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Indispensabili – Blue economy – la strategia per i prossimi 100 anni

Pubblicato da giannigirotto su 27 marzo 2012

Come creare posti di lavoro e salvaguardare l’ambiente? Sembra la quadratura del cerchio, ma è anche un imperativo che dovremo porci costantemente nei decenni e secoli a venire, in quanto i due fattori dovranno coesistere pacificamente e virtuosamente.

Bene, la risposta esiste, è positiva ed è descritta in questo che è il prossimo libro che andrò a scansire e riassumere nelle settimane a venire, tempo permettendo.

Per il momento vi invito caldamente a leggere il seguente articolo di presentazione che ho preso pari pari da “puntosostenibile” che ringrazio. Credo sarete d’accordo con me nel sostenere che questo libro è di un’importanza fondamentale e va diffuso a tutti i livelli, in primis alle nuove generazioni, che altrimenti un giorno potrebbero chiederci “ma perchè queste cose non c’è le avete dette prima?”…

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Blue economy
Intervista a Gunter Pauli
di Paola Fraschini

Cosa c’entrano balene, libellule, zebre e pomodori con l’economia? In che modo possono aiutarci a uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati? Una crisi della civiltà, dei modi di produrre e consumare. In natura non esistono disoccupati e neppure rifiuti. Tutti svolgono un compito e gli scarti degli uni diventano materia prima per altri, in un sistema “a cascata” in cui niente viene sprecato. Lo spiega bene Gunter Pauli, imprenditore ed economista, autore di Blue economy (in libreria dal 20 ottobre), un volume sorprendente in cui sono raccontate le migliori 100 innovazioni ispirate dalla natura che possono cambiare il mondo e creare posti di lavoro. Parliamone con lui. L’autore sarà presente in Italia il 21 ottobre alle 18.30 alla Feltrinelli di Bologna e il 22 ottobre alle 14.00 al Politecnico di Torino, non fatevelo sfuggire.

Cos’è la blue economy e perché si chiama così? C’è qualche relazione con la green economy?
La green economy è il risultato del duro lavoro, delle strategie e dei sogni di molti di noi. A 30 anni di distanza dobbiamo però renderci conto che, nonostante si siano compiuti considerevoli passi avanti, siamo ancora lontani dall’averla realizzata.
Poi è sopraggiunta la crisi. I consumatori ne hanno risentito, si sono tagliati posti di lavoro e pensioni. La domanda da porsi è: in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, come possiamo permetterci di sovvenzionare le energie verdi e credere che sempre più persone possano permettersi di pagare di più per prodotti ecologici?
Il problema è che abbiamo fatto del nostro meglio, però non abbiamo raggiunto più dell’1% dei consumatori e appena l’1% di energia.
Questa non vuole essere una critica ma una profonda riflessione su come agire meglio.
Prendere in considerazione tutte le innovazioni pronte per essere messe in atto, in molti casi già realizzate e commercializzate su scala locale, è un modo per modificare radicalmente il modello economico diffuso, e grazie all’introduzione di tali innovazioni ispirate dalla natura sarà possibile trasformare il sistema globale.
Innovando e generando ulteriore reddito, con più valore aggiunto, si creano quindi più posti di lavoro, creando così il capitale sociale, soddisfacendo i bisogni fondamentali di tutti con ciò di cui disponiamo.
Da qui il nome “blue economy”, o se si preferisce “green economy 2.0”. Il pianeta Terra visto dallo spazio è blu, ha un oceano blu e un cielo blu … verde è il colore solo delle piante!

Nel libro propone ben 100 innovazioni ispirate dalla natura. Quante di queste sono già diventate concrete iniziative imprenditoriali e quante no? Perché, quali ostacoli incontrano?
Un terzo delle tecnologie presentate nel libro è già stato testato e applicato. Un terzo è costituito da prototipi e l’altro terzo ha solide basi scientifiche.
Quali sono gli ostacoli? Molti, ma il più importante è il nostro scetticismo. Sostituire le batterie SENZA batterie, gli antibiotici con NESSUN antibiotico, i prodotti chimici per il trattamento delle acque con NIENTE. Sembra una magia… ma l’ispirazione viene dai sistemi naturali attorno a noi che da milioni di anni adottano queste strategie con successo.

