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Indispensabili – Blue economy – la strategia per i prossimi 100 anni

Pubblicato da giannigirotto su 27 marzo 2012

Come creare posti di lavoro e salvaguardare l’ambiente? Sembra la quadratura del cerchio, ma è anche un imperativo che dovremo porci costantemente nei decenni e secoli a venire, in quanto i due fattori dovranno coesistere pacificamente e virtuosamente.

Bene, la risposta esiste, è positiva ed è descritta in questo che è il prossimo libro che andrò a scansire e riassumere nelle settimane a venire, tempo permettendo.

Per il momento vi invito caldamente a leggere il seguente articolo di presentazione che ho preso pari pari da “puntosostenibile” che ringrazio. Credo sarete d’accordo con me nel sostenere che questo libro è di un’importanza fondamentale e va diffuso a tutti i livelli, in primis alle nuove generazioni, che altrimenti un giorno potrebbero chiederci “ma perchè queste cose non c’è le avete dette prima?”…

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Blue economy
Intervista a Gunter Pauli
di Paola Fraschini

Cosa c’entrano balene, libellule, zebre e pomodori con l’economia? In che modo possono aiutarci a uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati? Una crisi della civiltà, dei modi di produrre e consumare. In natura non esistono disoccupati e neppure rifiuti. Tutti svolgono un compito e gli scarti degli uni diventano materia prima per altri, in un sistema “a cascata” in cui niente viene sprecato. Lo spiega bene Gunter Pauli, imprenditore ed economista, autore di Blue economy (in libreria dal 20 ottobre), un volume sorprendente in cui sono raccontate le migliori 100 innovazioni ispirate dalla natura che possono cambiare il mondo e creare posti di lavoro. Parliamone con lui. L’autore sarà presente in Italia il 21 ottobre alle 18.30 alla Feltrinelli di Bologna e il 22 ottobre alle 14.00 al Politecnico di Torino, non fatevelo sfuggire.

Cos’è la blue economy e perché si chiama così? C’è qualche relazione con la green economy?
La green economy è il risultato del duro lavoro, delle strategie e dei sogni di molti di noi. A 30 anni di distanza dobbiamo però renderci conto che, nonostante si siano compiuti considerevoli passi avanti, siamo ancora lontani dall’averla realizzata.
Poi è sopraggiunta la crisi. I consumatori ne hanno risentito, si sono tagliati posti di lavoro e pensioni. La domanda da porsi è: in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, come possiamo permetterci di sovvenzionare le energie verdi e credere che sempre più persone possano permettersi di pagare di più per prodotti ecologici?
Il problema è che abbiamo fatto del nostro meglio, però non abbiamo raggiunto più dell’1% dei consumatori e appena l’1% di energia.
Questa non vuole essere una critica ma una profonda riflessione su come agire meglio.
Prendere in considerazione tutte le innovazioni pronte per essere messe in atto, in molti casi già realizzate e commercializzate su scala locale, è un modo per modificare radicalmente il modello economico diffuso, e grazie all’introduzione di tali innovazioni ispirate dalla natura sarà possibile trasformare il sistema globale.
Innovando e generando ulteriore reddito, con più valore aggiunto, si creano quindi più posti di lavoro, creando così il capitale sociale, soddisfacendo i bisogni fondamentali di tutti con ciò di cui disponiamo.
Da qui il nome “blue economy”, o se si preferisce “green economy 2.0”. Il pianeta Terra visto dallo spazio è blu, ha un oceano blu e un cielo blu … verde è il colore solo delle piante!

Nel libro propone ben 100 innovazioni ispirate dalla natura. Quante di queste sono già diventate concrete iniziative imprenditoriali e quante no? Perché, quali ostacoli incontrano?
Un terzo delle tecnologie presentate nel libro è già stato testato e applicato. Un terzo è costituito da prototipi e l’altro terzo ha solide basi scientifiche.
Quali sono gli ostacoli? Molti, ma il più importante è il nostro scetticismo. Sostituire le batterie SENZA batterie, gli antibiotici con NESSUN antibiotico, i prodotti chimici per il trattamento delle acque con NIENTE. Sembra una magia… ma l’ispirazione viene dai sistemi naturali attorno a noi che da milioni di anni adottano queste strategie con successo.

