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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 1° Capitolo

Posted by giannigirotto su 24 gennaio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, vorrei cambiare approccio.

In questo caso infatti inserirò un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile nell’articolo di presentazione, come questo che riguarda appunto il primo capitolo.

In questo modo spero di poter raggiungere un numero più vasto di lettori, che altrimento penso si spaventerebbero dalla mole del libro e dall’importanza e apparente difficoltà degli argomenti trattati.

Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La globalizzazione ha riversato nel mercato del lavoro una quantità smisurata di manodopera a bassissimo costo, dapprima poco acculturata ma via via rapidamente con preparazione sempre migliore. Questo ha comportato e comporterà ancora per molti anni, inevitabilmente un sostanziale impoverimento delle classi medie dei Paesi ricchi, a favori di quelle “Elite” che manovrano immensi imperi economici, sia leciti che illeciti. Questa tendenza proseguirà sino a tanto che gli stipendi della manodopera nei paesi poveri non raggiungerà livelli simili a quelli dei paesi ricchi. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

CAPITOLO UNO – “A letto con il nemico” –

Abbiamo salutato con gioia l’abbattimento del muro di Berlino, peccato sia caduto sulla testa delle donne. –   Commento di un’esponente della DUMA (Il Parlamento) Russa.

Da sempre è il potere economico che domina il mondo. “Nel corso dei secoli, i mercanti hanno accumulato ricchezze immense e i politici hanno sempre saputo di doverci fare i conti….le principali civiltà poggiano sempre su solide basi commerciali, sapientemente difese da imponenti eserciti…..Per conquistare il controllo dei mercati sono state combattute infinite guerre….In epoca moderna, il Piano Marshall è uno degli esempi migliori di come la politica abbia asservito l’economia per ridefinire le regole del mercato. Anche se l’America è il paese donatore, ne trae i maggiori vantaggi. La ricostruzione crea nuovi sbocchi per le aziende statunitensi e plasma oltreoceano un nuovo mercato su misura delle esigenze dell’ economia americana. Così, nell’immediato dopoguerra, flotte di mercantili attraversano l’Atlantico per portare materie prime e merci all’Europa che deve ri­prendersi dalla tragedia. Le carovane di autocisterne, che trasportano la preziosa fonte di energia necessaria a ripulire le macerie e ricostruire le città bombardate, formano un ponte di aiuti sull’ oceano. E nel momento in cui l’Europa occidentale si riprende, il consumismo americano è pronto a plasmare le abitudini di acquisto degli europei. Nei negozi compaiono i televisori, gli aspirapolvere e le lavatrici, già diffusissimi negli Usa. Le immagini di casalinghe americane bionde e sorridenti ­tutte copie di Doris Day – che giocano con i nuovi balocchi «domestici» bombardano le famiglie dell’Europa occidentale. Per questo tutti so­gnano l’automobile e il televisore. L’America esporta persino modi nuovi per acquistare questi prodotti: con il pagamento rateale diventano quasi alla portata di tutti. E l’indebitamento dei consumatori europei sale alle stelle……

…oggi si sa che il sogno americano è stato soprattutto un’ astuta trovata di marketing.

Negli anni cinquanta e sessanta, gli Stati Uniti sono nella morsa del maccartismo e gli scintillanti slogan pubblicitari servono a nascondere la dura realtà di una società repressa, afflitta dal pregiudizio e solcata da profonde tensioni razziali.

Il Piano Marshall è il prodotto economico del nuovo ordine politico legato alla Guerra fredda. Un sistema che isola l’Occidente dal Blocco sovietico. Un ordine che per molti versi è l’opposto della globalizzazio­ne e chiude l’Occidente in un sistema economico fortemente regola­mentato. Il Piano nasce dalla mente di grandi economisti, tra cui l’ingle­se John Maynard Keynes (intellettuale membro del celeberrimo gruppo di Bloomsbury), ed è la manifestazione di una nuova dottrina che mette l’accento sul ruolo preminente dello stato nella sfera economica. Non solo: determina la supremazia economica del paese più forte. Per tutta la durata della Guerra fredda, il successo di questa filosofia poggia sull’a­bilità di Washington nel controllare e manipolare le forze economiche che sostengono il nuovo mercato europeo – e in seguito molti altri – a vantaggio degli Stati Uniti…….Ma, quasi per paradosso, una volta raggiunto lo scopo ultimo della Guerra fredda -l’abolizione della cortina di ferro – questo sistema va in frantumi. Lo stato perde il controllo del mercato perché la politica non è più in grado di governare l’economia. E in quel momento l’economia cessa di essere al servizio della politica per fare l’interesse dei cittadini e diviene una spregiudicata canaglia, orientata esclusivamente al facile guadagno a spese dei consumatori.

