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Crisi? quale crisi?

Posted by giannigirotto su 16 febbraio 2009

I rendimenti dei BOT e CCT non vi soddisfano più, non volete avventurarvi in acquisto di azioni poco sicure……..non disperate, ecco la soluzione certa!

I titoli del settore bellico sono il nuovo rifugio dalle avversità del mercato.

(fonte: L'Espresso)

La crisi finanziaria statunitense non colpisce tutti i settori dell’economia. Anzi, ce ne sono alcuni che non potrebbero cavarsela meglio. Si prenda ad esempio la difesa, i cui titoli negli ultimi cinque anni hanno registrato un aumento medio del 150 per cento.

Sarà pure vero, come sostengono il Nobel Joseph Stiglitz e l’esperta finanziaria della Harvard University Linda Blimes, che gli Stati Uniti in Iraq perderanno 3 mila miliardi di dollari, ma dall’avventura bellica mediorientale le aziende della difesa emergono indubbiamente vittoriose. Cai von Rumohr, analista del settore difesa della Cowen & Co., un fondo di investimento di Boston, ritiene che i titoli della difesa siano una scelta obbligata. Non solo perché offrono un facile rifugio contro le avversità del mercato, ma anche perché negli ultimi 27 anni hanno prodotto profitti che hanno regolarmente superato quelli dello S&P 500. Secondo il Center for Responsive Politics, un think tank di Washington, l’opinione di von Rumohr trova un certo consenso anche tra i congressisti Usa, visto che 151 di loro hanno investito quasi 200 milioni di dollari in aziende come la Raytheon, la Norrhrop Grumman e la Lockheed Martin. L’investimento gli ha reso 62 milioni di dollari in meno di due anni e, esprimendo il loro evidente compiacimento, i parlamentari statunitensi tra il 2004 e il 2006 hannoaumentato il loro coinvolgimento del 5 per cento. «Altro che S&P 500, negli ultimi-otto anni abbiamo registrato una crescita gigantesca», afferma Scott Sacknoff manager dello Spade DefenseJndex, un indice che misura l’andamento del settore difesa, «e, dati gli impegni bellici del nostro Paese, questo trend rimarrà invariato fino alla fine del 2018».

Il boom della difesa è sostenuto da stanziamenti governativi per le spese militari che solo nel 2008 hanno superato i 600 miliardi di dollari ed è di carattere generale. Non sono infatti solo le grandi aziende come Boeing, Generai Dynamics, Honeywell, e Bae Systems, che producono armi pesanti e sistemi bellici complessi, che se ne stanno avvantaggiando. Anche le compagnie più piccole come la Alliant Techsystems e la Harris Corporation si stanno arricchendo. La prima, che produce i proiettili usati dalle truppe americane, dal 2001 ha registrato tre frazionamenti del titolo, mentre la seconda, che produce le radio in dotazione alle unità americane in Iraq e Afghanistan, ha visto il suo titolo triplicare dall’inizio della guerra.

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Ricordo che la banche sono pesantemente implicate nel traffico di armi, e chi non volesse più, seppure involontariamente, appoggiare questa situazione, trova l’alternativa in Banca Etica, di cui parlo diffusamente nella mia sezione “Finanza Etica“.

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3 Risposte to “Crisi? quale crisi?”

  1. […] Anche il celebre giornale Inglese si accorge che le spese militari Statunitensi sono mostruose (un budget “minimo” di oltre un milione di miliardi di lire all’anno), e che gli unici a guadagnarci sono le industrie produttrici con tutto il loro codazzo di politici lobbisti….. […]

  2. maurizio said

    Per me non è una novità.E’ il capitalismo ad essere fondato sulla guerra e lo dice uno che non ha mai letto Marx.Le più grandi stragi dell’umanità sono state compiute in nome delle religioni e delle ideologie,non parlo quindi da comunista ma da persona libera.Il capitalismo è fondato su una crescita infinita ma siccome il pianeta è “finito” nel senso di “limitato”,allora ogni tanto bisogna distruggere un po’ per poi ricostruire.Se nella distruzione muoiono migliaia di persone,questo è irrilevante.

  3. DANX said

    Anche da noi è così, tra pistole, proiettili, carri armati e aerei, anche se non li utilizzeremo, li si costruiscono e ce li compriamo attraverso lo Stato (che decide lui, mica noi..noi già tanto se mettiamo una X su un partito!).
    In realtà vengono venduti, e alla grande, all’estero e non si guarda in faccia a nessuno (Libia, Siria, ecc.).
    L’amico che ha commentato prima di me dice il giusto, infatti se capitalismo = consumismo, cosa c’è di meglio di cose fatte per distruggersi e distruggere?

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