della prostituzione, che quando parla dello sfruttamento dei mari…..oppure le analisi puntuali di Altroconsumo sui grandi attori mondiali di beni, oppure i dati sciorinati dalle Nazioni Unite e dall’Associazione Anti-Slavery (Anti-Schiavitù), oppure le testimonianze di coloro che sono riusciti a sfuggire alle enormi piantagioni site in amazzonia e gestite come campi di concentramento…ma senza andare così lontano basta leggere gli articoli di Fabrizio Gatti per capire come gli immigrati vengono sfruttati nel meridione e non solo…..vere e proprie bestie da soma che non possono neppure ribellarsi, pena pestaggi massacranti ed omicidi “di esempio”…..

In definitiva, credo a quanto ha detto Roberto Saviano, e cioè che esistono due tipi di omertà; la prima è quella che compie chi è stato testimone fisico di un delitto, e che tace per paura di essere punito dall’esecutore del crimine, la seconda, ben più pericolosa e diffusa, e quella che compie chi non vuole vedere, di chi non vuole andare a fondo delle questioni, di chi non vuole immischiarsi, di chi insomma è indifferente ai drammi altrui…..

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La terra degli Gnu (Ognuno per sè e Dio per tutti)

Pubblicato da giannigirotto su 22 marzo 2010

E’ da sempre che volevo scrivere un articolo identico! Ringrazio pertanto Mimmo Guarino che è riuscito a scriverlo come e meglio di quanto avrei fatto  io!

E’ superfluo pertanto che io dica che sono d’accordo al 101%, e che le mie iscrizioni a diverse Associazioni sono il mio tentativo e il mio contributo a favore degli “GnUmani”.

Quindi grazie ancora Mimmo, vi invito tutti a leggere questo bellissimo articolo cliccando o sulla foto a fianco o sul nome dell’autore….

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Indispensabili: Muhammad Yunus – Un Mondo senza povertà

Pubblicato da giannigirotto su 24 febbraio 2010

Sono molto felice di mettere a disposizione, nella mia sezione “Indispensabili“, un estratto di questo libro del premio nobel per la pace Muhammad Yunus. Di lui in persona ho già detto, e l’ho inserito nella mia sezione “Modelli“: è un mito, una persona illuminata, intelligente, coraggiosa, pragmatica, e non si limita a parlare ma fa, fa , e fa moltissimo….

E’ inutile che ripeta quanto hanno già detto benissimo altri quando il libro è uscito, mi limito quindi a fornirvi il collegamento all’ ottimo articolo di Japoco Fo.

A quanto scritto da quest’ultimo, mi limito ad aggiungere questo ragionamento: una delle fondamentali iniziative che propone Yunus, è l’”impresa sociale”. Questa può essere una società che funziona come una qualsiasi altra impresa “capitalistica”, ma con la fondamentale differenza che non mira a fare profitto ma semplicemente ad autosostentarsi coprendo i propri costi, e detenuta da un ristretto numero di proprietari. Oppure può essere una società che mira al profitto, però i cui proprietari sono la massa della popolazione povera, cioè un azionariato estremamente diffuso appunto tra le classi meno abbienti, in questo modo gli utili verranno distribuiti appunto tra i poveri che avranno l’opportunità di migliorare la loro condizione.

Ebbene una forma che assomiglia abbastanza, a mio avviso, all’”impresa sociale” è quella che già oggi Banca Etica propone con il suo “azionariato critico”. Rimandandovi all’articolo specifico in cui ne parlo, in pratica già oggi chi ha qualche soldino da investire, lo può fare tramite gli appositi fondi di Banca Etica che per l’appunto acquistano anche azioni. E questa azioni o sono relative ad aziende “etiche” che operano nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, oppure aziende che etiche non sono, e le cui azioni vengono acquistate proprio per esercitare il diritto di voto connesso alla titolarità delle stesse, secondo i principi e la filosofia propria di Banca Etica.

Mi sembra che in entrambi i casi ci si avvicini abbastanza al concetto di “impresa sociale”, nell’attesa di vedere veramente tante realtà del genere prosperare…….

In ogni caso il consiglio è quello di leggere l’estratto del libro, e si vi appassiona, fate un salto in biblioteca per prenderlo in prestito…….

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Indispensabili: Economia Canaglia – 6° capitolo

Pubblicato da giannigirotto su 20 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

In un mondo dove ciò che conta è solo il prezzo, anche i farmaci vengono falsificati, e curarsi è diventata una ruolette russa, visto che una compressa di medicinali su dieci è contraffatta.. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO SEI – “La matrix del mercato” -

………Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  a livello mondiale, una compressa su dieci è contraffatta ma viene spacciata come originale. I medicinali contraffatti ogni anno uccidono circa mezzo milione di persone! e fruttano profitti per 32 miliardi di dollari. In base alle proiezioni queste cifre sono destinate a raddoppiare a breve: nel 2010 i guadagni saranno di 75 miliardi di dollari e i morti oltre il milione….

