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Indispensabili – La Deriva – I disastri dei Condoni…

Posted by giannigirotto su 26 aprile 2010

clicca per l'indice capitoli...Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap. 11 – Persono, perdono, perdono

Una Bufala d’oro andrebbe per esempio a Silvio Berlusconi. Il quale, appena tornato a Palazzo Chigi nel 2001, diede fia­to alle trombe per annunciare un attacco frontale al lavoro sommerso. Che lui senza fisime moraliste considerava sì una ricchezza («Smettiamola di preoccuparci tanto: abbiamo un “nero” del 40%, vi sembra che la nostra economia non ten­ga?») ma le associazioni imprenditoriali vedevano come con­correnza sleale. Le condizioni offerte a chi accettava di emerge­re erano appetitose: colpo di spugna sul passato, un’imposta unica del 10% il primo anno destinata a salire appena al 15% nel secondo e al 20% nel terzo. Più vari sconti previdenziali e la possibilità che ogni «dipendente» occulto sanasse la propria posizione pregressa pagando 200.000 lire ed evitando controlli fiscali e previdenziali. Più di così!

Le previsioni della relazione tecnica al provvedimento berlusconiano, basata su una stima dell’Istat secondo cui in Italia ci sono 3 milioni e mezzo di lavoratori in nero (la stima del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, è anco­ra più alta: 5 milioni), sprizzavano ottimismo: «A titolo molto prudenziale si può ipotizzare in 900.000 il numero di lavoratori che potranno aderire al programma». Quindi? «A fini cautela­tivi», rispondeva l’oracolo prudente, «si ipotizza l’emersione di 30 miliardi di euro di reddito. Con un gettito fiscale complessi­vo, alla fine, di 4 e mezzo.» Wow! Nove mesi dopo, nella primavera 2002, fu partorito un topolino. In un’Italia sede di circa un milione di imprese in nero, quelle emerse davvero furono 159. Per un totale di 430 lavorato­ri……..

……..Come mai? Lasciamo la risposta alla Corte dei Conti, che nell’ottobre del 2002 tira le somme dei vari condoni a partire da quello disastroso già citato per l’economia sommersa: «Prescin­dendo da considerazioni di ordine etico e limitandosi a quelle di ordine meramente finanziario», scrivono i giudici contabili, il ri­petersi di continue sanatorie sempre più convenienti può «con­tribuire a diffondere il convincimento che questa non è l’ultima occasione per potersi mettere in regola». Insomma: visto che nessuno te la farà comunque pagare sul serio, perché sanare pa­gando oggi il 20% se magari domani ti chiedono il 10?……

il capitolo prosegue con molti esempi di altri condoni che però non hanno quasi mai sortito l’effetto di incassare i relativi “premi” per mettersi in regola, semplicemente perchè gli italiani preferiscono rimanere in situazione illecita contando sull’inesistenza di sanzioni o su prossimi condoni ancora più favorevoli. Emblematico e classico il caso siciliano del 1985….«Non po­tremo mai pagare queste cifre!» E tutti i sindaci in coro, traina­ti da quello comunista di Vittoria: «Hanno ragione!». Il prezzo fissato per sanare era, per una casa media di cento metri qua­dri, 2 milioni e mezzo di multa più 6 e mezzo di oneri di urba­nizzazione. Totale in valuta attuale: poco più di 4500 euro. Ma c’era il trucco: degli oneri andava saldato subito solo il 10%. E la stessa multa andava calcolata sulla base di tabelle che sistematicamente furono, diciamo così, interpretate al ri­basso. Risultato: 400.000 abusivi, in cambio di un anticipo cer­to non rovinoso che per cento metri quadri corrispondeva in moneta d’oggi a 450 euro e spiccioli, bloccarono per anni in­chieste, espropri e minacce di abbattimento in attesa di chiude­re la pratica successivamente. Quando? Successivamente. Ma quando? Successivamente. Cioè mai. Nonostante la Regione, per accertare quante do­mande potessero o meno essere accolte, avesse assunto 1324 geometri e impiegati e ingegneri. Tutti precari poi confermati dall’assunzione definitiva con una spesa pari a oltre il doppio dei soldi incassati col condono. Bell’affare anche questo.

