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L’etica dei testimonials

Posted by giannigirotto su 31 maggio 2010

Ho esitato a lungo prima di pubblicare questo articolo. Nessuno di noi è uno stinco di Santo, io per primo, ed è una cosa molto facile accusare gli altri per non guardare a noi stessi. Ma dopo un anno e mezzo di vita di questo sito, spero che chi mi leggerà avrà la volontà di verificare che in genere cerco di essere il più possibile propositivo, ed anche personalmente cerco di “essere il cambiamento che vorrei vedere nel mondo”….

Mi sento comunque ora un po’ più “autorizzato” a pubblicare questo articolo a seguito degli avvenimenti che si sono susseguiti tempestosamente negli ultimi due anni, a partire cioè dalla crisi economica globale scoppiata due anni fa con il fallimento di alcune grandi banche private americane, e non solo, il salvataggio governativo di tante altre (con soldi pubblici ovviamente), la recessione economica generalizzata, il recente “fallimento” finanziario della Grecia ed il rischio di “contagio” ad altri Stati con la conseguente “stretta” economica e la recente manovra finanziaria con la richiesta di “pesanti sacrifici” ai cittadini di diversi Paesi onde rimanere a galla.

Insomma dovrebbe essere ormai assodato ed evidente che un sistema consumistico usa&getta ed un livello di vita troppo elevato non sono semplicemente sostenibili. In realtà che questo stile di vita non fosse sostenibile ambientalmente si è sempre saputo ma evidentemente non interessava ai vertici politico/economico/industriali, ma ora  questi si sono resi conto che la cosa non è sostenibile neppure FINANZIARIAMENTE, e quindi incominciano le prime timide ammissioni del tipo “ragazzi, qua stiamo volando troppo in alto…..” (persino Berlusconi lo ha detto recentemente, no?)

Ora è certo che dobbiamo cambiare qualcosa, e direi che tutti dobbiamo fare la nostra parte, a prescindere dal “potere” in senso lato che abbiamo, e fra questi qualcuno certamente ci sono anche i “testimonials”, che devono rendersi conto che non è più ammissibile essere complici di un sistema che per l’appunto si è dimostrato insostenibile. E’ perchè punto sui testimonials? semplicemente perchè sono i “veicolatori” dei messaggi pubblicitari, ed hanno un potere di “persuasione” e di influenza sulle masse non indifferente. Si sa infatti che molte persone si individuano con il loro personaggio pubblico preferito, e sono tentati di assomigliarli per una loro gratificazione personale. Veniamo pertanto al dunque:

Provate ad immaginare di accendere la TV e capitare all’interno di una serie di classici spot pubblicitari;. dopo aver visto il favoloso detersivo che smacchia ma non buca, sbianca ma non scolora, ammorbidisce senza infeltrire, nutre i tessuti e gli fa fare pure il ruttino, ecco un nuovo spot: appare un personaggio famoso, forse un atleta o forse un attore, giovane, bello, vincente, sorridente.

Tiene in mano un piccolo oggetto e sorridendo dice: “nice-mine, la mina antiuomo a forma di giocattolo. Affidabile, economica, garantisce lesioni permanenti sia a grandi che a piccini, provatela!” poi strizza l’occhio e conclude con un sorriso ammiccante: “ma non su di voi, mi raccomando!”, e quindi sullo schermo passano immagini di bambini vestiti di stracci e di milizie militari che raccolgono l’oggetto pubblicizzato per poi saltare in aria dilaniati dall’esplosione.

Possibile? Certo che no, infatti anche se il fatturato dell’industria bellica è enorme (circa tre milioni di miliardi di lire nel 2008, ed in continuo aumento) e potrebbe teoricamente pagare profumatamente eventuali testimonials, nessuno (forse, credo, spero……) sarebbe così pazzo da reclamizzare un tale prodotto. Non è etico! Fa parte di quei prodotti che si costruiscono sì ma non si pubblicizzano, se non attraverso canali molti particolari e certamente non aperti a tutti.

Per calarci maggiormente su un esempio reale, pensiamo allora alle sigarette. Trent’anni fa c’erano fior fiore di personaggi pubblici che reclamizzavano questa o quest’altra marca. Le sigarette erano un segno distintivo, conferivano maturità e fascino e non facevano male a nessuno……….almeno questo era quanto volevano farci credere la aziende produttrici…. Quando invece è divenuto evidente e inconfutabile che, a parte bruciare i polmoni e rovinare in generale l’organismo, aumentavano terribilmente il rischio di ammalarsi di tumore, ecco che la pubblicità è cambiata e i testimonials sono scomparsi. Nessuno vuole più legare il suo nome e la sua immagine ad un prodotto che, seppur piacendo a molti, comporta danni fisici certi.

Venendo quindi al presente e ad un esempio specifico come l’acqua, quale etica si può attribuire ad un testimonial che pubblicizza un prodotto/servizio, che pur legalmente ammissibile, non è socialmente etico? Come possono i vari attori, cantanti, sportivi, soubrette ecc., pubblicizzare allegramente una cosa così importante, così fondamentale come l’acqua senza vedere cosa ci sta dietro? Forse perchè non vedono più in la del loro naso/portafoglio? Questi signori si rendono conto che stanno contribuendo a mercificare una cosa che non dovrebbe essere mercificata, ma bensì esere gestita con tutte le cautele ed il rispetto possibile, essendo inequivocabilmente il bene fisico più prezioso del mondo?

Ma più in generale, quando ad un qualsiasi persona viene chiesto di pubblicizzare qualcosa, che siano vestiti, scarpe, gioielli, prodotti finanziari, elettrodomestici, alimenti, questa persona si pone la domanda “questa cosa è etica? viene prodotta senza sfruttare alcuno? senza depauperare l’ambiente? senza inquinarlo?”, oppure pensa solo “me ne frego! se non lo faccio io lo farà qualcun’altro, quindi meglio che i soldi li prenda io!”.

Credo però sia lo stesso ragionamento che fanno gli spacciatori di droga: “se non lo faccio io ce ne sono cento pronti a prendere il mio posto!”

Bell’esempio per le generazioni presenti e future, allora cari testimonials, continuate pure a sorridere!

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