Il modo di agire della natura implica collaborazione tra diverse specie per arrivare a un traguardo comune, tutti contribuiscono facendo ciò che sanno fare meglio… bella rivoluzione “culturale” per il modo di pensare tipico delle nostre società… Dobbiamo proprio buttare tutta la nostra civiltà?
La società attuale potrebbe essere migliore di quanto abbiamo mai immaginato, ma finché basiamo la nostra logica economica su risorse finite, faremo della povertà l’unica componente sostenibile della società! Come possiamo continuare ad accettare tutto ciò? La povertà non esiste in natura, negli ecosistemi ognuno ha la propria mansione. Un economista può forse pensare che la piena occupazione non abbia senso… ma direi che neppure una disoccupazione mondiale del 25% e oltre un miliardo di affamati e senz’acqua ha senso!
Quindi non c’è bisogno di criticare ciò che abbiamo fatto o che cosa è andato storto in passato, dobbiamo concentrarci su come possiamo fare meglio, anzi, molto meglio. E mentre l’Mba (master in business administration) presso la Harvard o l’Insead rappresenta il modello di riferimento, è giunto il momento di andare oltre l’approccio riduzionista dove il denaro e le risorse che non abbiamo sono alla base di un sistema che si fonda sui prestiti dalle banche, indebitando le generazioni future!

Mi ha colpito il concetto che la nostra società crea una moltitudine di rifiuti e scarti, tra questi ci sono anche “rifiuti umani” e si intende disoccupati, poveri, affamati, esclusi… Qual è la sua ricetta per uscire dalla crisi e ottenere stabilità economica e sociale?
Prima di tutto dobbiamo comprendere che disponiamo di tutto ciò che ci serve per compiere passi avanti. Questa è la chiave. Anche quando si è poveri e indigenti, è possibile progredire, basta guardarsi intorno. In secondo luogo, quando ci rendiamo conto di questa opportunità, esploriamola! Invece di lamentarsi di tutti i problemi, cerchiamo di identificare le “centinaia di opportunità” che tutti noi abbiamo e una volta che ci rendiamo conto che ci sono così tante possibilità (ho selezionato solo 100 innovazioni su una rosa di oltre 2.200) possiamo iniziare a pensare in positivo.
Dunque, una volta raggiunta questa fase siamo in grado di muoverci rapidamente, abbracciando innovazioni e ridisegnando i modelli di business, in definitiva evoluzione verso un sistema economico in grado di rispondere alle esigenze fondamentali di tutti di acqua, cibo, alloggio, salute ed energia!

Nel tentativo di imitare la natura, il suo libro sembra suggerire che la nostra tecnologia dovrebbe avvalersi delle leggi della fisica prima di ricorrere alla chimica. Potrebbe spiegarci brevemente questo concetto e i suoi benefici per l’ambiente?
Nell’universo, tutto obbedisce alle leggi della fisica, senza eccezioni. L’aria calda sale e la mela cade sempre dall’albero! Quindi, se vogliamo ottenere risultati prevedibili con poca energia o senza, usiamo le leggi della fisica. La chimica si basa sempre su pressione o temperatura e una serie di catalizzatori. I risultati sono prevedibili solo quando abbiamo il controllo di questi parametri. Ed è così che per produrre i biocarburanti consumiamo più energia di quanta ne contengano. È così che i condizionatori producono aria fredda utilizzando agenti chimici di raffreddamento che distruggono lo strato di ozono (come si è scoperto solo decenni dopo) spingendola in alto contro le leggi della fisica (secondo cui tenderebbe a scendere).
Possiamo fare anche di peggio usando la biologia nella nostra “missione” per la sostenibilità. La biologia cambia da luogo a luogo (è per questo che c’è la biodiversità) e si evolve nel corso del tempo (ciò che chiamiamo evoluzione), quindi l’unico modo per ottenere risultati prevedibili è giocare con i geni (ogm), controllare con la chimica (pesticidi, erbicidi, fertilizzanti) e con la fisica (acqua, serre). Naturalmente questo va contro tutto ciò che vive e prospera sul nostro pianeta, e non è una sorpresa che il genere umano sprechi acqua ed energia come nessun altra specie sulla Terra.
Abbiamo solo bisogno di “cavalcare l’onda” delle forze che ci sono in natura, come descritto in fisica, come punto di partenza invece di “creare le onde” che consumano tutte le nostre energie… senza raggiungere gli obiettivi che ci poniamo.

