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Archivio per la categoria ‘Uncategorized’
Pubblicato da giannigirotto su 13 dicembre 2011
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Newsletter GIT Treviso Banca Etica – Luglio 2011
Pubblicato da giannigirotto su 23 luglio 2011
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Newsletter informativa aperiodica del G.I.T. (Gruppo d’Iniziativa Territoriale) di Treviso & Belluno |
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Fiera 4 Passi – 6° edizioneSettembre non è poi così lontano. Ed anche quest’anno la Fiera “4 Passi verso un mondo migliore” si ripresenta puntuale all’appuntamento con tutto il mondo del Volontariato, dei GAS, del commercio equo, dell’agricoltura biologica, della finanza etica, del turismo responsabile, delle energie rinnovabili, dell’uso/riuso/riciclaggio, del consumo critico, del risparmio energetico, delle buone pratiche, della tutela dell’ambiente e dei diritti umani...
Anche noi del GIT di Banca Etica saremo presenti con un nostro spazio, per tentare di supportare ancora una volta le attività di Banca Etica, e naturalmente confidiamo nel vostro aiuto per invitare quante più persone possibili che ancora non conoscono questa realtà o non ne sono diventate parte, a venirci a trovare. Può essere l’occasione buona per far capire che il cambiamento lo possiamo produrre solo noi dal basso, e che certe volte è addirittura premiante investire in maniera etica… |
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Passa all’azione: la campagna di ricapitalizzazione di Banca Etica
Tutte le iniziative e le idee di Banca Etica devono scontrarsi con la realtà dei fatti, ed in particolare con i limiti imposti dalla legge per quanto riguarda il Capitale Sociale. Per questo è oltremodo importante che ogni socio valuti la propria possibilità di acquistare ulteriori azioni, e naturalmente di coinvolgere amici/conoscenti in questo progetto. Poniamoci un obiettivo minimo, portare un nuovo socio all’anno… yes we bank… |
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Per tutti coloro che sono interessati ad installare un impianto fotovoltaico, ricordiamo che è attiva una convenzione con la Onlus “EnergoClub“, per il finanziamento dell’impianto stesso tramite Banca Etica. Ulteriori informazioni cliccando su questa immagine… ![]() |
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Energoclub collabora ed è socia di: Retenergie, cooperativa di autoproduttori di energia pulita. Retenergie sta ricercando dei salti d’acqua, tetti di istituti, scuole, edifici pubblici ove sia possibile la realizzazione di piccoli impianti idroelettrici o fotovoltaici e dove si possano proporre miglioramenti di efficienza energetica, finanziati dai soci stessi ed in parte da di Banca Etica . Da subito Retenergie offre la possibilità di acquistare energia pulita aderendo alla convenzione con Trenta spa società del gruppo Dolomiti Energia spa: Referente veneto di Retenergie è: Stefano Corrò veneto@retenergie.it < |
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LA COSTIGLIOLA
Se qualcuno ancora non la conosce, ricordiamo che Banca Etica ha inaugurato questo “progetto” lo scorso ottobre. Si tratta di un’ azienda agricola con indirizzo biologico e contemporaneamente adibita a centro culturale-formativo. La Costigliola può esservi utile: a partire dal 21 agosto cominciamo la vendemmia; quest’anno organizziamo più giornate di lavoro e convivialità a La Costigliola; sarà possibile passare del tempo in compagnia, lavorando e riposando, sempre immersi nella natura; sarà possibile anche rimanere a dormire; per info visitate il sito o scrivete a info@lacostigliola.orgo contattate Dario al 3358024912;2) entro il 4 agosto è possibile iscriversi, se interessati, ad un corso di alta formazione sulle normative e le prassi inerenti il biologico; c’è la possibilità di ottenere dei sostanziosi voucher formativi da parte della Regione del Veneto; per info visitate il sito o scrivete a a info@lacostigliola.orgo contattate Dario al 3358024912; Inoltre a partire da settembre ci saranno:
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Informazioni tecnicheSe anche a voi capita che un amico/conoscente vi chieda delle informazioni tecniche specifiche su un qualche prodotto/servizio di Banca Etica, ricordatevi sempre che il sito Internet può offrire molte risposte.
Infatti nella sezione “Prodotti e servizi” trovate tutte le principali informazioni su: - Conti correnti, per privati e aziende; … ed altro ancora… pertanto consigliate senza indugio i vostri amici a visitare il sito per controllare con i propri occhi… potranno rendersi conto in prima persona di una delle tante differenze che abbiamo rispetto alle Banche “tradizionali”..: informazioni chiare, precise, facili da trovare, senza clausole nascoste o scritte in caratteri piccolissimi… e chissà pertanto che non apprezzino e decidano di diventare soci…
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Gruppo Facebook
Per coloro che utilizzano Facebook, ricordiamo di aver creato un Gruppo “ Banca Etica – G.I.T. Treviso & Belluno“ per migliorare ancora la comunicazione non solo con i soci, ma in questo caso sopratutto con nuovi amici e simpatizzanti. Tramite questo strumento è infatti possibile “girare” velocemente una notizia a tutti o alcuni dei nostri contatti, velocizzando al massimo la comunicazione. Non solo, è possibile portare la comunicazione da un ambito “monodirezionale”, com’è normalmente sul sito istituzionale e come la presente newsletter, ad un ambito “bi/multidirezionale”, instaurando delle vere e proprie discussioni a cui tutti possono apportare il proprio contributo, con proposte, segnalazioni, domande e perchè no critiche… Invitiamo pertanto tutti ad utilizzare questo strumento per far crescere la Banca, c’è ancora moltissima gente che non la conosce… |
| e naturalmente, l’augurio di tutti noi è sempre uguale: Siate Allegri! |
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Risparmio: Corsi di insegnamento scolastico gratuiti
Pubblicato da giannigirotto su 19 febbraio 2011
Un articolo veloce veloce per segnalare che ho aggiunto nella mia sezione “Risparmio“, sottosezione “Materie scolastiche“, il collegamento ad un sito veramente ricchissimo di materiale didattico gratuito sulle più svariate materie scolastiche.