Il modo di agire della natura implica collaborazione tra diverse specie per arrivare a un traguardo comune, tutti contribuiscono facendo ciò che sanno fare meglio… bella rivoluzione “culturale” per il modo di pensare tipico delle nostre società… Dobbiamo proprio buttare tutta la nostra civiltà?
La società attuale potrebbe essere migliore di quanto abbiamo mai immaginato, ma finché basiamo la nostra logica economica su risorse finite, faremo della povertà l’unica componente sostenibile della società! Come possiamo continuare ad accettare tutto ciò? La povertà non esiste in natura, negli ecosistemi ognuno ha la propria mansione. Un economista può forse pensare che la piena occupazione non abbia senso… ma direi che neppure una disoccupazione mondiale del 25% e oltre un miliardo di affamati e senz’acqua ha senso!
Quindi non c’è bisogno di criticare ciò che abbiamo fatto o che cosa è andato storto in passato, dobbiamo concentrarci su come possiamo fare meglio, anzi, molto meglio. E mentre l’Mba (master in business administration) presso la Harvard o l’Insead rappresenta il modello di riferimento, è giunto il momento di andare oltre l’approccio riduzionista dove il denaro e le risorse che non abbiamo sono alla base di un sistema che si fonda sui prestiti dalle banche, indebitando le generazioni future!

Mi ha colpito il concetto che la nostra società crea una moltitudine di rifiuti e scarti, tra questi ci sono anche “rifiuti umani” e si intende disoccupati, poveri, affamati, esclusi… Qual è la sua ricetta per uscire dalla crisi e ottenere stabilità economica e sociale?
Prima di tutto dobbiamo comprendere che disponiamo di tutto ciò che ci serve per compiere passi avanti. Questa è la chiave. Anche quando si è poveri e indigenti, è possibile progredire, basta guardarsi intorno. In secondo luogo, quando ci rendiamo conto di questa opportunità, esploriamola! Invece di lamentarsi di tutti i problemi, cerchiamo di identificare le “centinaia di opportunità” che tutti noi abbiamo e una volta che ci rendiamo conto che ci sono così tante possibilità (ho selezionato solo 100 innovazioni su una rosa di oltre 2.200) possiamo iniziare a pensare in positivo.
Dunque, una volta raggiunta questa fase siamo in grado di muoverci rapidamente, abbracciando innovazioni e ridisegnando i modelli di business, in definitiva evoluzione verso un sistema economico in grado di rispondere alle esigenze fondamentali di tutti di acqua, cibo, alloggio, salute ed energia!

Nel tentativo di imitare la natura, il suo libro sembra suggerire che la nostra tecnologia dovrebbe avvalersi delle leggi della fisica prima di ricorrere alla chimica. Potrebbe spiegarci brevemente questo concetto e i suoi benefici per l’ambiente?
Nell’universo, tutto obbedisce alle leggi della fisica, senza eccezioni. L’aria calda sale e la mela cade sempre dall’albero! Quindi, se vogliamo ottenere risultati prevedibili con poca energia o senza, usiamo le leggi della fisica. La chimica si basa sempre su pressione o temperatura e una serie di catalizzatori. I risultati sono prevedibili solo quando abbiamo il controllo di questi parametri. Ed è così che per produrre i biocarburanti consumiamo più energia di quanta ne contengano. È così che i condizionatori producono aria fredda utilizzando agenti chimici di raffreddamento che distruggono lo strato di ozono (come si è scoperto solo decenni dopo) spingendola in alto contro le leggi della fisica (secondo cui tenderebbe a scendere).
Possiamo fare anche di peggio usando la biologia nella nostra “missione” per la sostenibilità. La biologia cambia da luogo a luogo (è per questo che c’è la biodiversità) e si evolve nel corso del tempo (ciò che chiamiamo evoluzione), quindi l’unico modo per ottenere risultati prevedibili è giocare con i geni (ogm), controllare con la chimica (pesticidi, erbicidi, fertilizzanti) e con la fisica (acqua, serre). Naturalmente questo va contro tutto ciò che vive e prospera sul nostro pianeta, e non è una sorpresa che il genere umano sprechi acqua ed energia come nessun altra specie sulla Terra.
Abbiamo solo bisogno di “cavalcare l’onda” delle forze che ci sono in natura, come descritto in fisica, come punto di partenza invece di “creare le onde” che consumano tutte le nostre energie… senza raggiungere gli obiettivi che ci poniamo.

