Tracce

Il mio tentativo per ricevere e dare informazioni utili.

Indispensabili – La Deriva: Sanità e Politica

Posted by giannigirotto su 6 maggio 2010

Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

PREMESSA per questo specifico capitolo: per chi vuole approfondire i mille mali della Sanità Italiana, con i suoi sprechi, truffe, corruzioni, clientelarismi, lobby, baronati ecc. può leggere sempre gratis il libro “La Casta Bianca“, scritto da un medico che ha dedicato la sua vita per una Sanità onesta, e che ne analizza a fondo i meccanismi, e propone anche qualche efficace rimedio .

Cap.15 Prostate d’oro, primari tesserati

In sala operatoria preferite affidarvi a un chirurgo democratico o forzista, socialista o mastelliano? Se la domanda vi sembra de­menziale, toccate ferro: i primari sono scelti così, per la tessera, sempre più spesso. E non lo dicono i «grillini», i giornalisti rom-piscatole o i bastiancontrari: lo dicono loro stessi, i medici. Come quei nove luminari che qualche tempo fa, guidati da Silvio Garattini, firmarono una lettera pubblicata dal «Corrie­re» sotto un tìtolo per niente disfattista: Manifesto per la rina­scita della sanità. Dov’era scritto: «II direttore generale, che ha sostituito il Consiglio d’amministrazione nel 1995, doveva dare dinamicità, rispondere in prima persona delle sue scelte (e del bilancio). Ma presto ci si è accorti che direttori generali si di­venta solo se vicini a questo o quel partito. È necessario, inve­ce, separare la politica dalla gestione e scegliere i direttori delle Asl e degli ospedali sulla base delle competenze. La questione dell’appartenenza a un partito non riguarda solo il direttore ge­nerale. A loro volta i direttori generali scelgono i primari e i di­rettori di dipartimento privilegiando il criterio di appartenenza politica piuttosto che le competenze. È forse il problema più grave della sanità italiana»………..

eppure…… l’Italia spende per la sanità, in rapporto al proprio PiiL più o meno quanto gli altri Paesi del-l’Ocse: il 9%………….In compenso, grondiamo di medici: 636 ogni centomila abitanti, dati 2005, contro una media che negli altri 26 Paesi d’Eu­ropa è di 460. Per non parlare degli infermieri, che secondo l’A­genzia sanitaria nazionale sono, sempre ogni centomila persone, 1494. Fatto sta che al capezzale dei 214.000 letti pubblici com­plessivi (day hospital, degenza ordinaria e a pagamento) contati dall’Annuario statistico sanitario 2005, si affollano (compresi gli amministrativi) 648.000 persone: tre per ogni letto. Volendo contare solo quelli occupati, quattro……con però alcune gravi lacune…..su 105.652 medici presenti negli ospedali gli odontoiatri a disposizione di chi non è benestante e non ha una mutua integrativa, sono solo 163…….

il capitolo prosegue con spiegazioni ed esempi di inefficenza, sprechi ed ingiustificate differenze sia  livello di servizi sia a livello di trattamento del Personale..

………….come sempre, all’italiana, i i premi sono stati spartiti e distribuiti a pioggia. Per dare qualche soddisfazione. Per garantire un ritocco agli stipendi. Per consolare i depressi. Un po’ ovunque. Dalla Lombardia alla Si­cilia. Risultato: a Vibo, dove i dipendenti dell’azienda ospeda­liere sono oltre 1900 per 191 ricoveri medi giornalieri, ci sono 40 primari, 85 dirigenti di strutture semplici e 153 medici ad «alta specializzazione». Compresi molti che, allo stesso tempo, non possono esercitare perché hanno il certificato di inido­neità. Come un ostetrico che non può assistere ai parti perché va in agitazione. O un chirurgo che si è fatto esentare dalla sala operatoria perché ha un debole per il vino……..

………

Non bastasse l’ambizione personale, ci si è messa anche una leggina che, inserita nell’ultimo decreto «milleproroghe» del Berlusconi bis, consente agli atenei di aggirare il divieto a spen­dere più del 90% del bilancio in stipendi. Dice dunque quella leggina, regalo della lobby parlamentare universitaria, che fanno eccezione i soldi dati a chi fa assistenza sanitaria negli ospedali. Più ne risultano fare assistenza in corsia, pagati o meno, più gli atenei possono aggirare i limiti. Da quel momento, ovvio, tutti in camice bianco! Sulla carta. Come se lavorassero al capezzale dei malati anche i laureati in Giurisprudenza che insno Sto­ria della medicina o Medicina legale come la moglie e la figlia del potentissimo preside della Sapienza Luigi Frati. I numeri dicono tutto. Sono «convenzionati» (cioè lavora­no teoricamente anche in corsia, tra i malati) 8 docenti di Medi­cina su 10, pari quasi a un quinto di tutti i professori universitari italiani. Poco più della metà a Milano (56%), poco meno di tre quarti a Torino (73%), addirittura il 93% a Messina e il 99% a Napoli. Ma se solo 9 convenzionati su 10 prendono davvero 13 o 18.000 euro di indennità (pur concorrendo tutti insieme a sgretolare il tetto agli stipendi) quelli che la incassano sul serio cambiano da posto a posto. Alla romana Sapienza sono 6 e mez­zo su 10, a Messina 9 e mezzo, alla Seconda Università di Napo­li tutti ma proprio tutti fatta eccezione per un miserabile 0,56%. Più curioso ancora è il confronto sui 12.055 tecnici e am­ministrativi convenzionati, che rappresentano quasi un quarto di tutto il personale non docente degli atenei. Direte: mica van­no in corsia, i bidelli e i bibliotecarii Invece sì. Sulla carta. Co­me fossero lì con lo stetoscopio ad assistere i malati. Cambia, però, da zona a zona. Abissalmente. I convenzionati a Verona sono il 9,3%, a Firenze il 6,2, a Pavia 11,8, a Trieste lo 0,1. Ze­ro virgola uno!

