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Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

I miei “Credo” – Responsabilità Sociale

Posted by giannigirotto su 5 maggio 2009

Credo che il nostro vero voto politico lo esprimiamo ogni volta che acquistiamo qualcosa.

La mia ipotesi (faccio fatica a scrivere ipotesi, tanto inopinabile mi sembra) è che sia l’economia a governare la politica, e non viceversa, quindi ogniqualvolta noi acquistiamo un determinato prodotto/servizio, di fatto supportiamo una determinata realtà economica, che appunto controlla la politica e quindi la vita di tutti noi.

Ho fatto questa premessa perchè da qualche anno è di moda parlare di “RSI” (Responsabilità Sociale d’Impresa) o “CSR” in inglese (Corporate Sociale Responsability), dando per scontato che sono le aziende che debbono appunto assumersi maggiore “responsabilità” per tutto ciò che avviene lungo la loro “filiera” produttivo/commerciale. Questo da una parte è assolutamente vero, in quanto un’azienda dovrebbe comportarsi in maniera etica, con tutto ciò che comporta sia al proprio interno sia nei confronti dei propri fornitori e clienti. Purtroppo questo accade raramente, sopratutto ad alti livello, come ho documentato nel mio post “Il mercato e l’etica“. Naturalmente in Internet trovate migliaia e migliaia di articoli e siti dedicati alla questione, io mi permetto di segnalarne solo una breve sul sito di Mani Tese che sottolinea giustamente il problema del rispetto dei diritti da parte delle imprese che delocalizzazione la produzione nei Paesi del Sud del Mondo.

Se quanto detto sinora è vero, altrettanto vero però è che sono i consumatori alla fine che determinano il successo o l’insuccesso di un’impresa. Ora è un dato di fatto che per la maggior parte di noi non è possibile trasferire tutti i propri acquisti nel circuito equo-solidale, per motivi sia economici che pratici, ma è invece assolutamente possibile innanzitutto prendere coscienza che i nostri acquisti influenzano direttamente la vita di migliaia di persone, e quindi iniziare a modificare le nostre abitudini, parlarne, discuterne, associarsi in GAS (Gruppi di Acquisto Solidale, di cui spero di poter scrivere a brevissimo), iniziare a comprare prodotti non publicizzati (il costo della pubblicità ovviamente lo paghiamo noi, e per la maggior parte è inutile se non dannoso), associarsi a Enti come il CCC (Clean Clothes Campaign per chi sa l’inglese – Campagna Abiti Puliti per chi non lo sa), cominciare a pretendere di avere nel piatto e più in generale in casa prodotti che non siano il frutto dello sfruttamento di altre persone.

Gli studi di marketing dimostrano che è sufficente che vi sia un calo nelle vendite del 3% di un determinato prodotto, che subito le multinazionali danno il via ad un indagine per scoprirne le motivazioni, e se scopre che le motivazioni sono “etiche”, pur malvolentieri ma cominciano a modificare il loro comportamento.

Come sempre Internet può diventare un mezzo efficacissimo per fare gruppo, organizzarsi, comunicare. Io inizio col ricordarvi sempre la presenza di Banca Etica e tutti gli altri siti/Associazioni che trovate nella mia sezione “Agisci” e “Gruppi di Acquisto” (che però inizio solo oggi a riempire….. 🙂

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