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I miei “Credo” – Schiavitù

Posted by giannigirotto su 23 aprile 2010

Quando si usa questo termine la mente generalmente richiama dalla memoria immagini viste nei libri di storia, o più sovente nei film, di negri in catene, stipati nelle barche che li portano in America per la raccolta del cotone e per la servitù in generale, o immagini di schiavi all’epoca dell’antica Roma, e sia nel primo che nel secondo caso comprati e venduti ai mercati come bestie …..

Ma quello era il passato, e certamente non va dimenticato anzi, però credo che troppo spesso mi trovo a dialogare con persone che non hanno una coscienza chiara della schiavitù odierna, o quantomeno ne hanno una visione molto distorta e disinformata. E sia chiaro che non voglio parlare di schiavitù in senso metaforico, come potrebbe essere la schiavitù del consumismo, o la schiavitù dell’alcol, ma voglio riferirmi proprio alla schiavitù in senso stretto, letterale, fisico, cioè di persone che sono di fatto private della libertà, confinate in spazi e situazioni da cui vorrebbero fuggire, costrette a sopravvivere in una situazione miserabile a vantaggio di chi sfrutta il loro lavoro per ricavarne guadagno …..Pertanto il presente “Credo” è atipico, in quanto non sto parlando di un concetto opinabile, ma di una realtà di fatto riconosciuta da tutti egli Enti ed organismi ufficiali, a partire dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro….

Eppure per chi vuole vedere, la realtà è sotto gli occhi di tutti, a volte spudoratamente visibile, a volte celata con ogni mezzo, ma svelata da giornalisti, scrittori e gente comune coraggiosa. Prendiamo ad esempio il resoconto che fa Loretta Napoleoni nel suo libro “Economia Canaglia”, sia quando parla della prostituzione, che quando parla dello sfruttamento dei mari…..oppure le analisi puntuali di Altroconsumo sui grandi attori mondiali di beni, oppure i dati sciorinati dalle Nazioni Unite e dall’Associazione Anti-Slavery (Anti-Schiavitù), oppure le testimonianze di coloro che sono riusciti a sfuggire alle enormi piantagioni site in amazzonia e gestite come campi di concentramento…ma senza andare così lontano basta leggere gli articoli di Fabrizio Gatti per capire come gli immigrati vengono sfruttati nel meridione e non solo…..vere e proprie bestie da soma che non possono neppure ribellarsi, pena pestaggi massacranti ed omicidi “di esempio”…..

In definitiva, credo a quanto ha detto Roberto Saviano, e cioè che esistono due tipi di omertà; la prima è quella che compie chi è stato testimone fisico di un delitto, e che tace per paura di essere punito dall’esecutore del crimine, la seconda, ben più pericolosa e diffusa, e quella che compie chi non vuole vedere, di chi non vuole andare a fondo delle questioni, di chi non vuole immischiarsi, di chi insomma è indifferente ai drammi altrui…..

Se volete contribuire a risolvere questo enorme problema, AGITE di conseguenza, e cominciate valutando le proposte che trovate in questo articolo a c ui vi rimando…

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