…………Una fonte al di sopra di ogni sospetto, e cioè la rivista on-line dell’Agenzia delle Entrate «www.Fiscooggi.it», ai tempi della secon­da stagione di Giulio Tremonti al governo, ha calcolato che dal 1973 al 2003 lo Stato ha incassato con i principali condoni tributari, previdenziali, assicurativi, valutari ed edilizi 26 miliardi di èuro. Fatevi i conti, spalmando la somma sui tre decenni e sul numero degli abitanti: 15 euro a testa l’anno. Vale a dire che una classe dirigente cieca, sorda e incapace di riforme serie, so­prattutto di centrodestra ma anche di centrosinistra, ha deva­stato quel minimo di correttezza civica che esisteva in un Paese da sempre ostile allo Stato per rastrellare mediamente da ogni italiano l’equivalente annuale di una pizza e una birra……….

Il condono è totalmente deleterio perchè istiga a delinquere nella certezza che ci si salverà tramite tale strumento. L’Italia ha una lunga collezione di tipologie di condono, sia in ambito privato che pubblico. Quest’ultimo è doppiamente deleterio perchè impedisce che soldi truffati alla collettività da amministratori delinquenti, vengano restituiti….l’ultimo regalo, concesso con la Finanziaria varata nel 2005, agli amministratori pubblici condannati dalla Corte dei Conti: …… Dopo essere già stati condannati a restituire i soldi sprecati in qualche porcheria rico­nosciuta dalla Corte dei Conti come danno erariale, i politici in questione possono chiedere in Appello di pagare tra il 10 e il 20% della somma fissata nella condanna. «Assurdo, i giudici po­tranno ben rifiutare una richiesta simile!», direte voi. Certo. Ma a quel punto possono pretendere dal condannato-appellante so­lo fino al 30%. Non un centesimo in più. La sola richiesta di uno sconto, infatti, da diritto a un abbuono del 70%.

Una schifezza? Mai quanto lo «scudo fiscale» che, spaccia­to come necessario per dare una scossa all’economia dopo l’il settembre, consentì a chi aveva illegalmente portato soldi all’e­stero di denunciarli pagando un obolo del 2,5%, poi portato al 4% con lo «scudo bis», quindi ridotto ancora al 2,5%. Un’ele­mosina. Che grazie a un dettaglio permetteva ai furbi di pren­dere due piccioni con una fava: mettersi al riparo da grane fi­scali future e insieme lasciare tutto (soldi, quadri, gioielli, oro…) là dove stava e cioè nei caveau delle banche svizzere o caraibiche. Banche che, pur di tenersi i clienti, si fecero spesso materialmente carico dell’obolo al fìsco italiano. Punto sul vivo dalle critiche, Giulio Tremonti rispose or­gogliosamente che quella misura era stata addirittura imitata da Berlino. Vero, con una differenza: che lo scudo fiscale tedesco consentiva il reimpatrio dei soldi esportati illegalmente pagando una tassa del 25%. Poi elevata al 35%. Quasi quindici volte l’ammenda nostrana.

Il problema è ovviamente anche culturale, per larghe fasce di popolazione è “normale” o comunque giustificato evadere….Il fatto è che da noi, per gente come l’ex ministro leghista Francesco Speroni, «chi ruba al fìsco non è pericoloso». In America sì, viene considerato tale. Di più: è un nemico della so­cietà. Combattuto senza pietà. Basti dire che se da noi sono fini­ti in galera sul serio, dopo tre gradi di giudizio, pochissimi eva­sori, negli Stati Uniti sono stati 9581 soltanto fra il 2000 e il 2005. Quasi duemila l’anno.

Noi siamo più bravi, risolviamo il problema alla radice. Chi compie reati finanziari, lo condoniamo, per cui non esiste iù il reato, e non perdiamo più tempo in processi nè soldi per gestire il carcere…li teniamo aperti solo per i reati comuni…..

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