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Indispensabili: Voglia di Cambiare – Flessibilità e sicurezza del lavoro

Posted by giannigirotto su 28 giugno 2010

Proseguo la lettura di questo libro che ho inserito nella mia sezione “Indispensabili” per la sua proposività. Infatti non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, ma al contrario l’autore è andato a ricercare i modelli di eccellenza che permettono ad altri Paesi di risolvere al meglio tanti problemi. Giusto per darvi un assaggio del contenuto e stimolarvi a leggere questo e gli altri articoli:

– La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro grazie all’”ombudsman” dei lavoratori, ovvero il delegato per la salute e la sicurezza.

– Con l’invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall’autostrada, mentre i treni corrono superveloci.

– A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie “dolci” e trasformato l’energia solare in un formidabile business.

– L’Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d’uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade.

– I danesi non hanno più l’incubo della precarietà grazie alla “flessicurezza”, che da una parte consente agli imprenditori di licenziare con molta facilità il personale, dall’altra offre al disoccupato un’indennità del 80% dello stipendio e sopratutto un rientro velocissimo nel mondo del lavoro.

Vediamo ora il seguente capitolo::

LA “FLESSISICUREZZA” DELLA DANIMARCA

…………. I cittadini sono soddisfatti del premier ma anche dei loro politici, degli amministratori a ogni livello e di coloro che operano nella pubblica amministrazione. Una volta chiamati a incarichi pubblici, politici e amministratori frequentano corsi di specializza­zione universitaria, il life long learning (l’aggiornamento continuo) non è una formula e basta, perché la loro massima ambizione è quella di essere dichiarati competenti nella materia in cui esercitano il loro legittimo potere. «Quanto più sono competenti — dice Luìsa Corrado – tanto più risultano credibili e autorevoli. Da qui l’investimento nel continuo aggiornamento di parte del loro tempo libero. E nel regno di Andersen sì che ne hanno del tempo a dispo­sizione: soprattutto le lavoratrici madri, favorite dall’alta percen­tuale di asili nido sui posti di lavoro (ben quindici imprese su cen­to, contro l’appena 2 per cento in Italia, fanalino di coda in questo settore). Perché questa è la risposta non retorica alle esigenze delle famiglie: creare strutture in modo da favorire i servizi pubblici e gli asili nido.»

………«I politici danesi devono essere francescani e trasparenti, altrimenti è meglio che cambino mestiere, la casta italiana non abita qui». Francescani non è un aggettivo esagerato: qui i deputati sono quasi poveri, e quasi umili nell’apparire, e ognuno di loro ha un sito internet per dialogare con elettori e non. Nel Parlamento danese i centosettantanove membri (l’80 per cento sono impiegati, trentotto su cento sono donne, uno su tre va al lavoro in bici) guadagnano 72,4 mila euro lordi annui. E le spese del Parlamento sono di 79,3 milioni di euro, contro i 1589 milioni dell’Italia.

Alta tecnologia e ricchezza: La Danimarca ha beneficiato della lungimiranza del suo governo in tema di nuove tecnologie. Ha livelli eccezionali nell’uso di internet e dei personal computer. Formazione, ricerca e sviluppo hanno contribuito al potenziarsi di un’industria high-tech d’eccellenza………

Il primo ministro Rasmussen ha condotto l’ultima campagna elettorale su Facebook e MySpace…….. e a proposito di banche….il mantenimento del conto corrente costa mediamente trentacinque euro l’anno, contro i centottantadue in media dell’Italia…..

 

Flessibilità e sicurezza:  ……….il presidente José Manuel Barroso, portoghese, succeduto nel 2004 a Prodi, raccomanda ai paesi membri «di imparare dal modello danese perché pone l’accento sulla creazione di posti di lavoro» e si dice portavoce convinto della invenzione danese, la flexicurity, in italiano «flessicurezza», neologismo che indica la felice alchimia tra la grande flessibilità sul mercato del lavoro e l’elevata sicurezza sociale per i cittadini. Una invenzione che ha il grande vantaggio di enfatizzare la protezione delle persone invece che dei lavori…….

…..occorre lottare contro l’analfabetismo e l’analfabetismo di ritorno anche tramite programmi di apprendimento durante tutto l’arco della vita. Questi programmi (life long learning) sono essenziali ai fini della dinamicità del mercato del lavoro e possono permettere ai lavoratori di restare competitivi nel corso della carriera e della vita. È necessario accrescere i livelli d’istruzione, quindi, e investire maggiormente nell’istruzione e nella formazione, in quanto il possesso di abilità e il loro costante aggiornamento è la vera ricchezza di cui possono disporre i lavoratori più deboli, in un’ottica «avanzata» di flessicurezza.

Come funziona la ricetta danese: ……..Immaginate di poter essere licenziati con un preavviso di soli cinque giorni, ma che questo non vi precipiti in un dramma esistenziale. Perché da subito riceverete un’indennità di disoccupazione mediamente dell’80 per cento della retribuzione (l’attuale governo tende ad abbassarla fino al 60 per cento) sulla quale, se necessario, potrete contare per quattro anni: ma, attenti, chi rifiuta offerte di lavoro perde l’assegno pubblico. E poi, entro tre mesi, l’Ufficio pubblico del lavoro preparerà un job pian su misura per voi, cioè un piano di reimpiego che, al massimo entro un anno dal licenziamento, dovrà cominciare a produrre offerte di occupazione o di formazione volte a farvi avere non solo un nuovo lavoro ma un buon lavoro……questo sistema è talmente efficente che permette il più alto Turn over al mondo: ogni anno, su 2,8 milioni di lavoratori, oltre ottocentomila cambiano lavoro, più di un terzo….

