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Indispensabili – La Casta bianca – Cap. 10) Appropriato? No grazie

Posted by giannigirotto su 19 maggio 2011

Ho aggiunto alla mia sezione Indispensabili il presente libro: “La Casta bianca“. Questo  libro  racconta  la  malasanità, la  denuncia,  ma  soprattutto  la  spiega. Perchè c’è  un  filo che  tiene  uniti  la  clinica  degli  orrori  Santa Rita,  lo  scandalo  della  sanità  abruzzese, i  tragici  errori  da  cronaca nera e i piccoli  grandi  disservizi  nei  quali  spesso  ci  imbattiamo.  C ‘è  un  sistema,  volutamente  distorto,  che  guida  molte  delle  logiche  della  gestione della  nostra  salute. E  conoscerlo  può  essere utile  per  capire  che cosa  stanno  combinando  sulla  nostra  pelle.

Cap. 10) Appropriato? No grazie

…  Arrivati a questo punto del libro, avete visto da vicino come  si formi l’inappropriatezza e come si facciano molti danari quand o la si sappia utilizzare a fini di lucro… l’autore riporta ora le principali tappe legislative che hanno portata alla attuale definizione del SSN, di cui riporto le ultime due:

– 1992-1993, riforma De Lorenzo-Garavaglia, con cui si costituiscono le Aziende Sanitarie Locali (ASL) , perché passare da USL ad ASL significa cambiare i l tipo di conduzione, creare aziende capaci di gestire quanto altrove programmato. Arrivano i manager che gestiranno con criteri aziendali. Le Regioni tracciano i l proprio piano, ma a gestire sarà un’azienda attraverso i propr i dirigenti . Il cuore del sistema sanitario diventa regionale e si passa da SSN a SSR. Gli stessi manager vengono nominati dall’assessore regionale alla Sanità, in base a graduatorie di merito (che si riveleranno criteri di cieca fedeltà al politico nominante, lottizzate sino all’ultimo degli ospedaletti di vallata). Ognuno è libero di scegliere la struttura presso cui farsi curare, fermo restando che la struttura privata deve essere “accreditata” per
poter fornire prestazioni per conto di quella pubblica.  Questo per promuovere la competizione all’interno del sistema;
• 18 giugno 1999, riforma Bindi: i medici sono obbligati a scegliere se lavorare solo all’interno del SSN oppur e in privato. I sindacati si ribellano, tutto viene rinviato a ottobre e poi al 31 dicembre di quell’anno. Nel frattempo il Governo D’Alema scricchiola per la sua politica nei Balcani, ma sostiene, con molte difficoltà, la riforma Bindi e tenta di contenere una protesta che sfocia in cortei di camici bianchi a Roma. Seguono la crisi di Governo, il giuramento del Governo Amato, con Umberto Veronesi al posto di Rosy Bindi, e l’annacquamento della riforma. Mancherà il coraggio di sostenerla e prevarranno i compromessi, a tutela di privatissimi interessi di
categoria. I contenut i del decreto prevedevano che i pazienti potessero scegliere dove curarsi , selezionando tra le strutture e i professionisti “accreditati” presso il Servizio Sanitario Nazionale. Sindacati, aziende, associazioni , Regioni ed enti locali possono istituire fondi integrativi per rimborsi di cure odontoiatriche, prestazioni termali , terapie non convenzionali , ticket di esami e visite specialistiche, prestazioni in libera professione entro le strutture ospedaliere con determinate regole prefissate, assistenza domiciliare e ricoveri in residenze assistenziali . Le ASL restano pubbliche, ma dovranno organizzarsi secondo criteri imprenditoriali. I direttori verranno valutati ogni anno sulla base dei risultati ottenuti. Le strutture pubbliche e private avranno un finanziamento a doppio binario: le tariffe, per ricoveri ospedalieri, analisi ed esami; i costi, per le prestazioni extra (prevenzione, malattie rare, trapianti , emergenze). I medici dovranno scegliere tra rapporto di lavoro esclusivo e libera professione fuori dal SSN. Con il nuovo sistema solo chi ha fatto la scelta del rapporto esclusivo col SSN potrà dirigere distretti , dipartimenti , reparti e unità operative. L’esclusività è obbligatoria per gli assunti dal 31 dicembre ’98. Scompare la figura del primario a vita; per essere primari, ogni cinque anni si deve superare una verifica interna. I medici di famiglia possono esercitare la libera professione, ma con l’obbligo di comunicare luogo e orario dell’attività privata. Per i medici che non esercitano in privato sono previsti incentivi. Pensione a sessantasette anni. Controlli: i soggett i che forniscono assistenza sanitaria vengono autorizzati dalla Regione, che li classifica in base a criteri di tecnologia e professionalità. Una commissione nazionale certifica la qualità dei servizi.

e sottolinea come ogni riforma… si scontra con interessi privati e di settore, ma anche con l’arretratezza culturale in campo assistenziale del nostro Paese. Infatti l’approvazione di leggi che tutelano la salute ha sempre incontrato ostacoli nella riottosità dei datori di lavoro a farsi carico degli oneri e in una politica lassista della classe dirigente, pronta a intervenire solo in vista di una gestione fruttuosa a fini elettorali e clientelari…

