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Indispensabili – La Deriva – “La politica dell’emergenza”

Posted by giannigirotto su 19 aprile 2010

Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap.7 – Qui ci vuole un Commissario

Emergenza! Emergenza! E lo Stato aggira le regole dello Stato

Duecentomila euro il restauro del David di Donatelle li vale tut­ti. Ma perché li abbia dovuti tirare fuori la Protezione civile non si sa. La pesante statua in bronzo rischiava di crollare improvvi­samente al suolo mettendo a rischio l’incolumità dei visitatori del museo fiorentino del Bargello? No, era solo il modo più ra­pido per trovare i soldi. Direte: d’accordo, ma «emergenza»? Non ci vuole un’emergenza per decretare un’emergenza? Certo. Infatti l’ordinanza firmata nell’estate 2006 da Romano Prodi spiegava che il «contributo straordinario» alla Sovrintendenza per il David era necessario «per il proseguimento delle iniziative finalizzate al recupero del patrimonio storico-artìstico danneg­giato dagli eventi alluvionali che hanno colpito Firenze il 4 no­vembre del 1966». Un’emergenza di quarant’anni prima.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse ormai la prassi. In un Pae­se dove fare ogni cosa, dall’asfaltare una strada a organizzare una gara podistica, è un’impresa, la Protezione civile è diventata un grimaldello. Certo, uno Stato serio davanti alla paralisi dovuta al mostruoso traboccare di norme e cavilli, risse ideologiche e veti sindacali, cambierebbe le regole. Da noi no: scorciatoia all’italia­na. Lo Stato che fotte le regole dello Stato. Geniale……….

…………Tolta la salvaguardia dei merletti di Burano, dei torroncini messinesi e della foca monaca di Capo Carbonara, non c’è pro­blema che non sia stato affrontato negli ultimi anni con la di­chiarazione dello stato di emergenza, l’affido formale alla strut­tura diretta dal 2001 dal padovan-romano Guido Bertolaso e la nomina di un commissario straordinario…………..E la Protezione civile ha ema­nato nel marzo 2007 un’ordinanza nominando il sindaco Rosa Russo lervolino commissario straordinario con poteri speciali per «individuare misure efficaci per la disciplina del traffico, della viabilità, del controllo della sosta», ma anche per «la rea­lizzazione di parcheggi, anche a tariffa» e «l’incremento dei livelli di sicurezza stradale» e il «potenziamento dell’efficacia operativa del Corpo di polizia municipale». Perché poi la signora lervolino dovesse rendere il traffico più scorrevole col cappello della Protezione civile anziché con quello di semplice sindaco sarebbe un mistero, se questa emer­genza non fosse appunto un pretesto. Anche Walter Veltroni, da sindaco di Roma, fu insignito dei poteri speciali di commis­sario all’emergenza traffico. Risultato: saltando mille lungaggini burocratiche, da quel momento, ha aperto 48 cantieri per co­struire parcheggi. Il quintuplo di quelli aperti nei dodici anni precedenti l’ordinanza. Sempre lì si finisce: perché affaticarsi a cambiare le regole, se si possono aggirare?………..

Fi­no all’organizzazione dei Grandi Eventi. Un’idea di Berlusconi. Che appena insediato nel 2001 a Palazzo Chigi, pragmatico com’è, capì al volo le potenzialità del «grimaldello». E dopo il disastroso G8 di Genova, cancellata quella che allora si chiama­va Agenzia della Protezione civile, riportò tutte le competenze a un dipartimento di Palazzo Chigi. Per averla sottomano e affi­darle appunto tutti i nuovi compiti aggiuntivi, assai distanti da quelli istituzionali di aiutare la popolazione in caso di calamità naturali e rischi di varia natura. La visita del papa ad Assisi? Emergenza. Il pellegrinaggio di Sua Santità a Loreto costato 3 milioni di euro? Emergenza. Il vertice italo-russo di Bari? Emergenza. E via così. Tutte «emergenze»: la presidenza italiana del G8 nel 2009 per la qua­le la «Protezione» prevede anche l’assunzione degli interpreti. I Giochi del Mediterraneo. I Mondiali di nuoto. Quelli di cicli­smo su strada a Varese. Perfino le celebrazioni dei 150 anni del­l’Unità d’Italia, di cui si conosce l’arrivo da decenni,……..

Ovviamente l’affidamento alla Protezione civile di queste “Emergenze” con il relativo regime legislativo che viene annullato, comporta una serie facilmente immaginabile di “favori” e affidamenti d’incarico discrezionali, e assegnazione di compensi decisamente corposi alle figure incaricate di effettuare lavori e/o consulenze. E qualiasi altra norma ad hoc viene emanata tramite un'”Ordinanza” della Protezione Civile, che sembra avere poteri illimitati in barba alla Costituzione e a tutto l’ordinamento giuridico italiano…non c’è che dire, noi italiani siamo proprio forti….

