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Indispensabili: “Economia Canaglia” – 12° Capitolo

Posted by giannigirotto su 12 marzo 2010

Sinora nella mia sezione “Indispensabili” ho inserito i collegamenti a dei file con gli estratti dei libri che volevo segnalare. Ora con questo libro, di Loretta Napoleoni, per il quale la ringrazio pubblicamente, ho cambiato approccio, inserendo un capitolo alla volta, sempre sotto forma di estratto, ma direttamente leggibile.

Considero questo libro veramente “indispensabile”, perchè chiude il cerchio fra la recente liberalizzazione del mercato globale e l’impotenza di una classe politica che persegue unicamenti gli obiettivi delle lobbies economiche/finanziarie/criminali.

Cap 12 – Il tribalismo economico

La finanza islamica è il settore più dinamico della finanza globale.

Ogni prodotto finanziario di tipo occidentale ha il suo corrispettivo islamico: microfinanza, mutui, investimenti di petrolio e gas, costruzione di ponti, perfino la sponsorizzazione degli eventi sportivi può essere strutturata nel rispetto della sharia (la legge islamica). La finanza islamica è innovativa, flessibile e potenzialmente molto redditizia. «Attiva in 70 paesi, con beni per un valore di circa 500 miliardi di dollari, è destinata a espandersi geometricamente.» Con oltre un miliardo di clienti musulmani ansiosi di parteciparvi, gli analisti prevedono che tra non molto il sistema finanziario islamico gestirà circa il quattro per cento dell’economia mondiale, pari a un trilione di dollari. Simili dati spiegano l’impazienza delle banche occidentali di sfruttare i servizi finanziari della sharia…..

…….L’economia islamica, a differenza di quella di mercato, poggia sui princìpi religiosi dell’Isiam. I clienti musulmani partecipano al mondo finanziario nel rispetto della sharia, la legge religiosa che deriva direttamente dal Corano e governa la loro vita. Attivisti, intellettuali, scrittori e leader religiosi islamici da sempre vietano il riha, l’interesse imposto dagli usurai e dalle banche occidentali, e denunciano il gharar, qualunque forma di speculazione. Il principio è semplice: il denaro non può generare altro denaro. La finanza islamica rifiuta quindi istituzioni quali gli hedge funds e i private equity che si limitano a moltiplicare il denaro spostandolo verso investimenti ad alto rischio e alto reddito. Il denaro è solo un mezzo o uno strumento di produttività……..Questo principio è cementato nei sukuk, le obbligazioni islamiche, che devono sempre essere legate a investimenti reali, per esempio la costruzione di un’autostrada a pedaggio, e mai destinate a scopi puramente speculativi. Tale principio trova conferma anche nelle regole della sharia, che vieta il gioco d’azzardo e ogni forma di debito e attività che abbia come oggetto il rischio…..

…….Economia e finanza islamica nascono da una straordinaria joint-venture tra i ricchi musulmani e gli studiosi della sharia, un fenomeno unico nell’economia moderna…….

…..Alla base del sistema c’è la filosofia della «condivisione del rischio»: chi presta deve dividere il rischio con il mutuatario (pratica che di fatto li rende soci), così facendo si inietta una forte componente sociale nel sistema finanziario. Questa prospettiva lo separa in modo netto dalla finanza occidentale, che cerca di massimizzare i profitti e di minimizzare le perdite tramite la diversificazione del rischio. Il denaro deve essere messo a frutto. La finanza islamica vieta l’interesse, dunque crea i ricavi dagli affitti, dalle royalty, dai profitti aziendali e dai flussi di beni (un mutuo, per esempio, rappresenta un accordo del tipo «affitto con riscatto»). Concettualmente, quindi, l’economia islamica contraddice quella occidentale, che invece ruota attorno all’interesse del singolo individuo……..

Il capitolo prosegue con la dettagliata descrizione dell’esempio della Malesia, che era arrivata ad avere una situazione economico/finanziaria disastrosa, gestita e supportata sino a quel momento dalle Istituzioni occidentali e con le tecniche e la filosofia occidentale. Ad un certo punto, anzichè accettare l’ennesima offerta di prestito del Fondo Monetario Internazionale, la Malesia decide di mollare completamente i suoi agganci con la finanza occidentale e traslocare completamente in quella musulmana…con ottimi risultati….

