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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 4° Capitolo

Posted by giannigirotto su 9 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media” e le prime vittime manco a dirlo sono state le donne, e ci offre una chiara visione degli scenari che ci aspettano nel futuro. La scelta ponderata ed intenzionale del Governo cinese di non intervenire a livello legislativo nella gestione dell’enorme crescita economica in atto, per poter approfittare al massimo delle opportunità di guadagno relative, ha aperto la porta ad una nomenclatura di imprenditori per quali il concetto di etica, di sostenibilità e di rispetto dei diritti umani non esiste. Non a caso la parola d’ordine è stata “Arricchitevi!”. Questo capitolo è la dimostrazione che quando la politica si ritira, l’economica canaglia prospera. Invito pertanto veramente tutti a divulgare i contenuti puntuali e documentati di questo libro, segnalandoli ai propri amici. La conoscenza infatti è il primo passo per raggiungere vera libertà e progresso civile. Buona lettura

Capitolo 4° La terra delle opportunità

In questo capitolo viene esaminata impietosamente e razionalmente la Cina. Lungi dall’aver portato un reale Comunismo, la rivoluzione di Mao ha portato la sostituzione di una oligarchia con un’altra oligarchia, sicuramente in parte sovrapposta. Il capitolo è difficilmente riassumibile, va letto in toto, poichè si parte dalla descrizione della filosofia cinese, diversa da quella occidentale, alla descrizione di come Mao abbia condotto la sua rivoluzione, sino alla recente conversione “capitalistica” degli ultimi 18 anni. In particolare quest’ultima svolta, stante proprio la filosofia cinese e la relativa politica, ha permesso ancora una volta che imprenditori e classi oligarchice senza scrupoli si arricchissero enormemente a scapito dell’ambiente e dei diritti umani più elementari.

……………scritto tra il quinto e il sesto secolo a.c., L’arte della guerra illustra con efficacia i fondamenti filosofici della cultura cinese, in netta contrapposizione con quella europea. Se la filosofia occidentale si sforza di adattare la realtà all’ideale, al modello concettuale, per la cultura cinese quel modello non esiste. La realtà è il prodotto delle circostanze e, come tale, è in continua mutazione. Ecco quindi che la nebbia ad Austerlitz diventa il punto di partenza su cui costruire la vittoria, non 1’evento eccezionale che porta alla sconfitta. Ne deriva che nella cultura cinese niente è permanente, dagli edifici eretti con materiali deteriorabili che richiedono. costantemente di essere ricostruiti (come dimostra il caso della Città Proibita) ai contratti commerciali. «Per un occidentale un contratto è un contratto, mentre in Cina è solo un momento di una serie di preparativi che sono concomitanti per puro caso» scrive Tim Clissold in Mr. China, un libro in cui racconta la sua incapacità di fare affari in Cina.

Il cuore della civiltà cinese batte al ritmo di una serie di eventi da cui trae vantaggio. Questa filosofia porta alla confusione sistematica dei confini tra ciò che la cultura occidentale definisce «legalità e illegalità»…….Le circostanze, non l’etica né la moralità, guidano il saggio cinese che pensa in termini di processo globale……..

……….Solo alla fine del diciannovesimo secolo la Cina deve confrontarsi e interagire con una cultura sviluppata come la sua, quella europea. Trascinata in un violento scontro con le potenze europee, la Cina si vede costretta a scendere a patti con le forze del progresso, i modelli culturali europei (lingue, filosofia, scienza e storia), e con lo strumento politico della rivoluzione. Per la prima volta, viene sottomessa da una civiltà altrettanto sviluppata, in molti campi addirittura superiore. E si tratta di un’ esperienza profondamente traumatica. La risposta cinese all’egemonia occidentale è la Lunga marcia di Mao, un capolavoro del pensiero laterale cinese. A un paese profondamente scosso dalla colonizzazione culturale europea, Mao applica un modello politico occidentale. Per liberare la sua gente scatena una rivoluzione. Combatte le potenze europee con strumenti importati dalla loro civiltà. Adotta la rivoluzione bolscevica, un modello marxista, e la adegua alle circostanze cinesi. In pratica, applica un modello industriale a una comunità contadina, attingendo ampiamente alla teoria marxista che celebra il concetto della lotta di classe. Importa Marx in un paese non industrializzato, che non ha alcuna cognizione né comprensione della coscienza di classe…………La Rivoluzione culturale fa piombare la Cina in un decennio di caos e anarchia  dove però nulla accade per caso………….. Chiude le scuole e le università, umilia pubblicamente milioni di persone e perseguita le minoranze etniche. «Per le violenze scatenate da quell’iniziativa persero la vita tra le 400.000 e un milione di persone………………….

