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Indispensabili: La Deriva – Cap.1

Posted by giannigirotto su 2 aprile 2010

Comincio oggi la lettura di un altro testo che mi consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Un Paese di poeti santi e scodellatrici

In Italia i bidelli, per legge, non possono dispensare i pasti agli scolari, per cui è nata la figura professionale della “scodellatrice”. Svolta da perso­ne che, pagate a parte e spesso riunite in cooperative, arrivano nelle scuole alle undici, preparano la tavola ai bambini, scoper­chiano i contenitori del cibo, mescolano gli spaghetti già cotti con il ragù e scodellano il tutto nei piatti, assistono gli scolaretti, mettono tutto a posto e se ne vanno. Costo del servizio, Iva compresa, quasi un euro e mezzo a piatto. Mille bambini, 1500 euro. Costo annuale del servizio in un Comune di media gran­dezza con duemila scolaretti: 300.000 euro……

Ma ve lo immaginate qualcosa di simile in America, in Francia, in Gran Bretagna o in Germania? Sono 50.000 più che i carabinieri, i 167.000 bidelli italiani. Uno ogni 2,2 classi, de­nuncia un dossier di «Tuttoscuola» di Giovanni Vinciguerra ri­cordando che in altri Paesi come il Giappone, la Finlandia o la Spagna la figura «non esiste e il compito di tenere puliti i ban­chi, le aule e i corridoi delle scuole fa parte dei normali doveri degli stessi allievi» che così imparano subito ad aver rispetto per la proprietà collettiva. Il loro costo? Sfiora i 4 miliardi di euro l’anno. E il bello è che, nonostante pesino mediamente per «367.000 euro l’anno a istituto», hanno costretto le scuole ad assumere part-time non solo le scodellatrici, le quali umilia­te dal precariato hanno dato vita a Milano a manifestazioni di piazza per chiedere l’assunzione definitiva, ma anche, qua e là, una società esterna di pulizie.

Tema: come può una scuola che concentra le sue attenzio­ni, i suoi soldi, le sue energie su sconcertanti impuntature sin­dacali come queste, essere all’altezza di un mondo che corre a una velocità doppia, tripla, quadrupla?……………….Mentre noi assumevamo scodellatrici, gli altri Paesi stendevano i cavi delle reti a banda larga per mettere on-line il si­stema scolastico e l’intera società. Certo, a parole ci abbiamo provato anche noi. Ricordate lo slogan berlusconiano delle «tre I: inglese, internet, impresa»? Nel giugno 2001 il Cavaliere fece addirittura un ministro, Lucio Stanca, perché se ne occupasse. A settembre, tornati tutti dalle ferie, decisero di metter su una commissione. Due anni dopo (due anni!) il Cipe (Comitato in­terministeriale per la programmazione economica) approvò una delibera per affidare un grande programma nel Mezzogior­no a Sviluppo Italia che a sua volta istituì una società apposita, l’Infrate!. Altri due anni (due anni!) e alla fine del 2005, senza che fosse ancora stato posato un metro, manco uno, dei 1800 chilometri di cavi a fibre ottiche, veniva firmato un contratto di programma che ratificava la decisione presa nel 2003. Finché, alla fine del 2006, la Corte dei Conti denunciava lo spreco di tempo, l’esagerazione di soldi dati ai manager e l’abisso che si era ingoiato 1.283.799 euro di consulenze: «Nulla è stato rife­rito in merito alle procedure di scelta dei consulenti, avvalo­rando l’ipotesi che dette consulenze siano state tutte conferite intuitu personae». Cioè a capocchia…………….Nel frattempo, le classifiche internazionali ci vedevano affondare. E se nel 2004 eravamo ancora più o meno alla pari con l’Irlanda, la Francia e la Spagna per numero di computer utilizzati in famiglia, nel 2007 siamo sprofondati dietro tutti, comprese l’Estonia, la Slovacchia, la Lettonia, la Lituania-Quanto agli sportelli elettronici che consentono un collega­mento diretto tra il cittadino e la pubblica amministrazione, siamo penultimi: peggio di noi in Europa c’è solo la Grecia.(che, notizia degli ultimi mesi, è praticamente fallita, no?)………..

Siamo un Paese di poeti che hanno rinnegato la poesia e la scuola. Di santi senza più morale se è vero, come ricorda Michele Ainis, che «il Sistema bibliotecario nazionale censisce 4915 vo­lumi con la parola “etica” nel titolo, ma un terzo della ricchez­za nazionale sfugge alle tasse». Di navigatori senza più porti, vi­sto che secondo il centro studi di quello di Amburgo i nostri sette maggiori scali non arrivano a movimentare tutti insieme quanti container entreranno nel 2012 nel solo porto marocchi­no di Tangeri.