Ma alla Sapienza la quota di dattilografi e archivisti, impie­gati e funzionari teoricamente impegnati in giro per i reparti, dicono i dati ufficiali del ministero, sale (dati ufficiali del mini­stero) al 52%. E alla famigerata Seconda Università di Napoli (dove già battono cassa come «ospedalieri» 57 professori su 100, compresi quelli di facoltà che non hanno nulla a che fare con la medicina) si impenna fino a uno sbalorditivo 83%. E, insomma, l’andazzo è tale che, tra medici e impiegati, le inden­nità per l’assistenza ospedaliera ci costa un miliardo di euro l’anno. Tondo tondo. Vi pare normale? Ed è normale che si trovi in Sicilia un quarto di tutti gli am­bulatori e i laboratori privati accreditati in Italia? Cifre alla ma­no: nell’isola ce n’è uno ogni 3553 abitanti. Il quintuplo che nel Veneto e in Lombardia, 13 volte più che in Piemonte. Sarà un caso che nell’isola i politici, spesso medici di professione come Giovanni Mercadante, finito in galera con l’accusa di essere «un punto di riferimento per la cura degli interessi di Bernardo Provenzano nel periodo della sua latitanza», hanno le mani sul­le cliniche?……………con tariffe e stipendi fuori di testa……Il trattamento per il tumore alla prostata con «terapia conformazionale statica a sei campi» veniva pagato dalla Regione 136.439,95 euro. Sapete quanto co­sta in base al nuovo tariffario applicato dal commissario? Di­ciassette volte di meno: 8093 euro. La terapia tradizionale per il tumore alla mammella era arrivata a costare anche 46.480 euro contro i 3314 del tariffario piemontese e i 2324 di quello nuovo siciliano: venti volte di più. Per non dire di certi stipendi, come quello del radiologo Michele Oliveri: oggi guadagna «solo» un centinaio di migliaia di euro l’anno ma ai bei tempi, grazie a una percentuale del 7% di quanto riusciva a fatturare, aveva la bu­sta paga di un centravanti di serie A: un milione e 200.000 euro….

la gestione politica della sanità pubblica è stata registrata per caso da una giornalista nel ’94…Elisabetta Rosaspina del «Corriere» chiamò la presidenza della Regione Lombardia per avere notizie delle nomine alle Asl e un incauto partecipan­te alla riunione, dopo avere messo giù il telefono due o tre vol­te, premette per sbaglio il pulsante del «vivavoce». Consenten­do alla giornalista di ascoltare in diretta tutta la spartizione.

«Una voce: “Noi vi lasciamo Magenta e ci portiamo a casa Vimercate”. Un’altra: “Molla Cernusco e facciamo un discorso su Garbagnate”. Una terza: “A Lecco mandate chi volete, ma non un pidiessino, sennò Cristofori ci resta di merda”. Una quarta: “Se non mi date il Gaetano Pini, mi dimetto e fate la giunta con il Pds”. (…) “Se Piazza va a Lecco, e Berger al posto di Grotti, mettiamo Arduini a Milano 2, ma Riboldi resta fuori.” “A Cernusco sono d’accordo di mettere uno del Pds e Grotti su Milano 6.” “Posso chiedere ai pidiessini di spostarsi da Cernu­sco a Garbagnate.”» E avanti così, per tre ore: «”Dunque, a Milano, su 17 Usl e 8 ospedali, il Ppi ha 5 Usl e 2 ospedali, mi pare ragionevole”. “Voi chiudete con 2 ospedali, San Carlo e Fatebene, e 3 Usl, noi con 3 ospedali e 5 Usl, la Lega con un ospedale e 6 Usl, il Pds 2 più 2″».

…………..

Risultato: a decidere spesso è la politica. «Non spesso, sempre», corregge secco Stefano Biasioli, segretario nazionale della Cimo, la Confederazione italiana medici ospedalieri, con­siderata vicina ai moderati. «Nelle Regioni di destra fanno car­riera i medici di destra, nelle Regióni di sinistra i medici di sini­stra. È un’intrusione massiccia. Pesantissima. Non solo nella scelta dei primari ma anche dei dottori, degli infermieri… Cer­to, il fenomeno in Campania, in Calabria o in Sicilia è terrifi­cante. Ma riguarda, purtroppo, tutto il Paese. Tutto.» Carlo Lusenti, a nome dell’Anaao, conferma: «Se non sem­pre, la politica ci mette il naso nove volte su dieci. Per carità, non c’è solo la politica. Ct sono le lobby universitarie, le corda­te, i sindacati… Ma è certo che, se la politica non cambia il si­stema delle nomine…»………….

il capitolo prosegue con esempi e dichiarazioni, da cui risulta evidente che non solo tale gestione è tollerata, ma addirittura considerata giusta, nel senso che il politici sono concordi nel dire che le nomine degli amministratori sanitari devono essere decise a livello politico, valga per tutti la dichiarazione del leghista Veneto Galan…perché le scelte di politica sani­taria sono, lo dice la parola stessa, politiche: «Il sottoscritto non ha fatto null’altro che applicare quanto previsto dalla legge, che attribuisce al presidente l’onere e la responsabilità della scelta…….».

quindi non lamentiamoci della sanità italiana, visto che abbiamo votato noi i politici che la gestiscono……

se ti piace condividi su Facebook e/o altri siti cliccando qui a destra Bookmark and Share  Gianni Girotto


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: