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Indispensabili – La Deriva – I costi della Politica

Posted by giannigirotto su 15 maggio 2010

clicca per l'indice capitoli...Proseguo la lettura di questo testo che consente di passare dalle generiche accuse e lamentele “da bar”, alla presa di conoscenza precisa e puntuale di moltissime disfunzioni tipicamente italiane, tipicamente assurde, frutto della nostra burocrazia e del nostro concetto di Stato come entità fine a sè stessa e dotata di una propria cervellotica intelligenza.

In realtà sappiamo bene che lo Stato siamo noi, e la situazione che ci circonda non è altro il risultato di molteplici intrallazzi e scambi di favori tra le varie “caste” che detengono il potere, e per le quali ogni mezzo è buono per arraffare denaro sotto forma diretta di mazzette/tangenti, o indiretta sotto forma di appalti vinti e commesse aggiudicate, o qualsivoglia altra forma di speculazione.

Cap. 17 – Taglia taglia, hanno tagliato i tagli

Premessa: la questione della “Casta” politica è ampiamente denunciata e descritta nell’omonimo famosissimo libro, di cui trovate qui trovate un corposo estratto……

A parole tutti i parlamentari di tutti gli schieramenti politici sono d’accordissimo che vanno ridotti i costi della politica, valga a titolo riassuntivo la dichiarazione di Walter Veltroni: «Se dobbiamo tirare la cinghia bisogna farlo tutti assieme. Non va bene che in Italia ci siano i salari più bas­si e gli stipendi più alti dei parlamentari d’Europa. Così come non va bene che con i soldi pubblici si finanzino 51 forze poli­tiche, anche partiti con uno o due rappresentanti, e che si dia­no fondi a 31 giornali e organi di partito. Bisogna tornare a una politica di sobrietà»……..

nella realtà vige l’atteggiamento opposto….Come il tentativo, nella primavera del 2008, mentre gli ita­liani erano distratti dalla campagna elettorale e convinti che il Parlamento fosse di fatto già chiuso, di infilare nel «milleproroghe» una sanatoria per la pensione di politici e sindacalisti. Una furbata sventata solo all’ultimo istante. Ripresentata di soppiatto e sventata una seconda e poi una terza volta. E abbandonata solo dopo la denuncia del «Corriere»……

……….Uno dei privilegi dei nostri deputati  è l’articolo 5 che dice che «l’indennità mensile e la diaria non possono essere sequestrate o pignorate»? Bene: d’ora in avanti, chiede la nuova leggina, non potrà essere pignorato manco il Vitalizio. Cioè la pensione. E chi firma questa leggina premurosa verso quelli che Um­berto Bossi ha marchiato mille volte come «i magna magna romani»? Matteo Eriganoli, avvocato di Bossi, deputato della Le­ga, «procuratore generale della Padania». Nonché amministra­tore di Fingroup, la finanziaria del Carroccio, nonostante nel 2006 sia stato condannato in primo grado a due anni di carce­re…..

e problema nel problema le enormi differenze di trattamento tra regione e regione…..

Perché il presidente del Consiglio regionale pugliese gua­dagna quasi il triplo del suo collega umbro? E perché un consi­gliere marchigiano ha un pacchetto di diarie e rimborsi non tas­sato fino a tre volte più basso d’un pari grado piemontese? Per­ché, in rapporto agli abitanti, il «parlamentino» valdostano co­sta oltre 22 volte più di quello lombardo? Per quale ragione la pensione-base dei deputati regionali molisani, emiliani, liguri,  Veneti o marchigiani corrisponde al 65% dell’indennità parla­mentare, quella dei pugliesi al 90% e quella dei siciliani o dei friulani al 100%? E avanti così. Perché l’assemblea siciliana, coi suoi quasi 157 milioni di euro messi a bilancio deve costare quanto quelle di Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Liguria e Puglia messe insieme? Perché il costo di questi consigli è di 7,59 euro prò ca­pite in Lombardia, di 57 in Sardegna e 169 in Valle d’Aosta? Hanno senso questi squilibri? C’entrano davvero con il diritto all’autonomia? E perché un consigliere abruzzese può arrivare a 10.925 euro netti e il suo collega dell’Umbria a poco più del­la metà?. C’è una ragione alla base dell’enorme differenza tra la mo­le di lavoro dell’aula piemontese, dove nel 2006 si sono tenute 97 sedute per un totale di 255 ore di lavoro parlamentare e quella dell’aula lucana, dove le sedute sono state 23 e le ore di sosta dei consiglieri al loro scranne soltanto 55, cioè un quinto? Boh… Misteri. Come misteriosi restano i motivi per i quali la Lombardia ha un consigliere regionale ogni 118.440 abitanti e la Valle d’Aosta ogni 3542.

