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Indispensabili – Voglia di cambiare: Turismo

Posted by giannigirotto su 12 luglio 2010

Proseguo la sintesi di questo libro che ho inserito nella mia sezione “Indispensabili” per la sua proposività. Infatti non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, ma al contrario l’autore è andato a ricercare i modelli di eccellenza che permettono ad altri Paesi di risolvere al meglio tanti problemi. Giusto per darvi un assaggio del contenuto e stimolarvi a leggere questo e gli altri articoli:

– La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro grazie all’”ombudsman” dei lavoratori, ovvero il delegato per la salute e la sicurezza.

– Con l’invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall’autostrada, mentre i treni corrono superveloci.

– A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie “dolci” e trasformato l’energia solare in un formidabile business.

– L’Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d’uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade.

– I danesi non hanno più l’incubo della precarietà grazie alla “flessicurezza”, che da una parte consente agli imprenditori di licenziare con molta facilità il personale, dall’altra offre al disoccupato un’indennità del 80% dello stipendio e sopratutto un rientro velocissimo nel mondo del lavoro.

Esaminiamo ora il seguente capitolo:

GRAN TURISMO ALLA FRANCESE

Partiamo da dei dati di fatto… la Francia è ormai stabilmente, dal 1990, prima potenza turistica mondiale ….. Titolo che nel 1970 spettava all’Italia. Sì, eravamo il paese più visitato al móndo. Oggi siamo al quinto posto…..e l’Associazione mondiale delle imprese turistiche ha de­classato l’Italia al centosettantatreesimo posto (su centosettantasei paesi!) per le prospettive di crescita nel settore. A questo si aggiunge una rete logistica (autostrade e ferrovie) che in Italia è molto meno efficente che in Francia.

Vediamo ora alcuni punti pratici di offerta turistica:

Noi italiani siamo stati i primi al mondo nel turismo termale: ri­sale agli antichi Romani la formula Spa, ovvero Salus per aquam. Le antiche terme non si limitavano ad avere una funzione meramente curativa, ma offrivano anche un carattere ricreativo, Ebbene, in Francia sono riusciti a trasformare questa attrazione in un’attività che tutto l’anno si muove e gratifica ed è diventato un prodotto tu­ristico sempre godibile. Da noi, invece, le domeniche e l’inverno è regola trovare chiusi gran parte degli stabilimenti, tranne rare ecce­zioni …. Così la felice in­tuizione del “mare da vivere d’inverno” è difficile che faccia aumen­tare i pernottamenti.»

– dalla Camargue alla Loira. In questi tratti di Fran­cia la navigazione di fiumi e canali è principale affare turistico. Sono più di trecento le società che gestiscono il business del­l’acqua dolce. Tutta l’Europa si è mossa in questa dirczione. Già oggi esistono venticinquemila chilometri di idrovie. In Inghilterra è stata restaura­ta la rete dei canali per facilitare il transito dei battelli. In Germania su Reno, Danubio ed Elba viaggiano ogni anno cinquecentomila vi­sitatori. Ma parliamo della Loira, che con i suoi mille chilometri è il fiume più lungo della Frància. Le sue acque, sulle quali si posarono gli ultimi sguardi di Leonardo da Vinci, sono navigabili da sempre, e offrono uno spettacolo di natura e arte con la presenza di ben seicen­to castelli (i nostri «cugini» hanno capito che con la storia si fanno affari). «Dei 652 chilometri del Po, invece, solo una parte è navigabi­le. La parola d’ordine dovrebbe essere: estendere la rete. Ma andare da Milano a Venezia via fiume resta un sogno. E in Lombardia i na­vigli leonardeschi sono da mezzo secolo quasi tutti chiusi alla naviga­zione. Sono stati costruiti ponti raso acqua che impediscono il pas­saggio delle barche…. Milano era una città d’acqua meravigliosamente raccontata prima da Petrarca e secoli do­po dai grandi dell’Ottocento. I navigli sono una rete viva ancor oggi. Ripristinare la navigabilità e riqualificare il patrimonio delle case, vil­le e borghi sulle sponde potrebbe non solo consentire alle giovani coppie di avere case ad affitti o a prezzi d’acquisto accettabili, ma an­che far nascere un’offerta alberghiera piacevole e a minor prezzo che in città.»

