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I miei “Credo” – quinto

Posted by giannigirotto su 24 febbraio 2009

irrigazioneCredo che l’acqua sia infinitamente più preziosa dell’oro, e molto prosaicamente chi la gestisce abbia un’immenso potere.

Già da molti anni gli scenari geopolitici si stanno conformando sempre più a questa innegabile esigenza.

Quello che però la massa, intesa come il normale cittadino, fa fatica a capire, è che mancanza d’acqua non significa solo banalmente sete, significa anche fame, nel senso che l’attività agricola richiede molta acqua, ed averne poca a disposizione significa raccolti più scarsi e quindi un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E questo naturalmente vale globalmente. Giusto per attualizzare un attimo la situazione si pensi che, secondo uno studio della Banca Mondiale, nella sola nella pianura settentrionale della Cina c’è un deficit annuale di 37 miliardi di tonnellate di acqua (anche perchè un terzo dei suoi fiumi è inquinato e quindi non utilizzabile per l’irrigazione). E visto che per ottenere una tonnellata di cereali ci vogliono mille tonnellate d’acqua, questo disavanzo idrico equivale a 37 milioni di tonnellate di cereali: quanto basta per sfamare 111 milioni di cinesi. Il che significa che oggi 111 milioni di cinesi mangiano utilizzando riserve idriche non rinnovabili, cioè sottraendo l’acqua ai loro figli.

Il deficit idrico, che è già gravissimo, diventerà drammatico prima di quanto si pensi. Quando? da alcuni anni il Canada ha detto che non esporta più cereali: li considera una riserva strategica. Lo stesso annuncio è stato fatto dall’Australia.

Di acqua ce n’è sempre meno e, visto che è molto complicato importarla, si acquista sotto forma di prodotto finito: comprare grano vuol dire innanzitutto comprare acqua. I futures del grano diventeranno i futures dell’acqua. Anche perché il 70 per cento dell’acqua utilizzata nel mondo finisce nei campi: il problema idrico è soprattutto un problema agricolo.

“Nel mondo sono stati scavati milioni di pozzi che hanno prodotto un prelievo di acqua superiore alla naturale ricarica di molte falde. Per questo un crescente numero di Paesi ha il bilancio idrico in rosso. Un caso clamoroso è lo Yemen: le falde si abbassano all’impressionante velocità di due metri l’anno. Nel bacino dov’è situata la capitale, Sana’a, si arriva a sei metri l’anno: a questo ritmo entro il decennio la zona rimarrà all’asciutto e si dovrà scegliere: o importare l’acqua da dissalatori piazzati lungo la costa o trasferire la capitale. Il governo dello Yemen, nello sforzo di trovare altra acqua, ha spinto le trivellazioni per i pozzi fino a una profondità di due chilometri, una quota a cui in genere si arriva cercando petrolio, ma non è servito a molto”.

In Iran le falde acquifere si abbassano a una velocità che va dai 2,8 metri l’anno della pianura di Cheanaran agli 8 metri della città di Mashad: interi villaggi nella parte orientale del paese vengono abbandonati perché i pozzi sono rimasti a secco. La situazione è molto critica anche in Messico, in Medio Oriente, in quasi tutti i paesi dell’Asia centrale, nell’Africa del Nord. E infatti il Marocco importa la metà dei cereali che consuma, l’Algeria e l’Arabia saudita il 70 per cento, Israele il 90 per cento”.

Di fronte a queste breve considerazioni si capisce forse un po’ meglio perchè la lotta per la privatizazzione dell’acqua e per l’ottenimento dei permessi di sfruttamento delle fonti sia ferocissima. Infatti i profitti per le aziende che imbottigliano e rivendono l’acqua, vuoi sotto forma di minerale vuoi sotto forma di bibite, e per le aziende che gestiscono la distribuzione della stessa attraverso gli acquedotti, sono altissimi.

Nè è un caso se l’attuale governo, ha atteso che fossimo tutti sotto l’ombrellone per emanare, lo scorso 5 agosto, un decreto che sancisce che possono essere privatizzate le varie società che gestiscono la raccolta e distribuzione dell’acqua. Ah, l’opposizione ovviamente era d’accordo, e da quel momento in poi pertanto sulla vicenda è calato un oblio degno della migliore sala di anestesia del mondo.

Io invece Credo che l’acqua, come qualsiasi altro bene che la Terra contenga, sia da considerarsi un prestito che i nostri figli fanno a noi, e che quindi vada loro restituita esattamente come l’abbiamo trovata.

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