Il “Portale per l’educazione e la didaddica” – Dienneti contiene infatti una quantità veramente notevolissima di collegamenti a centinai di siti che offrono gratuitamente risorse educative su praticamente tutte le materie di comune insegnamento. Veramente un mondo intero a portata di click, tra cui segnalo anche la sezione per imparare l’inglese, sia per bambini che per adulti… io ho dato una veloce scorsa e mi sembra che il problema principale sia solo l’imbarazzo della scelta, e … la voglia di mettersi a studiare…
Non mi rimane quindi che augurarvi buon studio… ![]()
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Cosa hanno in comune Arance, Ananas e Smartphone? lo sfruttamento della manodopera!
Pubblicato da giannigirotto su 11 gennaio 2011
Integro un mio precedente articolo nel quale riporto come Altroconsumo, l’associazione a tutela dei consumatori, che in Italia conta 330mila soci, abbia compiuto una serie di approfondite indagini su diversi comparti di mercato per verificarne l’etica dei produttori: abbigliamento, caffè, banane, hard discount, notebook, zucchero (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF) sono quelli condivisi nel suddetto articolo, al quale ora aggiungo le ultime indagini nei settori:
- Smartphone (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF);
- Ananas (cui fa riferimento il video – clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF);
- Arance (clicca per scaricare l’articolo completo in formato PDF).
Inutile dire che i risultati sono sconfortanti, lo sfruttamento e l’abuso dei lavoratori è la regola… si tratta certo di notizie più o meno conosciute, ma che qui vengono confermate ed analizzate con precisione, e come sempre una prima possibile soluzione è quella del commercio equosolidale, per il quale vi rimando alla sezione dei G.A.S. (Gruppi acquisto solidale).
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Indispensabili: L’Anticasta – Sobrietà in comune
Pubblicato da giannigirotto su 26 novembre 2010
Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.
Invito tutti, una volta letto questi interessatissimi estratti, di comprare il testo originale per poter completare la lettura, e magari a regalarne una copia ai propri consiglieri comunali, per far loro vedere come un’altro modo di amministrare è possibile.
Ecco ora il capitolo (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):
SOBRIETÀ IN COMUNE (di FRANCESCO GESUALDI)
Il mondo siede su due bombe: quella sociale e quella ambientale. Mentre le risorse si fanno sempre più scarse, alcuni segnali, come il cambiamento del clima, ci mandano a dire che gli equilibri naturali si stanno alterando. Nel contempo sappiamo che la maggior parte della popolazione terrestre non riesce a soddisfare neanche i bisogni fondamentali: il cibo, l’acqua potabile, il vestiario, l’alloggio, l’istruzione di base… Così ci troviamo di fronte a un dilemma angosciante: più crescita economica per uscire dalla povertà o meno crescita economica per salvare il Pianeta? Eppure c’è un modo per coniugare equità e sostenibilità. La soluzione è che i ricchi si convertano alla sobrietà. Ossia che accettino uno stile di vita, personale e collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali, in modo da lasciare ai poveri le risorse e gli spazi ambientali di cui hanno bisogno.
