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Indispensabili: La decrescita felice – Sobrietà e autoproduzione

Posted by giannigirotto su 24 febbraio 2011

Non poteva mancare nella mia sezione Indispensabili questo scritto di Maurizio Pallante, che ovviamente rappresenta il punto d’unione di coloro che si riconoscono nell’omonimo Movimento per la Decrescita Felice.

Anche questo libro rientra tra i miei preferiti perchè non si limita a denunciare situazioni insostenibili, ma propone delle alternative concrete e virtuose, che ci consentono di mantenere un elevato livello qualitativo di vita, senza compromettere le risorse che lasceremo ai nostri figli.

Ecco l’estratto del capitolo (clicca sulla foto per vedere gli altri):

SOBRIETA’ E AUTOPRODUZIONE

Sostenere la necessità di una decrescita economica e produtti­va, descriverne i vantaggi in termini di felicità individuale, di sol­lievo per gli ecosistemi terrestri, di relazioni più eque e serene tra gli individui e tra i popoli, è un passaggio obbligato nella costruzione di una nuova cultura capace di superare i terribili problemi posti all’umanità e a tutte le specie viventi da un sistema economi­co fondato sulla crescita illimitata della produzione di merci…

…Come si può praticare la decrescita delle proprie scelte di vita? innanzitutto chiarendo a se stessi cosa è e come si realizza la cre­scita del prodotto interno lordo. A differenza di quanto comune­mente si crede, questo indicatore non misura l’incremento dei be­lli prodotti da un sistema economico, ma l’incremento delle merci scambiate con denaro. Non sempre le merci sono beni, perché nel Concetto di bene è insita una connotazione qualitativa – qualcosa che offre vantaggi – che invece non pertiene al concetto di mercé. Se si fanno le code in automobile aumenta il consumo della merce carburante, ma si ha uno svantaggio, una disutilità. Viceversa, non necessariamente i beni sono merci, perché si può produrre qual­cosa di utile senza scambiarla con denaro, ma per utilizzarla ini proprio o per donarla…

… Fare scelte esistenziali nell’ottica della decrescita significa quin­di ridurre la quantità delle merci nella propria vita. A tal fine si possono percorrere due strade:

1. ridurre l’uso di merci che comportano utiili decrescenti è disutilità crescenti, che generano un forte impatto ambientale, che causano ingiustizie sociali

2. sostituire nella maggiore quantità possibile le merci con beni

La prima è la strada della sobrietà. La seconda è la strada dell’autoproduzione e degli scambi non mercantili, basati sul dono e la reciprocità. La sobrietà non è soltanto una virtù di cui il sistema economico e produttivo basato sulla crescita del prodotto interno lordo ha voluto cancellare accuratamente ogni traccia perché non se ne serbasse nemmeno la memoria nel giro di una generazione, ma è, soprattutto una manifestazione di intelligenza e di autonomia di pensiero.

Nel giro di una generazione, è stato imposto il cancellamente del “saper fare”, e quindi molti beni una volta autoprodotti come pasta, pane, marmellate, yogurt ecc. ormai sic comprano e basta. Viceversa… La rivalutazione dell’autoproduzione di beni non solo consen­te di ridurre il consumo di merci e, di conseguenza, il prodotto interno lordo, ma anche di riscoprire un sapere e un saper fare di­menticati, considerati arretrati e poco scientifici perché non fina­lizzati ad accrescere le quantità. Ha quindi una grande valenza culturale, che non si limita a questo recupero di conoscenze, ma, cosa ancora più importante, libera dalla dipendenza assoluta dalle merci. Emancipa dalla subordinazione alle leggi del mercato…

…Tuttavia, nessuno può illudersi di autoprodurre tutto ciò che gli serve per vivere. L’autoproduzione di beni e servizi può essere però potenziata da scambi non mercantili fondati sul dono e sulla reciprocità, che oltre a essere fattori di decrescita economica contribuiscono anche a rafforzare i legami sociali… La parola «co­munità», formata dall’unione delle parole latine cum, che significa ««con», e munus, che significa «dono», indica un raggruppamento di persone fondato su scambi non mercantili, sul dono e la reci­procità, su legami sociali più forti di quelli esclusivamente mer­cantili che legano i membri di una società… Rivalutare i legami comunitari nella famiglia, rompere i limiti mononucleari in cui è stata ristretta, riscoprire l’importanza dei rapporti di vici­nato, costruire gruppi di acquisto solidali e banche del tempo, restituire ai nonni il loro ruolo educativo e di trasmissione del sapere nei confronti dei nipoti: tutto ciò compor­ta una decrescita del prodotto interno lordo attraverso una ridu­zione della mercificazione nei rapporti interpersonali e al contem­po forti miglioramenti della qualità della vita. La sobrietà, l’autoproduzione e gli scambi non mercantili non possono comunque abolire la dimensione mercantile, né sarebbe auspicabile che ciò avvenisse, perché alcuni beni e servizi si posso­no soltanto acquistare e la loro privazione peggiorerebbe le condi­zioni di vita. Ma possono contribuire a ridurla in maniera deter­minante, riportandola alle sue dimensioni fisiologiche…

… Quanto e cosa si può, o conviene, autoprodurre? Dipende dal luogo in cui si vive, dal tipo di lavoro salariato che si fa, dalla fa­scia d’età, dalle caratteristiche della propria famiglia, dalla soffe­renza (culturale, psicologica, esistenziale) che si prova a rimanere rinchiusi nella sola dimensione mercantile. Ognuno troverà la di­mensione ottimale per sé, iniziando da poco e da ciò che gli sem­bra più facile o più vantaggioso, per estendere progressivamente, se lo riterrà opportuno, la sfera dell’autoproduzione e degli scam­bi non mercantili…

… Un movimento che si pon­ga l’obiettivo di ricomporre gli equilibri sconvolti dal meccanismo della crescita economica e che persegua la decrescita come pre­supposto di questa riconquista, non può non proporsi di collega­re in rete questi luoghi dove l’autoproduzione dei beni ha ancora un ruolo centrale. Mettere in circolo il sapere e il saper fare che li caratterizza, può consentire di realizzare un’alternativa concreta alla mercificazione totale che caratterizza la società della crescita. Il primo passo da compiere è una mappatura di questi luoghi, evidenziando le forme di autoproduzione che vi sono praticate.

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