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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 7° e 8° Capitolo

Posted by giannigirotto su 25 febbraio 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio.

In questo caso infatti inserisco un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Inutile dire che considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la liberalizzazione del mercato globale e il crescente peggioramento della condizione socioeconomica di enormi strati della popolazione, in particolare la cosidetta “classe media”. In questi due capitoli la conferma che non esiste una volontà politica precisa e coordinata a livello internazionale per far crescere lo sviluppo, mentre esiste una criminalità precisa e coordinata a livello internazionale per lucrare in ogni maniera possibile, ovviamente molto spesso connivente se non totale padrone della politica locale.

Capitolo 7 – Alta tecnologia: una mezza fortuna?

Il primo paragrafo spiega come esiste una fiorente economia clandestina che fattura circa 10 miliardi di dollari l’anno, basata sull’offerta di “aiuti virtuali” per gli appassionati di videogames, fra i quali molti raggiungono livelli tossici di dipendenza (come i fanatici del gioco d’azzardo), e pur di poter continuare a procedere nel gioco sono disposti a pagare denaro reale per ricevere appunto degli aiuti “digitali” per il loro videogioco.

A lato di cià vi è il mercato illegale di vendita di videogiochi non originali, insomma piratati, e qui si stimano 17 miliardi di dollari all’anno.

Ma il business più grande è quello delle “monete elettroniche”, cioè denaro virtuale che viene usato per poter giocare nei casinò online, per poter scommettere online, per poter acquistare beni e servizi, e per poter evadere le tasse, trasferendo i propri conti all’estero…..Mentre internet continua a crescere grazie alle opportunità offerte dall’eCommerce, saranno sempre di più gli individui liberi che useranno l’eCommerce per accedere a un’economia libera dalle restrizioni imposte dai governi. Se il vostro domicilio è alle Bermuda, l’azienda ad Antigua, il server per il servizio commerciale a Panama e le spedizioni partono dalla Repubblica Dominicana, chi tasseranno?…

…..Le leggi del mondo reale non hanno alcun significato nel cyberspazio, visto che non possono essere applicate. La territorialità resta fondamentale nel mondo reale perché stabilisce i confini della giurisdizione legale. Ma, per definizione, il cyberspazio non conosce confini fisici e sfida ogni frontiera. Pur esistendo e operando nel mondo reale, i server si sottraggono alla legge ubicandosi nei paradisi fiscali. Operando ai margini della legalità, gli imprenditori canaglia delle dotcom (le aziende elettroniche) come Smooth Criminal e i magnati del gioco d’azzardo online costituiscono la nuova tribù dei gangster del mercato globale. Eppure, attribuire il loro successo unicamente alla nuova tecnologia e ai server dei paradisi fiscali non è sufficiente per spiegare i motivi della loro spetta colare ascesa verso la ricchezza…..

Segue la descrizione di “Second Life”, il celebre mondo virtuale presente su Internet, e che vive una propria vita economica che in qualsiasi momento può diventare reale, dal momento che il denaro virtuale è sempre convertibile in dollari.

A parte quest’ultimo caso, se si parla di gioco d’azzardo, pirateria, scommesse e pornografia, è chiaro come la criminalità organizzata abbia trovato in Internet uno smisurato moltiplicatore di opportunità e di clientela. E al momento la legislazione e la politica internazionale non hanno dato risposte efficaci. C’è da chiedersi seriamente se lo vogliano……

Capitolo 8 – Anarchia sui mari.

Un terzo del pesce consumato in Gran Bretagna proviene dalla pesca di frodo del mar Baltico e del Mare del Nord. All’inizio del 2007 la guardia costiera norvegese lancia l’allarme: nelle acque di sua competenza la pesca di frodo sta crescendo a un ritmo del 30 per cento l’anno……Il racket del pesce del Baltico e del Mare del Nord è gestito dalla mafia russa….

