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Divide et impera

Posted by giannigirotto su 23 febbraio 2009

divide et imperaCome riportato in Wikipedia, Divide et impera “In politica e sociologia si utilizza per definire una strategia finalizzata al mantenimento di un territorio e/o di una popolazione, dividendo e frammentando il potere dell’opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune. In realtà, questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità titolari di una quantità di potere ciascuna possano unirsi, formando un solo centro di potere, implementando così una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. Per evitare ciò, il potere centrale tende a dividere e a creare dissapori tra le fazioni, in modo che non trovino mai la possibilità di unirsi contro di lui.

Il “Clima di Paura” che l’attuale Governo ha dato ordine ai mass media di diffondere fa parte di questa strategia. Riempire i telegiornali e giornali con una sequenza ininterrotta di reati violenti, dagli omicidi agli stupri, financo ai cani che sbranano i bambini, accaduti nel nostro “belpaese”.

Trasmetterli è l’ordine imperativo, anche se non sono accaduti oggi, va bene anche mesi fa, l’importante è che ci attanaglino la mente distraendoci ancora una volta dalle notizie che ci coinvolgeranno veramente tutti nei prossimi mesi/anni, e cioè la chiusura di aziende, la cassa integrazione, la sempre più difficile concorrenza con il costo del lavoro dei Paesi in via di sviluppo, l’ambiente sempre più inquinato ecc. ecc.

Sopratutto queste notizie ci devono mettere in una situazione mentale di allarme tale da vedere come auspicabile e giustificabile ogni nuova misura normativa emanata per “riportare l’ordine”.

Come argomenta bene invece “La Voce“, negli ultimi anni il numero di delitti è rimasto pressochè stabile, invece la percezione di sicurezza dei cittadini è variata a seconda di quanto i mass-media abbiano dato spazio a tali notizie.

La mia sensazione è che si voglia fomentare sia una “guerra tra poveri“, sia un clima da “chiudetevi in casa” in modo che la gente non esca più la sera, non si incontri più, non dialoghi più, ma se ne stia a casa a guardare la “sicura” televisione, e quindi non si organizzi più per fare vera opposizione.

Dando per scontato infatti che gran parte delle forze politiche all’opposizione lo sono/fanno per finta, la strategia è quella di eliminare dalla radice ogni possibile unione di forze sociali che potrebbero generare vera opposizione. Allora vediamo di dividerli su tutto! Dividiamoli facendoli litigare sull’eutanasia, sul testamento biologico, sull’immigrazione clandestina, sull’obbligo di denuncia da parte dei medici verso i clandestini, sulla pena di morte e più in generale sul castigo da comminare agli stupratori e agli assassini ecc. ecc.

Fomentiamo la rabbia, l’odio, il razzismo, solletichiamo tutti gli istinti più bestiali, così saranno occupati a sbranarsi su tutto ciò che li divide, invece che cercare di unirsi su tutto ciò che li accumuna.

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p.s. Se non vuoi più essere vittima di questo giochetto, suggerisco l’adesione, a livello politico al neonato Movimento 5 stelle, mentre a livello di orientamento e controllo sulla politica, al neonato Movimento Etico Solidale. Entrambi hanno a mio avviso tutte le premesse per fare molto, molto bene.

13 Risposte to “Divide et impera”

  1. gianni tirelli said

    LA PAURA OMOLOGANTE

    La paura dell’uomo moderno, in quanto elemento improprio di un habitat in cui non si riconosce, unita alla paura sociale, relativa alla perdita del lavoro, della dignità e dell’impossibilità di provvedere con continuità a tutto ciò che il suo status gli impone, lo costringe alla rinuncia di ogni individualità, dentro un appiattimento di comportamenti e pensieri condivisi per assuefazione,deresponsabilizzazione e come male minore. Questa eccezionale forma di omologazione, innescata dalla paura, costringe gli individui ad adeguarsi ad una sottocultura dominante, inattiva e monolitica, senza potersi concedere slanci personalistici verso l’esterno, castrando ogni impulso liberatorio e rivoluzionario.
    La paura di essere additato come “diverso” li fa precipitare in uno stato di angoscia persistente, che solo un rientro nell’omologazione, può attenuare. Questo è lo spaccato delle nostre moderne società liberiste, che per tale motivo, non sono in grado di aspirazioni, personalizzazioni e di rivoluzioni.