…, ma nessuno propone di tornare alla candela o alla morte per tetano. La sobrietà non va confusa con miseria, come consumismo non va confuso con benessere. Nella vita di tutti i giorni, la sobrietà passa attraverso piccole scelte fra cui meno auto più bicicletta, meno mezzo privato più mezzo pubblico, meno carne più legumi, meno prodotti globalizzati più prodotti locali… In definitiva la sobrietà è più un modo di essere che di avere. È uno stile di vita che sa distinguere tra i bisogni reali e quelli imposti, che si organizza a livello collettivo per garantire a tutti il soddisfacimento dei bisogni umani con il minor dispendio di energia…
……..Oggi viviamo in un sistema che ci invita a consumare sempre di più e a forza d’ingozzarci abbiamo sforzato, fino a romperli, i meccanismi che ci danno il senso di sazietà. In altre parole, ci pare di avere sempre “fame” e consumiamo in maniera scandalosa contro ogni logica igienica e del buon senso comune…
Gesualdi parla poi del circolo vizioso della pubblicità e della assefuazione che colpisce tutti noi come consumatori, che ci troviamo ad aver bisogno di stimoli=acquisti costanti per soddisfare il bisogno di “avere”, ritenendo che questo sia sufficente a darci felicità. E questo implica la necessità di procurarci denaro e di tempo…..Otto ore di lavoro non bastano più, è necessario fare lo straordinario. Le ore passate fuori casa crescono, non c’è più tempo per noi… Bisogna andare di fretta. Compaiono le insonnie, le nevrosi, le crisi di coppia, i disagi tenuti a bada con le sostanze. Il 39% degli europei dichiara di sentirsi stressato…Ecco dunque la seconda radice dell’infelicità nella società della crescita: relazioni umane insufficienti, fugaci, transitorie… Per ritrovare la felicità dobbiamo ricordarci che siamo esseri a più dimensioni. Non solo corpo, ma anche sfera affettiva, intellettuale, spirituale, sociale. Si ha vero benessere solo se tutte queste dimensioni sono soddisfatte in maniera armonica…
Ed ecco la nostra domanda di fondo, quella che sta in cima alle nostre preoccupazioni: è possibile ridurre il nostro consumo di petrolio, di minerali, di acqua, di aria, senza compromettere il ben vivere? La risposta è che non solo è possibile, ma addirittura necessario. Ci sono ambiti in cui la qualità della vita non dipende dalla disponibilità di risorse, ma dalle formule organizzative.
…Per benvivere in città servono verde, centri storici chiusi al traffico, piste ciclabili, trasporti pubblici adeguati, piccoli negozi diffusi, punti di aggregazione. Per beneabitare servono piccoli condomini con spazi e servizi comuni che favoriscono l’incontro tra le persone. Per benlavorare servono piccole attività diffuse sul territorio per evitare il pendolarismo e favorire la partecipazione. Per benrelazioriarsi servono tempi di lavoro ridotti, pause televisive, tranquillità economica, per favorire il dialogo e la distensione familiare. Tutto ciò non richiede barili di petrolio, ma scelte politiche. Ci sono altri ambiti, e sono quelli connessi alla qualità dell’ambiente, in cui è addirittura necessario ridurre i barili di petrolio. Se vogliamo abbattere la CO2 dobbiamo ridurre la produzione di energia elettrica proveniente da centrali alimentate con combustibili fossili e potenziare quella delle fonti rinnovabili. Dobbiamo ridurre il numero di auto in circolazione potenziando i mezzi pubblici e favorendo l’uso della bicicletta. Dobbiamo ridurre i chilometri incorporati nelle merci, privilegiando il consumo locale. Dobbiamo adottare la sobrietà, riassumbile nella prassi delle quattro R: ridurre, riparare, riutilizzare, riciclare.
Certo per fare questo senza perdere posti di lavoro, ora impiegati perlopiù per alimentare questo circolo vizioso dell’usa e getta, è necessario tempo, volontà, cultura, tentativi, ma….Quando attuiamo la sobrietà, quando promuoviamo un gruppo d’acquisto, quando facciamo nascere un gruppo di condivisione dell’auto, quando apriamo una bottega del commercio equo o uno sportello di Banca Etica, quando fondiamo un condominio solidale, insomma ogni volta che riusciamo a vivere, a livello personale e di gruppo, delle pratiche che appartengono all’economia del benvivere, non solo compiamo un gesto di coerenza, ma raggiungiamo anche obiettivi politici. Don Lorenzo Milani ci ha insegnato che i poteri non Stanno in piedi da soli, ma grazie al sostegno dei sudditi. Questo sistema ingiusto, rapace, distruttivo, sta in piedi perché noi lo sosteniamo attraverso i gesti del nostro vivere quotidiano: il lavoro, il consumo, il risparmio, il pagamento delle tasse. Siamo noi, attraverso i nostri acquisti, che consentiamo alle imprese di Vivere e prosperare, quelle stesse che sfruttano, che inquinano, che rubano. Siamo noi attraverso i nostri risparmi che permettiamo alle banche di crescere, quelle stesse che finanziano il commercio di armi, che truffano con tìtoli spazzatura, che permettono agli imprenditori banditi di mettere al sicuro i loro bottini nei paradisi fiscali. Siamo noi col nostro superconsumo che dilapidiamo le risorse della terra sottraiamo beni ai poveri, sommergiamo il Pianeta di rifiuti…..
……Un ruolo che si amplifica se ad agire sono le istituzioni, specie quelle a diretto contatto con i cittadini. Quando un Comune distribuisce le brocche dell’acqua per stimolare l’uso dell’acqua di rubinetto, fa arrivare un messaggio di consumo sostenibile a migliaia di famiglie. Quando costruisce un impianto di energia rinnovabile, testimonia a migliaia di persone un altro modo di produrre corrente elettrica. Quando organizza la raccolta dei rifiuti in maniera differenziata, spinge un’intera popolazione a modificare il proprio stile di vita. Proprio perché gli enti locali possono svolgere una funzione di amplificazione importante, ha senso cercare di occupare posti di responsabilità nei loro organi di gestione. Ci sono esempi illustri di sindaci, di provate qualità morali e politiche, che hanno rimodellato l’assetto urbano, i servizi sociali, i servizi ambientali, la stessa vita politica, secondo criteri di partecipazione, sobrietà, solidarietà, inclusione sociale.