I due eventi simbolici dell’inizio e della fine della Guerra fredda – il Piano Marshall e la caduta del muro di Berlino – rappresentano proprio i due estremi opposti del complesso rapporto che si viene a creare tra politica ed economia e permettono di capire chiaramente come dal controllo della politica sull’ economia si possa passare a una situazione in cui l’economia canaglia tiene in scacco la politica.

Il Muro del Sesso: La E-55 corre annoiata lungo il confine tra Repubblica Ceca e Germania. La chiamano l’«autostrada dell’amore». Questa squallida striscia d’asfalto ospita la più alta concentrazione di prostitute d’Europa. Sul ciglio della strada, una accanto all’altra, le donne dell’ex Blocco sovietico offrono il proprio corpo a prezzi stracciati: 35 euro mezz’ora, 45 senza preservativo. Ma l’E-55 è un posto come tanti. L’ex confine tra Europa dell’Est ed Europa dell’Ovest è una sequenza quasi ininterrotta di mercati del sesso, bordelli e chioschi. Un nuovo lungo muro umano di ragazze dalla pelle diafana si snoda lungo quella che era la cortina di ferro.

Di là il fallimento del modello comunista, di qua l’Occidente che consuma corpi e ideali………… Poi, sempre lì al cancello tra Est e Ovest, ci sono addirittura i mercati specializzati nella vendita delle schiave bianche. Uno dei più noti è nella Serbia nordoccidentale e ci vengono i mercanti di sesso di tutto il mondo. Lo chiamano Mercato Arizona e sembra una città della corsa all’oro americana del diciannovesimo secolo……..

La E-55 e il Mercato Arizona sono uno dei surreali effetti collaterali della caduta del muro di Berlino (che rappresenta) lo smantellamento del comunismo e la nascita della globalizzazione………….

Fino agli anni novanta la prostituzione nei paesi comunisti è di fatto inesistente. Pur non vietata esplicitamente, i governi la ostacolano. La domanda è bassa, ……….  anche l’offerta è bassa. La piena occupazione garantisce a tutti un salario, che riduce enormemente il numero di donne disposte a guadagnarsi da vivere vendendo il proprio corpo ………………….le prostitute comuniste, gestiscono da sole i loro profitti. Non ci sono i papponi: quella del protettore è consi­derata un’ attività criminale e viene duramente punita.

Ma lo smantellamento del comunismo fa piombare nella povertà la popolazione dell’ex Blocco sovietico, e le donne sono tra le principali vit­time della nuova miseria. Già a metà anni novanta la disoccupazione tra le donne russe raggiunge l’80 per cento, mentre durante il regime sovie­tico era quasi pari a zero. Le donne, tra l’altro, sono per più dell’80 per cento capifamiglia singoli e monoreddito. Così, nel 1998, oltre la metà dei bambini russi dai sei anni in giù vive al di sotto della soglia di povertà, e molte donne diventano prostitute per dare da mangiare ai figli………….Negli anni novanta, l’offerta di donne istruite provenienti dalla Russia e dall’Europa dell’Est diviene un fenomeno unico nell’industria della prostituzione……….

Israele è uno dei maggiori importatori di prostitute slave. Ogni mese un milione di israeliani fa visita a una prostituta. Secondo la Commissione d’inchiesta parlamentare israeliana, “ogni anno dalle 3000 alle 5000 donne [dell’ex Blocco sovietico] vengono introdotte clandestinamente in Israele e vendute all’industria della prostituzione. [. .. ] Le donne lavorano sette giorni su sette, fino a 18 ore al giorno, e dei 120 Nis (27 dollari) pagati dai clienti, a loro ne restano solo 20 (4,50 dollari). lO 000 di queste donne attualmente risiedono nei 300-400 bordelli del paese. Sono vendute dagli 8000 ai lO 000 dollari l’una.”

