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Indispensabili – La Deriva – I dipendenti pubblici

Posted by giannigirotto su 27 aprile 2010

clicca per l'indice capitoli.... Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap.12 I dipendenti pubblici? Dieci e lode a tutti

Si parte con le distorsioni nel sistema scolastico, passando da insegnanti che rimangono precari per tutta la loro carriera, al rifiuto secco di introduzione di criteri meritocratici..

E al Senato il ministro (Berlinguer) fu messo in croce da tutti: l’articolo 29 sugli aumenti di merito andava abolito. E tutti, come ricorda una strepitosa notizia Ansa, andarono a portare la solidarietà al sit-in dei professori in rivolta davanti al ministero: dal nazional-alleato Gianfranco Fini al verde Paolo Cento, dalla for-zista Valentina Aprea al neo-dicì Carlo Giovanardi. Tutti. E la comunista Katia Belillo spiegò di non essere lì solo perché mi­nistro in carica ma di essere assolutamente d’accordo con «la giusta protesta contro il concorso e la selezione meritocratica dei docenti». Quella era, la verità: il rifiuto di una selezione dei più meri­tevoli. Rifiuto confermato da Piero Bernocchi, storico leader dei Cobas della scuola: «Siamo contrari a ogni gerarchizzazione della categoria». Soldi uguali per tutti. Bravi e somari, sgob­boni e lavativi…….

………..Fatto sta che, da quando a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta furono abolite sia per i docenti sia per i bidelli (par condicio) le «note di qualifica», da decenni non c’è più alcun criterio di valutazione* Con la conseguenza, spiega Rosario Drago, dirigente e ispettore scolastico, che «dopo tanto tempo il diritto a non essere giudicati viene dato per scontato. Come fosse un diritto acquisito. E questo ha causato un sacco di guai dai quali sarà difficile, molto difficile uscire»………….

aveva provato il Governo D’Alema nel 1999 e introdurre dei criteri selettivi e meritocratici all’interno del settore pubblico…… Per dare una «spintarella» in più al progetto, viene deciso d’accoppiare la pagella positiva a un’integrazione dello stipen­dio. Tutto chiaro? Otto anni dopo, dicono le pagelle dell’amministrazione governativa, la situazione è quella che dicevamo: tra i massimi dirigenti non c’è un solo mediocre. Tutti fenome­nali. Laboriosissimi, brillantissimi, scrupolosissimi, preparatissimi… E pronti a collaborare quale che sia il colore del gover­no. Purché nessuno metta in dubbio la loro professionalità. Meglio: la loro anzianità.

Quello è il criterio, nel mondo pubblico. Anzianità di atte­sa per essere infilati in un’infornata di precari, magari con la spintarella di un politico che chiede in cambio un po’ di voti in famiglia. Anzianità di precariato per essere stabilizzati e assun­ti. Anzianità di assunzione per gli scatti nella carriera. Solo quella conta: l’anzianità. Lo scrive, a proposito della scuola, an­che la Corte dei Conti rilevando scandalizzata come nel pano­rama dei Paesi industrializzati «l’Italia si caratterizzi per l’asso­luta mancanza di ogni correlazione fra la dinamica retributiva e la valutazone del merito individuale». Sapete quanto ha speso lo Stato nel 2007 per pagare presi­di, maestri, professori, impiegati e bidelli? Trentanove miliardi e 188 milioni di euro. Una somma enorme. Quale azienda al mondo potrebbe fornire un servizio efficiente senza avere nep­pure il diritto di premiare i migliori e punire i peggiori? Eppu­re, scrivono i magistrati contabili, «per il personale docente non è prevista alcuna progressione di carriera legata a sia pur labili valutazioni del merito individuale, sostituita da una pro­gressione economica correlata in modo automatico al raggiun­gimento di determinate anzianità di servizio».

Tutti uguali, tutti alla pari. Un egualitarismo cervellotico che umilia e demoralizza i migliori ma che, Luigi Berlinguer a parte (e pagò con la sconfitta, l’emarginazione, gli insulti) nessu­no ha mai avuto il coraggio di toccare davvero. Né a sinistra né a destra. Sistema sovietico, dirà qualcuno. No: clientelar-sovietico. Fondato su decenni di gestione politica nel senso più dete­riore. E su un progressivo annientamento dell’idea stessa del merito. Condiviso per quieto vivere da tutti. Trasversalmente. Le sanatorie volute dai democristiani e dai socialisti, dai co­munisti e dai missini, dai socialdemocratici e dai forasti sono state decine….sanatorie che hanno regolarizzato centinaia di migliaia di posizioni che avrebbero avuto bisogno quanto meno di un controllo….

…………….Alle Poste, sottratte da quando sono una società per azioni alle interferenze della politica clientelare di un tempo, sono ar­rivati a supplire all’impossibilità di una leggina con una specie di «sanatoria fai-da-te». Decine di migliaia di persone assunte qua e là negli anni con contratti a tempo anche brevissimi, ma­gari di venti giorni, avevano infatti ammassato una valanga di ricorsi ai pretori del lavoro, i quali, si sa, ritengono non rara­mente di essere depositali del diritto di dispensare contratti co­me un ufficio di collocamento. Fu così che dal 2004 al 2007 vennero assunte 17.454 persone. Come se le Poste avessero ingoiato d’un colpo tutti i dipendenti della Banca Nazionale del Lavoro. Ma era solo un assaggio: se perdesse tutte le cause aperte nella primavera 2008, i precari assunti per ordine del giudice salirebbero a 57.282. Come arginare la «sanatoria giu­diziaria» costata tra avvocati e spese legali nel solo 2006 la bel­lezza di 353 milioni, oltre metà dell’utile netto? Con l’impegno delle Poste, d’accordo col sindacato, ad assumere quanti aves­sero rinunciato a far causa incassando in cambio l’iscrizione in una graduatoria di aspiranti postini. Quel che dicevamo: la sa­natoria fai-da-te. L’andazzo è tale che, tampona qua e tampona là per non subire l’assedio di questi o quei precari (incrociando le parole «precari + protesta» l’archivio dell’Ansa restituiva ai primi di marzo 2008 addirittura 1144 documenti), il governo Prodi bis è arrivato, su pressione della sinistra, a varare la più massiccia sanatoria della storia per assorbire almeno in parte lo stermina­to esercito di lavoratori «prowisori» ingaggiati via via dalle pubbliche amministrazioni dopo il blocco del turn over deciso negli anni Novanta. Quanti siano con precisione, questi precari sparpagliali nei Comuni e nelle Province, nelle Regioni e negli uffici del catasto, nessuno lo sa. Trecentomila, forse. O forse quattrocentomila. Boh… Certo è che si stabilì che ogni cinque dipendenti pubblici pensionati ne sarebbe stato assunto uno. E il 40% dei posti sarebbe stato destinato ai precari. Scelti con quale ordine: meritocratico? No, ovvio: anzianità.

E torniamo al tema: che futuro può avere uno Stato che da tempo immemorabile, salvo eccezioni, non riesce ad assumere nessuno perché è il più bravo ma è costretto a sistemare di volta in volta alla rinfusa i bravi e i mediocri, i volonterosi e i lavativi, tenendo conto solo della data in cui sono stati assunti «provviso­riamente»? ……

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Una Risposta to “Indispensabili – La Deriva – I dipendenti pubblici”

  1. I dont leave feedback on weblogs frequently but I had to comment on yours. You write with such interest. It has been an excellent read. Thank you for posting

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