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Indispensabili – La Deriva – Perchè gli stranieri non investono da noi?

Posted by giannigirotto su 21 aprile 2010

clicca per l'indice capitoli...Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap.8 – Il sole buio della «Florida d’Europa»

………… Oggi il tasso di rapine è una volta e mezza quello del 1991, due volte e mezzo quello del 1984,18 volte quello del 1970.» «Rapporto sulla sicurezza», ministero dell’Interno, 2007.

«Pagano tutti, ognuno secondo le sue possibilità. Si va dai 60 I euro mensili dei venditori ambulanti agli 800 delle aziende più grosse ai 17.000 per lavori autostradali. Nessuno evade. La cri­minalità organizzata riesce a ottenere quello che il nostro Stato, dopo tanti proclami reiterati sotto i più diversi governi, non è ancora mai riuscito a realizzare.» «Avvenire», recensione alla ricerca «I costi dell’illegalità» coordinata dal sociologo Antonio La Spina, 23 giugno 2007.

«Dalla filiera agroalimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, agli appalti, alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario, la presenza si consolida in ogni attività economica tanto che il fatturato del ramo commerciale dell’Azienda Mafia si appresta a toccare i 90 miliardi di euro, una cifra intorno al 6% del Pii nazionale, pari a cinque manovre finanziarie, otto volte il mitico “tesoretto”. Mafia SpA , si conferma la prima azienda italiana, il cui fatturato è alimentato da estorsioni, usura, furti e rapine, contraffazione e con­trabbando, imposizione di merce e controllo degli appalti.» «Le mani della criminalità sulle imprese», Sos Impresa – Confesercenti, decimo rapporto, ottobre 2007.

;«A Palermo il pizzo lo pagano tutti. Se non paghi ti rompono le corna. Un ragazzo che si vuole mettere all’angolo a vendere l’aglio e prezzemolo paga pure il pizzo.» Deposizione a i giudici di Emanuele Andronico, collaboratore di giustizia, 2007.

«Italcementi Group è il quinto produttore di cemento a livello mondiale, il principale operatore nel bacino del Mediterraneo. La capogruppo Italcementi SpA è controllata da Italmobiliare: entrambe le società sono quotate alla Borsa di Milano. Italce­menti Group annovera tra le proprie fila oltre 22.850 dipen­denti, un fatturato annuo, per il 2006, di 5854 milioni di euro, un dispositivo industriale di 62 cementerie, 15 centri di macinazione, 3 terminali, 152 cave di inerti e 588 centrali di calce­struzzo. Eppure anche il “colosso” Italcementi ha ceduto alla morsa della ‘ndrangheta. Di fronte alla ‘ndrangheta l’Italcementi avrebbe messo da parte ogni regola, sopportando mag­giori costi, assumendo rischi e finendo con l’agevolare l’espan­sione economica della cosca dei Mazzagatti nel campo della commercializzazione del cemento.» Informativa di carabinieri e guardia di finanza al tribunale di Reggio Calabria, da Sos Impresa – Confesercenti, decimo rapporto, ottobre 2007.

……………………molte altre ………

«Imprese a partecipazione estera nel 2005. Lombardia: 3719. Lazio: 540. Friuli-Venezia Giulia: 127. Campania: 118. Puglia: 47. Sicilia: 54. Calabria: 15. Investimenti diretti esteri 2006. Trentino-Alto Adige: 744,7 milioni, +270,8%. Sicilia: 30,1 mi­lioni, -44,7%.» «Rapporto sulla sicurezza», ministero dell’Interno, 2007.

Aggiungo solo una considerazione, che a me sembra ovvia. Questa è nella stragrande maggioranza criminalità “italiana”. Mafia, Camorra e Andrangheta sono assolutamente italiane.

Non sono quindi gli etracomunitari a rendere criminale L’Italia, alcune volte certo diventano la manovalaza della criminalità, ma le alte sfere, chi gestisce e comanda sono italiane..quindi chi se la prende con gli extracomunitari in generale o è ignorante o è in malafede, ed in entrambi i casi non aiuta il Paese.