se ti piace condivi su Facebook e/o altri siti cliccando qui a destraGianni Girotto
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Risparmio: software gratuiti ma efficenti
Pubblicato da giannigirotto su 12 ottobre 2010
Aggiunto alla premessa della mia sezione “Risparmio” il collegamento per scaricare un articolo di Altroconsumo che riporta l’elenco dei principali software che ognuno di noi si ritrova più o meno spesso ad utilizzare per il suo computer. Si va dal classico OpenOffice per gestire testi, tabelle, presentazioni, database, al programma per i file PDF, a Picasa per ritoccare lle immagini, Winamp free per ascoltare musica, Recuva per recuperare file cancellati per sbaglio, Ccleaner per rimuovere i file inutili, Glary Utilities per la manutenzione del pc… sono tante le risorse gratuite offerte da internet per attrezzare il pc senza svuotare il portafoglio
I software gratuiti che compaiono nell’articolo sono sicuri dal punto di vista di virus e malware. L’unica precauzione, quando li si scarica, è evitare che installino sul vostro pc toolbar o pulsanti per fare pubblicità: basta non dare tutti gli ok alla cieca.
Potrà capitarvi di trovare più di un sito che consente di scaricare un programma. Come scegliere? Scaricando l’applicazione dal sito di chi l’ha creata avrete la certezza di procurarvi la versione più aggiornata. Se però c’è un sito specializzato in download di cui vi fidate, non ci sono controindicazioni a scaricarlo anche da lì.
Pubblicato in: Cooperazione, Indispensabili, ITC, Risparmio, Tecnologia utile, Uncategorized | Contrassegnato da tag: Risparmio, Tecnologia utile | 3 Commenti »
Per qualche pillola in più.
Pubblicato da giannigirotto su 14 agosto 2010
Proseguo ad implementare la mia sezione Mercato/Multinazionali, con questo articolo, ovvero, come reagisce BigPharma all’approssimarsi della scadenza di alcuni brevetti che proteggono medicinali di grande tiratura.
Di seguito riporto alcuni stralci dell’articolo/inchiesta pubblicato nel numero di luglio/agosto della rivista “Valori“, pubblicata dal Gruppo di Banca Etica, per cercare di fare un breve punto della situazione di grave strapotere e oligopolio delle industrie farmaceutiche.
1) Una prima strategia sarà quella di puntare sui mercati del Terzo Mondo, ma questo comporta il grave pericolo rappresentato dalla possibilità legale per un’azienda titolare di un brevetto di un medicinale di non produrlo se non lo ritiene vantaggioso per se stessa, e contemporaneamente di impedirne la produzione ai concorrenti, determinando così una situazione tragica per i malati. In generale poi nei Paesi poveri la politica sulla salute non è determinata dai governi ma dal mercato, e la conseguenza pratica è che nel mondo ogni giorno ci sono circa 50 mila decessi per malattie assolutamente curabili.
2) Sempre valida rimane naturalmente l’opzione “allarmistica” per generare isterie collettive che portino all’acquisto inconsulto di farmaci, come nell’ormai assodato caso dell’influenza “suina” H1N1 (vedi riquadro)
3) Altra strategia costante è quella della disinformazione, sia nel senso di tenere molto basso il livello di cultura medica del cittadino medio (in Italia, record, 2 persone su 3 ancora credono erroneamente che gli antibiotici uccidano i virus!!!!), sia nel senso di “aizzare” i cosidetti “informatori” farmaceutici a far si che i medici di base prescrivano il più possibile farmaci ad alta redditività per i produttori piuttosto che la cura effettivamente migliore per il paziente. Di conseguenza le prescrizioni sono aumentate del 400% negli ultimi 9 anni, con punte impressionanti per antibiotici e antidepressivi. Particolarmente preoccupante è l’abuso e il maluso degli antibiotici, con il conseguente aumento del fenomeno della selezione di ceppi batterici resistenti.
3a) Sottoprodotto di tale strategia è la “delegittimazione” dei cosidetti “farmaci generici (o equivalenti)”, che costano agli Italiani circa 300 milioni di euro all’anno. Anche qui pesante è la responsabilità dei medici di base, come denunciato più volte anche da Altroconsumo. Inoltre è sintomatico (è proprio il caso di dirlo) che le aziende farmaceutiche spendano il 23% del loro budget in pubblicità contro il 17% della ricerca.
Per contrastare lo strapotere di Big Pharma è neccessario diffondere il più possibile un’informazione corretta, e ricordo a tutti che tramite l’azionariato critico, Banca Etica è in prima linea per fare la sua parte, ma ha bisogno dell’ aiuto concreto di noi tutti. Se volete unirvi visitate il sito di Banca Etica.
Vi sono piaciuti questi articoli della rivista “Valori“? Per chi fosse interessato è disponibile online un vasto archivio con tutti gli arretrati (tranne i numeri più recenti)…
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I miei “Credo” – Schiavitù
Pubblicato da giannigirotto su 23 aprile 2010
Quando si usa questo termine la mente generalmente richiama dalla memoria immagini viste nei libri di storia, o più sovente nei film, di negri in catene, stipati nelle barche che li portano in America per la raccolta del cotone e per la servitù in generale, o immagini di schiavi all’epoca dell’antica Roma, e sia nel primo che nel secondo caso comprati e venduti ai mercati come bestie …..
