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Indispensabili – La Deriva – Lo sfacelo della scuola italiana…

Posted by giannigirotto su 29 aprile 2010

clicca per l'indice capitoli...Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap. 13 – Niente pagelle, siamo professori

Il livello medio di preparazione scolastica è molto, molto basso. Enormi differenze tra Nord e Sud, ma la media è purtroppo bassa. Uno dei motivi è francamente sconcertante e angosciante: spessissimo il docente insegna materie che non sono quelle concernenti la sua Laurea: ….. alle medie solo il 17% di chi ha la cattedra di matematica ha la laurea corrispondente…..

Risultato? «Alle superiori, in dieci anni, abbiamo scrutinato e mandato avanti circa 8 milioni e 800.000 studenti con lacune gravi o gravissime». Tradotto: aboliti gli esami di riparazione per dare vita al sistema dei «debiti» da recuperare attraverso Corsi integrativi che sono stati istituiti in modo serio solamente in alcune aree di eccellenza e invece solo sulla carta nella mag­gior parte del Paese, abbiamo promosso nell’ultimo decennio quasi 9 milioni di somari che un tempo sarebbero stati rimandati o addirittura bocciati………..mezzo secolo fa, nel 1951-52, mentre stavamo prendendo la rincorsa per il boom, la quota di bocciati alla maturità fu del 28,4%. Nel 2006, se escludiamo i privatisti (bocciati comunque solo in un caso su 6), è stata del 2,8%. Dieci volte di meno….

….l’abolizione degli esami a settembre, che erano stati introdotti nel ’23 da Giovanni Gentile, fu infatti decisa con un decreto quando a Pa­lazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi…..

………. Mai stato facile, governare la scuola italiana. Non è un pez­zette del Paese: è molto di più. È un mondo. Che come ricorda la combattiva associazione TreeLLLe di Attilio Oliva, «rappre­senta il luogo di lavoro o di studio di oltre un sesto dell’intera popolazione». Un pianeta, tra pubblico e privato, con poco meno di 9 milioni di studenti, oltre 900.000 insegnanti, circa 10.000 dirigenti e, nella sola scuola statale, oltre 250.000 impie­gati, tecnici, bidelli.

Se va male la scuola, al contrario di quanto pensano certi industrialotti convinti che conti solo «laurà», va male l’intera società. Come spiegano nel loro Contro i giovani Tito Boeri e Vincenzo Calasse, «nei Paesi dove si studia in media dodici an­ni c’è un livello di reddito prò capite otto volte superiore a quello dei Paesi in cui mediamente si studia la metà, vale a dire sei anni». Il capitale umano è tutto, nelle società moderne. Ed è lì che vedi come una scuola alla deriva sia lo specchio di un Paese al­la deriva…..

Per quanto riguarda i docenti, siamo in un circolo vizioso di assenza di criteri meritocratici e basse retribuzioni…..nel patto scellerato con lo Stato, di cui abbiamo già parlato (tu mi paghi poco e mi chiedi poco), molti docenti finiti in cattedra solo per anzianità di supplenza e di precariato includono il diritto a una certa ignoranza: «Per quello che mi pagano do anche troppo». Che i docenti italiani siano pagati meno della media europea è verissimo….seguono dati comparativi con gli altri Pasei sviluppati….

…..l’Italia destina alla formazione dei suoi giovani, cioè a quella cosa vitale per il no­stro futuro che occupa tra professori, studenti, impiegati e bi­delli un cittadino su sei, solo il 4,6% del prodotto interno lor­do contro il 7,4 della Svezia, il 7,6 della Norvegia o l’8,4 della Danimarca, che non a caso comandano le classifiche di prepa­razione e di competitivita senza tante lagne sulla Cina e i dazi…..