I sette principi della flessicurezza: Non può essere trasferito tout court il modello della flessicurezza, ma alcuni punti si possono tenere a mente per ben cominciare: …………. in evidenza i sette princìpi comuni da considerare per evitare che il termine flessicurezza. possa essere la foglia di fico per coprire un fles-sfruttamento, cioè una generale tendenza a una selvaggia deregulation attuata dai datori di lavoro a danno dei lavoratori….

1) una manodopera qualificata e capace di aggiornarsi, soprattutto grazie al principio che bisogna continuare a imparare permanentemente, per tutta la vita;

2) misure contro il lavoro precario e le pratiche occupazionali abusive;

3) riduzione della segmentazione del mercato del lavoro;

4) dialogo con i sindacati per promuovere i contratti collettivi e una maggiore partecipazione sindacale;

5) parità tra donne e uomini, ovvero misure volte a conciliare la vita professionale con quella familiare;

6) promozione della crescita e l’occupazione nazionali grazie a un migliore coordinamento delle politiche macroeconomiche e di bilancio degli Stati membri;

7) integrazione delle strategie nazionali di flessicurezza nei programmi nazionali della «strategia di Lisbona» ………

Purtropo in Italia questa strategia ha tre oggettivi ostacoli socio/politico/strutturali che rendono difficile l’attuazione:

1) La situazione della finanza pubblica: contro il nostro 100 per cento del rapporto debito pubblico/Pii, loro sono a meno del 30 per cento…..

2) L’alto livello medio d’istruzione facilita il reimpiego dei lavoratori danesi, mentre in Italia le indagini condotte dall’Ocse dal 1997 pongono sistematicamente la nostra scuola in fondo alle classifiche di qualità.

3) II clima di cooperazione che pervade tutto il sistema danése……….. «Gli Uffici del lavoro danesi sono cogestiti da autorità pubbliche, sindacati e imprese. Alla base di tutto c’è quella che gli studiosi scandinavi chiamano “l’economia negoziata”. Le parti sociali coordinano gli interventi per i disoccupati e questo fa sì che 1’80 per cento dei lavoratori sia iscritto al sindacato. Insomma, gli Epifani di lì hanno maggiori pesi di gestione, ma ricevono più consenso rispetto ai nostri che non entrano in maniera così sistematica nei meccanismi del mercato del lavoro». «Ecco perché – conclude Borioni – da noi ci vorrà molta gradualità per introdurre la ricetta danese, ma l’importante è cominciare. La Danimarca insegna che ci vuole più consenso generale per produrre merci a più alto valore di conoscenza. Ciò da più soddisfazione a imprenditori e lavoratori, e aiuta a pagare i costi del debito pubblico e dei servizi sociali, finalmente anche da noi più efficienti.»

Privacy? si, ma lo Stato deve sapere tutti i dati essenziali: Il CPR-Centrale person register, è una divisione del ministero degli Interni ed è l’istituzione cui i danesi, nel 1968, hanno fatto un grande regalo: le hanno consegnato la propria identità per favorire la massima trasparenza della «casa Danimarca»…..si occupa della registrazione centralizzata dei dati personali di tutti i cittadini. Questo censimento ininterrotto non ha scatenato nessuna grande polemica nel paese: l’hanno gradita anche i politici, in modo da sottrarsi a eventuali, possibili ricatti. Da allora, a ogni danese viene assegnato il numero Cpr, un codice di dieci cifre valido dalla «culla alla bara», dalla nascita alla morte (come il nostro codice fiscale). ……. Lo Stato registra continuamente indirizzi, date di nascita, conti bancari, numeri telefonici, redditi annuali, numero di figli…….. Ogni giorno le autorità inviano al Cpr informazioni sui cittadini: nascite, traslochi, pagamenti. All’inizio dell’anno i danesi ricevono a casa una dichiarazione dei redditi già compilata, che devono firmare e alla quale in genere apportano solo piccole correzioni. I ministeri possono chiedere agli uffici del Cpr quante donne in età fertile vivono in Danimarca o quanti bambini andranno a scuola nei prossimi anni, e in base a questi dati decidono le loro politiche. Il Cpr è usato dalla polizia per le indagini. Gli ospedali vengono automaticamente informati quando un donatore di organi cambia indirizzo. Le leggi sulla privacy sono molto rìgide, ma tecnicamente il ministero degli Interni potrebbe sapere con una certa facilità quali libri ha acquistato un cittadino o quante volte si è sottoposto a esami clinici particolari. «I danesi si fidano del loro Stato che li tratta con paternalismo illuminato, i livelli di controllo sociale e amministrativo verso i cittadini e tra i cittadini sono altissimi….

Link utili: II portale nazionale della pubblica amministrazione danese fa accedere ai siti internet di tutte le istituzioni pubbliche danesi. Destinato al grande pub­blico, fornisce informazioni pratiche per tutti i tipi di situazioni legate al lavo­ro, alla sicurezza sociale, allo stato civile eccetera.

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La «flessicurezza» della Danimarca

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