In conclusione cita il Bhutan, ci dice qualcosa in merito a questo “paese lontano lontano”? Sono davvero felici? Perché?
Bhutan. Beh, un paese singolare a un bivio. Tutta l’agricoltura è biologica (ad eccezione di alcuni campi di patate). Ogni cittadino ha il diritto costituzionale alla medicina tradizionale. Lo stato si rifiuta di vendere le sigarette perché non vuole capitalizzare sulla morte. Le miniere sono chiuse poiché rovinano il paesaggio. Il cibo spazzatura (junk food) viene tassato allo stesso modo delle auto di lusso di importazione! Questa nazione è una realtà. Da quasi 40 anni per la pianificazione dello sviluppo economico, ha imposto indici in grado di valutare sia la crescita monetaria sia quella della felicità.
Quando il Primo Ministro ha letto il mio libro mi ha chiesto di individuare i migliori progetti per il suo paese e ora abbiamo un piano di sviluppo nazionale che prevede lo sviluppo economico dell’Himalaya tenendo in considerazione la felicità del popolo in base alla loro concezione buddista. Esso comprende anche la creazione di una nuova banca, la Banca della Felicità Nazionale Lorda… un’opportunità straordinaria.

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1) Altro articolo di approfondimento;

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Copiare fa bene, se è dal Brasile è meglio…

Pubblicato da giannigirotto su 15 marzo 2012

Riporto di seguito un articolo tratto dall’ultimo numero di Wired. Credo non ci sia bisogno di molti commenti. Quello che stanno facendo in Brasile, cioè sfruttare le moderne tecnologie informatiche per una serie di servizi a vantaggio della Comunità, dovrebbe essere la normalità per qualsiasi Governo che voglia effettivamente il benessere dei suoi cittadini… dovrebbe appunto…

In particolare vi rimando alla parte dell’articolo in cui viene evidenziato che tutti i cittadini avranno libero accesso a tutti i dati relativi a qualsiasi Ente che riceva finanziamenti pubblici… dovrebbe essere ovvio, no?…

E che dire di usare l’informatica per calcolare automaticamente le tasse ed incentivare l’emissione di fatture anzichè il “nero”…?

Vabbè, leggete voi stessi e giudicate, poi se lo ritenete opportuno fatelo leggere anche ai vari Amministratori comunali, provinciali, regionali e perchè no, nazionali, potrebbero persino essere d’accordo…

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Indispensabili – Fumetti: La collina dei rifiuti

Pubblicato da giannigirotto su 7 marzo 2012

Questa storia è stata scritta nel 1991. Sono passati quindi più di vent’anni ed ancora troppo poco è stato fatto per eliminare completamente questo termine sostituendolo con la sua terminologia più appropriata: materia prima secondaria!

Il pianeta infatti è uno solo, non ne abbiamo altri di scorta, e quindi tutto ciò che usiamo deve far parte di un ciclo che ne preveda la trasformazione a scopo di recupero e riutilizzo, altrimenti prima o poi finiremo tutto. In ogni caso finiremo prima noi, se non ci decidiamo a bonificare e neutralizzare tutti i rifiuti altamente tossici che sono il frutto delle lavorazioni industriali in genere, e che in questi decenni hanno portato a sversare su terreni e fiumi ogni sorta di veleno…

Questo racconto credo sia opportuno farlo leggere ai bambini delle scuole elementari, in modo da formarli immediatamente alla cultura della differenziazione, del riciclo e del riuso… buona lettura!

(p.s. ovviamente basta cliccare sulle piccole immagini per ingrandile…)

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Ciclo di incontri informativi: 2° Incontro – Finanza Etica

Pubblicato da giannigirotto su 27 febbraio 2012

Prosegue il ciclo di incontri informativi che hanno per obiettivo la divulgazione di una serie di opportunità di risparmio e di migliore gestione del proprio tempo e denaro, ancora poco conosciute.

Il secondo incontro di questa miniserie si terrà, sempre a Breda di Piave (TV)  il 16 marzo, e tratterà il tema della Finanza Etica.

Apriti cielo! sento già qualcuno di voi imprecare e sobbalzare sulla sedia; “Finanza Etica” ??? ma sono matti, cosa mi diranno, che Babbo Natale esiste e se sulla letterina gli scrivo che voglio un prestito me lo dà anche senza garanzie?…

Siamo infatti talmente abituati alle vessazioni e allo strapotere delle banche, che molti di noi non concepiscono neppure che possa esistere un modo diverso di fare finanza.

Una finanza in cui il denaro non sia l’obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo, con manovre e speculazioni al limite del legale, abusando della propria posizione di forza ed al contrario di debolezza del richiedente il prestito, ma viceversa sia un mero strumento di supporto dell’economia “reale”, cioè le vere realtà produttive e manifatturiere del Paese.

