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Indispensabili: L’anticasta – L’economia del buon senso

Posted by giannigirotto su 23 gennaio 2011

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare le esperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Ecco i capitoli (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

VERSO L’ECONOMIA DEL BUON SENSO

partire dai municipi: tre proposte per aumentare l’occupazione, diminuire le emissioni di C02 e praticare la decrescita

di EZIO ORZES
Assessore all’Ambiente del Comune di Ponte nelle Alpi (BL)

… Il mercato delle valute estere, che opera in gran parte nello spazio elettronico, ha raggiunto volumi dell’ordine dei tre-miliardi di dollari al giorno, dimensioni che rendono le Banche centrali del tutto incapaci di esercitare sui tassi di scambio il controllo che da loro ci si aspetterebbe. Tutto questo finto denaro che rimbalza da una parte all’altra del Pianeta attraverso impulsi elettronici di computer ha poco a che vedere con la vita reale degli uomini, con la loro economia di tutti i giorni, eppure la condiziona molto pesantemente, peggiorando le condizioni di vita, moltiplicando le disuguaglianze, travolgendo i diritti…

… L’incremento esponenziale della domanda di energia poggia sul consen­so sociale indotto dalla crescita economica indefinita co­me promessa di un benessere materiale illimitato. La for­nitura d’energia e l’imperativo a garantirla sono tali da spingere i poteri verso strategie geopolitiche assai invasive; le tensioni internazionali e le guerre per il controllo dell’energia sono purtroppo quotidiana realtà

… La classe dirigente incapace di prevedere la crisi finan­ziaria ed economica che ha contribuito a determinare, ol­tre a evocare ottimismo, individua tra le strategie per uscirne e rilanciare l’economia un piano di grandi opere che dovrebbero dare impulso alle imprese… Le grandi opere non possono essere una soluzione perché:

– Richiedono tempi lunghissimi per la realizzazione (progettazione, autorizzazione ed esecuzione), evidente­mente incompatibili (anche rispetto alle consolidate teo­rie economiche) con la necessità d’intervenire con soluzio­ni capaci di reattività a breve termine.

– Concentrano enormi capitali in spazi ridotti stravol­gendo l’economia locale e devastando, spesso in modo ir­reversibile, il territorio. Il rapporto tra capitale investito e occupazione è, nel caso dei grandi interventi infrastruttu­rali, assolutamente negativo.

– L’occupazione nelle grandi opere è generalmente di bassa qualità, concentrata nel tempo e nello spazio e genera squilibri sociali (prima durante e dopo) nelle aree interessate dagli interventi.

– Le grandi opere presentano una discutibile utilità so­ciale e un’evidente “utilità dei pochi”; un’analisi retrospetti­va della storia delle grandi opere nel nostro Paese mettereb­be in evidenza come queste abbiano, quasi sempre, deter­minato una migrazione di capitali pubblici verso potenti lobbies di grandi costruttori-corruttori. I tempi di rientro degli investimenti sono incalcolabili e mai verificati.

– Le grandi opere poggiano sul paradigma della crescita infinita che evidentemente è al capolinea e rischiano di essere, se realizzate, degli inutilizzati monumenti all’irresponsabilità.

Spunti per una transizione verso l’economia del buonsenso

Non concentrare ma distribuire: …Tutte le concentrazioni, di energia (grandi centrali. grandi reti di distribuzione, grandi giacimenti) di potere (multinazionali, banca mondiale, monopoli, grandi potenze) di capitale e di ricchezza indeboliscono le società e ren­dono più fragili i sistemi. Al contrario reti fìtte di distribu­zione, d’interazione e di relazione rafforzano e rendono più stabili le comunità.

Raffreddare la domanda di energia: insomma consumare meno…

Riconsiderare il locale: L’integrazione economica globale» governata dal libero scambio e da flussi incontrollati di capitali, annienta la ca­pacità di decidere delle comunità locali, travolte dalle strategie concepite da grandi poteri economici. Il Bene comune è annientato dal mercato senza limiti né confini

Partecipazione: Salvare il pianeta non è uno sport da spettatori, dice Lester Brown; per salvarlo bi­sognerà partire ognuno da sé, dalla terra in cui si vive, da una nuova rete di relazioni. Ci aspettano scelte importan­ti. Bisognerà decidere di fare alcune cose in alternativa ad altre.