    Gianni Tirelli

  2. gianni tirelli said

    AMARA VERITA’

    Un mondo senza eroi, prelude alla pace o alla fine. Il nostro paese dunque, prelude alla fine, in quanto, il concetto di pace presuppone la giustizia e la libertà.
    Siamo talmente assuefatti, all’illegalità, al sopruso, al ricatto, al raggiro e all’intimidazione che, da tempo, caratterizzano la nostra cultura, come nuove regole relazionali.
    La paura di ritorsioni, che va dal licenziamento del semplice operaio, fino alla minaccia di morte di un conduttore televisivo, di un giornalista, scrittore, di un pentito di mafia o di un giudice e suoi famigliari, hanno avvolto il nostro paese dentro un velo di totale omertà, degna solo di un regime autoritario.
    Pensare e tentare di rovesciare un tale sistema, attraverso un’azione democratica fatta di leggi e di regole, al fine di ripristinare principi, valori e il comune buon senso, non solo è impraticabile (per i motivi sopra addotti), ma direi, semplicemente fantasioso.
    Solo una sana rivoluzione popolare, riuscirà a porre fine a una tale ingiustizia e ristabilire l’ordine delle cose.
    Ma nulla di tutto ciò potrà mai accadere, senza il sacrificio di vite umane.

    Gianni Tirelli

  3. gianni tirelli said

    LE RAGIONI DI UN IGNARO COMPLOTTISTA

    Il vertiginoso declino, delle moderne società, non è da addebitarsi alla portata di fuoco diseducatrice di un liberismo selvaggio che, nel degrado etico e morale, ha sugellato il suo perverso potere ma, al totale immobilismo di una considerevole parte degli individui che, supinamente, hanno accettato in toto l’idea dominante, ma non solo, la sostengono e la difendono a spada tratta contro chiunque cerchi di sovvertire o indagare lo stato delle cose. Questi ultimi, in breve, vengono definiti complottisti.
    Le ragioni che inducono ad un tale atteggiamento, sono moltepici.

    a) il rifiuto aprioristico della cultura, intesa come conoscenza, analisi delle circostanze e interazione, finalizzata a verificarne la realtà dei fatti, le sue intrinseche motivazioni e le finalità.
    b) l’arbitraria mancanza di consapevolezza e presa di coscienza che, nel non volere e potere vedere, si traduce in attenuante generica atta a giustificare interessi particolari di natura economica e psicologica.
    c) la propaganda mediatica che, nella menzogna “repetita juvant”, affina la sua strategia, diventando pratica relazionale.

    In un processo, civile o penale che sia, gli avvocati delle due parti, si opporranno l’uno all’altro per dimostrare l’attendibilità e la veridicità delle loro prove e dei testimoni, in un confronto civile e regolato da leggi dello stato. Entrambi non possono, in alcun caso, essere definiti dei complottisti, ma strumenti di giustizia relativa, volti al restauro della verità.
    Se questo nostro mondo (la cui immagine raccapricciante è sotto gli occhi di noi tutti), nutre ancora la speranza di risvegliarsi da un coma che, agli occhi di molti, sembra oramai irreversibile, lo dobbiamo, in primis, ai tutti coloro, oggi definiti, “complottisti” e al loro caparbio desiderio di giustizia e di verità.
    I grandi “complottisti” di un tempo, come i fratelli John e Bob Kennedy, Luter King, e alcuni del nostro più recente passato, come Pasolini, Falcone e Borsellino (per fare nomi altisonanti in aiuto agli ignoranti) sono stati assassinati. Questi simboli e miti eterni, ai quali, i nostri figli devono e un giorno, mi auguro, facciano riferimento, hanno pagato di persona, con la vita, per avere complottato contro l’ingiustizia, la menzogna e la collusione fra il potere politico ed economico.
    Essere contro le guerre, la fame nel mondo, l’inquinamento del territorio e dei mari, prendere consapevolezza dei danni causati dall’effetto serra, dalla privatizzazione dell’acqua; l’indignarsi per la degenerazione della politica, in affari con imprenditori e criminalità organizzata, tutto questo ed altro, non è un complotto, ma l’impegno responsabile di cittadini pensanti e con gli occhi bene aperti. Individui liberi che, con la forza delle loro idee e la perseveranza dei loro atti, tengono viva la speranza per un mondo migliore e più giusto.
    L’accettazione silente, il vergognoso servilismo e l’interesse particolare, sono la combinazione esplosiva dell’unico, solo e vero complotto ordito contro la società.
    Oggi siamo tutti complottsti, ma se non tutti, siamo in tanti.
    Basta girare in rete, su face book e dentro gli infiniti siti impegnati in un’opera di sensibilizzazione unica nel suo genere. Dobbiamo risvegliare le coscienze, dalla letargia indotta dal sistema liberista che, nella schiavitù della mente, attua il suo disegno perverso.
    E oggi, la storia si ripete. La nostra, è una moderna resistenza ma priva di connotazioni politiche che, come allora, lotta per la libertà, la verità, il diritto ad esistere e l’autodeterminazione. Coloro che oggi ci chiamano complottisti, beneficeranno domani, come allora, di tali conquiste di civiltà, sperando che ne facciano tesoro, per consegnare un futuro dignitoso ai loro figli.
    “ Adesso uccideteci tutti”, recitava il commovente striscione dei ragazzi di Locri contro la mafia.

