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Indispensabili: L’anticasta – DIARIO DI UNA SENATRICE

Posted by giannigirotto su 17 dicembre 2010

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Invito tutti, una volta letto questi interessatissimi estratti, di comprare il testo originale per poter completare la lettura, e magari a regalarne una copia ai propri consiglieri comunali, per far loro vedere come un’altro modo di amministrare è possibile.

Ecco i capitoli (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

DIARIO DI UNA SENATRICE

di Franca Rame

Primo giorno in Senato: …Il brusio as­sordante non tende a diminuire. Scalfaro inizia a parla­re… Nessuno ascolta. Riscuote con forza la campana per chiedere un minuto di silenzio per i soldati morti a Nassiriya. Nessuno ascolta. Sulla gradinata di fronte a me, scor­go due senatori che si parlano all’orecchio e ridono…Viene fatto lo spoglio delle schede. Ci sono errori: 2 Francesco invece di Franco. Si rivota: idem. Si rivota: idem – idem, tra urla, in­sulti e strepiti. Roba da stadio. Ma siamo veramente al Se­nato? – mi chiedo. “Ma che significa quel Francesco?”, chiedo a Furio. “È davvero uno svarione casuale?”. E lui mi risponde: “No, sono piuttosto segnali di fumo…” … Dove sono capitata? È una situazione che mi ricorda una com­media grottesca di Ben Johnson, “La fiera di San Bartolo-meo”, dove non esiste alcuna differenza fra la normalità e la follia. E oggi m’è sembrato di ritrovarmi proprio in quell’identico caos, erano tutti pazzi! O, meglio, fìngeva­no: era una pazzia organizzata.

…il mariuolo era Clemente Mastella, il padreterno dell’Irpinia che aveva pre­teso il Ministero della Giustizia. E Prodi ha dovuto ammollarglielo. Ecco… questo era il Senato, Per me si trattava del­la prima lezione di politica attiva: dammi sull’unghia o sbotto…

…Il mecenate Pera non si è limitato a quell’opera bizzar­ra: un delfino assai discutìbile al posto di un altro padre della patria, uno scimpanzè di marmo in una nicchia in ci­ma a uno scalone, qualche altro quadro qui e là. Particolare da non sottovalutare/gli artisti erano tutti amici suoi, e i soldi per comperarli tutti del Senato! Ho cercato di fare chiarezza su questi acquisti, andan­do a parlare addirittura con il ragioniere generale della te­soreria… Ma lui muto! Professione omertà’! Mi rivolgo a un commesso: “Scusi, dov’è la cassa?”. “Beh, senatrice, ba­sta guardarsi intorno… Qui è tutta casta!”. “Ma cos’ha ca­pito? La cassa, non la casta! Dove pago, insomma?”. “Ah, scusi – trattiene a fatica una risatina – la cassa è subito qui a destra”. Questa volta chiedo una spremuta. “Quanto de­vo?” “Un euro”. Pago. “Che poco!”, commento. “Lo scon­trino, per favore…”. “No, senatrice, qui non diamo lo scontrino…”, mi risponde meccanicamente il gestore. Che stravaganze!… A Montecitorio lo danno, non al Senato. Perché? “Non è elegante”. Siamo dei matti. Col tempo ho capito la comodità di questa usanza. Si consuma e poi pa­gano i senatori corretti. A qualcuno invece, capita di con­sumare e se ne esce, scordandosi di versare il dovuto: uno si può dimenticare, andiamo, con quella ressa!

… Mi siedo accanto a Furio Co­lombo… “Guarda, sta entrando Dell’Utri…”, Lo sbircio appena e poi gli soffio: “Lo sai che quello ci ha querelato per il fatto che nello spettacolo ‘L’Anomalo Bicefalo’ facevamo un ap­prezzamento su di lui, ricordando che è un grande collezio­nista di libri antichi e aggiungevamo: ‘Ne ha una caterva e di preziosissimi! Quando sono sporchi li ricicla…'”. Scoppia a ridere e poi subito: “Zitta, zitta che sta venendo verso di te”. “Chi?”. “Dell’Utri”. “Oh… Parli del diavolo e spuntano le corna”, faccio io. Infatti me lo trovo davanti. Con calma mi prende la mano e me la bacia, sussurrandomi: “Sa chi sono io?”, “Ma certo… Lei è sempre nei miei pensieri, caro onorevole…”. Calco appena il tono su “onorevole”. Poi, chi­nandosi verso il mio orecchio: “Non si preoccupi per quel milione di euro di danni che ho chiesto per diffamazio­ne…”. “Grazie onorevole, ma non siamo affatto preoccupa­ti. La sua querela non andrà mai in porto. Il processo non si farà mai. Lei è stato condannato a 9 anni per concorso in associazione mafiosa. A meno che… col tempo non cada in prescrizione”. Sorridendo m’informa: “Senatrice, ho molti avvocati…”. “Giusto! Ne ha proprio bisogno… Tanti augu­ri!” e mi lascia con un sorriso.

… Consegno a Di Pietro, tutta contenta, un breve dossier di cui vi offro qualche primizia. Impresa Sogin di cui è presidente il generale Carlo Jean (SOcietà Gestione Impianti Nucleari). Nata nel 1999, si dovrebbe occupare dello smaltimento delle scorie accumulate dalle centrali nucleari italiane non più funzionanti. La società è finanziata tra l’altro anche dalle bollette degli utenti ENEL per centi­naia di milioni. Nel triennio 2002-2004 la Sogin ha speso 468 milioni di euro (900 miliardi di lire) senza smaltire nulla; la stessa Autorità per l’Energia e il Gas e il Ministero del Tesoro ritengono assurde tali spese…

 

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