Cap.9 – Il processo? ripassi nel 2020

Il capitolo inizia con la descrizione delle rovinose condizioni in cui versano gli edifici di alcuni importanti tribunali, con topi che girano indisturbati tra archivi fatiscenti, cessi maleodoranti e mancanza di ogni cosa necessaria a lavorare…..ed al Sud si aggiunge la piaga del personale che spesso, poco dopo essere stato assunto si ammala e diventa inabile a compiere il suo lavoro….come il caso limite del magistrato Ce­cilia Carreri, ammalatissima, con certificati che la esoneravano dal mantenersi in “stazione eretta ed assisa (seduta) protratta”, che si è fatta 9 mesi di malattia in un anno, ma che poi faceva la velista agonista a livello mondiale, e quindi per questo severamente condannata……..ad un trasferimento d’ufficio….

Ed oltre al problema della malavita, sorge quello imprenditoriale: Come può un’azienda, magari aggredita sui mercati internazionali da una concorrenza agile, scattante e molto spregiudicata, impantanarsi in cause processuali (a tutela di un brevetto o di un marchio, per esempio) destinate a dura­re anni? ……………«Il furbo sa che la giustizia è lentissima, che lui non rischia sostanzialmente niente e che nove volte su dieci l’altro cederà. Così la mette giù piatta piatta: se vuoi ti do la metà, sennò fammi causa. Ne cono­sco tanti, che si regolano sistematicamente così. Di più: ormai è arduo perfino recuperare i soldi dopo un decreto esecutivo».

Quindi paghiamo tre volte: paghiamo perchè non c’è giustizia, paghiamo perchè le aziende estere non vengono ad investire da noi, ed infine paghiamo letteralmente  sotto forma di risarcimento danni per indennizzare coloro che hanno atteso troppo a lungo….«Se lo Stato italiano dovesse risarcire tutti i danneggiati dall’irragionevole durata dei processi, non basterebbero tre Finanziarie». Diagno­si infausta confermata dal ministero dell’Economia. Secondo il quale i cittadini che hanno «potenzialmente diritto all’indenniz­zo» per i processi interminabili sono «almeno 100.000» l’anno. Mettete che abbiano diritto a strappare in media 7000 euro cia­scuno e fate il conto.

E sì che le soluzioni ci sono, lo dimostra Bolzano nel suo insieme, lo dimostra Milano con i decreti ingiuntivi telematici che le hanno fatto risparmiare 12 milioni di euro in un anno……Qual è la lezione? Ovvio: bisogna investire sulle nuove tecnologie. Macché. Dovendo tagliare e non avendo il fegato di farlo dove si dovrebbe e cioè dove stanno le clientele, le amicizie, le reti di interessi, hanno via via deciso di tagliare in questi anni perfino le e-mail, gli accessi a internet, l’acquisto di programmi elettronici, la messa a punto di software specifici, l’assistenza informatica. L’ultimo somaro sa che se non puoi contare su un’assistenza efficiente, addio: il tuo computer è inutile come  un’auto senza ruote. Bene: su questo fronte il ministero ha coperto nel 2006 «appena il 5% del fabbisogno annuale». Cecità. Per non dire del casellario giudiziario. Doveva essere total­mente informatizzato entro il 1989, due decenni fa. E invece buona parte degli aggiornamenti viene ancora fatta a mano……….

seguono altri indicazioni precise di malagiustizia, di sprechi, di inefficenze, di ritardi, di ommissioni…..la politica promette ma non mantiene anzi spesso è dolosamente complice di questo dissesto, ed intanto il “Sistema Italia” paga…..per esempio solo il settore della lentezza delle pro­cedure fallimentari, in media 8 anni e 8 mesi, costa ogni anno alle imprese artigiane un miliardo e 160 milioni di euro per il ritardo nella riscossione dei crediti più un altro miliardo e 170 milioni di euro di maggiori oneri finanziari per la necessità di prendere in prestito dalle banche quelle risorse che avrebbero già in cassa se i processi fossero più rapidi. Totale: 2 miliardi e 300 milioni di euro di tassa «lumaca» sui 6 milioni di imprese. Vale a dire 384.000 euro a società.

Ditemi quindi, se foste imprenditori esteri, verreste a fare una fabbrica in Italia?

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