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Indispensabili – L’anticasta: Rete rifiuti zero

Posted by giannigirotto su 5 febbraio 2011

Dopo aver inserito diverso tempo fa il libro “La Casta” nella mia sezione “Indispensabili“, sono estremamente felice di poter iniziare l’inserimento di estratti, capitolo per capitolo, di questo testo che spero diventi un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono utilizzare leesperienze positive già portate a termine in varie località italiane, per replicarle ovunque sia opportuno. Segnalo solo che questo libro parla di esperienze italiane, mentre in un altro testo, “Voglia di Cambiare“, sempre presente nella sezione “Indispensabili“, sono contenute le esperienze di successo avvenute in vari Paesi Europei.

Ecco i capitoli (clicca sulla copertina per vedere gli altri…):

RETI / NETWORK

RETE RIFIUTI ZERO di ROSSANO ERCOLINI

Rete Nazionale Rifiuti Zero nasce il 18 dicembre 2004 ad Acerra, quando realtà provenienti soprattutto dal­la Toscana e dalla Campania decidono di costituire un luogo permanente di collegamento, di elaborazione e d’iniziativa. Nel “mirino” della Rete la proliferazione d’inceneritori che a partire dal 2000 si vorrebbe triplicare di numero portandoli a trattare il 30% dei circa 30 milioni di tonnellate di RSU prodotti in Italia. Nasce così la “Carta di Acerra”, l’atto fondativo della Rete che s’impegna a contrastare l’incenerimento dei rifiuti in tutte le forme: inceneritori “dedicati”, cementifici e “centrali elettriche” che bruciano rifiuti, impianti di combustione delle biomasse e trattamenti termici quali la gassificazione e/o la pirolisi. Immediatamente la Rete aderisce alla coalizione mondiale GAIA (Global Alliance for Incinerator Altematives, Alleanza globale per le alternative agli inceneritori) sviluppando una delle intuizioni più efficaci: considerarsi parte di un universo globale con il quale interagire, divulgando e producendo saperi, mettendo in atto collaborazioni, fornendo e ricevendo supporti internazionali.

In poco tempo la Rete, grazie all’apporto di centinaia di Comitati e Associazioni quasi sempre locali disseminati in tutta Italia, e potendo contare sull’apporto organizzativo di Ambiente e futuro, uno dei “nodi” che più hanno contribuito alla promozione di questa esperienza, diviene la “finestra” attraverso cui arriva in Italia la strategia “Rifiu­ti zero entro il 2020“.

… All’interno di questa articolazione la Rete prende sem­pre più coscienza che l’inganno della “termovalorizzazio­ne” poggia, oltre che sulla forza intrinseca della lobby in­dustriale inceneritorista costituita da Fiat, Ansaldo, Grup­po Mareegaglia, Pirelli, Gruppo Falk e Waste-Italia, anche su di un ceto politico-burocratico capillarmente diffuso e ben stipendiato, quasi sempre con danaro pubblico, costi­tuito dalle ex società municipalizzate ormai in via di privatizzazione e trasformate in Holding multiutilities, spre­giudicatamente volto a concentrare gli investimenti su megaimpianti d’incenerimento. Ed è proprio a questo punto che emerge la “truffa dei CIP6” e dei sussidi all’incenerimento.

La Rete capisce che per fermare la folle corsa alla “ter­movalorizzazione” occorre denunciare uno degli scandali più gravi mai perpetrati dai poteri pubblici negli ultimi vent’anni. Essi, attraverso il perverso meccanismo dell’incentiva­zione delle “fonti di energia assimilate alle energie rinno­vabili” ha fatto trasferire dalle tasche dei cittadini-utenti oltre 40 miliardi di euro per devolverli ai petrolieri e ai ge­stori d’inceneritori lasciando al palo le energie davvero pulite (come solare ed eolico) e la incentivazione del rici­claggio, del compostaggio e di produzioni pulite»… Bloccare questa truffa è divenuto il “chiodo fìsso” della Rete che raccoglie trentamila firme insieme a Greenpeace, le consegna a Camera e Senato e poi mette in atto una. ver­tenza legale (per la quale costituisce un’associazione ad hoc denominata Diritto al futuro – energie rinnovabili, combustione zero) finalizzata a richiedere al Gestore del­l’Energia il rimborso del 7% della bolletta versato per l’in­centivazione delle energie rinnovabili e finito invece nelle casse deH”‘industria sporca”. Appare chiaro che senza quei “sussidi” che consentono di vendere l’energia elettrica prodotta con la combustione dei rifiuti ben tre volte oltre il suo effettivo prezzo gli ince­neritori non sono in grado di “stare sul mercato”. Bloccare questo “regalo” alla lobby dell’incenerimento, peraltro unico caso nel suo genere in Europa, visto che esso è in palese contrasto con le normative comunitarie, è fondamentale per sbarrare la strada alla corsa verso la “termovalorizzazione”…