……….La Rivoluzione culturale reintroduce la politica della violenza nella psiche cinese. Per i governanti di oggi, la generazione delle Guardie rosse degli anni sessanta, politica equivale a violenza. Nel 1989, dopo la brutale repressione delle proteste studentesche di piazza Tiananmen, diventa evidente che la violenza della Rivoluzione culturale è insita nella politica cinese. La partecipazione politica è un concetto alieno alla cultura cinese, e questo vale tanto per la Cina imperiale quanto per quella comunista. Il potere si conquista e si mantiene solo con l’uso della violenza e della forza. La conferma recente si ha nel massacro di Dongshou……………

La Rivoluzione culturale epura il partito (istituzione occidentale) e trasforma tutto il potere politico nell’apparato amministrativo di Mao, in modo simile all’organizzazione dell’impero cinese. Così facendo, Mao impedisce anche l’assimilazione culturale di un concetto chiave della politica occidentale: la partecipazione politica. Arresta così la transizione della Cina in stato-nazione e ne facilita la metamorfosi in uno stato-mercato totalitario. Persino oggi, la cultura cinese è priva di una definizione della politica………..

………il motto di Deng Xiaoping «arricchitevi»: il credo incrollabile dello stato-mercato totalitario cinese. Introdotto nel 1992, durante lo storico tour di Deng nel Sud del paese, l’esortazione ad arricchirsi è la risposta ai fatti di piazza Tiananmen. Deng comprende che per mantenere il potere politico il partito deve garantire la crescita economica, perciò apre al liberismo e sprona il popolo e le istituzioni ad attirare capitale straniero. Se arricchirsi è consentito, sfidare il potere del partito non lo è. Aprendo la valvola economica Deng mantiene perciò il tabù culturale sulla politica………

………Così l’economia si apre al piccolo imprenditore, che può sottoscrivere, senza chiedere il permesso, contratti con le aziende straniere. Poi l’imprenditore cinese è libero di onorarli o meno visto che lo Stato se ne tiene completamente al di fuori, e più ci si addentra nel territorio vergine dell’arricchimento cinese più i mercati diventano completamente non regolamentati…………Mentre lo stato apre nuove vie economiche, la popolazione evita di interessarsi alla politica…….

….La legislazione del lavoro occidentale, come il salario minimo e gli straordinari settimanali, è un concetto sconosciuto ai cinesi…..

…….Deng Xiaoping incoraggia la Cina a sbarazzarsi dei fantasmi del passato inseguendo la ricchezza materiale. L’operazione ancora una volta si realizza con un processo pubblico ad alta valenza simbolica. Il processo alla Banda dei Quattro è il rituale decisivo che permette di riciclare ancora una volta la storia. Sacrificando la Banda dei Quattro, Deng preserva il mito di Mao e l’identità della Cina……….

………..Nell’ingresso della Cina nel gotha del capitalismo globale si notano tre elementi chiave che si ritrovano sia nella rete tribale bulgara sia in quella della ‘ndrangheta. C’è un contesto di violenza prolungata che modella la percezione che la gente ha del proprio ruolo limitato nella società, impedendo la partecipazione politica e trasformando la politica in un tabù. Una leadership «illuminata» dirige la rete per raccogliere i benefici dei grandi cambiamenti, proprio come la mistificazione dell’ egemonia europea da parte di Mao sfocia nella Rivoluzione culturale o come l’abbraccio opportunistico di Deng al capitalismo crea lo stato mercato Cina. E infine una forte unità spaziale, e non la storia, come abbiamo visto, è alla base dell’identità tribale della rete, con la geografia usata come collante. Se la metamorfosi della ‘ndrangheta e la trasformazione della nomenklatura bulgara in organizzazione criminale avvengono in un contesto di inadeguatezza endemica delle istituzioni statali nel tenere sotto controllo il cambiamento economico, il governo di Deng si ritira di proposito dall’ arena politica, liberando l’economia dai vincoli legislativi. Tale decisione permette alla Cina di approfittare della globalizzazione e di prosperare nella sfera dell’ economia canaglia.

Il laissez faire economico di Deng riflette l’approccio singolare della Cina alla politica. Costruita su una cultura non schiavizzata dalla modellizzazione, la Cina si considera libera di strutturarsi in base alle circostanze, perfino in base all’economia canaglia. Il notevole successo della Cina nel bel mezzo della globalizzazione sembra confermare che, nel nuovo mondo governato dall’economia canaglia, la politica viene considerata un semplice accessorio dell’opportunismo commerciale: l’economia ha soppiantato anche l’etica e la moralità.

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