    Gianni Tirelli

    • giannigirotto said

      Si Gianni, sono d’accordo, grandissima parte di colpa è di ciascuno di noi…e d’altra parte la soluzione puà venire come hai ben descritto, solo da una mobilitazione di tanti di noi…

  4. gianni tirelli said

    I TAGLI ALLA CULTURA

    Tagliano i fondi, alla scuola, alla cultura e alla ricerca, perché ritengono questi tre strumenti (anche se consunti), i loro nemici naturali in quanto, dispensatori di conoscenza e consapevolezza. Il rischio che la gente possa pensare autonomamente e, responsabilmente fare delle scelte, preoccupa non poco il potere che, nell’opera di mistificazione, contraffazione della realtà e omologazione del pensiero, attua il suo progetto di mercificazione del parlamento.
    Cultura e apprendimento, sono in totale antitesi con la loro visione cantieristica, affaristica e particolarista della politica e della società. Servilismo e sudditanza, poi, hanno sostituito il confronto democratico e, al pluralismo delle idee (appiattito sulle volontà, e gli interessi particolari del sultano),la cieca obbedienza.
    Quale uomo al mondo, dotato del normale buon senso, può credere o semplicemente immaginare, che la privatizzazione dell’acqua possa essere un vantaggio per la comunità? Il solo fatto di avere pensato e proposto una tale vergogna, è indicativo della personalità di questi politici, avulsi da ogni principio etico e deontologico.
    Oggi, la cultura, in tutte le sue forme e diversità, è vissuta dai “berluscones”, come elemento destabilizzante che interferisce nel loro piano di rapina sociale, pianificato con imprenditori senza scrupoli e criminalità organizzata.

    Gianni Tirelli

  5. gianni tirelli said

    IL PIT-STOP NATALIZIO

    E’ Natale e la nostra cara TV, colta da folgorazione divina, inonda i suoi canali, un tempo sanguinari, con candidi film su infinite storie d’amore, di pace e solidarietà. Il tutto, ben condito con mielose musichette, e una passerella infinita di beati, di santi e di martiri. I vari conduttori bene educati e camuffati da preti di provincia, hanno assunto un’aria melanconica, e a voce bassa e, con parole misurate, ci raccontano di slanci di bontà, di perdoni impossibili e di religiosi appelli all’umiltà e al pentimento.
    Solo la voce dissonante del nostro Papa arringa ai mali di questo secolo nefasto, pregno di relativismo, materialismo, consumismo, indicandoli come i veri responsabili dello sconvolgimento morale e spirituale del mondo moderno. Presto le festività finiranno e, come per incantamento, tutto si dissolverà nell’oblio. Sangue, dolore e morte si rimpossesseranno dei loro posti di comando e volgarità e pornografia, cariche di nuova energia, saranno il “live motive” di una televisione sempre più becera, ipocrita assurta al rango di Grande Diseducatore.