Maison de la France: è l’organismo incaricato di promuovere l’immagine della Francia all’estero, diventato un modello. Oggi conta oltre mille associati contro i settanta del 1987, quando fu creata, e gode di un bilancio di set-tantacinque milioni di euro, tre volte il fondo del nostro Enit. La lezione principale della Maison è che l’immagine del paese all’estero non può più essere gestita dalle regioni con politiche differenziate, ma va ripresa in mano da una cabina di regia unica, che rafforzi il marchio Italia. Anche perché la meta per le vacanze individuata come la più interessante dai nostri ricercatori all’estero è proprio l’Italia: però poi il sogno non si realizza perché insorgono mille difficoltà. «Quindi una Casa Italia e un sito internet italia.it finalmente attivo e funzionante secondo le tre E propugnate dalla Corte dei Conti: economico, efficace, efficiente. E, nella prossima legge Finanziaria, promuovere un “piano bellezza” basato su un’altra tripla, una tripla A: ammodernare, abbellire, accelerare. Auspico che nella prossima Finanziaria ci sia posto per un grande progetto di ammodernamento dei nostri hotel. Non solo per introdurre internet, ma anche per bagni più adeguati e arredamenti degni del made in Italy. «Penso a misure che facilitino il rinnovamento dell’intero patrimonio alberghiero, dall’armadio alle luci, dai mobili al sofà, alle tecnologie di climatizzazione e riscaldamento. Come? Grazie a una fiscalità e a mutui agevolati, come è già avvenuto felicemente per la ristrutturazione delle case. Molti operatori privati si danno da fare ma sono soli. Occorre poi frenare i prezzi, liberare più spiagge, rendere sempre più il paese un museo a ciclo aperto, favorire i collegamenti con le piccole Italie e valorizzarne le attrattive, comunicare meglio le mete, pensare meno al turismo di massa. Insomma, imitare la Francia.

E poi una sana autocritica; qui in Italia non trattiamo abbastanza bene i turisti, e parlo in primis per gli operatori del settore, ma in generale anche per tutti i cittadini. Guardiamo invece con ammirazione cosa ha detto …il responsabile del Turismo francese, Lue Chatel, con un coraggioso atto di umiltà ha invitato nel settembre 2007 i suoi connazionali a rimboccarsi le maniche e a essere più pazienti e più sorridenti con i visitatori. Ecco le sette regole di buona educazione che Chatel (ex portavoce del presidente Nicolas Sarkozy) ha dettato agli addetti e più in generale ai francesi a contatto con il grande pubblico:

1) siate i primi a salutare il turista straniero; 2) non gettate il resto sul bancone con malagrazia e siate pazienti nelle trattative; 3) se sapete un po’ di inglese, non fate fìnta di non conoscerlo. Siate coraggiosi e generosi: usatelo con gli stranieri; 4) se i turisti che vengono dall’estero cercano di parlarvi in francese, non mostrate fastidio per i loro errori; 5) i dipendenti delle poste agli sportelli dovrebbero portare delle spille che indicano con chiarezza quali lingue parlano; 6) appendete un cartello con la scritta «benvenuti» alla vostra vetrina. Meglio ancora se il cartello è in più lingue; 7) se non siete in grado di seguire questi consigli, allora siate almeno gentili e sfoggiate sempre un bel sorriso.

Mentre, rivolto ai cittadini ed alle comunità è ….il decalogo del sociologo Domenico De Masi, per tre anni assesso­re di Ravello, sulla costiera amalfitana, per coloro che vogliono coltivare e au­mentare la bellezza del loro luogo:

1) Eliminate quel che c’è di brutto nel vo­stro centro ed educate i ragazzi ad amare i punti belli della loro città; 2) il punto in cui è nato un poeta o è avvenuto un incontro storico importante de­ve diventare il cuore del paese; 3) fate incontrare gli «spiriti» del posto affin­chè costruiscano qualcosa di grande per la vostra terra; 4) rispettate i visitato­ri, affinchè i visitatori rispettino il luogo; 5) assicurate la qualità dei servizi e l’equità dei loro costi; 6) fate capire ai commercianti che parte del loro guada­gno deve essere restituito alla città. Tutto servirà per abbellire e rendere più funzionale il vostro luogo; 7) esaltate anche gli altri punti di un centro: cultu­ra contadina, arti minori, borgo di pescatori e così via; 8) ottenete dagli am­ministratori pubblici una promessa: se non raggiungono l’obiettivo, dovran­no dimettersi; 9) procuratevi e trasmettete le informazioni con accuratezza; 10) contribuite personalmente all’ulteriore perfezionamento dello spirito del vostro paese.

E come si vede quindi c’è bisogno dell’impegno di tutti…..!

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