In conclusione cita il Bhutan, ci dice qualcosa in merito a questo “paese lontano lontano”? Sono davvero felici? Perché?
Bhutan. Beh, un paese singolare a un bivio. Tutta l’agricoltura è biologica (ad eccezione di alcuni campi di patate). Ogni cittadino ha il diritto costituzionale alla medicina tradizionale. Lo stato si rifiuta di vendere le sigarette perché non vuole capitalizzare sulla morte. Le miniere sono chiuse poiché rovinano il paesaggio. Il cibo spazzatura (junk food) viene tassato allo stesso modo delle auto di lusso di importazione! Questa nazione è una realtà. Da quasi 40 anni per la pianificazione dello sviluppo economico, ha imposto indici in grado di valutare sia la crescita monetaria sia quella della felicità.
Quando il Primo Ministro ha letto il mio libro mi ha chiesto di individuare i migliori progetti per il suo paese e ora abbiamo un piano di sviluppo nazionale che prevede lo sviluppo economico dell’Himalaya tenendo in considerazione la felicità del popolo in base alla loro concezione buddista. Esso comprende anche la creazione di una nuova banca, la Banca della Felicità Nazionale Lorda… un’opportunità straordinaria.

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Indispensabili – Fumetti: La collina dei rifiuti

Pubblicato da giannigirotto su 7 marzo 2012

Questa storia è stata scritta nel 1991. Sono passati quindi più di vent’anni ed ancora troppo poco è stato fatto per eliminare completamente questo termine sostituendolo con la sua terminologia più appropriata: materia prima secondaria!

Il pianeta infatti è uno solo, non ne abbiamo altri di scorta, e quindi tutto ciò che usiamo deve far parte di un ciclo che ne preveda la trasformazione a scopo di recupero e riutilizzo, altrimenti prima o poi finiremo tutto. In ogni caso finiremo prima noi, se non ci decidiamo a bonificare e neutralizzare tutti i rifiuti altamente tossici che sono il frutto delle lavorazioni industriali in genere, e che in questi decenni hanno portato a sversare su terreni e fiumi ogni sorta di veleno…

Questo racconto credo sia opportuno farlo leggere ai bambini delle scuole elementari, in modo da formarli immediatamente alla cultura della differenziazione, del riciclo e del riuso… buona lettura!

(p.s. ovviamente basta cliccare sulle piccole immagini per ingrandile…)

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Modelli da diffondere – Sakena Yacoobi

Pubblicato da giannigirotto su 14 settembre 2011

Sakena Yacoobi  ha 60 anni e da trenta si occupa di combattere la guerra con la cultura. Sakena è un’insegnante. Ogni giorno, escluso il venerdì, 350mila persone affollano le sue classi e prendono parte a quella che lei ha definito una “Jihad con la penna” ovvero imparano a leggere e a scrivere. Perché l’alfabetizzazione è la prima arma per sconfiggere la guerra e in un cervello occupato da quello che gli raccontano i libri piuttosto che da stragi spacciate per ideali di martirio, il fascino dei mitra e delle bombe attecchirà meno.

È stato in Pakistan, in mezzo ai profughi, alle donne che avevano subito violenze di ogni tipo, che Sakena ha capito che l’istruzione è l’unica via per risollevare la sua gente. Da allora non si è mai fermata e ha aperto scuole e raccolto studenti ovunque ha potuto. Nemmeno l’Afghanistan dei Talebani l’ha intimorita. Proprio all’epoca del loro dominio, negli anni Novanta ha fondato l’ Ali (Afghan Institute of Learning). “ Da Kabul, da Herat, da Logar, mi chiedevano di aprire scuole clandestine”, racconta Sakena Yacoobi suWired. “ Mi imposi allora una regola: se la gente era in grado di proteggerci e di darci i locali e il personale da preparare, l’avremmo fatto”.