La società ha grande colpa per il lassismo ed il permissivismo degli studenti, a cui tutto sembra dovuto e nulla richiesto, con enormi colpe dei genitori, e dall’altro lato…. la politica ha colpe enormi. Da una parte, infatti, ha per la massa degli insegnanti, degli impiegati, dei bidelli un’e­sorbitante attenzione elettorale: sul personale della scuola, co­me dimostrano mille episodi di complicità, si possono vincere e perdere le elezioni. Dall’altra, incassati i voti, se ne infischia (salvo eccezioni) di «come» la scuola funzioni.

Altri dati significativi: abbiamo più professori, rispetto al numero degli allievi, che negli altri Paesi, gli stessi professori hanno un impegno orario più basso, gestiscono classi più piccole, («se il nostro sistema educativo dovesse avere una media di studenti per insegnante pari a quella euro­pea ci si troverebbe di fronte a oltre 250.000 insegnanti in so­prannumero») e percepiscono una pensione più alta e sino a poco tempo fa potevano arrivarci anche in versione “baby”, cioè molto presto. Infine gli studenti italiani passano più tempo sui banchi rispetto ai loro colleghi, ma con minori benefici ……

ed ultimamente si è aggiunto il “dramma” dell’autonomia…..Oggi in Italia ci sono facoltà umanistiche che arrivano a dare anche il 70% di 110 e lode ai loro lau­reati. È uno dei frutti dell’autonomia: dovendo soddisfare il clien­te, ricompensiamo con la patente di genio – voti altissimi – l’of­ferta di una laurea squalificata. Alcuni laureati continuano a esse­re eccellenti, altri, anche con lode, sono men che mediocri.

e ancora…..l’u­nica cosa che conta è l’anzianità. Col risultato che per trovare un supplente, racconta «Tuttoscuola», la segretaria di una scuo­la in provincia di Latina alla fine del 2006 è arrivata a fare 574 telefonate. «No, grazie.» «Non posso.» «Ho da fare.» «Oggi no.» Cinquecentosettantaquattro telefonate. Una volta almeno, fino al 2000, chi rifiutava una supplenza doveva fornire un mo­tivo valido o slittava in fondo alla graduatoria. Adesso no. Puoi anche pensare che visto il sole stupendo è meglio andare in spiaggia e non succede nulla. Dire di no è un diritto sindacale. Altro esempio? Ancora in provincia di Latina. L’anno è ap­pena iniziato e saltano fuori due supplenze per maternità. Al­lettanti, sulla carta. La segreteria della scuola, come la legge le impone, manda in giro 103 telegrammi. Niente da fare. Finché una signora risponde: «Accetto io». «Si presenti domani matti­na…» «Non posso, sono incinta.» «Ooooh, no!» Legge alla ma­no, infatti, nel preciso momento in cui la aspirante supplente incinta ha detto «sì» il posto spetta a lei. Che da quell’istante ha diritto a essere pagata come facesse scuola. Solo che se ne sta a casa mentre l’istituto deve cercarsi un terzo insegnante che finalmente troverà alla 316″ riga della graduatoria. Una catte­dra, tre stipendi. Proprio un bell’affare, per le pubbliche casse.

La disamina prosegue con una serie di misfatti e malcomportamenti diffusi dei docenti, che sono praticamente intoccabili, anche in casi conclamati ed evidenti di illecito…..Niente spiega l’andazzo nella scuola italiana e l’eccesso spropositato di garantismo, forse dovuto anche alla massa enor­me di sindacalisti, quanto un rapporto della Corte dei Conti. Dove si racconta che, perfino nei confronti dei docenti con sen­tenza confermata in Cassazione, «ben il 45,4% dei condannati definitivi è sfuggito alla applicazione della sanzione disciplina­re» e che «del restante 54,6% appena il 16,9% è stato effettiva­mente espulso mentre il 6% è stato adibito a compiti diversi dopo sei mesi di sospensione» o addirittura reintegrato là dove stava, magari (in un caso virgola uno su cento!) con una «ridu­zione dello stipendio per sei mesi».

Una considerazione infine: gli studenti sono in gran parte minorenni, e quindi non votano, mentre i docenti sono “voti da accapparrarsi”….quindi a chi verrà data maggiore attenzione….???

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