Si riesce a intuire la portata dell’attività seguendo il flusso dei grossi profitti riciclati in Israele: solo dal 1990 al 1995, circa quattro miliardi di dollari sono stati investiti nelle banche israeliane. Altri 600 milioni di dollari vengono riciclati in beni immobili………………………………

Fonti israeliane confermano che l’afflusso di ebrei russi ortodossi, un altro dei fenomeni legati al crollo dell’Unione Sovietica, ha dato un impulso inaspettato all’industria della prostituzione. «Molti avevano legami con la mafia russa che, all’inizio degli anni novanta, controllava quasi interamente il racket delle prostitute slave, e contribuirono a instaurare legami con i protettori locali» dice un poliziotto di Tel Aviv. Michael, il protettore di Berlino, conferma che, subito dopo la caduta del muro, è la mafia russa ad assumere il controllo del traffico della nuova merce. «Negli anni novanta, chi portava le nuove ragazze a Berlino erano i russi.»……………………………. Nel 2006 il valore annuale stimato del business plurimiliardario della prostituzione globale ammontava a 52 miliardi di dollari,23 e molto del suo reddito è legato alla natura illegale dell’attività. In Olanda, per esempio, dove la prostituzione è stata legalizzata da decenni,  i protettori sono pochissimi, le prostitute pagano le tasse, hanno diritto all’assistenza sanitaria, alla previdenza sociale e alla protezione della polizia.

…..ancora……La caduta del comunismo all’inizio degli anni novanta ha reso la popolazio­ne più egoista e ha provocato una profonda crisi morale che dura anco­ra oggi» scrive l’autore russo Viktor Erofeev……

Gli unici a trarre profitto dalla cultura del «sesso in vendita» sono i «protettori» della globalizzazione, gli illusionisti dell’ economia canaglia. Bande criminali e politici corrotti russi e balcanici hanno intascato miliardi di dollari e si sono ritagliati uno spazio nell’ economia globale grazie alla tratta delle donne. li boss ucraino Semion Mogilevié, dall’ini­zio del 1998 a metà del 1999, grazie alla prostituzione, al traffico di droga e agli investimenti truffa, ha riciclato dieci miliardi di dollari attra­verso la Bank of New York.31

La correlazione diretta tra la caduta del muro di Berlino e lo svilup­po dell’industria della prostituzione in Occidente è un esempio illumi­nante per capire quanto possa essere rischioso sottovalutare le conse­guenze di sostanziali trasformazioni economiche e sociali. Soprattutto perché il passaggio al capitalismo globale è avvenuto senza un chiaro progetto politico alternativo. Intere nazioni sono precipitate nella povertà e nell’ anarchia, e nel vuoto di potere e di controllo sociale si sono insinuati gli sfruttatori e i «protettori» della globalizzazione………………………………

In Russia, la perestrojka di Gorbaciov si è tradotta a livello economico in privatizzazione: il biglietto d’ingresso dell’ex Blocco sovietico nel nascente capitalismo globale, la tassa di iscrizione al country club della democrazia. La perestrojka è da subito sinonimo di rapido cambiamen­to economico e viene sostenuta con entusiasmo da consulenti occiden­tali come ]effrey Sachs, promossa da organizzazioni internazionali quali’ il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, e raccontata come la svolta migliore del mondo dai politici dell’Ovest. Di fatto è l’a­spetto di repentino cambiamento economico insito nella perestrojka a guidare la trasformazione politica. Oggi molti economisti sono concordi nel sostenere che l’assenza di una solida classe politica in grado di regolamentare seriamente il cambiamento ha determinato lo sviluppo dell’ e­conomia canaglia. «In pratica i Russi hanno liberalizzato e privatizzato senza creare le istituzioni preposte a controllare e guidare la difficile transizione verso l’economia di mercato» spiega Miklos Marshall, diret­tore regionale dell’ associazione Transparency International per l’Europa e l’Asia centrale.

nelle pagine seguenti del libro viene spiegato come, con un escamotage finanziario (formalmente legale, ma sostanzialmente truffaldino) basato sulla contemporanea presenza nella Russia di allora, di due valute, (una fisica ed una virtuale) pochi individui siano riusciti ad accumulare immense fortune economiche, togliandole letteralmente dal patrimonio statale.

……………… I risultati sono sconcertanti. A metà degli anni novanta la Russia è il terzo paese al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per numero di miliardari.