Una finanza che non sia inserita in quel vortice perverso di speculazioni virtuali autoreferenziali che nel 2008 è divenuto noto a tutti con termini come “bolla finanziaria”, “hedge fund”, “derivati” ecc., e che è costato sinora alla Comunità mondiale una cifra che non è neppure calcolabile con precisione ma che viene stimata in ottomila miliardi di dollari (dodici milioni di miliardi di lire!!!!).

Una finanza completamente trasparente (una banca cui muri di vetro) in cui tutte le condizioni contrattuali, tutte le assemblee dei soci, tutti i finanziamenti concessi ecc., siano pubblicati nel sito internet a disposizione di tutti.

Una finanza che si adopera fattivamente per ridurre il più possibile i comportamenti non etici delle grandi imprese, in tutto il mondo, intervenendo e votando nelle relative assemblee dei soci.

Una finanza che rifiuta clienti e capitali non etici (per esempio quelli rientrati con lo scudo fiscale).

Una finanza in cui ciascun correntista può decidere il settore d’utilizzo dei propri risparmi, scegliando quello che più gli sta a cuore.

Una finanza che rifiuta totalmente di entrare nel commercio delle armi, nel nucleare, nel settore petrolifero ed in altri settori ritenuti poco etici.

Una finanza che si permette di coniugare l’etica con i rendimenti economici dei propri strumenti di investimento.

Una finanza che accorcia notevolmente le distanze tra chi ha disponibilità di prestare denaro e chi ha bisogno di un prestito.

Una finanza che si permette di finanziare soggetti “non bancabili”, e che lavora per rendere più facile emanare microcrediti.

E molto altro ancora, che verrà presentato nel corso della serata…

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Interverranno normali cittadini soci di alcune di queste realtà, ed altri impiegati delle stesse, che andranno nel dettaglio di questi argomenti e risponderanno ad ogni vostra domanda in merito. Ampio spazio verrà infatti lasciato alle domande del pubblico, in quanto questo vuole essere il modo di operare del Movimento 5 Stelle.

Per chi poi volesse prepararsi culturalmente e mentalmente, suggeriamo la lettura di questa pagina web che contiene una serie di notizie, link di approfondimento ed ai siti ufficiali delle varie realtà, e un libro sull’argomento leggibile gratis (i riassunti di ciascun capitolo), scritto da uno dei grandi protagonisti della nascita della finanza etica in Italia.

A breve le presentazioni dei sucessivi incontri.

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Quale progresso?

Pubblicato da giannigirotto su 24 febbraio 2012

Giro pari pari questa comunicazione di GreenPeace, aggiungo solo un laconico commento: come si può parlare di progresso e di civiltà evoluta quando la gran parte di ciò che mangiamo, beviamo e respiriamo è inquinato da sostanze chimiche create dall’uomo, non dalla natura, quindi non biodegradabili, e che causano spesso tumori?

che senso ha aver debellato malattie come il vaiolo, la peste, la tubercolosi, il tetano ecc. quando poi per il nostro modo di concepire la produzione dei beni ne abbiamo create altrettante egualmente mortali e dolorose?

Certo oggi si vive stupendamente meglio rispetto a cent’anni fa, ma il punto che è potremmo vivere ancora estremamente meglio se il ciclo produttivo/distributivo fosse concepito in modo che l’ambiente sia protetto, perchè ricordiamocelo, noi un giorno non ci saremo più, ma i nostri figli e nipoti dovranno sopravvivere con quell’ambiente che gli avremo lasciato…

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Roma, febbraio 2012

Ciao,

in Italia il 3% del territorio nazionale è contaminato dalle sostanze scaricate in decenni d’industrializzazione selvaggia, che sono un pericolo per la nostra salute e per l’ambiente. Si chiamano “Siti d’Interesse Nazionale” (SIN) e hanno già causato almeno 10.000 decessi.

La contaminazione nei SIN è talmente grave che la loro bonifica è affidata al controllo dello Stato. Attualmente però, l’obbligo di bonifica rischia di trasformarsi in un’operazione ricca di scorciatoie, per le aziende colpevoli dell’inquinamento.

Nel dossier “Rifiuti illegali made in Italy” Greenpeace ha documentato la scorretta gestione dei rifiuti provenienti dalla bonifica della ex Sisas di Pioltello-Rodano (Milano).