    Gianni Tirelli

  6. gianni tirelli said

    BERLUSCONI: UN BUON PAGATORE

    Puoi essere l’uomo più ricco e potente del mondo, ma se oltre alla ricchezza e al potere, non hai null’altro da dare, allora, se vuoi avere, devi pagare.
    In questa condizione riversano gli uomini poveri di spirito e incapaci di veri e autentici sentimenti. Individui monchi, irrisolti, figli di un egoismo atavico, e di un inquietante retaggio infantile che, all’essere, hanno anteposto, l’avere e l’apparire. Sono i “berluscones di quest’epoca insensata, corrotti nel più profondo della loro anima, che hanno adottato la menzogna a regola relazionale e della dignità, hanno fatto mercimonio. Sono gli schiavi volontari, delle loro debolezze e dipendenze, che chiamano, libertà, la licenza e, verità, la mistificazione – per progresso, definiscono la catastrofe ambientale e, fedeltà, il servilismo. La contraffazione trasfigura in realtà, e la barbarie etica e morale, in cultura e modernità.
    Violazione e profanazione sono sinonimi di scienza e conoscenza, e l’accanimento terapeutico, di diritto alla vita. Sono i cattolici divorziati, estremi sostenitori e paladini della famiglia, amici di merende del Clero secolare. Rappresentano il più spregevole agglomerato umano di questo paese che, in Silvio Berlusconi, raggiunge il suo culmine. Il professor Mancia, autorevole psicanalista, traccia di lui, in maniera sintetica, un profilo disarmante: “Un uomo piccolo con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui la bugia costituisce una pratica relazionale e la sua introiezione proiettiva lo porta ad attribuire agli avversari tutti i suoi difetti, a cominciare dalla menzogna. C’è da augurarsi che senta il bisogno di farsi curare”. Una vera sentenza!!

    Un Primo Ministro che paga i giudici per manipolare le sentenze, le donne per soddisfare i suoi irrefrenabili e morbosi impulsi sessuali, i senatori per ottenere la fiducia al suo governo, i giornali per delegittimare i suoi avversari e ogni cosa che, nella sua mente bacata, immagina possa delegittimare la sua persona e compromettere il suo potere, è l’esempio più degradante, vergognoso e destabilizzante che, una società civile e democratica possa immaginare di meritarsi.
    Oggi, colui, che più di ogni altro, si è macchiato indelebilmente la coscienza, per essere venuto meno agli impegni solennemente assunti e le sbandierate promesse, violando la fede data e mortificando la fiducia dei cittadini, grida al tradimento. Lui, il traditore della patria, traditore fra i traditori sigilla, con l’ennesimo atto di infamia, la sua sconfitta politica, morale e umana.

    Gianni Tirelli

  7. gianni tirelli said

    MEGLIO OGGI O MEGLIO IERI?

    Per avere un dato più rispondente alla realtà, dovremmo chiedere a quel miliardo e cinquecento milioni di denutriti, se il mondo in cui oggi viviamo è meglio di quello passato.

    Dovremmo chiederlo a tutti i civili iracheni e di tutte le guerre moderne, dilaniati dalle bombe intelligenti, dall’uranio, dal fosforo e batteriologiche.
    Dovremmo chiederlo a tutte quelle persone sacrificate sull’altare del progresso, devastate dall’amianto, dalla diossina, dai pesticidi, diserbanti e affini, e da un’inquinamento endemico, che miete sistematicamente sempre più nuove vittime.
    Dovremmo chiederlo ai bambini abusati, seviziati e mercificati in tutto il mondo – ai corpi senza un nome, espiantati dai loro organi.
    Potremmo chiederlo alle vittime di Chernobyl e ai loro familiari, ai morti per droga, per incidenti stradali; ai morti sul lavoro, ai clandestini in fondo al mare.
    Dovremmo chiederlo agli ebrei dei forni crematori, ai giapponesi di Hiroschima e Nagasaki, e a tutte le vittime dell’industria bellica, dell’industria chimica, dell’industria della menzogna.

    Se il mondo in cui oggi viviamo, è meglio di quello passato, dovremmo chiederlo all’acqua, all’aria, agli alberi e agli uccelli. Lo chiederei alla notte, al silenzio, alla compassione, alla felicità e alla bellezza. Lo chiederei alla speranza e alla solidarietà. Lo chiederei al mio cuore, che adesso non risponde.

    Gianni Tirelli

  8. gianni tirelli said

    MA LO AVETE VISTO BENE? GUARDATELO!