Sekena si concentra sopratutto le bambine, che normalmente vengono per ultime come priorità di alfabetizzazione nelle famiglie povere: “Se educhi un bambino educhi un individuo, se educhi una bambina educhi una famiglia e dunque una comunità”

A mio avviso è una delle tante persone che veramente meritano il Nobel per la pace… e come al solito decine di altri articoli ed anche video li trovate sparsi su Internet, naturalmente la maggior parte è in Inglese, i telegiornali italiani invece preferiscono parlare delle “Papi girl” e di calcio…
Vi ricordo che trovate una scheda su altre grandissime persone nella mia sezione “Modelli“.

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Risparmio: Video corsi gratuiti d’inglese

Pubblicato da giannigirotto su 15 giugno 2011

Aggiorno la mia sezione “Risparmio” con alcune informazioni riguardo la bellissima opportunità offerta da alcune persone che hanno deciso di condividere gratuitamente le loro competenze linguistiche, e a cui va tutto il mio plauso ed apprezzamento. In particolare mi soffermo sull’offerta di video corsi gratuiti per imparare/perfezionare l’inglese.

Su siti come youtube, ma presumo anche su altri, si trova una vasta offerta di questi materiali, il tutto sta a filtrare il materiale effettivamente gratuito e di buona qualità dal resto.

Personalmente, con una breve ricerca, ho trovato questi corsi, che mi sembrano meritevoli, li indico in ordine assolutamente casuale, li ho visionati brevemente, non voglio essere parziale, considerateli tutti alla stessa stregua…:

Questo video  corso è stato realizzato da un ragazzo di nome David Bonalumi. E’ incentrato sulla spiegazione delle regole grammaticali. Che dire, grazie!

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Questo video corso invece viene gestito da una ragazza, Silvia, ed è pensato per i principianti assoluti, parte veramente da zero. I miei sinceri complimenti e ringraziamenti anche a lei.

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Questo video corso è stato creato da Gelasio Adamoli, ad oggi conta 60 lezioni, bravo e veramente grazie anche a lui.

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Mi fermo qui, non perchè non ve ne siano altri, ma solo per brevità, chi vuole proseguire la ricerca troverà sicuramente altro materiale. Mi scuso con gli esclusi a cui va un altrettanto sincero ringraziamento per le loro attività di condivisione del sapere.

E buon inglese a tutti.

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Divulgare le informazioni: Josè

Pubblicato da giannigirotto su 17 novembre 2010

Uno dei problemi principali che ogni generazione si trova ad affrontare è quello di raccogliere le informazioni utili per farsi un quadro completo e veritiero della situazione, del mondo che la circonda, onde essere cosciente e pronta a decidere come affrontare la vita.

Ora, è oramai innegabile che viviamo in un mondo globalizzato, in cui ciò che succede per esempio in Cina ed India avrà rilevantissime conseguenze anche in Europa, e viceversa e così via dicendo.

E’ necessario pertanto avere una visione complessiva della situazione mondiale e dei meccanismi e criteri che la regolano. E prima (temporalmente parlando) un giovane riesce a formarsi questa cultura, a farsi un quadro sufficentemente completo, meglio sarà per lui e in generale per tutti. Ma come approcciare le giovani generazioni? queste naturalmente usano Internet per informarsi, ma difficilmente si trovano degli articoli, degli scritti che hanno l’obiettivo suddetto e forniscono una situazione globale, e se ci sono si rivelano di difficile lettura.

A questo punto il mio contributo è stata la scrittura di un libretto, intitolato “Josè“. L’ho scritto proprio con l’obiettivo e il desiderio di diffondere e informare sulla realtà delle gravi problematiche che ci circondano. Per approcciare a ciò il più possibile sopratutto i giovani, l’ho scritto con una modalità accattivante (spero), una trama avventurosa e stimolante, e spero anche con linguaggio e stile giovanile, raccontando le avventure di un ragazzino speciale, Josè appunto. Questo racconto, che parla di clima, ambiente, tecnologie, realtà virtuale, inquinamento, credito etico, diritti umani, sfruttamento, multinazionali, e-goverment ecc. ecc., è come dicevo solo un pretesto, un modo di “veicolare” quelle informazioni che ritengo ognuno di noi dovrebbe conoscere, almeno a grandi linee. Questo libretto non è ovviamente pubblicato, ma gira solo in formato digitale, e personalmente non mi interessa affatto sfruttarlo commercialmente (anzi è “open source”, e chiunque lo può modificare come meglio crede).