Non rimaniamo fermi ad aspettare, con il tuo aiuto possiamo proteggere l’ambiente italiano e la salute di tutti noi. Sostienici.

Grazie!

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Finanza etica – Finanza sociale – Microcredito

Pubblicato da giannigirotto su 17 gennaio 2012


Da alcuni anni vi parlo di Banca Etica e delle sue potenzialità per rilanciare l’economia italiana sana ed equosostenibile… in un altro articolo invece ho presentato Yunus e la sua rivoluzione pacifica e silenziosa del microcredito… In molti Paesi infatti vi è uno strato di piccoli e piccolissimi imprenditori che potrebbero ampliare decisamente i loro affari, diffondendo sviluppo e benessere, tramite un piccolo prestito che consenta loro di acquistare un determinato bene ed espandersi. Il problema è che quasi sempre non hanno garanzie da prestare e quindi le banche normali non concedono il prestito.

Oggi pertanto sono felicissimo di poterVi presentare KIVA, che unisce  il concetto del microcredito con l’etica di uno strumento sociale internazionale di prestito. Kiva è un sito web che permette agli utenti (che possono essere  cittadini di qualsiasi Paese) di erogare dei micro-prestiti a piccoli imprenditori nei Paesi in via di sviluppo.

In questo caso quindi è il creditore, che può essere canadese, turco, francese, giapponese ecc., che decide a chi prestare i propri soldi, e sempre a lotti molto piccoli (25 dollari al colpo).

Kiva è nato da pochissimi anni ma ha subito un successo enorme, ed oggi i numeri che riesce a muovere sono enormi. Dal mio punto di vista è uno strumento straordinario, quanto la Greemen Bank di Yunus, quanto Banca Etica, perchè va a finanziare proprio quell’”humus” di microimprendorialità che le banche normali spesso tralasciano, e che viceversa è il vero artefice dello sviluppo di una sana classe borghese/imprenditrice che genere un circolo virtuoso di sviluppo di una filiera e relativa distribuzione della ricchezza.

Insomma ciascuno di noi può, con un piccolo prestito di 25 dollari=20 euro (prestito eh, cioè vi viene restituito!!!) contribuire allo sviluppo vero delle economie più deboli.

Non voglio dilungarmi troppo, spero di avervi interessati abbastanza per leggere il relativo articolo con cui Wired Italia parla di Kiva, che ho cercato di sintetizzare al massimo, mentre per gli “inglesofoni” (tranquilli, ci sono i sottotitoli in italiano :-) segnalo questo toccante intervento/spiegazione di una delle fondatrici del progetto, Jessica Jackley.

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La terra dei Rifiuti (tossici)

Pubblicato da giannigirotto su 15 gennaio 2012

In questi giorni si fa (giustamente) un gran parlare del tentativo del Governo di eludere il risultato del referendum che pochi mesi fa vide gli italiani pronunciarsi compatti per un’acqua pubblica… e altrettanto giustamente innumerevoli iniziative stanno sorgendo per contrastare tale idea e confermare la necessità che l’acqua resti un bene pubblico e gestito da enti pubblici…

ma io dico a tutti: cari signori, prima ancora che preoccuparci che l’acqua sia pubblica o privata, dovremmo preoccuparci che sia sana, cioè non inquinata da sostanze tossiche, e per tossiche intendo non tanto batteri vari (pericolosi ma di solito curabili) ma da sostanze chimiche  per le quali non esiste rimedio, insomma diserbanti, coloranti, vernici sintetiche, metalli pesanti, plastiche di ogni tipo e migliaia di altre schifezze NON BIODEGRADABILI delle quali spesso non sappiamo neppure come interagiranno negli anni prossimi con l’ambiente con cui vengono in contatto…

Ora, mi duole particolarmente constatare come, nonostante la puntuale denuncia di Roberto Saviano contenuta nel suo libro “Gomorra“, di un Italia produttiva che smaltisce migliaia di tonnellate di rifiuti appunto tossici in maniera del tutto irresponsabile, seppellendoli sottoterra, mischiandoli con terre da concime, o addirittura bruciandoli a cielo aperto, ben poco si stia facendo a livello istituzionale per porre rimedio.