    Un ometto attempato, che si trapianta e tinge i capelli e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, che si trucca in continuazione e cela all’interno delle sue scarpe, spessori, atti a modificarne la statura (con risultati imbarazzanti), che esempio è per i nostri giovani e, con quale dignità rappresenta in nostro paese? E’ questo lo status symbol di virilità e machismo, nel quale si riconoscono tanti italiani e italiane, e che esibiscono come modello di cultura e punto di riferimento socio-esistenziale? E’ più verosimile pensare a un facoltoso transessuale al tramonto, osannato da una folla di pervertiti, squattrinati e senza futuro .
    E come non parlare della piaggeria puttana di seguaci, cortigiani e accoliti ossequiosi che, come rapiti da incantamento, inebriante e vanesio, si sperticano, con sistematica quotidianità, in lodi e riverenze, offrendo riti propiziatori e offerte sacrificali, dono di immortalità e di sempiterna abbondanza, al Vitello d’oro! E come non vedere, nei tratti e nei gesti di Bondi, di Cicchitto, di Capezzone, di Lupi, Vespa, Belpietro, Feltri e Sallusti, la serie completa dell’immagine iconografica di checche isteriche e chiassose di un primitivo lupanare, al servizio di un pappone egocentrico e imbroglione! E come non guardare, senza avvertire inquietudine e turbamento, alla vita di un uomo senza scrupoli e dal torbido e sospetto passato piduista che, oggi, martirizza Vittorio Mangano, esalta la figura di Marcello Dell’Utri, fiducia Cosentino e delegittima le istituzioni!
    E’ quindi questo, il salvatore della patria, l’uomo della provvidenza, il mito trascendente da sempre celebrato nell’immaginario degli italiani o, piuttosto, un millantatore da quattro soldi, un incantatore di serpenti, uno scaltro piazzista che, nel mercimonio della dignità altrui, incarna l’archetipo della peggiore specie umana? Non sono forse gli italiani, le vittime predestinate di un masochismo perverso che, come Seneca affermava, “godono nell’affidare il potere al turpe?” Che significato assume oggi, il consenso popolare, quando una portata di fuoco mediatica (senza precedenti) si accanisce in un’opera diseducatrice e di omologazione delle coscienze, intervenendo sui lati peggiori dei cittadini e sdoganandoli come libertà e diritti?
    L’antiberlusconismo, non è un movimento politico o ideologico, ma un atto di ribellione sociale, etica e morale. Si dissocia, da ogni personalismo, rivendicazione o appartenenza culturale per elevarsi oltre la retorica e la bagarre. L’antiberlusconismo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza – un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno, si può (o si dovrebbe) sottrarre.

    Gianni Tirelli

  9. gianni tirelli said

    LA STATEGIA DEL FALSO E IL POTERE DELL’OSSIMORO

    Questi ultimi cento anni di storia sono stati caratterizzati da una crescita esponenziale della violenza, della paura, della crudeltà e della mortalità.

    Un escalation sistematica dell’orrore che non ha eguali nella storia dell’umanità. Due guerre mondiali, il nazifascismo e la bomba atomica, sono state le prove che hanno anticipato il debutto della più inimmaginabile tragedia umana che, nel liberismo relativista, incarna quint’essenza del maligno al potere. In questa guerra al massacro le armi tradizionali, spade, alabarde, balestre, archi, frecce e olio bollente sono state bandite per sempre, a favore delle più moderne e funzionali, di distruzione di massa. Frutto insperato dello sforzo comune di autorevoli scienziati, studiosi e ricercatori..

    E’ evidente (a parte il sarcasmo) che ogni parallelo con il passato è a dir poco imbarazzante e volutamente miope. Ogni tentativo di azzardare un corrispettivo fra ieri e oggi, è sinonimo di ignoranza, ipocrisia, inconsapevolezza e disonestà intellettuale.

    Questi due mondi, sono opposti e contrapposti e nulla li accomuna e li rende complici. Uno è il bene e l’altro il male. Uno è la vita e l’altro la morte. Un mondo biofilo e l’altro necrofilo.

    Definirli, diversi, è un’ingenuità imperdonabile. La diversità prescinde da ogni omologazione, per attestarsi come valore imprescindibile della condizione umana e di ogni altra forma di vita. Anche parlare di due mondi, è improprio e inesatto. Prima della rivoluzione industriale esisteva una realtà che definiva il mondo in ogni suo aspetto, regole, valori e principi etici, imperituri e non opinabili – oggi questo mondo si è spento per sempre, per trasfigurare in un inconscio vuoto permeato di nulla e di relativismo.

    Per tanto, sostenere la tesi dell’eterna e inevitabile “necessità” del male, attestandola come fattore fisiologico, é come affermare che le spade delle legioni romane uccidevano al pari di una bomba intelligente, al fosforo o nucleare – che le cadute da cavallo (mezzi di trasporto di un tempo), le potremmo serenamente paragonare (per numero e conseguenze), agli incidenti stradali che, giornalmente, si consumano sulle nostre strade e autostrade. Che il tasso di sostanze tossiche inquinanti e mortali, disperse nelle acque di fiumi, laghi, mari e falde acquifere e sul territorio, non è un novità di oggi – che l’aria delle nostre città è la stessa di sempre – che l’estinzione di speci animale e vegetali è un fattore fisiologico, endemico alle ragioni della natura stessa.