Se pensate vi possa essere utile, scaricatelo ed usatelo pure come meglio ritenete opportuno.

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Indispensabili – La Deriva – Il supermercato delle Lauree

Pubblicato da giannigirotto su 2 maggio 2010

Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap. 14 Lauree belle, lauree fresche, prezzi buoni!

Il capitolo inizia con la descrizione di un caso di “baronato” nel quale un bando per cattedre è stato vinto dai soliti “raccomandati”. La cosa però è finita in tribunale che dopo anni e anni ha finalmente sancito in via definitiva la totale e assoluta colpevolezza dei “baroni” e dei raccomandati……. Ora: se avesse avuto per le mani una sentenza così dura che sanciva «la falsità del verbale conclusivo», cosa avrebbe fatto un ministro serio di un Paese serio? Avrebbe scaraventato tutti, i baroni che avevano falsato la gara e i «professori» andati in cattedra col trucco, fuori dalla porta a calci nel sedere. Qui no. Avuto in mano il verdetto, il ministro dell’Istruzione e dell’Uni­versità Letizia Moratti e i suoi collaboratori chiedono al Consi­glio di Stato: cosa dobbiamo fare?…..va a finire che..«visto che la sentenza penale non annulla automaticamente l’atto amministrativo senza , pronuncia del giudice amministrativo, mai intervenuta» e poichè «l’annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma deve tener conto della sussistenza di un interesse pubblico», il concorso taroccato non viene annullato…..insomma gli italiani onesti sono ancora una volta cornuti e mazziati….

…..Le cronache di questi anni sono stracolme di denunce gior-nalistiche……….Sono decine le inchieste penali, amministrative e disciplina­ri aperte su concorsi pilotati. Decine. Con un sacco di arresti. In buona parte, certo, riguardano il Sud. Ma infangano trasversal­mente tutta la Penisola…………

…………..«Nei concorsi uni­versitari italiani sono ancora frequenti i casi di commissioni che, prese nel loro complesso, hanno meno pubblicazioni del candi­dato poi bocciato a favore del candidato locale. Nel 2003-04, in sedici concorsi a professore ordinario di Economia è accaduto ben otto volte! Nei concorsi a professore ordinario di Economia a Modena e Reggio Calabria del 2003 i commissari e i vincitori non avevano alcuna pubblicazione nelle prime settanta riviste in­ternazionali mentre è stata giudicata inidonea una candidata con pubblicazioni su due tra le riviste più prestigiose, come 1′” Ame­rican Economie Review” e il “Journal of Politicai Economy”». Bocciata, ha sbattuto la porta accettando un posto in una delle principali università statunitensi………

La pessima situazione media delle università italiane si riflette sul bassisimo riconocimento nelle classifiche internazionali, e sullo scarsissimo afflusso di studenti stranieri che vogliono studiare da noi. Una metafore calcistica spiega efficacemente che ……i nostri atenei so­no quasi impossibilitati, per pastoie burocratiche varie, a pren­dere stranieri. Fossero pure premi Nobel. È come nel calcio, dicono. Quando una squadra scadente del paesino di Villautarchia preferisce acquistare un brocco piuttosto che Ronaldinho. Perché? Ovvio: «La “squadra” di Villautarchia non gioca un campionato, ma solo amichevoli, spesso truccate; riceve un contributo fisso dalla federazione indipendentemente dai risul­tati; e gli spettatori di Villautarchia non hanno alternative: o vanno allo stadio locale, o non vedono partite di calcio. Pren­dere Ronaldinho scombussolerà la tranquilla vita dei giocatori, che si allenano solo una volta alla settimana; toglierà la leader­ship della squadra al vecchio capitano quarantenne; e farà risaltare l’inadeguatezza dell’allenatore… Perché crearsi tutti questi problemi, quando prendendo un giocatore di serie C si fa pia­cere a un dirigente locale, che è amico del sindaco in scadenza e che farà vincere il presidente del Villautarchia alle prossime elezioni comunali?». Niente Ronaldinho, niente giovani talenti……