……Secondo la Eli Lilly, l’azienda produttrice del Prozac, per ogni mille dollari investiti nelle organizzazioni criminali. le banconote contraffatte ne rendono 3.300, la vendita di eroina 20.000, il contrabbando di sigarette 43.000, il software piratato dai 40 ai 100.000 e la falsificazione di farmaci come il Viagra e il Cialis 500.000……..

…….La Cina viene ormai additata come la causa di tutti i mali commerciali, ma anche questa è un’illusione venduta dai politici occidentali e prontamente acquistata dai consumatori alla ricerca di facili spiegazioni. Solo fermando per una frazione di secondo il cuore pulsante del mercato globale, il commercio perpetuo e febbrile, e scattando un’istantanea di quanto accade all’interno della matrix, riusciamo a fissare le responsabilità collettive e private di chi è coinvolto nella creazione e nell’accettazione passiva di un mondo di fantasie commerciali. I governi occidentali, che accolgono la proposta degli Stati Uniti di ammettere la Cina nel Wto, sono al centro della foto. La decisione viene presa in un’epoca in cui le principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano gli sconcertanti abusi del governo di Pechino in materia di sfruttamento nell’industria del lavoro. Malgrado le numerose e documentate accuse, finora le Nazioni Unite non hanno imposto alcuna misura disciplinare o sanzione alla Cina e alla Russia che, grazie all’inefficacia delle leggi a tutela dei brevetti, forniscono circa il 30 per cento del totale mondiale dei farmaci contraffatti. Anche l’India e il Brasile sono tra i principali violatori delle leggi sui medicinali, eppure non si è vista alcuna rappresaglia internazionale nei loro confronti. Ai paesi industrializzati l’effetto di quest’ attività commerciale canaglia non interessa, visto che la quasi totalità dei decessi avviene nei paesi in via di sviluppo…….

……..Lo stesso sistema dei brevetti è spesso usato per impedire che i produttori autorizzati di farmaci generici possano accedere ai paesi in via di sviluppo. L’industria farmaceutica mondiale è dominata da un oligopolio che riesce a imporre prezzi artificialmente al mercato…..

……….Il fenomeno dei diamanti insanguinati africani è ormai conosciuto ovunque grazie al film hollywoodiano Diamanti di sangue (2006). Bisogna dire però che le nostre probabilità di entrare in possesso di un diamante insanguinato sono molto inferiori a quelle di acquistare oro insanguinato………In Sierra Leone, l’industria dei diamanti si serve di bambini, ridotti in schiavitù dalle bande armate, per estrarre le gemme preziose e sostenere una guerra civile senza fine………L’industria dell’oro, non è affatto regolamentata ed è costituita da una miriade di compagnie commerciali sparse in tutto il mondo. La raffinazione dell’ oro è appannaggio esclusivo di un esiguo gruppo di società che non controllano l’origine del metallo giallo che acquistano dagli intermediari. E, come il mercato dei diamanti, anche quello dell’ oro insanguinato non compare sull’ agenda di alcun governo né organizzazione governativa internazionale……..

………Oggi la schiavitù ce la ritroviamo un po’ ovunque, anche nel frigorifero.

Dalla frutta alla carne, dallo zucchero al caffè, sono gli schiavi che portano il cibo sulla nostra tavola….La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro……Nel ventunesimo secolo la schiavitù è una realtà in piena espansione a livello mondiale. Le Nazioni Unite stimano che la crescita avvenga a un ritmo senza precedenti. Oggi si contano almeno 27 milioni di schiavi………Non si tratta dei lavoratori delle fabbriche dello sfruttamento che vivono con salari da fame. Gli schiavi sono totalmente controllati da un’ altra persona, spesso violenta [lo schiavista]: sono sfruttati economicamente e ricevono solo il cibo sufficiente e un riparo per sopravvivere…….La recrudescenza della schiavitù è direttamente correlata al suo costo, che diminuisce da decenni…..E noi consumatori viviamo nella beata ignoranza. La matrix del mercato, anche questa volta, nasconde la natura sfruttatrice del commercio internazionale. Gli scaffali dei supermercati occidentali sono pieni di articoli prodotti dagli abitanti dei paesi in via di sviluppo, che percepiscono una frazione infinitesimale del loro prezzo……..

Segue una descrizione di come il mercato mondiale di sigarette è grandemente aumentato, perchè sono diventati consumatori Cina, Russia ed India, che compensano abbondantemente il calo di fumatori dei paesi “ricchi”.

Segue la descrizione di come nei paesi ricchi l’obesità sia diventata un gravissimo problema, anche a causa delle industrie che hanno spacciato per “dietetici”  prodotti che non lo sono. E naturalmente le industrie prosperano prima vendendo cibo di scarsa qualità nutrizionale, e poi i farmaci, gli integratori, e naturalmente gli interventi chirurghici.

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