Nei mass-media tradizionali si sente parlare solo di inceneritori si-no o al massimo del fatto che si portano all’estero i nostri rifiuti, o si aprono-chiudono discariche locali, ma non si parla mai della gestione di quelle migliaia di tonnellate di rifiuti tossici che abbisognano appunto di enormi cautele e sforzi per un loro corretto smaltimento. A mio avviso anche Internet si muove troppo poco in tal senso, essendo forse la materia estremamente complicata e che necessita di cambiamente strutturali nel modo innanzitutto di produrre, e quindi di smaltire…

Nel mio piccolo io voglio “battere un colpo” su tale enorme problema, ricordando innanzitutto come il tasso dei tumori che colpisce una popolazione sia sempre proporzionalmente diretto alla salubrità dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente in generale in cui tale popolazione vive , beve e si nutre (ma va?), e riportando ancora l’estratto dell’ultimo capitolo del suddetto libro di Saviano, che vi invito caldamente a leggere, riflettando sul fatto che di tutto quello che descrive, non è cambiato quasi nulla (se non in peggio…)

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LA TERRA DEI FUOCHI

… Le discariche [sono] l’emblema più concreto d’ogni ciclo economico. Ammonticchiano tutto quanto è stato, sono lo strascico vero del consumo, qualcosa in più dell’orma lascia­ta da ogni prodotto sulla crosta terrestre. Il sud è il capolinea di tutti gli scarti tossici, i rimasugli inutili, la feccia della pro­duzione. Se i rifiuti sfuggiti al controllo ufficiale – secondo una stima di Legambiente – fossero accorpati in un’unica so­luzione, nel loro complesso diverrebbero una catena montuosa da quattordici milioni di tonnellate: praticamente co­me una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari…

… Grazie a questo business, il fatturato piovuto nelle tasche dei clan e dei loro mediatori ha raggiunto in quattro anni quarantaquattro miliardi di euro. Un mercato che ha avuto negli ultimi tempi un incremento complessivo del 29.8 per cento, paragonabile solo all’espansione del mercato della cocaina. Dalla fine degli anni ’90 i clan camorristici sono divenuti i leader continentali nello smaltimento dei rifiuti. Già nella relazione al Parlamento, fatta nel 2002 dal Ministro del­l’Interno, si parlava chiaramente di un passaggio dalla rac­colta dei rifiuti a un patto imprenditoriale con alcuni addetti ai lavori, finalizzato all’esercizio di un controllo totale sull’intero ciclo

… Dalla fine degli anni ’90 diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. Dal nord i rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa venivano spediti in Campania… Dalla provincia di Milano ogni giorno ottocento tonnellate di rifiuti finiscono in Germania. La produzione complessiva è però di milletrecento tonnellate. Ne mancano quindi all’appello cinquecento. Non si sa dove vanno a finire. Con grande probabilità questi rifiuti fantasma vengono spar­pagliati in giro per il Mezzogiorno. Ci sono anche i toner delle stampanti ad ammorbare la terra…

… Il ve­scovo di Noia definì il sud Italia la discarica abusiva dell’Italia ricca e industrializzata. Le scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, le pericolose polveri di abbattimento fumi, in particolare quelle prodotte dall’industria siderurgi­ca, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Le mor­chie di verniciatura, i liquidi reflui contaminati da metalli pe­santi, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica che vanno a inquinare altri terreni non contaminati. E ancora rifiuti prodotti da società o impianti pericolosi di pe­trolchimici storici come quello dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce sull’Arno, i fanghi dei depuratori di Venezia e di Forlì di proprietà di società a prevalente capitale pubblico…

… Lo smaltimento è un costo che nessun imprenditore italia­no sente necessarioIl costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici impone prezzi che van­no dai ventuno a sessantadue centesimi al chilo. I clan forni­scono lo stesso servizio a nove o dieci centesimi al chilo… 

… L’inchiesta “Re Mida” del 2003, che prende il nome da una telefonata intercettata di un trafficante: «E noi appena tocchiamo la monnezza la facciamo diventare oro», mostrava che ogni passaggio del ciclo dei rifiuti riceveva la sua quota di profitto. Quando ero in macchina con Franco ascoltavo le sue te­lefonate. Dava consulenze immediate su come e dove smal­tire i rifiuti tossici. Parlava di rame, arsenico, mercurio, cad­mio, piombo, cromo, nichel, cobalto* molibdeno, passava dai residui di conceria a quelli ospedalieri, dai rifiuti urbani ai pneumatici, spiegava come trattarli, aveva in mente interi elenchi di persone e siti di smaltimento a cui rivolgersi. Pen­savo ai veleni mischiati al compost, pensavo alle tombe per fusti ad alta tossicità scavate nel corpo delle campagne. Di­venivo pallido. Franco se n’accorgeva. «Ti fa schifo questo mestiere? Robbe’, ma lo sai che gli stakeholder hanno fatto andare in Europa questo paese di merda? Lo sai o no? Ma lo sai quanti operai hanno avuto il culo salvato dal fatto che io non facevo spendere un cazzo al­le loro aziende?»