Nel 1991, dice l’ultimo rapporto dell’Istituto per il com­mercio estero, l’Italia arrivò a sfiorare una quota del com­mercio mondiale pari al 5%. Un dollaro su 20 di merci scam­biate era nostro. Da allora, fatta eccezione per una lieve ri­presa nel 2007, è stata una lenta, progressiva, inesorabile di­scesa. Nel 2001 era nostro un dollaro su 25, nel 2006 uno su 29. Mentre i cinesi, che nel 1991 detenevano una quota tra­scurabile, salivano al 3,3% nel 1997 fino a uno strabiliante 8,1% nel 2006.

«Il Pil prò capite italiano è calato rispetto alla media dell’a­rea euro da 105 nel 1988 a 94 nel 2007», ha denunciato più vol­te Luca Corderò di Montezemolo. «Se avessimo avuto la stessa crescita dei partner europei ogni lavoratore oggi potrebbe ave­re 3400 euro in più in busta paga.» Buste paga che sono diventate sempre più leggere. Tanto che a metà 2007 l’Eurispes foto­grafava un Paese in grande difficoltà. Con oltre 5 milioni di nu­clei familiari, per un totale di 15 milioni di persone, pari a un italiano su 4, che vive l’incubo della povertà. Sette milioni sono già sotto la soglia, altri 8 sono ad alto rischio: «Non solo fatica­no ad arrivare a fine mese, ma anche a superare la terza setti­mana».

……….è colpa dell’«aumento del costo del lavoro per unità di prodotto», salito fra il 1996 e il 2005 del 20% contro un calo del 10% in Francia e Germania…..

………il turi­smo valeva per noi quasi un dodicesimo del Pil, 2 milioni e mezzo di occupati e un valore aggiunto di 150 miliardi di eu­ro. Eravamo i primi al mondo, nel 1970……..ma già nel 2004, a forza di rapinare gli stranieri sparando conti astronomici nei ristoranti e di devastare i limoneti e gli aranceti per tirar su quelle mostruose palazzi­ne abusive che infestano le nostre coste meridionali, eravamo scivolati al quinto posto, con il 4,9% di quota di mercato mon­diale. Al primo ora c’è la Francia con il 9,9%, poi la Spagna con il 7,1%, quindi gli Stati Uniti con il 6,1% e la Cina con il 5,5%. Non bastasse, l’Italia è l’unico Paese Ocse che ha visto calare dal 1994 al 2004 la quota del turismo sul prodotto inter­no lordo, passata dal 6,13% al 5,68%.

Il capitolo prosegue con gli esempi di Venezuela e Argentina, due paesi che ad inizio secolo erano assolutemente ricchissimi e prosperi e sembravano avere un futuro splendente, ma che un politica scellerata ha portato al totale fallimento sociale ed economico. È questo il rischio che corre l’Italia se rifiuta di vedere le cose come stanno. Se racconta a se stessa di avere solo una febbriciattola passeggera. Se non accetta di prendere atto che sta andando alla deriva. E che, senza una svolta, uno scatto di or­goglio, una consapevolezza condivisa di alcune scelte da fare, rischia il naufragio. Ernesto Galli della Loggia alla vigilia delle elezioni del 13 aprile l’ha spiegato come meglio non si può. «L’Italia ha soprat­tutto bisogno di verità. Ha un gran bisogno che finalmente si squarci il velo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie bugie, che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva realtà.» Sulla scuola, sulla pubblica amministrazione, sulla giu­stizia, sulla magistratura, sulle Regioni, sulla criminalità, sul­l’impunità dei reati economici «e così via, così via, in un vortice di conformismo pubblico che è ormai diventato una cappa insopportabile.

…….

