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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 6) In Ecuador

Posted by giannigirotto su 27 luglio 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 6) In Ecuador

… A ventun anni, dopo aver visitato la penisola in lungo e in largo e aver visto le capitali del Nord, ricevo Un invito speciale. Don Romeo – che aveva animato il gruppo giovanile nella mia parrocchia – mi scrive dall’Ecuador, dove era andato come missionario, e mi chiede se volevo passare una vacanza diversa dal solito. Non ci penso due volte. In primavera gli rispondo che ci sarò. Parto in luglio, pieno di entusiasmo, con il mio amico Carlo, ma non so ancora bene cosa troverò. Don Romeo mi aveva messo in allerta. “Non ti immaginare un posto turistico,” mi aveva detto. “Qui la gente sta male. Non ha niente, mancano i beni primari, c’è poco da mangiare, non ci sono le medicine…

… molti di loro sono ciechi, hanno occhi quasi trasparenti, azzurri chiarissimi o rossi, sguardi fermi nel vuoto. “È la cecità fluviale,” mi spiega don Romeo. “Viene portata da una mosca che si riproduce nei fiumi. Qui ne soffre un terzo della popolazione. Stiamo cercando di curare queste persone, per quanto possibile. Servono i farmaci, ma non ve sono mai abbastanza,”…

… Gli indios dell’Ecuador sono gli ultimi degli ultimi. Per il governo sono una palla al piede. Vivono sopra a un miliardo di barili di petrolio, a miniere di rame, argento, oro, e difendono il proprio territorio fino all’ultimo centimetro. Le multinazionali del greggio hanno stravolto il territorio amazzonico, hanno fatto spostare intere comunità indigene, le hanno messe una contro l’altra. Ma gli indios resistono…

tornato sulla costa, Salviato assiste ad una scena che ricorderà per sempre, assiste ad una partita di pallavolo in spiaggia, molto concitata…

. “Che succede? Perché sei così presa dalla partita?” le chiedo, avvicinandomi al campo di gioco. “Vedi quel ragazzo,” mi dice, “quello è mio marito. Ci siamo sposati due anni fa e abbiamo un bambino, Jorge, che ha dieci mesi. Sta male, ha una malattia rara. Per curarlo servono dei medicinali che non possiamo permetterci. In questa partita si gioca a soldi. Se i blu vincono possiamo comprarci un’altra scatola di medicine.” Rimango senza parole. Mi si secca la gola. La salute di un bambino dipende dall’esito di una partitella di pallavolo sulla spiaggia? C’è qualcosa che non va. Alla fine vincono i blu. Jorge può vivere qualche mese in più, ma alla fine, come mi scriverà don Romeo, morirà prima di compiere due anni.

Tornato in Italia mi rendo conto del fatto che, sulla spiàggia di Esmeraldas, sono stato testimone di un’ingiustizia che non posso sopportare. Non posso far finta di non aver visto, altrimenti diventerei complice, penso tra me e me. Ma cosa si può fare? Non basta mandare le offerte a don Romeo. La povertà si rigenera se non si colpiscono le cause che la producono. Bisogna rimuovere le cause…

Una delle migliori soluzioni è il commercio equosolidale: …saltando la catena degli intermediali, ai produttori viene garantito un prezzo “equo”, superiore a quello che avrebbero ottenuto vendendo i prodotti sul mercato a grandi acquirenti come multinazionali del caffè o dello zucchero. Le botteghe del “commercio equo” si impegnano a garantire l’acquistò di quantitativi minimi di merci, con contratti di lunga durata e iniziano a intervenire anche nel finanziamento dei produttori, anticipando le spese che avrebbero dovuto sostenere prima del raccolto.

Era un nuovo modo di intendere gli aiuti ai paesi poveri. Non si trattava di carità. Alla base di tutto c’era la volontà di scardinare le regole del commercio internazionale, di cui si percepiva la profonda ingiustizia. Se i soldi spesi per l’acquisto di un chilo di caffè venivano incassati soprattutto dalle grandi compagnie e dagli intermediari, a scapito dei produttori, era ora di pensare a un nuovo modello, che prevedesse la distribuzione equa dei profitti tra contadini, commercianti e compagnie di torrefazione e distribuzione…

… Il passo sucessivo, racconta Salviato, è quelli di riunire i principali attori italiani che già operavano in tal senso nel 1987, servendosi però, come basi logistiche, di Organizzazioni estere, e fondare tutti assieme CTM Altromercato, e organizzare la rete di vendita

… Man mano che l’attività cresce ci accorgiamo però che abbiamo bisogno di finanziamenti, e le banche non ce li vogliono dare. A questo punto il matrimonio tra Ctm e la Mag di Padova diventa inevitabile. Se non riusciamo a ottenere denaro dagli istituti bancari, pensiamo, ci creeremo noi una banca, dedicata al commercio equo. Il passo è breve, basta fare due più due. È così che, grazie al sostegno della mutua autogestione di Padova nascerà nel 1989 Ctm-Mag, la prima finanziaria italiana dedicata al fair trade…

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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