……..Nel bel mezzo della «guerra al terrore», che molti musulmani hanno percepito come una caccia alle streghe, gli investitori musulmani hanno ridotto enormemente i loro portafogli occidentali e si sono rivolti alla finanza islamica. A questa chiusura si è accompagnata una rivisitazione dei valori tradizionali che avevano permesso agli antenati arabi di conquistare ambienti ostili: la cooperazione e la solidarietà…….

……..A mano a mano che si arricchiscono, i paesi iniziano a rifiutare i prestiti del Fondo monetario. Argentina, Brasile e Russia, per esempio, hanno deciso di estinguere i prestiti contratti, mentre la Turchia – che nel 2001 ha subito un crollo economico – ha affermato che entro il 2008 non avrà più bisogno dell’aiuto del Fondo. Inoltre, l’aumento del prezzo del petrolio ha arricchito la maggior parte dei paesi islamici in un breve lasso di tempo. Per di più, la diminuzione dei tassi d’interesse a livello mondiale ha reso molto più facile l’indebitamento in valuta interna e, al tempo stesso, le principali valute si stanno rapidamente deprezzando contro l’oro. Gli Stati Uniti, tra l’altro, si chiudono sempre di più nel loro protezionismo. Dicendo «no» all’investimento estero, soprattutto mediorientale, stanno forzando gli stranieri a rinunciare ai loro investimenti in dollari. Inoltre, poiché il sistema dei cambi flessibili si è dimostrato incapace di regolare le bilance commerciali, ha ceduto parte di questa funzione macroeconomica a legislatori con un esiguo know-how economico e pochi strumenti ad hoc come tariffe, quote, sanzioni e rivalutazioni. Numerose condizioni – economiche e politiche — sono quindi favorevoli a un grosso cambiamento nella finanza globale………….

segue un paragrafo dedicato al più grande fenomeno del “tribalismo di Stato” realizzato dal Partito Fascista, di cui riporto solo la seguente frase: Se l’economia fascista ignora le esigenze delle masse, la sua retorica ne è ossessionata. I discorsi populisti del Duce, il trionfo dell”italianità, l’allusione alle straordinarie qualità del popolo italiano, sono messaggi di marketing dati in pasto alla gente sfinita da una lunga guerra e impoverita dalla crisi economica. Dietro quelle parole sapientemente pronunciate si nasconde il vero obiettivo del fascismo: la salvaguardia di una classe elitaria che ha scoperto in Mussolini una preziosa difesa dai movimenti rivoluzionari……………..

………Oggigiorno il tribalismo economico potrebbe contribuire a superare |la crisi della moderna globalizzazione, così come ha soccorso i paesi asiatici duramente colpiti dalla crisi della fine degli anni novanta. Il tribalismo economico è sfociato nella finanza islamica, un nuovo sistema economico che sta crescendo «alla velocità della luce» e che sfida apertamente l’economia canaglia perché incorpora un codice etico di solidarietà.

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3 Risposte to “Indispensabili: “Economia Canaglia” – 12° Capitolo”

  1. Ciao Gianni,
    un argomento non facile quello affrontato in questo post tratto da questo interessante libro, l’economia è una materia di non immediata comprensione ed il tuo sforzo di spiegarla in poche parole, sforzo che comunque credo si inquadri in un progetto più ampio, è a dir poco encomiabile.

    Devo dire che l’inciso relativo al tribalismo di Stato realizzato dal Partito Fascista invece mi ha fatto riflettere sul periodo che stiamo vivendo oggi in Italia.

    Mimmo

    • giannigirotto said

      Grazie Mimmo, ho visto il tuo sito, direi siamo gemelli nel modo di pensare e vedere le cose, tanto è vero che ti ho già “rubato” il tuo significativo post sulla “Terra degli Gnu”… ti ho chiesto l’amicizia su FB….ciao.

      • Ciao Gianni,
        è la grande forza di Internet, quella di abbattere ogni distanza e permettere a persone, che altrimenti mai si sarebbero conosciute, di comunicare tra loro.

        a presto
        Mimmo

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