Certo non è finlandese la Campania. Dove un rapporto della Corte dei Conti di fine 2007 ha rifatto i calcoli. Scopren­do che non solo il bubbone dell’immenso patrimonio pubblico partenopeo (59.927 immobili comunali sui quali il Municipio è riuscito incredibilmente a perdere 16 milioni di euro l’anno) non è stato toccato per non scontentare i clientes, ma che gli occupanti abusivi in tutta la regione sono molti di più di quelli che erano stati censiti. Ammontano, tenetevi forte, a 17.900. Di più, il dossier dei giudici contabili spiega che nella stra­grande maggioranza questi occupanti denunciano di non aver alcun reddito. Neanche mille euro l’anno: zero. Dichiarano di vivere d’aria il 59,91% degli abusivi Iacp e addirittura il 78,01% di quelli comunali. Ma gli altri, i regolari? Quelli paga­no ogni tanto. Quando gli garba: su 42 euro di affitto medio mensile la morosità è di 28 euro e 50 centesimi. Risultato: l’Isti­tuto autonomo case popolari, a Napoli, incassa mediamente da ogni casa 13 euro e 58 centesimi al mese……

Altro esempio è l’Azienda Trasporti di Napoli, in condizioni disastrose e usuale erogatrice di favori clientelari e per raccogliere voti, strapiena di debiti costantemente ripagati dal Comune, ma i cui dirigenti si autopremiano con laute gratifiche……Quanto a lungo può andare alla deriva prima di affondare un Paese, con aziende così? Dove i sindacati se ne infischiano dei conti e badano solo a far assumere più persone possibili, dove i sindaci sbuffano ma poi tirano fuori i soldi perché i voti sono voti, dove i dirigenti non solo non pagano neppure davan­ti a disastri contabili come questo ma addirittura si premiano? Ce la possiamo permettere, una classe dirigente così?………………

Negli ultimi dieci anni, mentre la classe media veniva schiacciata verso il basso dall’introduzione dell’euro e dalla sostanziale stagnazione dei redditi si è assistito a una crescita vertiginosa degli appannaggi ai «capi». Quando arrivò alle Poste nel 1998 Corrado Passera prendeva l’equiva­lente attuale di 361.000 euro e il suo successore Massimo Sarmi nel 2006 ne ha presi 1.528.000: quattro volte di più. Fabiano Fabiani alla Finmeccanica stava nel ’95, secondo «Milano Fi­nanza», appena sotto i 300.000 euro, il suo successore Pier Francesco Guarguaglini, dice «II Sole 24 Ore», si è assestato nel 2007 a 4.230.000:14 volte di più. All’Eni nel ’96 Franco Bernabé guadagnava quanto 13 dipendenti medi messi insie­me, nel 2007 Paolo Scaroni (che per traslocare dall’Enel aveva avuto una buonuscita di 10 milioni) quanto 58. Si dirà: ma Eni e Finmeccanica sono società quotate in Bor­sa quindi hanno una loro autonomia che dipende dal mercato. Non è così. Al Poligrafico dello Stato, che quotato non è, il presidente Michele Tedeschi aveva nel 1998 una busta paga pari a 194.000 euro: otto anni dopo quella dell’amministratore dele­gato Massimo Ponzellini era di 600.000. Alla Fiat Cesare Romiti prendeva nel 1993, stando alle di­chiarazioni dei redditi pubblicate dall’Ansa, 772.000 euro di oggi: nel 2007 Sergio Marchionne ne avrebbe presi 6.906.100. E se lo stipendio del primo era allora pari a 21,2 volte il costo medio di un dipendente della Fiat (oneri sociali compresi), quello del suo successore è pari a 178 volte. Di più: se la retri­buzione lorda media di un dipendente del gruppo di Torino è cresciuta in termini reali del 6,4%, quella dell’amministratore delegato è cresciuta, sempre in termini reali, del 791 %.. E lo stipendio di Marchionne non è affatto il più alto per­cepito dai manager italiani nel 2007………………

«E le stock option?», si è chiesta Rifondazione comunista. E ha compilato un dossier: «Nel 2006 i supermanager delle so­cietà quotate hanno intascato oltre 500 milioni di euro. In pole position c’è Rosario Bifulco, presidente e amministratore dele­gato di Lottomatica, che si è guadagnato una gratifica da quasi 38 milioni. Le stock option su Ferrari hanno regalato a Luca Corderò di Montezemolo oltre 10 milioni». Al secondo posto in classifica c’era il direttore centrale di Mediobanca Francesco Saverio Vinci, con 17 milioni e mezzo: cento volte e passa quel che aveva Cuccia nel conto in banca. Meritati? Opinioni. Ma di certo molto «disallineati», per usare un verbo di moda, rispetto all’andamento del Paese. Come nel caso di Giancarlo Cimoli, che dopo essere venuto via dalle Ferrovie con una buonuscita di 6 milioni e 700.000 euro è anda­to a guadagnarne 2,7 l’anno all’Alitalia (7393 euro al giorno) per lasciarla in stato di coma profondo…………..