…Il bottino viene trasbordato in alto navi che battono bandiere di comodo….Le bandiere «di copertura» sono numerose e te accessibili. Molti paesi sono disposti a fornire ai predatori la registrazione necessaria, cioè una copertura legittima, a tariffe che variano tra le poche centinaia e le decine di migliaia di dollari….il problema della pesca di frodo è serio. La Fao ha calcolato che il 75 per cento delle riserve mondiali di pesce sono già sfruttate al massimo o addirittura in eccesso, e alcune sono anche in via di estinzione….In assenza di interventi concreti da parte dei governi, organizzazioni non governative come il Wwf e Greenpeace cercano di convincere le grosse aziende alimentari, tra cui Unilever, Young’s Blue Fresh, Findus e le catene di supermercati britanniche, a boicottare il pesce che arriva nei porti del Regno Unito finché non c’è prova della sua origine legale.

Nell’anarchia del mare aperto, però, nessuno è in grado di far rispettare le leggi. Pattugliare i mari è economicamente proibitivo e tutto sommato costituisce un intralcio per il commercio……..

…ed è ovvio che la malavita sguazza letteralmente in questo settore, con un giro una stima del volume totale della pesca di frodo che va dai 2 ai 15 miliardi di dollari……Fino alla fine della Guerra fredda, però, ogni paese pescava nelle sue acque territoriali. La pesca di frodo a livello industriale nasce con il crollo del Blocco sovietico, quando la criminalità organizzata si impossessa della flotta mercantile dell’Urss. La Cina segue a ruota.

Logica consegenza della pesca di frodo è che, essendoci più offerta,  il prezzo del pesce diminuisce, e quindi i pescatori onesti si trovano nella situazione di non riuscire a mantenere la propria impresa poichè i ricavi sono troppo bassi. E così devono iniziare a pescare di frodo anche loro, per poter avere più pesce da  vendere ……..altro effetto collaterale è che talune specie sono diventate molto rare e quindi molto costose…«La pesca del tonno blu nel Mediterraneo, per esempio, è stata talmente abbondante che ora il pesce è rarissimo e prezioso. Ecco il motivo per cui chi pesca di frodo si può arricchire»

Ovviamente la stragrande maggioranza della “manodopera” impiegata nei peschereggi e negli altri lavori accessori proviene da Paesi poveri, e viene sfruttata in maniera assolutamente schiavistica. Spesso  a queste persone viene tolto il passaporto per impedirgli di abbandonare la nave, e le condizioni di lavoro sono durissime e miserabili….

I tre principali mercati mondiali del pesce sono Giappone, Corea del Sud e Cina. Ma la domanda cinese è in crescita. Una crescita vorace.

…..In qualsiasi momento, almeno il 50 per cento dei pescherecci al largo della costa dell’Africa occidentale è impegnato in una qualche forma di pirateria. Greenpeace sostiene che i pirati del pesce operano anche entro il limite delle dodici miglia nautiche riservato ai pescatori locali. E spesso le principali vittime della pesca di frodo sono proprio le popolazioni locali che vivono dei prodotti del mare. In Africa occidentale, migliaia di famiglie non hanno altri mezzi di sussistenza. È diffìcile stimare l’impatto economico della pirateria ittica sui paesi poveri, specie nelle zone in cui esistono pochi meccanismi di controllo e sorveglianza. Tuttavia, secondo i dati della Mrag, una società di consulenza impegnata nella promozione dell’uso sostenibile delle risorse naturali, l’Africa subsahariana perde circa un miliardo di dollari l’anno a causa della pesca di frodo. E sono i pirati cinesi quelli che intascano la maggior parte del bottino….Gli investigatori rimangono spiazzati di fronte all’esistenza di consorzi di pirati moderni del tutto simili a multinazionali, con filiali e dipendenti in tutta la regione. Stando agli esperti, al furto del Tenyu parteciparono pianificatori sudco-reani, criminali indonesiani, manodopera portuale birmana e operatori del mercato nero cinese, nonché una sfilza di complici in Cina, tutti parte di una rete che le autorità non hanno ancora del tutto scoperto.

