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I miei “Credo”: vendere i propri “rifiuti”

Posted by giannigirotto su 8 novembre 2010

Il titolo di per sè contiene già tutto l’errore possibile in materia, ma naturalmente l’ho inserito proprio per parlarne. Non si dovrebbe più infatti parlare di “rifiuto“, ma di “materiale riutilizzabile” o “materia prima secondaria” o qualsiasi altro termine che contenga il concetto che trattasi di un bene che ha un suo valore sia economico che intrinseco. Ma tant’è , probabilmente ci vorranno un paio di generazioni affinchè cambi la mentalità e si vedano gli oggetti per quello che sono, cioè parte di un circuito chiuso che deve necessariamente autoalimentarsi costantemente, pena l’esaurimento delle risorse.
Ma tornando al titolo di questo articolo, credo che il destino finale della strategia sul trattamento dei “rifiuti”, cioè la migliore soluzione possibile, e pertanto quella che verrà adottata spontaneamente dal mercato economico/imprenditoriale, sia l’acquisto, da parte di società specializzate in riciclaggio, dei rifiuti prodotti sia dai singoli cittadini che dalle imprese industriali. In buona sostanza tu mi porti i tuoi materiali di scarto, ovviamente ben divisi per tipologia, ed io te li pago un tanto al chilo, dal momento che, opportunamente trattati sarò in grado di rivenderli o trasformarli in un qualcosa che mi genera profitto.

La cosa non è certo nuova; credo infatti abbiate tutti presente come da un paio di decenni un po’ in tutte le parrocchie d’Italia si facciano periodicamente le raccolte di carta e ferro per raccogliere fondi. Ora, carta e ferro sono materiali che culturalmente sono già visti come “nobili” e sono disponibili acquirenti, e quindi l’operazione si è potuta effettuata senza particolari problemi. Tutto stà ad ampliare il concetto a tutto il rimanente materiale di scarto.

Il punto di svolta, e contemporaneamente il maggior problema, consiste naturalmente nella gestione dei rifiuti “industriali” che attualmente vengono classificati come pericolosi. Ora come ora sono un puro costo (di smaltimento) per l’azienda che li produce, e sono quindi in gran parte gestiti dalla criminalità organizzata che li smaltisce dove meglio crede ad un prezzo estremamente più basso rispetto alle offerte delle aziende che operano correttamente. Tutto questo è ampiamente descritto e dettagliato nell’ultimo capitolo di “Gomorra” di Saviano, che se non l’avete ancora fatto vi invito a leggere assolutamente (il link in oggetto vi porta ad un ampio estratto gratuito).

Quindi la soluzione non può che venire dal mondo imprenditoriale, che prima o poi troverà il modo di trasformare un prodotto pericoloso/tossico in qualcosa di riutilizzabile e quindi rivendibile, con dei costi che gli consentono di guadagnare su tale ‘operazione. Già oggi ci sono numerosi esempi e pratiche virtuose realizzate, ad esempio dal Centro Riciclo Vedelago, ma è ovvio che siamo ancora all’inizio per quanto riguarda appunto i rifiuti tossici/pericolosi.

Intanto qualcosa si muove per facilitare la soluzione, anche grazie allo strumento Internet, che ha creato alcuni siti che funzionano come delle “Borse del rifiuto”, in cui si cerca di far incontrare offerta e domanda di rifiuto. Al momento ho rilevato:

Borsarifiuti.com

Borsarifiuti.it

Borsa Telematica del rifiuto

A questo punto non ci resta che tenere alta l’attenzione e la pressione affinchè si sviluppino le tecnologie di bonifica/riutilizzo di tutti i materiali, e contemporaneamente si producano in futuro solo oggetti interamente riciclabili.

Bookmark and Share Gianni Girotto

Una Risposta to “I miei “Credo”: vendere i propri “rifiuti””

  1. Andrea said

    La mia speranza è che tra qualche generazione si smetta completamente di usare materie pericolose, tossiche, radioattive, cancerogene, etc. per risolvere il problema alla radice. Andare avanti così è demenziale.

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