    In verità, non sappiamo più distinguere il male dal maligno, la libertà dalla licenza, la furbizia dall’intelligenza, la verità dalla menzogna e il progresso dalla catastrofe ambientale.

    Questa nostra è la peggiore delle schiavitù. Siamo prigionieri senza catene, opprressi dalla dittatura di una libertà effimera e dall’llusione indotta dal Sistema liberista di considerarci liberi. Di fatto, dentro di noi, non vibra alcuna corda e ogni moto di mare si è spento, schiacciato dall’appiattimento verso il basso di ogni nostro personalismo, giudizio critico e gesto rivoluzionario.

    Neppure sotto il peggiore regime comunista massimalista era mai stata prodotta una tale omologazione delle coscenze.

    Ogni altro aggettivo che affianchiamo a “relativismo” con l’intento di rafforzarne il suo significato etimologico, in realtà, lo mortifica, essendo lo stesso (il relativismo) una condizione fuori da ogni oggettiva comprensione umana e auspicio.

    Nelle democrazie consumistiche, l’illegalità è assurta a regola. Gli organi preposti a contrastarla, sono così marci e corrotti, che chiamare le nostre società, civili, è un ossimoro.

    L’ossimoro, partorito in quantità industriale dal moderno Sistema liberticida, è il germe malefico del relativismo.

    La locuzione “certezza scientifica”, descrive con efficacia il contrasto logico di una tale affermazione, codificandola a buon diritto, fra sconfinata categoria degli ossomori moderni.

    Il relativismo è il risultato di una completa mancanza di volontà risultato di un’inettitudine fisica e morle tale, da avere azzerato ogni paramertro di riferimento crtico e di comparazione. Il falso, è un fondamentale del relativismo e fratello gemello dell’ossimoro. I due, insieme, sono capaci di innescare tali catastrofi, da fare impallidire il nazismo.

    Oggi, la bugia, trionfa nelle società moderne e democratiche, come una nuova e rivoluzionaria, regola relazionale. Menzogna e relativismo camminano a braccetto, lungo il viale della fine, e niente e nessuno potrà contrastare l’inevitabile.

    La pubblicità, mente in maniera sfacciata, e più mente, più vende. Allo stesso modo la politica, noncurante dei reali bisogni della gente, promette tutto ciò che non potrà mai, e non vorrà mai mantenere. La menzogna paga, e tutti mentono, in barba al buon senso, a ogni principio etico e valore morale. Primo comandamento: “ Affinare la menzogna affinché sembri una verità”

    Relativismo è venire a patti con le proprie debolezze, a fronte di una paura incontrollata.

    Oggi, i non valori, commercializzati per poche lire su scala planetaria, hanno soppiantato gli autentici, dell’anima e dello spirito. La famosa torre di Babele, non è metafora dei nostri tempi, ma un dato di fatto, reale e globale.

    Quella che crediamo sia la nostra conoscenza (del tutto incapace di attingere ad una realtà oggettiva e assoluta), è la risultante di un relativismo perverso le cui metastasi hanno irrimediabilmente compromesso ogni più remota possibilità di riscatto.

    Se l’uomo di quest’epoca insensata, non sarà in grado di riconvertire la follia in ragione, la sua schiavitù in libertà, e la menzogna in verità, presto, il vortice del relativismo lo risucchierà per l’eternità dentro un vuoto senza fine.

    Gianni Tirelli

  10. gianni tirelli said

    ITALIANI BRUTTA GENTE! (eccezzioni a parte)

    Lo spaccato dell’Italia di oggi, a rischio di tenuta sociale, è il risultato della “politica dell’orpello” che, per motivi di ipocrita opportunità, si astiene da ogni necessaria e dovuta presa di posizione, di indignazione e giusta ribellione. E mi spiego! Quegli italiani, pacificati ancora dal buon senso, non si aspettano dal nostro presidente della Repubblica e dalle alte gerarchie ecclesiastiche (in veste di belle statuine), atti di eroismo, abiure o scomuniche, ma risposte chiare, nette e atteggiamenti consoni e confacenti con i doveri sacrosanti della loro funzione di natura politica, sociale e morale. L’esercizio continuo dei cittadini italiani, volto all’interpretazione delle loro enigmatiche dichiarazioni (in versione di Sibilla Cumana), mortifica ulteriormente la verità, confinandola in una zona grigia della ragione umana di esclusiva pertinenza dell’ignavia.