… Si stima che negli ultimi cinque anni in Campania siano stati smaltiti illegalmente circa tre milioni di tonnellatedi rifiuti di ogni tipo… Non bastava nascondere i rifiuti tossici, ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere i veleni…  Ma è il Veneto il vero centro di stoccaggio, secon­do le indagini coordinate negli ultimi anni dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Da anni alimenta i traffici illegali sul territorio nazionale. Le fonderie settentrionali fanno smaltire le scorie senza precauzioni, mischiandolo al compo­st usato per concimare centinaia di campi agricoli… Il mare stesso stava divenendo territorio di smaltimento continuo. Sempre più i trafficanti riempivano le stive delle navi di rifiuti e poi, simulando un incidente, le lasciavano affondare. Il guadagno era doppio. L’assicurazione pagava per l’incidente e i rifiuti si intomba­vano in mare…

…  Quando le discariche stanno per esaurirsi si da fuoco ai rifiuti. C’è un territorio nel napoletano che ormai è definito la terra dei fuochi. D triango­lo Giugliano-Villaricca-Qualiano. Trentanove discariche, di cui ventisette con rifiuti pericolosi. Un territorio in cui au­mentano del 30 per cento all’anno. La tecnica è collaudata e viene messa in pratica a ritmo costante. I più bravi a organiz­zare i fuochi sono i ragazzini rom. I clan gli danno cinquanta euro a cumulo bruciato. La tecnica è semplice. Circoscrivono ogni enorme cumulo di rifiuti con i nastri delle bobine di vi­deocassette, poi gettano alcol e benzina su tutti i rifiuti e, fa­cendo dei nastri una miccia enorme, si allontanano. Con un accendino danno fuoco al nastro e tutto in pochi secondi di­viene una foresta di fuoco, come avessero sganciato bombe al napalm. Dentro al fuoco gettano resti delle fonderie, colle e morchie di nafta. Fumo nerissimo e fuoco contaminano di diossina ogni centimetro di terra

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ADSL in zone scoperte, 5° articolo

Pubblicato da giannigirotto su 2 novembre 2011

Non si sottolinerà mai abbastanza l’importanza di avere una buona fruibilità di Internet sia da casa che fuori, con delle adeguate velocità, reali, di tramissione/ricezione.

L’esperienza sia nazionale che mondiale infatti dimostra ampiamente che  vale l’equazione: più internet = più sviluppo economico/sociale, più imprenditorialità, più servizi disponibili, più scambi, più iniziative, più collaborazioni, più lavoro e spesso anche più tutela ambientale, visto che normalmente Internet favorisce il telelavoro e la compravendita online, quindi senza la necessità di utilizzo dell’automobile per gli spostamenti personali.

Aggiungo quindi volentieri questa segnalazione trovata sul mensile “Valori” di ottobre 2011, edito dal Banca Etica, mentre per chi fosse interessato all’argomento specifico rimando anche al primo , secondo e terzo  e quarto articolo).

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Roma, Sardegna, Venezia, Prato, Grosseto, Genova, Torino, Gorizia: otto aree territoriali, un’unica grande rete wi-fi. Una notizia del genere potrebbe essere scontata altrove. Non nel Paese in cui attuare un’idea semplice è tutt’altro che semplice. Le otto amministrazioni locali hanno inaugurato Free Italia WiFi: ognuna aveva già offerto ai propri cittadini le possibilità di collegarsi gratuitamente agli hot spot sparsi nel territorio.

Ora, grazie al nuovo sistema integrato d’identificazione promosso dalla Provincia di Roma col supporto del consorzio interuniversitario Caspur, gli utenti registrati in una delle otto località potranno accedere alle altre reti federate, sempre gratis, senza doversi registrare di nuovo. 1.109 hot spot per 215 mila utenti. Tutte le amministrazioni si sono impegnate a garantire agli utenti delle reti federate almeno 300MB di traffico e/o due ore di navigazione giornaliere gratuite. E a Free Italy WiFi aderiranno ben presto altre città, dopo aver superato i passaggi amministrativi e tecnici necessari all’interconnessione. Sulla rampa di lancio: Bra (Cuneo), Cesena, Cosenza, Montevago (Agrigento), Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Saronno (Varese), Tortorici (Messina) e Trapani.