Ma quello era il passato, e certamente non va dimenticato anzi, però credo che troppo spesso mi trovo a dialogare con persone che non hanno una coscienza chiara della schiavitù odierna, o quantomeno ne hanno una visione molto distorta e disinformata. E sia chiaro che non voglio parlare di schiavitù in senso metaforico, come potrebbe essere la schiavitù del consumismo, o la schiavitù dell’alcol, ma voglio riferirmi proprio alla schiavitù in senso stretto, letterale, fisico, cioè di persone che sono di fatto private della libertà, confinate in spazi e situazioni da cui vorrebbero fuggire, costrette a sopravvivere in una situazione miserabile a vantaggio di chi sfrutta il loro lavoro per ricavarne guadagno …..Pertanto il presente “Credo” è atipico, in quanto non sto parlando di un concetto opinabile, ma di una realtà di fatto riconosciuta da tutti egli Enti ed organismi ufficiali, a partire dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro….
Eppure per chi vuole vedere, la realtà è sotto gli occhi di tutti, a volte spudoratamente visibile, a volte celata con ogni mezzo, ma svelata da giornalisti, scrittori e gente comune coraggiosa. Prendiamo ad esempio il resoconto che fa Loretta Napoleoni nel suo libro “Economia Canaglia”, sia quando parla della prostituzione, che quando parla dello sfruttamento dei mari…..oppure le analisi puntuali di Altroconsumo sui grandi attori mondiali di beni, oppure i dati sciorinati dalle Nazioni Unite e dall’Associazione Anti-Slavery (Anti-Schiavitù), oppure le testimonianze di coloro che sono riusciti a sfuggire alle enormi piantagioni site in amazzonia e gestite come campi di concentramento…ma senza andare così lontano basta leggere gli articoli di Fabrizio Gatti per capire come gli immigrati vengono sfruttati nel meridione e non solo…..vere e proprie bestie da soma che non possono neppure ribellarsi, pena pestaggi massacranti ed omicidi “di esempio”…..
In definitiva, credo a quanto ha detto Roberto Saviano, e cioè che esistono due tipi di omertà; la prima è quella che compie chi è stato testimone fisico di un delitto, e che tace per paura di essere punito dall’esecutore del crimine, la seconda, ben più pericolosa e diffusa, e quella che compie chi non vuole vedere, di chi non vuole andare a fondo delle questioni, di chi non vuole immischiarsi, di chi insomma è indifferente ai drammi altrui…..
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Indispensabili – La Deriva – Soffocati dalla burocrazia…
Pubblicato da giannigirotto su 12 aprile 2010
Ecco un testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.
In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.
Cap.4- Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli
Per aprire una trattoria 71 timbri, per una licenza edile 27 mesi
Il problema della burocrazia eccessiva e spesso inutilmente complicante è bene riassunto da questa frase lapidaria di un certo Luigi Einaudi: Coloro che lavorano sono stanchi di essere comandati dagli scribacchiatori dì carte d’archivio».
Ammodernarsi, per carità, la carta d’identità elettronica ci era stata annunciata e promessa già dal 1998….ecco il surreale valzer di annunci in merito….«Vecchia carta d’identità addio», esordiva un articolo di Ester Palma sul «Corriere» del giugno 1998, raccontando che l’innovazione era passata in Parlamento: «Va in pensione il documento di riconoscimento stampato su cartoncino, con bolli e timbri: al suo posto fra breve ogni italiano avrà una card elettronica che potrà utilizzare per i versamenti alla pubblica amministrazione e per dialogare con uffici e servizi».
«Vedremo le prime già a fine anno», fece sapere il ministero della Funzione pubblica retto da Franco Bassanini. In ottobre, dell’anno dopo però, lui stesso abbozzava: «II regolamento d’attuazione è pronto. Ma c’è qualche resistenza». Alla fine di febbraio del 2000 precisava: «Stiamo studiando se sia possibile inserire anche dati biometrici, come le impronte digitali o la mappa dell’iride». A metà novembre puntualizzava: «Le banche, tra l’altro, potranno chiedere di usarla come Bancomat». Nella primavera del 2001, dando la cosa per fatta, si vantava: «Siamo i secondi al mondo ad averla introdotta, dopo la Finlandia». E il ministro dell’Interno Enzo Bianco, entusiasta: «Entro quattro anni l’avranno tutti i cittadini». Bum!
A settembre il nuovo ministro dell’Innovazione Lucio Stanca, a nome del governo delle destre, accelerava: «I cittadini potranno avere il nuovo documento fra due anni». Sei mesi dopo, Silvio Berlusconi la mostrava in pubblico: «Eccola, la vedete? Spero che vi piaccia». E aggiungeva che per la fine dell’anno l’avrebbero avuta un milione di italiani, e altri trenta entro la legislatura. Bum! Alla vigilia dell’estate di quel 2002 il ministro dell’Interno Claudio Scajola giurava: «Nel giro di due anni manderemo in pensione la carta d’identità cartacea. La nuova carta elettronica potrà sostituire anche la tessera elettorale». Il mese dopo toccava di nuovo a Stanca: «Entro il 31 dicembre del 2003 almeno due milioni e mezzo di italiani avranno in tasca la nuova carta d’identità elettronica». E rivelava che il progetto era già costato 36 milioni di euro: trentasei milioni! Settanta miliardi di lire. Solo per il progetto. Senza che un solo cittadino ne avesse mai avuta una.