    Da tutto ciò si evince che il nostro Capo di Stato non ha alcuna consapevolezza della realtà e della gravità dell’attuale drammatica circostanza socio politica e quindi, ne minimizza gli effetti e la portata, adducendone un significato retorico e formale. In verità, l’incoscienza di un tale atteggiamento, mette a serio rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia, e relativizza ogni parametro di giudizio. In questo modo, viene messa in discussione la sua buona fede e l’autenticità dei suoi valori morali ed etici. Lo stesso vale per la Chiesa.

    I rappresentanti della Sinistra che, per una sorta di buonismo caratteriale e una vocazione connaturata al martirio, subiscono e accusano senza reagire, i violenti e sistematici attacchi alle giuste ragioni della loro indignazione, si rendono in questo modo, indirettamente complici (per mancato intervento), dei comportamenti criminogeni di questa maggioranza e dello stallo che, da oltre 15 anni, ingessa il nostro paese. Pensare che un tale atteggiamento, possa sortire un qualche effetto positivo o chiarificatore, è un’imperdonabile ingenuità che rischia di essere interpretata dai molti cittadini, come un atto di codardia, debolezza e mancanza di contenuti. Una patetica, improduttiva e deplorevole pratica relazionale che, oggi, accomuna tutta l’opposizione. E’ finito il tempo della buona educazione, dei discorsi bilanciati e del “politicamente corretto.” Il messaggio che arriva agli italiani (che già non brillano per acume e senso civico), è quello di una sinistra senza spina dorsale, ricurva e appiattita su anacronistiche ideologie e investita dal privilegio di essere detentrice del primato della cultura e dell’intellighentia e quindi, impermeabile ad ogni tipo di intrusione di diversa natura. Molti italiani, del resto, decidono il loro voto politico, proprio in ragione di quest’ultima considerazione, ritenendosi discriminati e, per un certo verso, offesi. Un tipico complesso di inferiorità indotto.

    Detto questo, giustificare gli italiani che, contro ogni logica e ragionevolezza, hanno sostenuto irresponsabilmente le candidature di Silvio Berlusconi, è l’ultimo dei mie pensieri e tentazioni. Gli stessi, si sono resi complici a tutti gli effetti, del tracollo istituzionale, morale e di valori, di questo paese, svergognato di fronte al mondo, dai comportamenti privati e dagli atti politici di un Presidente del Consiglio indegno, e dalla rozza piaggeria di cortigiani scodinzolanti.

    A un buon capo di Governo, con senso dello stato, sensibile ai problemi della gente e che, da sincero populista (e non di comodo), riconosca la sovranità al popolo, in ogni caso, quando lo appoggia e quando lo contesta, avremmo anche potuto perdonare le debolezze indotte dalla sua incontenibile tempesta ormonale, ritenendola come elemento imprescindibile e corroborante, per la sua statura di uomo, di capo e di politico. Diversamente, come potremmo mai assolverlo per il il suo abominevole conflitto di interessi, il suo potere mediatico, le leggi ad personam, reati prescritti e processi in corso, la mercificazione della dignità altrui, gli attacchi alla magistratura e le frequentazioni di loschi figuri, amici di merende, marchiati dall’infamia per associazione mafiosa, corruzione e collusione con la criminalità organizzata?

    Potremo mai, perdonare Silvio Berlusconi, per la morte dei nostri militari a Nassiriya, vittime di una guerra insensata che, lo stesso, ha sostenuto per motivi di protagonismo, perversa vanità e servilismo, verso il presidente americano, Bush? Una gran parte di italiani, non solo lo ha perdonato, ma non ha mai, neppure per un momento, pensato di accusarlo. Questa è la vera vergogna nazionale! Nel frattempo, mentre nel postribolo privato di villa San Martino, si consumano baccanali di quart’ordine, a pagamento, intrisi di volgarità e miseria morale, in parlamento si sta ancora discutendo (dopo tutti questi anni), sull’opportunità di risarcire le famiglie delle vittime della guerra in Irak. Sui vizi dei potenti, possiamo anche lasciare correre ma, sui loro crimini, dobbiamo pretendere giustizia e certezza della pena.