…………«Presidente, che cosa ha previsto per abbassare finalmente i costi folli della politica italiana?», ha chiesto a Silvio Berlusco-ni la signora Ines di Forte dei Marmi durante una chat-line al «Corriere» alla vigilia delle elezioni del 13 aprile. E lui, del tut­to dimentico che con la «sua» maggioranza le spese del Senato erano cresciute del 38% in cinque anni oltre l’inflazione: «Di­ciamo che la prima cosa da fare è dimezzare il numero dei par­lamentari, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali. Non parlo delle Province perché bisogna eliminarle». Evviva! Ma il programma elettorale del Pdl non dice così. Anzi. Accenna genericamente, molto genericamente, a un «im­pegno» a ridurre il «costo della politica e dell’apparato buro­cratico (per esempio delle Province inutili)». Fine. Rileggiamo? «Province inutili»: quelle «utili» invece, evidentemente, resta­no……….ah, a distanza di qualche anno, qualcuno ha notato la realizzazione di qualcuna di tali promesse? al contrario ci sono proposte per far nascere ulteriori province….Vi chiederete: ma cosa se ne fanno, di tutti questi carrozzo­ni? La risposta è in un’inchiesta sul «Corriere», nel gennaio 2008, di Alessandro Capponi. Il quale, scavando nei bilanci della Provincia di Roma, ha scoperto che sì, è vero che gli eletti non ricevono una busta paga vera e propria come i deputati na­zionali o regionali. Ma solo sulla carta. Perché l’ente locale ri­sarcisce i datori di lavoro dei consiglieri per il tempo che que­sti, a causa degli «impegni istituzionali», restano assenti e non possono guadagnarsi lo stipendio……

……….. E le comunità montane? All’inizio, dopo lo scandalizzato stupore popolare per l’esistenza di eccentricità come quella del­la Murgia Tarantina dove nessuno dei nove municipi è montano e Palagiano sorge a 39 metri sul livello del mare (massimo del­l’altezza comunale 86 metri, 12 meno del campanile di San Mar­co) pareva che almeno lì passasse una riflessione seria. E cioè che per salvare la montagna vera, che sta morendo dalla Gamia alla Sila, occorre spazzare via la montagna falsa. D’ora in avanti, si disse, avrebbero potuto appartenere alle comunità montane solo paesi sopra i mille metri. No, meglio novecento. Forse ottocento. Ma no, non si può guardare solo l’altitudine: settecento. Non esageriamo: seicento. E mentre il taglio diventava un taglietto e poi una sforbiciatina (ultima puntata: delega alle Regioni e all’Osservatorio per l’applicazio­ne della legge sulla montagna), la Calabria, fottendosene di tut­to e tutti, allargava le sue comunità a paesi come Bova Marina (sul mare), Cassano allo Jonio (sul mare) o Monasterace, il cui territorio sale dalla spiaggia alla vertiginosa altezza di 177 me­tri, quanto la Mole Antonelliana.