La privatizzazione subisce una svolta decisiva nel 1992, quando il presidente Boris Eltsin annuncia che la Russia sta per diventare una società per azioni. La ricchezza della nazione viene divisa, come una torta, in tre parti: una allo stato, che mantiene la partecipazione di maggioranza nelle imprese appena privatizzate, una agli investitori stranieri e il resto alla popolazione. Il primo ottobre del 1992 lo stato dona a ogni cittadino voucher pari a 10 000 rubli (circa 60 dollari, cioè il salario medio mensile), che possono essere usati per acquistare le azioni delle ex aziende statali. I voucher possono anche essere tenuti o venduti, ma realtà pochissimi russi sanno come usarli.

Da1 1992 al 1994 la Russia viene colpita da un’ altra grave crisi economica. Il tasso di cambio del rublo sul dollaro precipita da 230 a 3500 rubli. La svalutazione, insieme all’inflazione a due cifre, spazza via i risparmi della gente. Più di un terzo della popolazione scende sotto la soglia di povertà.? E ancora una volta le cifre parlano chiaro. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, proprio il 1992 coincide con la prima impennata dell’offerta di prostitute e schiave del sesso slave in Europa occidentale.

La gente è disperata e per sfamare la famiglia decide di vendere tutto ciò che possiede, voucher compresi. Khodorkovaki] e gli altri oligarchi si assicurano così il 90 per cento dei voucher allestendo addirittura dei chioschi per strada dove la gente va a scambiarli per una frazione minima del loro valore. Secondo un sondaggio condotto per il quotidiano russo Isvestiya, alla fine degli anni novanta solo 1’8 per cento dei russi ha scambiato i voucher con le azioni delle aziende in cui lavora. Gli oligarchi invece usano i voucher per diventare azionisti di minoranza delle imprese russe che vengono privatizzate. Poi, con la mossa successiva, diventano azionisti di maggioranza cavalcando il malcontento generale.

Già all’inizio del 1995 i russi capiscono che il capitalismo li ha resi più poveri, non più ricchi come loro si erano illusi. Le statistiche economiche ufficiali della Russia indicano che il Pil è sceso del 50 per cento circa. Lo stato è al verde, stipendi e pensioni non vengono pagati. La gente ha nostalgia del vecchio regime comunista e Eltsin rischia la sconfitta alle elezioni del 1996. Per assicurarsi la vittoria, il presidente russo stipula un accordo con gli oligarchi. Lo stato accetta di vendere all’ asta le sue partecipazioni di maggioranza delle imprese statali privatizzate in cambio di prestiti con cui pagare stipendi e pensioni prima delle elezioni. Eltsin si compra la rielezione.

L’accordo, che viene definito «prestiti in cambio di azioni», offre agli oligarchi 1’opportunità di impossessarsi anche del pacchetto azionario di maggioranza dello stato.

Il governo corrotto aveva un bisogno disperato di contanti e le cosiddette «banche» degli oligarchi sottoscrissero l’accordo. Al governo servivano i soldi per pagare le pensioni, salari, eccetera, quindi usò le sue azioni delle aziende di stato come garanzia per ottenere i prestiti dalle banche degli oligarchi. Naturalmente dopo le elezioni il governo non poté ripagare i prestiti, e le azioni sono andate automaticamente alle banche. Ancora una volta, tutto si svolse nella piena legalità

In modo perfettamente legale, dunque, lo stato finisce in scacco di affaristi senza scrupoli.

Dopo la rielezione di Eltsin, gli oligarchi vengono ricompensati per il loro appoggio. Khodorkovskij diventa l’unico in gara per 1’acquisto della Yukos, la terza compagnia petrolifera russa, che compra per una cifra irrisoria: circa 300 milioni di dollari. La portata dell’accordo però si capisce a fondo solo nel 2003, quando la pubblica accusa russa congela il 44 per cento dei beni della Yukos, e sono dieci miliardi di dollari. Da 300 milioni di dollari a dieci miliardi in sei anni.

Con questo metodo e altri simili……. negli anni novanta la Russia ha subito il maggior furto di risorse mai avvenuto in un paese in un arco di tempo così breve. Una stima al ribas­so va dai 150 ai 200 miliardi di dollari in dieci anni, ma si pensa che possa arrivare fino a 350 miliardi di dollari.

Il vero dramma è stato che tali immensi patrimoni non sono rimasti in Russia, reinvestiti, in modo che comunque la collettività ne avrebbe giovato:

Tenerli in Russia significava investire in un paese in piena depressione e rischia­re non solo bassi ricavi, ma anche la confisca da parte del governo suc­cessivo, che avrebbe inevitabilmente protestato, e a ragione, contro l‘«illegittimità» del processo di privatizzazione.