Altra situazione inquietante è rappresentata dall’età media dei docenti, in genere molto anziani, con una scarsissima presenza di giovani, esattamente l’opposto che negli altri paesi sviluppati….

cosa ci costa tutto cio? …..Costa come minimo mezzo milione di euro creare, con almeno 21 anni di studio dalle elementari al perfezionamento, un dottore di ricerca. Un investimento massiccio. Sul quale uno Stato serio, consapevole di quanto sia vitale per il proprio futu­ro, dovrebbe scommettere. Macché. Apri il giornale e leggi che è italiano Paolo De Coppi, lo scopritore delle staminali «amniotiche» (benedette come «etiche» dal Vaticano) che dopo es­sere stato ricercatore in Olanda e negli Stati Uniti è diventato, a 35 anni, primario al Great Ormond Street Hospital di Londra. , e poi che è italiana Valentina Greco, che a 34 anni è una delle ricercatrici di punta della Rockefeller University di New York, salita agli onori per avere pubblicato una ricerca sulla clonazio­ne di topi con l’uso del nucleo di diversi tipi di cellule stamina­li. E poi ancora Ilaria Falciatori, che dopo aver lasciato la Sa­pienza di Roma ha fatto parte con Pier Paolo Pandolfi, un altro italiano fuggito giovane in America e oggi direttore del labora­torio dello Sloan-Kettering Cancer Institute di New York, del gruppo scopritore della «sorgente delle staminali». Tutta «crema» fatta scappare. E certo non recuperabile con progetti quali quello del 1999 per il rientro dei «cervelli in fuga» vanificato dalle resistenze dei baroni. Resistenze così roc­ciose che dei 460 giovani faticosamente riportati in Italia, solo una cinquantina erano riusciti nel 2006 a superare le forche caudine del Cun, il Consiglio universitario nazionale.

altra anomalia italiana è il recente spropositato aumento di Atenei, sia reali che “virtuali” (cioè su Internet), che ormai si trovano anche in piccoli paesini di poche migliaia di anime….Ci sarebbe di nuovo da ridere se il livello dei docenti (ci sono materie tipo Operatori per la pace o Tappeti erbosi), non andasse automaticamente in senso inverso: più sono le catte­dre, più bassa è la preparazione di chi insegna. Ovvio. Col ri­sultato che i ragazzi, adescati col miraggio di un pezzo di carta da prendere senza faticosi e sofferti traslochi nelle città più grandi, si ritrovano alle prese con docenti improvvisati che a volte non sanno nulla…………Perché questa corsa? Il miele che attira le api, quelle buo­ne e quelle meno buone, è la possibilità di rastrellare una quan­tità mai vista prima di «aspiranti dottori». Merito di una riformetta che permette un po’ a tutti di «mettere a frutto il proprio lavoro». Facendosi riconoscere, sulla base dell’esperienza accu­mulata come ragionieri o guardie forestali, giornalisti o vigili del fuoco, impiegati catastali o carabinieri, una gran quantità di crediti formativi universitari (fino a 140, prima che Mussi im­ponesse un tetto massimo di 60 su 180) così da poter puntare a una laurea con pochi esami…..

Sono fiorite pertanto una miriade di pseudo-università tarocche, con nomi improbabil, sedi improbabili, e molto lavoro per gli organi di vigilanza, che comunque non hanno impedito a parecchi notabili politici e altra gente del bel mondo di sventolare lauree in “Relazioni Internazionali” ed altre amenità……insomma siamo alle solite, la totale mancanza di criteri meritocratici, l’appiattimento del valore legale per tutte le lauree, senza distinzione…..Francesco Giavazzi lo ripete da anni: «Eliminiamo il valore legale delle lauree e le famiglie cominceranno a chiedersi se il professore dell’uni­versità locale è veramente bravo». Macché. Tutti, più o meno, sullo stesso piano. Gli atenei ottimi e quelli pessimi. A spartirsi una distribuzione di soldi a pioggia che, disperdendosi in mille rivoli, finisce per salvare chi all’estero verrebbe giustamente lasciato avvizzire, e per assetare invece i migliori, che coi pochi soldi a disposizione non posso­no assolutamente stare al passo dei grandi campus mondiali.

e ancora esempi di sprechi e di finanziamenti concessi a titolo clientelare…docenti senza titoli ma figli di politici…come sperare pertanto che sia la politica a riformare questo sistema ??

