Tracce

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Un nuovo mondo è possibile: G.A.S. e D.E.S.

Posted by giannigirotto su 15 giugno 2010

Per la serie “Iniziative reali e concrete attive per migliorare questo brutto mondo”, sono estremamente lieto di apprendere che la scorsa settimana si è svolto un convegno nazionale dei GAS e dei DES, denominato “TERRITORI IN MOVIMENTO”.

Inanzitutto chiarisco che per GAS e DES si intendono rispettivamente i Gruppi di Acquisto Solidale, e i Distretti di Economia Solidale.

In parole povere siamo di fronte ad una sfida epocale: o soccombere tutti all’economia di mercato nel suo significato più duro di “legge della giungla”, ove vince il produttore in grado di ottenere la più alta differenza possibile tra costi di produzione e ricavi dalle vendite, a prescindere dal rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, oppure decidere di produrre e vendere in base  criteri di equosostenibilità, e privilegiando una filiera il più possibile locale.

Ora, è chiaro che tutti noi consumatori finali siamo ben felici di acquistare prodotti locali e di qualità  quando questi hanno un prezzo similare o persino più basso di quanto proposto dalla GDO-Grande Distr(ib)uzione Organizzata. Infatti in molti casi la filiera commerciale di un GAS è cortissima (parlo sopratutto del comparto alimentare), cioè si acquista direttamente dal produttore e si vende direttamente al consumatore finale, e quindi si risparmiano i ricarichi dei passaggi intermedi. E’ chiaro invece che i problemi sussistono quando i prodotti/servizi di queste realtà “equosolidali” costano di più. In questi casi quello che mi sento personalmente di dire è che ognuno di noi deve farsi i suoi conti in tasca e verificare se perlomeno una parte della spesa può essere fatta nei circuiti equosolidali. La scelta di prodotti è ormai molto ampia, e certamente si potranno trovare, con un minimo di sforzo degli articoli che hanno prezzi simili a quelli della GDO. Così facendo si va ben oltre un atto di beneficenza, perchè si mette in moto un circolo virtuoso che consente al produttore “equosolidale” di vivere, crescere e creare attorno a sè vero sviluppo, uscendo viceversa da un circolo vizioso di povertà, sfruttamento e sottosviluppo.

Ma in più vorrei sottolineare che l’acquisto di beni/servizi nei classici canali della GDO può comportare certamente un risparmio immediato in termini di prezzo, ma a lungo andare, quanti e quali costi indiretti comporta? Mi spiego con un esempio; io posso tranquillamente comprare oggi un paio di scarpe di ginnastica in gomma a 10 euro, per la cui fabbricazione sono stati sversati decine e decine di litri di acqua inquinata da solventi, coloranti, ammorbidenti e tante altre sostanze chimiche non biodegradabili. Chi pagherà un domani (che è ovviamente già oggi) le cure dei malati che diventeranno tali a causa dell’acqua inquinata che inevitabilmente entra nel ciclo alimentare? chi pagherà per la bonifica di terreni o corsi d’acqua così inquinati che la flora e la fauna muore? di più, chi pagherà da mangiare agli operai rimasti disoccupati perchè la loro fabbrica produce rispettando le norme a tutela dell’ambiente e dei lavoratori (e quindi con prezzi fianali più alti e “non concorrenziali”)? Ancora più banalmente, a tutti piace la benzina a basso costo, ma chi pagherà ora i danni derivanti dal disastro petrolifero nel Golfo del Messico? la BP certamente, ma come lo farà, se non innalzando i prezzi vuoi della benzina vuoi di tutti i prodotti che si fabbricano nelle industrie che certamente possiede in giro per il mondo…

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