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una domanda mi sorge spontanea… e le Amministrazioni delle altre città, che fanno?

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Risparmio: Video corsi gratuiti d’inglese

Pubblicato da giannigirotto su 15 giugno 2011

Aggiorno la mia sezione “Risparmio” con alcune informazioni riguardo la bellissima opportunità offerta da alcune persone che hanno deciso di condividere gratuitamente le loro competenze linguistiche, e a cui va tutto il mio plauso ed apprezzamento. In particolare mi soffermo sull’offerta di video corsi gratuiti per imparare/perfezionare l’inglese.

Su siti come youtube, ma presumo anche su altri, si trova una vasta offerta di questi materiali, il tutto sta a filtrare il materiale effettivamente gratuito e di buona qualità dal resto.

Personalmente, con una breve ricerca, ho trovato questi corsi, che mi sembrano meritevoli, li indico in ordine assolutamente casuale, li ho visionati brevemente, non voglio essere parziale, considerateli tutti alla stessa stregua…:

Questo video  corso è stato realizzato da un ragazzo di nome David Bonalumi. E’ incentrato sulla spiegazione delle regole grammaticali. Che dire, grazie!

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Questo video corso invece viene gestito da una ragazza, Silvia, ed è pensato per i principianti assoluti, parte veramente da zero. I miei sinceri complimenti e ringraziamenti anche a lei.

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Questo video corso è stato creato da Gelasio Adamoli, ad oggi conta 60 lezioni, bravo e veramente grazie anche a lui.

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Mi fermo qui, non perchè non ve ne siano altri, ma solo per brevità, chi vuole proseguire la ricerca troverà sicuramente altro materiale. Mi scuso con gli esclusi a cui va un altrettanto sincero ringraziamento per le loro attività di condivisione del sapere.

E buon inglese a tutti.

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ADSL in zone scoperte, 4° articolo

Pubblicato da giannigirotto su 30 maggio 2011

Non si sottolinerà mai abbastanza l’importanza di avere una buona fruibilità di Internet sia da casa che fuori, con delle adeguate velocità, reali, di tramissione/ricezione.

L’esperienza sia nazionale che mondiale infatti dimostra ampiamente che  vale l’equazione: più internet = più sviluppo economico/sociale, più imprenditorialità, più servizi disponibili, più scambi, più iniziative, più collaborazioni, più lavoro e spesso anche più tutela ambientale, visto che normalmente si favorisce il telelavoro e la compravendita online, quindi senza la necessità di utilizzo dell’automobile per gli spostamenti personali.

Aggiungo quindi un paio di segnalazioni a questo argomento di reale vitale importanza per lo sviluppo economico e culturale del paese (per chi fosse interessato rimando anche al primo , secondo e terzo articolo).

La prima segnalazione riguarda il “Progetto LUNA” mediante il quale Massimiliano Mazzarella sta concretizzando la sua idea di portare Internet veloce GRATIS, e scusate se è poco, a tutto il Trentino che ne è privo, cioè una grossa percentuale. Il tutto sfruttando sia fibra ottica come portante e tanti bei ponti radio per raggiungere le località più difficili. Il progetto ha meritato un bel servizio sulla rivista “Wired“, di cui alcuni stralci li trovate come sempre con san Google. Anticipo solo che la realizzazione è gratis poichè realizzata con un Partenariato pubblico Privato, nel quale il rientro degli investimenti verrà effettuato mediante la vendita di spazi pubblicitari e inserzioni di marketing personalizzato agli utenti del servizio… quindi tutto quadra, gli utenti appunto hanno un indispensabile servizio gratuito, e le aziende avranno dei ritorni sotto forma di acquisti di beni/servizi. Personalmente spero e mi auguro che questa iniziativa venga replicata al più presto in tuttta Italia.

La seconda segnalazione riguarda invece la Sicilia, dove gli fratelli imprenditori De Caro, Vincenzo e Davide hanno scomesso sulla tecnologia Wimax (sempre via radio insomma), e con la loro società Mandarin hanno già installato 100 antenne che portano la rete nelle zone scoperte. Ogni utente privato naviga a 7 Mbps mentre per le aziende ci sono abbonamenti di maggiore connettività. Anche in questo caso il progetto ha meritato un bel servizio sulla rivista “Wired“, io ho trovato solo un riassunto, per l’articolo completo ci vuole la copia cartacea, ma credo che il concetto si capisca lo stesso.

 

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