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Indispensabili – La Deriva – Lo sfacelo della scuola italiana…

Pubblicato da giannigirotto su 29 aprile 2010

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In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap. 13 – Niente pagelle, siamo professori

Il livello medio di preparazione scolastica è molto, molto basso. Enormi differenze tra Nord e Sud, ma la media è purtroppo bassa. Uno dei motivi è francamente sconcertante e angosciante: spessissimo il docente insegna materie che non sono quelle concernenti la sua Laurea: ….. alle medie solo il 17% di chi ha la cattedra di matematica ha la laurea corrispondente…..

Risultato? «Alle superiori, in dieci anni, abbiamo scrutinato e mandato avanti circa 8 milioni e 800.000 studenti con lacune gravi o gravissime». Tradotto: aboliti gli esami di riparazione per dare vita al sistema dei «debiti» da recuperare attraverso Corsi integrativi che sono stati istituiti in modo serio solamente in alcune aree di eccellenza e invece solo sulla carta nella mag­gior parte del Paese, abbiamo promosso nell’ultimo decennio quasi 9 milioni di somari che un tempo sarebbero stati rimandati o addirittura bocciati………..mezzo secolo fa, nel 1951-52, mentre stavamo prendendo la rincorsa per il boom, la quota di bocciati alla maturità fu del 28,4%. Nel 2006, se escludiamo i privatisti (bocciati comunque solo in un caso su 6), è stata del 2,8%. Dieci volte di meno….

….l’abolizione degli esami a settembre, che erano stati introdotti nel ’23 da Giovanni Gentile, fu infatti decisa con un decreto quando a Pa­lazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi…..

………. Mai stato facile, governare la scuola italiana. Non è un pez­zette del Paese: è molto di più. È un mondo. Che come ricorda la combattiva associazione TreeLLLe di Attilio Oliva, «rappre­senta il luogo di lavoro o di studio di oltre un sesto dell’intera popolazione». Un pianeta, tra pubblico e privato, con poco meno di 9 milioni di studenti, oltre 900.000 insegnanti, circa 10.000 dirigenti e, nella sola scuola statale, oltre 250.000 impie­gati, tecnici, bidelli.

Se va male la scuola, al contrario di quanto pensano certi industrialotti convinti che conti solo «laurà», va male l’intera società. Come spiegano nel loro Contro i giovani Tito Boeri e Vincenzo Calasse, «nei Paesi dove si studia in media dodici an­ni c’è un livello di reddito prò capite otto volte superiore a quello dei Paesi in cui mediamente si studia la metà, vale a dire sei anni». Il capitale umano è tutto, nelle società moderne. Ed è lì che vedi come una scuola alla deriva sia lo specchio di un Paese al­la deriva…..

Per quanto riguarda i docenti, siamo in un circolo vizioso di assenza di criteri meritocratici e basse retribuzioni…..nel patto scellerato con lo Stato, di cui abbiamo già parlato (tu mi paghi poco e mi chiedi poco), molti docenti finiti in cattedra solo per anzianità di supplenza e di precariato includono il diritto a una certa ignoranza: «Per quello che mi pagano do anche troppo». Che i docenti italiani siano pagati meno della media europea è verissimo….seguono dati comparativi con gli altri Pasei sviluppati….

…..l’Italia destina alla formazione dei suoi giovani, cioè a quella cosa vitale per il no­stro futuro che occupa tra professori, studenti, impiegati e bi­delli un cittadino su sei, solo il 4,6% del prodotto interno lor­do contro il 7,4 della Svezia, il 7,6 della Norvegia o l’8,4 della Danimarca, che non a caso comandano le classifiche di prepa­razione e di competitivita senza tante lagne sulla Cina e i dazi…..