E via così: bla, bla, bla………
………Cosa resta, di questo diluvio di chiacchiere? Niente. O meglio: resta la sgradevole impressione di una presa per i fondelli e restano i soldi finiti nelle tasche dei consiglieri della società fondata apposta nel 2005 dal Poligrafico dello Stato per produrre i nuovi documenti digitali. Si chiamava Innovazione e Progetti: la Zecca aveva il 51% del capitale, il resto era suddiviso fra le Poste, la Selex del gruppo Finmeccanica, la Eds Italia, filiale dell’omonimo colosso texano dell’informatica, e la Livolsi Investments del banchiere d’affari più vicino a Berlusconi, Ubaldo Livolsi, allora impegnato ad aiutare Stefano Ricucci nella scalata al «Corriere della Sera».
Pochi mesi e, dopo la vittoria elettorale delle sinistre, l’epilogo. Prima l’uscita degli americani, poi quella di Livolsi, poi le dimissioni del presidente Antonio Ghezzi… Un anno di bagnomaria e il nuovo presidente Claudio Rovai, un navigatore democristìano da decenni nei giri che contano e consolato dall’Unione con la nuova poltrona dopo che era stato trombato alle elezioni, archiviava il bilancio così: «Nell’anno 2006, come nell’ultimo trimestre del 2005, immediatamente successivo alla costituzione della società, l’attività non ha avuto concreto avvio operativo, se non per la limitatissima attività amministrativa». Entrate: zero virgola zero. Uscite: 192.749 euro in pochi mesi per «compensi al consiglio di amministrazione, al collegio sindacale e alla società di revisione, nonché spese amministrative per adempimenti di legge». Il 30 maggio 2007 la società veniva liquidata. Con due regalini finali a Rovai. La nomina a presidente della Editalia (cui sarebbe seguito anche un posto nel consiglio della Postelprint, controllata dalle Poste) e la decisione del CdA di concedergli, oltre lo stipendio e la liquidazione, si capisce, «una speciale remunerazione» in considerazione «di tutti i vari problemi, anche di tipo istituzionale, legale e amministrativo, affrontati e risolti». Omaggio: 60.000 euro. Il triplo del reddito annuale di un italiano medio.
Eppure, quel gentile cadeau è solo un granellino della montagna di denaro che costa la burocrazia agli italiani. Dice uno studio di Confartigianato del gennaio del 2008 che nell’Unione europea, tra il 1998 e il 2007 l’incidenza sul Pil della spesa per il pubblico impiego è scesa dappertutto. Noi, unici, siamo in controtendenza: più 0,2%. Secondo gli artigiani, «il costo per la burocrazia colpisce tutto il sistema produttivo nazionale, che ogni anno paga 15 miliardi di euro, cioè un punto di Pil, sia in costi interni (impiegati degli uffici preposti alle pratiche) sia esterni, società ad hoc pagate dalle aziende». Un delitto. Un sistema burocratico semplificato, in linea con gli standard europei, consentirebbe alle microimprese con meno di dieci addetti, quasi il 95% delle aziende italiane, di aumentare la produttività di almeno il 6% «recuperando così più della metà del gap che attualmente queste scontano rispetto alla media di Francia, Germania e Spagna».
Spiega lo studio Dome Business 2004 della Banca Mondiale che l’apertura di un’attività economica in Italia richiede mediamente 5012 euro (siamo quarti dopo la Grecia, l’Austria e la Svizzera che però ci stracciano sui tempi e le pratiche), 62 giorni di pastoie burocratiche (secondi dopo la Spagna e il Portogallo dove però sono molto più bassi i costi) e 16 procedure (siamo primi assoluti). Tanto per dare un’idea: negli Stati Uniti servono 167 euro, quattro giorni, quattro procedure. In Gran Bretagna 381 euro, quattro giorni, cinque procedure.
…………….. Quanto alle scadenze fiscali e amministrative che tolgono il sonno a chi ha un’attività industriale o commerciale, il Censis le ha contate una a una: in un anno sono 233. Certo, un’azienda media non deve rispettarle tutte. Ma almeno una settantina non gliele toglie nessuno.
C’è poi da stupirsi se gli investitori stranieri preferiscono stare alla larga? Nelle classifiche del 2007 sulla competitivita per l’International InstituteTfor Management Development siamo al 42° posto e per il World Economie Forum al 46°, dopo Paesi quali il Cile, l’Estonia, la Lettonia, la Tunisia… Appena davanti all’Ungheria, alla Giordania, alla Polonia o alla Turchia. Nella classifica della libertà economica della Heritage Foundation, dove conta la facilità di apertura, chiusura e gestione di un’impresa, scivoliamo ancora più in basso: nel 2000 eravamo al 32° posto e nel 2008 al 64°, dietro perfino l’Armenia, il Belize e la Mongolia. Vale a dire che abbiamo perso 32 posizioni. Risultato: nella hit parade dei Paesi che attirano investimenti dall’estero, elaborata daU’Unctad (United Nations Conference on Trade and Development) e saldamente guidata da Stati Uniti, Singapore e Regno Unito, siamo precipitati dal 18° posto del triennio 1988/1990 al 25° del triennio 1998/2000 fino al 29° del 2005. Il tutto con governi di sinistra e di destra.