E quindi sono stati trasferiti e investiti tutti all’estero……

Questa fase caratterizzata quindi dall’azione dei “banditi nomadi”, cioè di coloro che depredano il territorio e se ne vanno altrove, si è passato negli anni successivi ai “banditi stanziali”, che cioè depredano il territorio ma in maniera “sostenibile”, lasciando cioè prosperare una certa ricchezza diffusa, in modo da poter continuare la loro attività nel territorio stesso……………….infatti……….oggi la maggior parte degli analisti concorda sul fatto che anche l’attuale presidente russo Vladimir Putin si adatta bene all’immagine del bandito stanziale che tenta di privare gli oligarchi dei loro beni.

Per la politica regolamentare il mercato diventa sempre più difficile. E i problemi di un paese possono innescare una reazione a catena con conseguenze devastanti per molti altri.

Chi poteva prevedere che l’Unione Sovietica si sarebbe disintegrata senza che si sparasse un solo colpo? O che la caduta del muro di Berlino avrebbe fatto nascere l’industria globale del sesso? O che la privatizzazione dell’ economia russa avrebbe permesso il saccheggio delle sue risorse e dato vita a una generazione di oligarchi?

L’opinione pubblica è ignara anche di altre interdipendenze dell’ economia canaglia. Chi corre a Berlino per abbattere il muro a mani nude è mosso dal desiderio di mettere fine a un lungo e doloroso periodo di separazione. Vuole demolire uno spartiacque, una barriera fisica che per decenni ha afflitto l’esistenza di un continente, ha lacerato la sua anima. Eppure, proprio in quel momento, per milioni di donne dell’Europa dell’Est e della Russia, l’incubo peggiore sta cominciando.

Nell’euforia del momento nessuno, neppure gli economisti più illustri, sono in grado di capire che il muro è solo un simbolo. E che in fondo la sua demolizione non è altro che un’operazione di marketing, una messa in scena. Dietro il muro che cade è già pronto a entrare in azione un complesso sistema economico predatore, nutrito e alimentato per decenni dalla rigidità politica della Guerra fredda. È quel tipo di economia che ha un disperato bisogno di nuovi mercati e nessuno, neppure gli architetti della distruzione del sistema sovietico, è in grado di controllarla. Nel vuoto politico che si viene a creare, l’economia canaglia trasforma la globalizzazione, l’invenzione della reaganomics, del thatcherismo e della modernizzazione, in un mutante animato di vita propna.

Con la fine della Guerra fredda il mercato spezza le catene della politica. L’economia diventa una forza canaglia ed è pronta a ridisegnare il mondo secondo le sue regole. Lo vedremo nel seguito del percorso.

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I risultati sono sconcertanti. A metà degli anni novanta la Russia è il terzo paese al mondo, dopo Stati Uniti e Germania, per numero di miliardari.

La privatizzazione subisce una svolta decisiva nel 1992, quando il presidente Boris Eltsin annuncia che la Russia sta per diventare una società per azioni. La ricchezza della nazione viene divisa, come una I orta, in tre parti: una allo stato, che mantiene la partecipazione di mag­gioranza nelle imprese appena privatizzate, una agli investitori stranieri e il resto alla popolazione. Il primo ottobre del 1992 lo stato dona a ogni cittadino voucher pari a 10 000 rubli (circa 60 dollari, cioè il salario medio mensile), che possono essere usati per acquistare le azioni delle ex aziende statali. I voucher possono anche essere tenuti o venduti, ma realtà pochissimi russi sanno come usarli.

Da1 1992 al 1994 la Russia viene colpita da un’ altra grave crisi economica. Il tasso di cambio del rublo sul dollaro precipita da 230 a 3500 rubli. La svalutazione, insieme all’inflazione a due cifre, spazza via i risparmi della gente. Più di un terzo della popolazione scende sotto la soglia di povertà.? E ancora una volta le cifre parlano chiaro. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, proprio il 1992 coincide con la prima impennata dell’offerta di prostitute e schiave del sesso slave in Europa occidentale

Una Risposta to “Indispensabili: “Economia Canaglia” – 1° Capitolo”

  1. Luciano63 said

    Grazie del prezioso libro messo a disposizione del sapere, erano anni che mi chiedevo come fosse stato possibile privatizzare uno stato comunista ora lo so….

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