La società ha grande colpa per il lassismo ed il permissivismo degli studenti, a cui tutto sembra dovuto e nulla richiesto, con enormi colpe dei genitori, e dall’altro lato…. la politica ha colpe enormi. Da una parte, infatti, ha per la massa degli insegnanti, degli impiegati, dei bidelli un’e­sorbitante attenzione elettorale: sul personale della scuola, co­me dimostrano mille episodi di complicità, si possono vincere e perdere le elezioni. Dall’altra, incassati i voti, se ne infischia (salvo eccezioni) di «come» la scuola funzioni.

Altri dati significativi: abbiamo più professori, rispetto al numero degli allievi, che negli altri Paesi, gli stessi professori hanno un impegno orario più basso, gestiscono classi più piccole, («se il nostro sistema educativo dovesse avere una media di studenti per insegnante pari a quella euro­pea ci si troverebbe di fronte a oltre 250.000 insegnanti in so­prannumero») e percepiscono una pensione più alta e sino a poco tempo fa potevano arrivarci anche in versione “baby”, cioè molto presto. Infine gli studenti italiani passano più tempo sui banchi rispetto ai loro colleghi, ma con minori benefici ……

ed ultimamente si è aggiunto il “dramma” dell’autonomia…..Oggi in Italia ci sono facoltà umanistiche che arrivano a dare anche il 70% di 110 e lode ai loro lau­reati. È uno dei frutti dell’autonomia: dovendo soddisfare il clien­te, ricompensiamo con la patente di genio – voti altissimi – l’of­ferta di una laurea squalificata. Alcuni laureati continuano a esse­re eccellenti, altri, anche con lode, sono men che mediocri.

e ancora…..l’u­nica cosa che conta è l’anzianità. Col risultato che per trovare un supplente, racconta «Tuttoscuola», la segretaria di una scuo­la in provincia di Latina alla fine del 2006 è arrivata a fare 574 telefonate. «No, grazie.» «Non posso.» «Ho da fare.» «Oggi no.» Cinquecentosettantaquattro telefonate. Una volta almeno, fino al 2000, chi rifiutava una supplenza doveva fornire un mo­tivo valido o slittava in fondo alla graduatoria. Adesso no. Puoi anche pensare che visto il sole stupendo è meglio andare in spiaggia e non succede nulla. Dire di no è un diritto sindacale. Altro esempio? Ancora in provincia di Latina. L’anno è ap­pena iniziato e saltano fuori due supplenze per maternità. Al­lettanti, sulla carta. La segreteria della scuola, come la legge le impone, manda in giro 103 telegrammi. Niente da fare. Finché una signora risponde: «Accetto io». «Si presenti domani matti­na…» «Non posso, sono incinta.» «Ooooh, no!» Legge alla ma­no, infatti, nel preciso momento in cui la aspirante supplente incinta ha detto «sì» il posto spetta a lei. Che da quell’istante ha diritto a essere pagata come facesse scuola. Solo che se ne sta a casa mentre l’istituto deve cercarsi un terzo insegnante che finalmente troverà alla 316″ riga della graduatoria. Una catte­dra, tre stipendi. Proprio un bell’affare, per le pubbliche casse.

La disamina prosegue con una serie di misfatti e malcomportamenti diffusi dei docenti, che sono praticamente intoccabili, anche in casi conclamati ed evidenti di illecito…..Niente spiega l’andazzo nella scuola italiana e l’eccesso spropositato di garantismo, forse dovuto anche alla massa enor­me di sindacalisti, quanto un rapporto della Corte dei Conti. Dove si racconta che, perfino nei confronti dei docenti con sen­tenza confermata in Cassazione, «ben il 45,4% dei condannati definitivi è sfuggito alla applicazione della sanzione disciplina­re» e che «del restante 54,6% appena il 16,9% è stato effettiva­mente espulso mentre il 6% è stato adibito a compiti diversi dopo sei mesi di sospensione» o addirittura reintegrato là dove stava, magari (in un caso virgola uno su cento!) con una «ridu­zione dello stipendio per sei mesi».

Una considerazione infine: gli studenti sono in gran parte minorenni, e quindi non votano, mentre i docenti sono “voti da accapparrarsi”….quindi a chi verrà data maggiore attenzione….???

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