Come mai? La risposta è in una tabella del World Economie Forum presentata dal centro studi di Confindustria nel febbraio del 2008: a scoraggiare gli investimenti nel Bel Paese Sono, in ordine crescente, la criminalità, la poca formazione delle forze lavoro, la corruzione, l’instabilità politica e su su il fisco, la scarsità di infrastrutture ma, soprattutto (tre volte più insopportabile perfino della criminalità!), la burocrazia. ……………
……….Sono anni che ce la menano, per esempio, col tormentone dello «sportello unico» destinato a «sostituire tutte le autorizzazioni, i nulla osta, i visti, i pareri e le inibitorie necessari». Sapete con quanti titoli è presente nell’archivio dell’Ansa? Con 904. Venne proposto la prima volta dalle piccole e medie imprese nel 1983…….. Tradotto in una proposta di legge da Forza Italia nel ’94, riproposto nel ’96 da Franco Bassanini, annunciato dal governo divista nel ’98:…………
Pier Luigi Bersani e Franco Bassanini quel giorno erano raggianti: «Investitori e imprenditori non dovranno più fare il giro delle sette chiese per costruire, ampliare o riconvertire uno stabilimento industriale o un laboratorio artigiano, e una sola domanda, a una sola amministrazione, il Comune, sostituirà i procedimenti previsti da ben 16 leggi». Alcuni mesi dopo, nuovo comunicato: «A marzo saranno operativi gli sportelli unici per le imprese, mentre già a Pasqua potrebbe partire la firma digitale, cioè la possibilità di autografare elettronicamente un documento o una transazione». Sì, ciao. Nel maggio del 2004 il ministro berlusconiano Luigi Mazzella sviolina trionfale che «la semplificazione della pubblica amministrazione e in particolare la diffusione dello sportello unico (…) hanno consentito alle imprese di ridurre drasticamente tempi e costi delle procedure per l’avvio di un’attività, in alcuni casi addirittura più che dimezzati rispetto al passato». Bum! Altri tre anni e nell’aprile del 2007 arriva un nuovo dispaccio: «Nonostante l’ostilità di Rifondazione comunista, il provvedimento sullo sportello unico per le imprese del presidente della commissione Attività produttive Daniele Capezzone sta avanzando rapidamente nell’aula»………Sulla sua leggina, facile facile, l’ex segretario radicale era riuscito a raccogliere venti deputati di destra e venti di sinistra per presentarla tutti insieme: «Nel luglio del 2006 la porto in commissione, faccio il relatore, l’approviamo in poche settimane. Andiamo in aula nella primavera del 2007, la legge passa col voto di tutti meno verdi, Sdì e Lega e va in Senato. Trova in commissione la solita opposizione di Lega e Rifondazione, cambiano qualcosa ma bene o male passa. Ai primi di ottobre del 2007 inizia la discussione in aula ma sul più bello è il momento della Finanziaria. Tutto sospeso, fino alla crisi di governo. Ed è finita come sempre: zero. Con la frustrazione di dover ricominciare un’altra volta da capo. La macchina legislativa è ormai così perversa che non passa manco una legge su cui sono d’accordo tutti»……………..
In realtà una delle poche verità assodate ma poco diffuse è che «il linguaggio astruso è uno strumento di potere per mantenere il cittadino in stato di inferiorità».
L’oscurità è Potere. Rendere incomprensibile una frase è affermare il proprio Potere. Detenere l’intepretazione autentica d’un comma complicatìssimo è Potere. Il rifiuto di farsi capire è Potere. Fottersene del giudizio altrui è Potere. ………………. Contro questo potere di burocrati incollati alle poltrone col mastice più tenace, si sono infrante negli ultimi dieci anni addirittura quattro leggi. Con la prima, nel 1999, viene istituito a Palazzo Chigi un «Nucleo per la semplificazione delle norme e delle procedure»: 25 esperti e una segreteria tecnica di 40 persone col compito di «fornire agli uffici legislativi della presidenza del Consiglio e al ministro della Funzione pubblica il supporto occorrente a dare attuazione ai processi di delegificazione, semplificazione e riordino». Con la seconda, promossa nel 2002, il Nucleo è soppresso per lasciar posto aU’«Ufficio dirigenziale di livello generale» coadiuvato da un pool di 18 esperti stavolta alle dipendenze della Funzione pubblica con l’incarico di «coadiuvare il ministro nell’attività normativa e amministrativa di semplificazione delle norme e delle procedure». Ufficio che, due anni dopo, lascia a sua volta il posto al «Comitato per la semplificazione» amministrativa presieduto dal nuovo ministro, Mario Baccini.