… Nulla di nuovo, perciò, proprio come nella più solida tradizione gattopardesca, da una riforma sanitaria all’altra. Mentre si tolgono risorse alla sanità pubblica ladra e sprecona, piena zeppa di fannulloni in permesso sindacale, si assiste all’aumento delle attività e a crescenti bilanci in rosso, mentre vanno in attivo quelli delle strutture private, pagate con soldi pubblici.
L’idea che tutto ciò che è privato è bello, mentre ciò che è  pubblico è brutto, è diffusa e poggia sulla constatazione quotidiana di sporcizia e sciatteria. Ma provate a entrare nell’ospedale di Forlì o in quello di Rimini o di Cesena. Non c’è la sporcizia di Matera, di Bari o dell’Umberto I di Roma…
Solo gli strumenti in grado di ridurre furti e sprechi,  dalla gestione amministrativa alle prestazioni sanitarie, sono capaci di contenere la spesa sanitaria di un Paese civile. L’inappropriatezza fuori controllo tende a crescere vertiginosamente , e non è vero che il servizio del privato nella gestione della sanità e le cosiddette esternalizzazioni fanno risparmiare. Se la Regione non è capace di fornire qualità nelle pulizie, nelle mense, nelle lavanderie ecc. e per questo ricorre agli appalti , non si vede come possa avere la capacità di verificare la bontà del lavoro svolto dal privato. Non è di per sé il ricorso al privato che tiene sotto controllo la spesa sanitaria, né l’allargamento alle strutture private delle prestazioni garantite dal pubblico. Non aumenta la libertà di scelta dei cittadini che possono andare dove vogliono, ma aumentano l’inappropriatezza e le scelte fatte solo per guadagnare e non per curare…
Ovvio che il privato senza controlli offra ciò che rende di più e non ciò che serve, ovvio che le prestazioni remunerative siano offerte ai sani che non ne hanno bisogno, mentre quelle che richiedono alti costi di gestione, come il Pronto Soccorso e la terapia intensiva, restino a carico del pubblico. Senza un controllo vero, che eviti ai controllati di sfuggire con l’elargizione di una semplice mazzetta, la sacrosanta libertà di scelta nel trattamento sanitario è solo apparente. Decidere se sottoporsi a un trattamento oppure no, e quale servizio scegliere, richiede una competenza clinica che non è alla portata di quasi nessuno. Comprare una prestazione sanitaria non è come comprare le scarpe nuove ; se si lascia senza controllo il mercato della malattia, l’obiettivo di salute si perde , mentre tutto si concentra sull’aumento del profitto…

i mass media ovviamente fanno la loro brutta parte diffondendo falsa e/o superficiale informazione, quanto non totalmente di parte (cioè a favore delle cliniche private e delle multinazionali del settore)…
Vi è poi tutto il settore degli “interventi chirurgici inutili”, cioè il cui rapporto rischi/benefici non è vantaggioso, e si vanno dall’asportazione delle tonsille agli interventi di chirurgia estetica, che non sono assolutamente privi di rischi e complicanze… e che spesso vengono camuffati come interventi medici a tutti gli effetti per venir pagati dal SSN…

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Come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Come l’autore propone,Serve prendere carta e penna e descrivere ai carabinieri del Nas oppure alla Guardia di Finanza, per filo e per segno, ciò che capita nel vostro reparto. Se temete di subire un licenziamento, non parlatene con nessuno e trovate voi il modo più prudente di farlo; l’importante è essere dettagliati, rigorosi e mai arrabbiati.

2) Utilizziamo Internet in modo attivo, non solo come meri spettatori, ed in questo caso specifico DIAMO UN VOTO ALLE STRUTTURE SANITARIE, tramite un apposito sito completamente gratuito, e che ci permette di condividere con tutte le nostre esperienze e viceversa di poter visionare le esperienze altrui per valutare il da farsi (clicca nelle frase in maiuscolo per l’articolo di approfondimento…)

3) Diffondiamo e supportiamo i gruppi di medici onesti che non vogliono farsi corrompere in alcun modo dalle grandi case farmaceutiche internazionali, che offrono loro viaggi, premi, e regali di ogni tipo pur di avere giudizi compiacenti sui loro prodotti. Per esempio in Italia vi è l’Associazione “No grazie pago io” (clicca per l’articolo di approfondimento).

4) Richiedete sempre di utilizzare i farmaci equivalenti (detti anche “generici”), sono sicuri, efficaci e controllati come gli “originali”, ma costano decisamente meno.

Nelle prossime settimane, tempo permettendo, continuerò ad inserire gli estratti, capitolo per capitolo di questo libro… sappiamo tutti che non c’è nulla di più importante della salute, quindi mi scuserete se ripeto che è veramente indispensabile… intanto chi vuole leggerselo per conto suo basta che clicchi sulla sua copertina e potrà scaricare gratis una versione elettronica (PDF) dello stesso che ho trovato in rete…

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