PROPOSTE CONCRETE PER RIPARTIRE

1) Intervenire sul patrimonio edilizio: ristrutturazione/ri­qualificazione…Il consumo di energia per il riscaldamento in edi­fici ristrutturati si può ridurre dal 50% fino all’80%. In Germania si è calcolato che per ogni miliardo di euro in­vestito nella ristrutturazione del patrimonio immobiliare si creano almeno 25.000 posti di lavoro…Il piano operativo di interventi di risparmio energetico negli edi­fici pubblici potrebbe essere convenientemente finanzia­to impegnando le risorse destinate alle grandi opere… i benefi­ci in termini ambientali ed economici di questo progetto e in sintesi si possono definire in:

– Capillarità di diffusione degli interventi sul territorio nazionale: a differenza delle grandi opere ogni area del nostro Paese ne trarrebbe indubbi vantaggi.
– Grande reattività economica del piano che potrebbe partire in tempi molto brevi.
– Il denaro investito andrebbe a sostenere le piccole e medie imprese artigianali locali e un comparto industriale che impiega la tecnologia a favore della decrescita.
– Aumento della professionalità di progettisti tecnici e delle maestranze impiegate in interventi di elevata qualità.
– Investimento nella ricerca di un settore (risparmio energetico-produzione di energia da fonti rinnovabili) che presenta grandi e solide prospettive di futuro.
– Riduzione strutturale delle emissioni in atmosfera di e altri inquinanti.
– Aumento del comfort di chi lavora in queste struttu­re.
– Riduzione della bolletta energetica e delle spese cor­renti degli enti locali.
– Progressiva riduzione strutturale della dipendenza dai combustibili fossili del nostro Paese.
– Forte stimolo a privati e industria perché adottino analoghi interventi in abitazioni private e aziende.
– …. cambiamento culturale…

2) Illuminazione pubblica: ne abbiamo già parlato diverse volte sui capitoli precedenti… le potenzialità di risparmio sono enormi…

3) Recupero e riutilizzo del “rifiuto“: idem c.s., il concetto di rifiuto è di per sè errato, bisogna abituarsi a considerarlo e trattarlo come “materia prima secondaria“… Il riciclo non è più un pezzo di risulta del sistema di ge­stione dei rifiuti, bensì una componente significativa del sistema industriale ed economico nazionale. La trasfor­mazione dei rifiuti in materie prime secondarie è caratte­rizzata da una forte componente d’innovazione tecnologi­ca. Oggi sono disponibili tecnologie e impianti in grado di sostenere la filiera del riciclo e permettere l’effettiva ritrat­tazione della materia e la creazione di nuovi prodotti… In Italia, tra il 2000 e il 2006, l’indice delle attività lega­te al riciclaggio è cresciuto dell’8,2% mentre l’indice della produzione industriale manifatturiera registrava un calo dell’1,6%. In Europa il dato è ancora più rilevante: nello stesso arco temporale (2000-2006) l’indice del riciclaggio è cresciuto del 36,5%. Nel 2005 le imprese del settore del ri­ciclaggio sono aumentate del 13%, gli occupati del 47%, senza considerare gli addetti alla raccolta e gli addetti del­le industrie utilìzzatrici del materiale del riciclo. Il porta a porta, dunque, può determinare un ulteriore incremento occupazionale dei 30% del numero degli ad­detti alla raccolta rispetto alle raccolte con cassonetti e campane stradali. Nel porta a porta l’aumento del numero degli addetti dedicati alla raccolta non determina un au­mento dei costì complessivi del servizio. Raggiungendo, infatti, elevate percentuali di raccolta differenziata, il co­sto del personale è ampiamente compensato da una dra­stica diminuzione del costo di smaltimento (discarica e incenerimento) che costituisce là voce di spesa preponde­rante (oltre il 50%) nel costo complessivo del servizio…


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