Con la terza, votata nel novembre del 2005 e battezzata «taglia leggi», viene decisa «l’abrogazione di tutte le leggi inutili emanate in epoca precedente al 1° gennaio del 1970». E, per coinvolgere le Camere, si crea un’ennesima «Commissione parlamentare per la semplificazione», con 20 deputati, 20 senatori, un presidente, 2 vicepresidenti e 2 segretari.
E chi va a guidarla a nome dell’Unione, dopo le elezioni del 2006? Pietro Fuda, già dirigente della Regione Calabria e della Cassa per il Mezzogiorno, già presidente della Provincia di Reggio e amministratore unico della sgangherata società che gestisce l’aeroporto del capoluogo calabrese. Ma soprattutto autore di quel famigerato «comma Fuda» che oltre a essere una porcheria sul piano morale (accorciava la prescrizione per togliere dai guai i politici processati dalla Corte dei Conti e saltò dopo una rivolta dentro la stessa sinistra) era indecifrabile come i geroglifici egizi prima della scoperta della Stele di Rosetta: «Al comma 2 dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, le parole: “Si è verifìcato il fatto dannoso” sono sostituite dalle seguenti: “È stata realizzata la condotta produttiva di danno”». Insemina: proprio l’uomo giusto, per semplificare. Ma non è finita. Entrato in carica il secondo governo Prodi, il ministro Luigi Nicolais cancella con un colpo di spugna il Comitato per la semplificazione e costituisce, con altri 20 esperti e una segreteria, un’«Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione», che torna a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Enrico Letta. Malumori alla Funzione pubblica: «E noi niente?». Ma sì, abbondiamo! Ed ecco nascere il «Comitato interministeriale per l’indirizzo e la guida strategica delle politiche di semplificazione e di qualità della regolazione». Preciso identico a un altro creato sei mesi prima dal governo Berlusconi. Da non confondere con l’organismo istituito per coinvolgere nel progetto gli enti locali, la Confindustria, la Confcommercio, le cooperative, i consumatori, le comunità montane e poi i Comuni e la conferenza dei presidenti delle Regioni e l’Unione delle Province… Nome: «Tavolo permanente per la semplificazione»…………………..
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Centro Yunus – uno sguardo sul futuro
Pubblicato da giannigirotto su 25 marzo 2010
Ho già dedicato un’articolo a Muhammad Yunus, meglio conosciuto come “il banchiere dei poveri” e premio Nobel per l’economia.
Vorrei ritornare su questa persona eccezionale invitandovi a seguire le sue iniziative, che vengono diffuse e coordinate appunto nel suo “Centro Yunus – Yunus Centre“.
Ma cosa hanno di tanto importante queste iniziative? è presto detto, sono fortemente innovative e fortemente etiche, e secondo me sono un’anticipazione di quello che in futuro sarà normale, o perlomeno considerato all’avanguardia e modello di riferimento per chi vuole un mondo più etico ma non per questo meno sviluppato.
(Una premessa “tecnica”: sto parlando di un sito in Inglese, per chi fosse in difficoltà ricordo che usando il traduttore di Google si ottengono buoni risultati, insomma si capisce abbastanza bene il senso del testo tradotto. Inoltre è veloce e semplice da usare. Infine se arrivate alla pagina interessata tramite una ricerca compiuta su Google, vi apparirà automaticamente l’opzione di traduzione….)
Per parlare invece di fatti concreti e già compiuti, come riportato nel suo libro “Un mondo senza povertà“, Yunus ha già persuaso grandi società multinazionali (e parliamo di aziende del calibro di Danone, Intel, Veolia, BASF) ad abbracciare un’iniziativa di “Social Business”, cioè la creazione di un’iniziativa imprenditoriale che ha come obiettivo l’offerta dei propri prodotti/servizi a basso costo per le fasce povere della popolazione, e che si accontenta di un ricarico sufficente solo ad auto-sostentarsi, ma senza obiettivi di profitto per i soci fondatori. Questi infatti si vedranno solo restituire, lentamente, la cifra iniziale investita per costituire l’impresa, e poi basta.
Leggendo tra le righe delle varie iniziative in essere ci si può rendere conto delle tendenze future; per esempio l’apertura di nuove filiali della sua “Grameen Bank” negli Stati Uniti d’America dimostra come il microcredito sia indispensabile anche nei Paesi “sviluppati”, dal momento che anche in questi i poveri non hanno accesso al credito oppure soffrono di condizioni contrattuali estremamente più svantaggiose…e siccome il livello di “sofferenza bancaria” di questi prestiti è paradossalmente migliore rispetto a quelli del credito ordinario, è presumibile che presto le finanze emergenti, prima tra tutte quella islamica, andranno a rivolgersi a tale “mercato”. In Italia Banca Etica sta già seguendo tutte le vie possibili per rafforzare la cooperazione con Yunus…..
Ovviamente potete tenervi aggiornati rapidamente utilizzando Facebook, diventando cioè Fan della pagina dello Yunus Centre.
Un altro sito importante che nasce dalle attività di Yunus è naturalmente quello della Fondazione Grameen.
La fondazione si occupa naturalmente di microcredito, e visitando il sito ci si può rendere conto della qualità e quntità di iniziative supportate, in ben 35 Paesi al mondo. E per chi volesse vi è naturalmenteanche la possibilità di contribuire economicamente, con diverse modalità.
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