Spesso i pirati lavorano direttamente con compagnie regolari che operano in paesi dove la lotta alla pirateria non esiste. La Cina appartiene a questo gruppo, ma i paesi europei sono altrettanto indifferenti a punire la pesca eccessiva, che è comunque una forma di pirateria…….

L’altro enorme drammatico capitolo è quello dei rifiuti tossici. La malavita offre i propri servizi per permettere ai paesi ricchi di sbarazzarsi dei propri rifiuti tossici, o trasportandoli nei paesi poveri, o più semplicemente ancora riversandoli direttamente in mare, che, insieme all’Africa è diventato la più grande discarica abusiva del mondo. Le conseguenze sono e saranno tremende, dal momento che tali elementi tossici sono già entrati pervasivamente nella catena alimentare, causando patologie estremamente gravi. In questo settore l’ignavia quando non la connivenza tra la politica e la malavita è a livelli spaventosi.  Anzi, alcuni recenti disastri ambientali hanno portato anzichè ad un inasprimento della severità legislativa, ad un suo indebolimento, ed oggi …..Le compagnie di navigazione non sono più costrette a rendere noto il nome dei noleggiatori. Dopo la tragedia della Exxon Valdez la legislazione internazionale è stata modificata e da allora i veri responsabili dei principali disastri ecologici causati dalle petroliere sono rimasti anonimi….

Altro enorme problema sono gli allevamenti di pesce. Come peraltro avviene in tutti gli allevamenti, per combattere le malattie a tutti gli individui vengono somministrate dose elevati di antibiotici, e questo determina una selezione naturale dei ceppi batterici più resistenti, cosa che comporta e comporterà una sempre maggiore inefficacia degli antibiotici. Sempre gli allevamenti intensivi causano poi altri grossi problemi, che sinora non hanno destato però l’interesse della politica ne tantomeno della società in generale troppo concentrata sull’avere cibo a (apparente) basso prezzo .

Infine, lungi dall’essere preoccupati per gli sconvoglimenti climatici previsti e già in corso, in particolare lo scioglimento dei ghiacci, migliaia di imprese più o meno lecite si stanno preparando per approffittarne, dal momento che il ritirarsi dei ghiacci aprirà nuove rotte mercantili molto redditizie e renderà abitabili e fertili immensi territori sino a questo momento ghiacciati. Anche in questi casi, le cifre d’affari in gioco sono enormi……

Ormai ci è chiaro: il caos che domina i mari porta la firma dell’economia canaglia e assomiglia all’anarchia dei mondi sintetici descritti nel capitolo precedente. Navigare il web e solcare i mari in fondo sono attività simili. Entrambe in mano ai gangster della globalizzazione che hanno trasformato il cyberspazio e le acque in ambienti anarchici. Sfruttando le straordinarie opportunità dell’economia canaglia, gli imprenditori delle dotcom e i moderni pirati si arricchiscono all’ombra di politiche e stati sempre più deboli. L’attività dotcom inquina la mente, la pirateria il pianeta. Né gli individui, né i gruppi di pressione, né le organizzazioni non governative e neppure le Nazioni Unite hanno la forza necessaria per combattere l’inquinamento. Per salvare il pianeta dai grandi cambiamenti climatici servono una volontà e una determinazione politica che finora nessuno ha dimostrato di avere. Il potere delle multinazionali e delle grosse compagnie non è l’unica causa di questa inerzia, anzi, spesso queste società sono vittime al pari dei consumatori. L’incapacità dello stato-mercato di misurarsi con questioni chiave come l’ambiente è alla radice dell’atteggiamento ottuso e indifferente dei governi moderni nei confronti dell’economia canaglia…Gianni Girotto

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