Sono stati così tanti, i commissari nominati per questo e quell’obiettivo, che nessuno sa più quanti siano davvero. Anche oltre a quelli della Protezione civile, ci sono i commissari straordinari di governo e poi ancora gli Alti Commissari, con le maiuscole….. un commis­to è come l’ultima sigaretta: non si rifiuta a nessuno. Tanto i se serve a sistemare chi è rimasto trombato alle elezioni.

segue una lista di esempi tra il desolante e il comico, e quindi la denuncia di come le gestioni economiche dei Commissariati sono state spesso e volentieri tra l’inesistente e il truffaldino, senza bilanci, senza rendicontazioni, senza documentazione, con soldi dati a destra e a manca a consulenti e dipendenti senza controlli, unica cosa certa un mare di debiti in eredità….

Quanto all’emergenza delle emergenze, la spazzatura a Na­poli, fa nausea perfino tornarci sopra. Niente puzza d’imbro­glio quanto quell’emergenza, fittiziamente costruita su una realtà vecchia di decenni se non di secoli. ……………una lontana legge regionale che, dissepolta, fa retrodatare l’ultima emergen­za spazzatura al 1973:35 anni fa. E indovinate da cosa era stata motivata, quella legge? Dal colera e da una rivolta a Pianura. Prova provata che il nostro è un Paese più smemorato dello smemorato di Collegno. Era la fine di un agosto torrido. Il presidente del Consiglio Mariano Rumor declamava che i problemi del Mezzogiorno erano al primo posto nella sua agenda, le cozze morivano asfis­siate negli allevamenti legali e in quelli abusivi, la città non ave­va ancora smaltito la rabbia che a metà luglio, nell’incubo d’u­na crisi energetica, aveva scatenato addirittura una serrata dei panificatori seguita da medievali assalti ai forni. E quando fu­rono segnalati i primi due morti dilagò il panico………

Allora come oggi scoppiarono rivolte di piazza contro le discariche. E fu nella scia di questi moti che il Consiglio regio­nale (sui banchi comunisti c’era il giovane Antonio Bassolino) decise di votare una «dichiarazione d’urgenza». E di varare una legge che stanziava 30 miliardi di lire per «costruire i necessari inceneritori nel quadro di un piano regionale di cinque anni». ………………

Da allora, di emergenza in emergenza, si sono succeduti 5 capi dello Stato, 10 legislature e, compreso quello uscito dal vo­to del 13 aprile 2008, 30 governi. Ricominciando sempre da ze­ro. Quanto al Commissariato campano, più ancora delle inchie­ste giornalistiche pesa come una pietra tombale la relazione fi­nale nella primavera del 2008 della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal napoletano ed ex assessore bassoliniano Roberto Barbieri. Che parla di «risorse utilizzate non per avviare tempestivamente un ciclo industriale integrato dei rifiu­ti, bensì per costruire apparati burocratici, formare consigli di amministrazione di società miste, assumere lavoratori da tenere in parcheggio: politiche di rassegnato sostegno dell’esistente, nell’illusione che l’esistente sostenesse indefinitamente la politi­ca». Col risultato che «accanto al percolato che, nel frattempo, discariche mal gestite vomitano sui terreni, ammorbando l’aria e intossicando le acque, questo maneggio improprio di risorse pubbliche lascia trasudare ciò che pudicamente è stato definito magma: in realtà un impasto melmoso di burocrazia inefficien­te, politica clientelare, malaffare criminale».

segue una lista di comportamenti nefandi e economicamente molto dispendiosi tenuti dai Commissari per non fare in sostanza assolutamente nulla, e peggio, di comportamenti di collusione con la criminalità.

………Come? Risponde la Corte dei Conti all’inizio del 2007. Appalti dati a trattativa privata, «in violazione della normativa comunitaria», commesse milionarie distribuite agli amici, gare vinte con ribassi modestissimi subito compensati da perizie di variante. «In tutte le diverse fasi del ciclo dei rifiuti, si affacciano im­prese che provengono dal nulla e tornano nel nulla, senza sto­ria, senza mezzi, senza professionalità», denuncia nella sua rela­zione il procuratore generale della magistratura contabile Clau­dio De Rose. «Si presentano offerte non supportate da alcuna analisi costo-prezzi-profitto, con ribassi azzardati e non rispon­denti alla logica di mercato. Ciò avviene perché l’offerta è go­vernata da accordi preconfezionati in regime spartitorio e con ricadute in termini clientelali, familistici, pacchetti di voto.» Un Far West……

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