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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 8) Quel giorno in via Nazionale

Posted by giannigirotto su 17 agosto 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 8) Quel giorno in via Nazionale

…  Il primo in­contro con i dirigenti di Bankitalia è fissato per gli inizi del 1994. È una riunione informale, per sondare il terreno. Le ri­forme del sistema bancario stanno mettendo in ginocchio le cooperative e i consorzi finanziari. Ctm-Mag, il nostro con­sorzio, non è da meno. Le nuove normative ci chiedono di raccogliere sempre più capitale e impongono limiti severi per tutti gli operatori non strettamente bancari…

Ovviamente Banca d’Italia non fa sconti o eccezzioni, la legge è uguale per tutti, le buone intenzioni e in generale tutto il movimento che vi sta dietro non conta, quindi il responso è lapidario:

“Se volete continuare con la vostra attività dovete fondare una banca. Altrimenti vi conviene chiudere. Le cooperative finanziarie non hanno futuro”.

Luigi mi guarda negli occhi. Stiamo in silenzio. Fondare una banca. Già mi immagino le reazioni dei soci del consorzio. “Un’altra banca? A che cosa serve? Ce ne sono già mille.” “La banca no, è il simbolo del capitalismo. Piuttosto chiudiamo tutto. Vogliamo metterci anche noi dalla parte degli sfruttatori?”

Queste frasi mi rimbombano già in testa mentre cerco di pensare ad altro. Lo sguardo del funzionario non riesce a nascondere un pizzico di sadismo. “Questi non vanno da nessuna parte. Appena capiranno che cosa vuoi dire veramente mettere in piedi una banca, molleranno l’osso e si rassegneranno.” Era facile riuscire a leggergli nel pensiero. Eravamo un’armata Brancaleone di sognatori, con migliaia di sedi scalcinate in tutti gli angoli del paese. Come avevamo potuto immaginare che Bankitalia ci desse credito?

A questo punto però bisognava prendere una decisione importante. E le alternative erano due: continuare a essere testimonianza, coltivando una piccola riserva indiana di duri e puri o provare a diventare soggetti del cambiamento, come banca in mezzo alle banche, cercando di mettere mano agli ingranaggi del sistema? Con queste domande in testa decido di convocare subito una riunione straordinaria dei soci…

Una ventina di persone rappresentanti di cooperative, Acli, Arci, botteghe del commercio equo, mutue autogestione si riuniscono immediatamente e prendono la storica decisione di fondare Banca Etica, anche perchè capiscono che il momento in generale è storico, e l’opportunità di entrare nel Sistema non va sprecata… Oggi una banca etica come quella che abbiamo cominciato a costruire quindici anni fa sarebbe impossibile da concepire. Nel 1994 molti di noi l’avevano intuito. Dopo le elezioni di marzo, che avevano visto vincere a sorpresa Forza Italia, un partito costruito in meno di tre mesi, avevamo l’impressione che qualcosa stesse per cambiare in modo irrimediabile e non certo in meglio per il nostro paese. Se volevamo agire, bisognava mettere da parte le invidie e gli egoismi e farlo subito o mai più. C’era la sensazione che quel treno non lo dovevamo assolutamente perdere…

Nei 5 anni sucessivi gli incontri con Banca d’Italia si susseguono, sempre estreamente difficili e pieni di sfide… all’inizio del 1995 uno degli ispettori di Bankitalia mi guardò fisso negli occhi, e mi disse; “Avanti ora dovete uscire allo scoperto. Sapete che in Italia vale la legge delle tre”p” padrino, padrone e partito; Chi sono le vostre tre “p”? A che partito fate riferimento? A quale gruppo industriale o politico? C’è un personaggio a cui vi appoggiate? Dobbiamo dirvelo molto chiaramente: senza queste premesse è molto difficile entrare nel sistema, bancario italiano. Noi vi possiamo aiutare, ma poi sarà difficile andare da qualsiasi parte senza le tre “p'”.

Noi non abbiamo mai avuto nessun padrone, a parte i nostri oltre trentacinquemiìa soci, non ci siamo appoggiati ai partiti, anche se spesso i partiti hanno cercato di usarci come bandiera, e non ci siamo serviti di padrini, né di illustri padri fondatori: Spesso ci hanno associati alla chiesa, a qualche fronda della Cei o del Vaticano. Niente di più falso; Anzi, alla fine, nonostante il nome “etica”, abbiamo molti meno clienti religiosi di quanto ci si potrebbe immaginare; Certo, padri fondatori, dal punto di vista ideale ne abbiamo moltissimi. La lista, è lunga e abbraccia molti secoli: san Francesco, Raiffeisèn, Schulze-Delitzsch, don Guetti, don Milani, padre Alex Zanotelli, Alexander Isanger, Rudolf Steiner, Tom Benettollo. Tutta gente che; nei salotti buoni, non ha mai contato niente.

Ci abbiamo messo almeno due anni per far capire a Bankitalia che le nostre tre “p” erano altre: pacifismo, perseveranza, partecipazione. Davanti agli occhi increduli degli ispettori stava nascendo un mondo, quello del terzo settore, che si preparava a diventare un soggetto autonomo, creatore di occupazione e di valore aggiunto, e noi eravamo pronti a creare una banca per questo nuovo soggetto economico “terzo” rispetto allo stato e al mercato e che non si poteva ricondurre né all’uno né all’altro, Un universo costituito da una serie di organizzazioni di natura privata volte però alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica, come le cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale, le associazioni di volontariato, le organizzazioni non governative ecc…

Il passo successivo è ora quello di raccogliere i 12,5 miliardi di lire (6,45 milioni di euro) necessari  per la costituzione della Banca… mica bruscolini…

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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