    Affermare, poi, la convinzione che, a Silvio Berlusconi, non esiste un’alternativa politica, è come dichiarare che gli ebrei senza Hitler, sarebbero morti comunque. L’allontanamento di Silvio Berlusconi e cricca, dal parlamento italiano, è gia di per se, una più che convincente alternativa. Un’ameba, un bradipo, un muflone, una merda secca o, lo stesso nulla, lo sostituirebbero egregiamente e con più dignità.

    Io mi vergogno di questo paese e mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno di questa classe politica e di che la rappresenta. Provo schifo e ripugnanza per un Primo ministro che ha trasformato la sua residenza privata in un lupanare di periferia. Un personaggio che si muove nel torbido del malaffare e si avvale della criminalità organizzata per espletare i suoi sporchi traffici, riducendo il parlamento ad un grottesco mercato delle vacche, dove si mercifica la dignità altrui e l’onorabilità, a fronte di sudditanza e impunità.

    Durante i contraddittori politici televisivi, non è raro ascoltare l’affermazione, “gli italiani lo hanno capito tutti”, adottato da entrambi gli schieramenti, come intercalare strategico, per dare più forza e credibilità alle loro conclusioni. La realtà, diversamente, sconfessa questa remota possibilità e capacità di comprensione degli italiani che, dati alla mano, detengono, da oltre 15 anni, il primato assoluto dell’ottusità. Un popolo di ignoranti allevati alla corte del “del grande fratello” e intossicati dai volgari, beceri, destabilizzanti e laidi programmi, condotti da quel fenomeno da baraccone al nome di Maria De Filippi. Retoriche eccezioni a parte, la verità è esattamente questa. Appellarsi dunque agli italiani, confidando strumentalmente nella loro supposta capacità di giudizio, di critica e di valutazione obbiettiva degli avvenimenti, è una volgare commedia. Una farsa che non fa più ridere nessuno.

    Tutti questi anni in una tale condizione, sono duri per il nostro paese e, se oggi, il popolo somaro, non riconvertirà la sua natura equina, in quella più umana di cittadino responsabile, dovrà pagare l’alto prezzo della sua codardia.

    “il popolo gode nell’affidare il potere al turpe” Seneca.

    Gianni Tirelli

  11. gianni tirelli said

    SESSO E’ POTERE

    Se l’uomo si riproducesse per scissione* (senza l’intervento dell’atto sessuale), la Chiesa di Pietro, non esisterebbe. Lo stesso, ma all’inverso, vale per il liberismo relativista che, sulla mercificazione della sessualità e del suo indotto, ha edificato il suo impero perverso. La Chiesa cattolica, investe la sua esistenza, sulla negazione dell’atto sessuale, e di tutto ciò che lo contempla, attribuendogli l’onta, di peccato mortale, punito dalla legge di Dio. L’atteggiamento radicale della Chiesa, su tale questione, trova nel sacramento della confessione, la sua redenzione. In questo modo, l’uomo cattolico, persiste nel suo comportamento “peccaminoso”, fino al giorno del perdono divino e, nella transustanziazione del pane e del vino (eucaristia), attua la comunione dei fedeli con il Redentore.
    Il liberismo relativista, all’opposto, fa, della sessualità, il suo baluardo, trattandolo come bene primario e ineludibile. Le bieche forme di propaganda mediatica, che si prefiggono una vendita su larga scala, fanno di questo prodotto, il più consumato e gettonato, da grandi e piccini. Se il sesso, non fosse oggetto di speculazione morale ed economica, sia dall’uno che dall’altro fronte, Chiesa e Liberismo, farebbero la fame, o non sarebbero mai divenute: la Chiesa, riaffermerebbe così, la sua originaria entità cristiana, e finalmente, gli ultimi della terra, trovare vero conforto, vera pace e vera speranza, in un nuovo credo, autentico e liberatorio. Il Liberismo relativista, dal canto suo, riassorbirebbe la sua degenerazione etica, morale e spirituale, per trasformarsi, poi, in Stato di diritto. L’intento del cattolicesimo, è di fare leva sulla paura dell’inconoscibile e, sulla seria possibilità di un castigo eterno, nell’aldilà. Il Liberismo relativista, al contrario, agisce sulle debolezze e miserie della gente, con la promessa, di appagare ogni più subdolo desiderio; immortalità compresa.

    *processo di riproduzione caratteristico degli organismi unicellulari.

    Gianni Tirelli

  12. […] TRACCE – DI GIANNI GIROTTO Share this:FacebookTwitterLike this:Mi piaceBe the first to like […]

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