viene chiesto ufficialmente al Comune di Capannori che con un eccellente porta a porta sta raggiungendo vette di raccolta differenziata dell’83%, di aderire ufficialmente, primo in Italia, alla strategia Rifiuti zero entro il 2020. Il sindaco Giorgio del Ghingaro coglie al volo l’opportunità fa­cendo approvare dal consiglio comunale una delibera di impegno a raggiungere entro il 2015 il 75% di RD e “zero rifiuti entro il 2020”. Di lì a poco il Comune di Capannori, che ha una popolazione di circa 45.500 abitanti ed è il capoluogo del distretto cartario più importante d’Italia, diviene “famoso” come esempio di “una storia a lieto fine” (per es­sere scampato al pericolo dell’inceneritore e per aver av­viato buone pratiche volte ad attuare la “road map” di Rifiuti zero)…

l’infinita emergenza di Napoli può e dev’essere risolta non puntando su esercito e polizia per imporre devastanti in­ceneritori e discariche (dopo aver disseminato i territori di oltre 8 milioni di tonnellate di demenziali ecoballe che attendono di essere “smaltiti”). Al contrario la crisi di Na­poli può essere risolta solo a patto di una svolta che punti sulle “migliori pratiche”, parti integranti dell’attuazione della strategia Rifiuti zero entro il 2020. Così assieme a una gestione sostenibile dei rifiuti può attuarsi un grande e concreto movimento per il lavoro (la raccolta differenzia­ta “spinta” e la realizzazione di una filiera del riciclaggio, del compostaggio, della riparazione e del riuso, sono in grado di favorire la realizzazione di migliaia di posti di la­voro) con cui aprire una nuova stagione di risanamento sociale e di effettiva bonifica dei territori vessati da trenta anni e più di traffico di rifiuti tossici organizzato dalla ca­morra…

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Una Risposta to “Indispensabili – L’anticasta: Rete rifiuti zero”

  1. donato passqualicchio said

    L’immondizia
    L’immondizia è una ricchezza,
    se l’uomo, l’umido si degna di decomporlo
    può servire per concimare.

    Tutto quello che si butta, si può riciclare,
    un popolo civile deve tentare di risparmiare,
    se bene vuole campare.

    Quelli che campano che usano e buttano,
    portano le tasche sempre pulite,
    a fine mese non hanno i soldi per comprare il pane.

    I nonni nostri non ci hanno rimasto un poco di immondizia
    Perchè loro capirono che era una ricchezza,
    Noi non possiamo rimanere tutta questa schifezza.

    Il mondo non è stato creato solo per noi,
    deve servire agli altri dopo di noi,
    e dopo di quegli altri, stanno gli altri dopo di loro.

    Come si fa, ci mettiamo insieme,
    e troviamo la soluzione, come dobbiamo fare?
    Una soluzione la dobbiamo trovare.

    Non ci facciamo comandare da quelli
    che vogliono che l’immondizia si deve accumulare,
    perché loro vogliono guadagnare.

    Ci vogliono scaricare tutti i rifiuti pericolosi
    Per non farla vedere la vogliono bruciare,
    per non farci più l’aria respirare.

    State attenti giovani di oggi,
    non è questo il mondo che vi meritate,
    perché al giorno d’oggi la verità viene travisata.

    Si vestono con la pelle d’agnello ,
    ti dicono parole da santi,
    e gabbano tutti quanti.

    Io che sto dicendo queste cose ho fatto il mio mondo,
    ve li sto dicendo, per non portarmele al camposanto,
    é non potete dire che non vi ho avvisati,
    Vi saluto tutti quanti Donato Pasqualicchio il riciclante.

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