E sui Co­muni? Ricordate cosa aveva detto Leonardo Domenici, il sinda­co di Firenze presidente dell’Anci? «Per quanto ci riguarda, in un quadro di riforme generali, possiamo concordare un taglio del 25% dei consiglieri.» Grazie tante, hanno pensato a Roma, ma poi cosa diamo ai nostri uomini in periferia? Ed è finita, grazie a mille spinte da sinistra e da destra, con ritocchi. Nes­sun accorpamento tra i municipi, neppure quelli microscopici con 33 o 34 residenti, come Monterone o Pedesina: zero. Nes­sun taglio dei consiglieri comunali, neppure quello annunciato del 10%: zero. Solo una limatina ai gettoni di presenza, una spuntatina agli assessori (2 in meno nei comuni più grandi), una sforbiciatina alle circoscrizioni comunali che d’ora in avanti po­tranno esistere solo in città con più di centomila abitanti che in Italia sono 45, una raschiatina agli stipendi con abolizione di quelli dei consiglieri di quartiere.

Oooh, direte: finalmente cesserà la vergogna di quei presi­denti circoscrizionali che a Palermo prendevano 4750 euro al mese! Sbagliato: la Sicilia è una regione autonoma, rivendica il diritto di fare come le pare («coi portafogli degli altri», ride amaro l’ex commissario dello Stato nell’Isola, Gianfranco Ro­magnoli) e anche la riduzione del 10% delle indennità dei sindaci è stata svuotata prima dall’adeguamento Istat dell’8,3% sull’inflazione poi da un nuovo aumento del 3,7% alla vigilia delle ultime elezioni.

segue la descrizione dell’aumento dei costi del Personale di servizio delle Camere…..Chiamiamola col suo nome: un’indecenza. C’è poi da stu­pirsi se, con regole così, il personale costa oggi uno sproposito? Il suo peso sui costi complessivi di Palazzo Madama era dieci anni fa del 37%. Oggi è salito al 43. Per un totale di 236 milio­ni di euro. Compresi, come si diceva, i soldi ai pensionati. I quali sono 656, costano 77 milioni e mezzo e incassano media­mente 118.000 euro a testa perché ogni aumento dei dipenden­ti in servizio aggiorna in automatico anche i vitalizi. E quanto la cosa sia esplosiva lo dice il confronto col 1997: in 10 anni la spesa pensionistica, tolta l’inflazione, è cresciuta del 49 e mez­zo per cento……e poi ….la presa in giro sui portaborse sottopagati in nero nonostante i parlamentari incassino ogni mese oltre 4000 euro per assumerne due. Ricordate che dopo le denunce avevano annunciato che nessuno avrebbe più avuto accesso ai Palazzi sen­za un contratto di assunzione? È finita all’italiana, con una de­roga per coloro che «svolgano attività di tirocinio formativo».

……..Almeno una porcheria, i cittadini italiani si aspettavano che fosse spazzata via. Almeno quella. E cioè l’abissale diffe­renza di trattamento riservata a chi regala soldi a un partito piut­tosto che a un’organizzazione benefica senza fini di lucro. È mai possibile che una regalia al Popolo delle Libertà o al Partito de­mocratico, a Enrico Boselli o a Francesco Storace abbia diritto a sconti fiscali fino a 51 volte (cinquantuno!) più alti di una donazione ai bambini leucemici o alle vittime delle carestie africane? Bene: quella leggina infame, che avrebbe dovuto indignare Romano Prodi e Silvio Berlusconi e avrebbe potuto essere cam­biata con un tratto di penna, è ancora là. A dispetto delle de­nunce, dell’indignazione popolare, delle promesse e perfino di una proposta di legge, firmata a destra da Gianni Alemanno e a sinistra da Antonio Di Pietro. Proposta depositata in un casset­to della Camera e lasciata lì ad ammuffire. Ma se non ora, quando? ogni commento in proposito è superfluo….

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Una Risposta to “Indispensabili – La Deriva – I costi della Politica”

  1. paolo said

    Un’altra spesa totalmente inutile è quella del Consiglio Regionale della Lombardia che il 29 Giugno spenderà 40 Mila euro per fare un Consiglio Regionale a Malpensa per parlare del tema quando esiste già un sede appropriata come l’aula consiliare del pirellone
    http://francescoprina.blogspot.com/2010/06/spesi-inutili-in-regione.html

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