E le donne? Il tasso di occupazione femminile, un dato che spesso coincide con quello dei Paesi più ricchi, ci vedeva nel 1996 nelle posizioni di coda. Adesso siamo, col 46%, ultimissimi. Dopo la Grecia, la Polonia, l’Ungheria… Ultimissimi. Dieci punti sotto la Repubblica Ceca. Quindici sotto la Slovenia. Venti sotto gli Stati Uniti e la Finlandia. Quasi trenta sot­to la Danimarca…………

………Ma certo questa ricucitura tra il Palazzo e i cittadini, ne­cessaria come l’ossigeno per interrompere la deriva, sarebbe più facile se i partiti avessero tutti insieme cambiato quell’e­mendamento indecente infilato nell’ultimo decreto «millepro-roghe» varato il 23 febbraio 2006 dalla destra berlusconiana ma apprezzato dalla sinistra. Emendamento in base al quale «in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato». Col risultato che nel’2008,2009 e 2010 i soldi del finanziamento pubblico ai par­titi per la legislatura defunta si sommeranno ai soldi del finan­ziamento pubblico del 2008, 2009 e 2010 previsto per la legi­slatura entrante. Così che l’Udeur di Clemente Mastella incas­serà complessivamente 2 milioni e 699.701 euro anche se non si è neppure ripresentata alle elezioni……………E sarebbe più facile se i 300 milioni di euro incassati nel 2008 dai partiti sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50 milioni di rimborsi elettorali per le Regionali (an­che quando non ci sono), più 50 per le Europee (anche quando non ci sono), più 50 per le Politiche alla Camera (anche quando I non ci sono: quest’anno doppia razione) e più 50 per le Politiche al Senato (doppia razione) non fossero un’enormità in confronto ai contributi dati ai partiti negli altri Paesi occidentali. Contributi che, spiega uno studio del 2007 della Camera, ammontano a 61 milioni in Spagna, 133 in Germania e 73 milioni in Francia.

Per non parlare infine dei costi delle varie figure istituzionali, a tutti i livelli, dal Presidente della Repubblica allo stenografo del Senato, che ha una retribuzione superiore a quella del custode del Tesoro della Regina d’Inghilterra Elisabetta II…………

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2 Risposte to “Indispensabili: La Deriva – Cap.1”

  1. ermanno said

    Sarebbe bello poter scodellare i miei commenti senza incorrere nelle maglie del codice penale. Si sarebbe bello perche sono arcistufo di essere moderato e ben educato e di prendere le distanze, percio vale questo.

  2. Massimo Fiorucci said

    Se in un Paese dove la Giustizia ( nel senso generale) è uguale per tutti, la libertà e la democrazia sono automatiche. Un Paese come il nostro dove la Giustizia e l’ingiustizia non sono uguali per tutti e neanche lontanamente, questo è un Paese tirannico e mafioso. Quando si parla di appropriazioni indebite e di evasione fiscale, gli accertamenti dovrebbero essere fatti non solo al barista, a l’idraulico o all’imprenditore ma a tutti, dal Presidente della Repubblica al comune cittadino senza distinzione di professione e stato sociale, ma questo al Signor Attilio Befera non gli passa neanche nell’anticamera del cervello, cominciando da lui, dove mi piacerebbe sapere che oltre ai lauti stipendi che si prende, se fa anche delle consulenze, e se gli eventuali compensi vengono denunciati sui redditi, è solo una curiosità, si puo? Se partiamo col principio che gli evasori sono solo i piccoli imprenditori e invece quelli a “reddito fisso che molto ma molto spesso serve loro come copertura per garantirsi l’immunità dagli accertamenti fiscali della Finanza, parlo dai grossi papaveri al semplice professore che fa lezioni private al nero, al Generale che opera nel settore degli approvigionamenti di materiali logistici, attrezzature militari, alimenti ecc.. al doppio o triplo lavoro del semplice pubblico dipendente, al Magistrato che sta nel settore delle aste al semplice vigile urbano che non si trova mai, per non parlare dalle piccole alle grande tangenti delle pubbliche amministrazione dove siamo giunti al punto che se non paghi “no si alza paglia. Per dirla tutta ci vorrebbe una enciclopedia, siamo un Paese di tipo medioevale, siamo un Paese Bruciato, Un paese di Ladri, Mafiosi, Preti, Massoni e chi più ne ha ne metta. Mi domando: ma perchè non ci cacciano via dall’Europa?

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