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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 13) La banca dei capitani coraggiosi Cap. 14) Mani in alto, questa è una banca!

Posted by giannigirotto su 5 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 13) La Banca dei Capitani coraggiosi

Dopo il sì di Bankitalia alla creazione di una banca’ popolare etica il percorso è tutto in salita. Abbiamo in mano l’autorizzazione, firmata dal governatore Fazio. Ora bisogna fare la banca. Ma non partiamo da zero: c’è già un nome, un marchio, una struttura minima e una sede, grazie a una serie di coincidenze favorevoli e irripetibili…

Parte a questo punto la ricerca delle risorse umane, dei dipendenti, che dovranno fisicamente gestire la neonata Banca… La nostra banca doveva essere diversa e ai dipendenti si richiedeva uno sforzo in più, nel rapporto con la clientela ma anche nello studio e nella preparazione dei vari servizi e prodotti bancari. La “banca leggera” modello McKinsey si basava sulle reti sociali e informatiche e richiedeva persone sveglie, capaci di adattarsi e di risolvere problemi complessi in modo creativo. Fin dall’inizio, ai cinquantenni che si erano formati nelle banche-ministero dell’era pre-internet, fatte di lettere, timbri, protocolli, abbiamo preferito i trenta/quarantenni, che del periodo preinformatico avevano vissuto solo gli ultimi scampoli…

… I primi mesi di Banca Etica sono una corsa contro il tempo. Finita la maratona per la raccolta del capitale sociale, ora bisogna raccogliere risparmi, finanziare progetti. In due parole bisogna “fare banca”. La parola che viene pronunciata più insistentemente è “punto di pareggio”: il momento in cui riusciremo a coprire i costi di avviamento e cominceremo a essere sostenibili economicamente. Per raggiungere il punto di pareggio dobbiamo raccogliere almeno 130 miliardi di lire. A Bankitalia abbiamo detto che ce la possiamo fare in due anni e mezzo, ma quando partiamo ci sembra che il traguardo sia molto più lontano. Dopo aver raggiunto l’obiettivo del capitale, l’entusiasmo della base si è un po’ smorzato. I soci sono contenti di essere riusciti a far partire la banca, quello che fanno fatica a capire è che l’avventura vera e propria comincia adesso…

… La mattina in banca, la sera agli incontri con i soci e potenziali nuovi clienti. Il lavoro del bancario etico – almeno nei primi mesi di vita della banca – non conosce pause, e i risultati piano piano arrivano. All’inizio siamo presenti solo nella sede di Padova e in una filiale a Brescia. Il 1999 è tutto un viavai di gente che viene a trovarci… Alla fine di dicembre del 1999 i numeri del primo bilancio confermano un interesse crescente per la nuova banca. I soci sono ormai quasi 14.000, il capitale è salito a 17,4 miliardi.

Cap. 14) Mani in alto, questa è una banca!

… Il modello leggero sta decollando. Abbiamo solo una filiale che sarà accompagnata da un numero sempre maggiore di punti di contatto, gestiti da promotori finanziari. Così almeno prevede la nostra tabella di marcia. Tra il 2000 e il 2001 cambia infatti per l’ennesima volta la normativa che regola il sistema bancario. Gli sportelli leggeri, con un solo promotore finanziario dipendente della banca, devono essere trasformati in sportelli veri e propri, che richiedono una struttura, un capitale e una serie di procedure burocratiche di autorizzazione che rallentano la diffusione della banca in ogni provincia. Siamo costretti a cambiare la “banca leggera” in corsa. Per volontà di Bankitalia, Banca Etica dovrà essere più pesante: uno sportello in ogni regione e un ufficio del promotore in ogni capoluogo di provincia.

Nel frattempo cambia anche la percezione di Banca Etica presso i clienti e i soci. Se eravamo partiti con l’idea di essere la “seconda” banca, offrendo servizi accessori rispetto a quelli degli istituti bancari tradizionali, ora un numero sempre maggiore di persone chiede di avere solo Banca Etica e, di conseguenza, trasferisce tutto quello che ha nei depositi a risparmio presso di noi. Siamo appena nati e già dobbiamo rivedere tutto il modello. I soci ci chiedono sempre di più, però allo stesso tempo ci dimostrano una fede assoluta. Ci sentiamo in dovere di ripagarli, mettendo a disposizione conti correnti, bancomat, carte di credito. Se vogliamo sostituire in tutto e per tutto le altre banche, dobbiamo essere in grado di rispondere a tutti i bisogni. Nel frattempo la banca procede a gonfie vele: nell’aprile del 2000, dopo appena tredici mesi di attività, raggiungiamo il fatidico punto di pareggio, riuscendo a dimostrare che Banca Etica sa camminare con le proprie gambe. È un traguardo ancora più grande, forse la prima volta in cui penso veramente che ce l’abbiamo fatta.

A questo punto Salviato discute sulle scelte filosofiche basate sull’etica, compiute da chi si rivolge a Banca Etica, ed al contrario di come le banche normali siano coinvolte sia nel traffico di armi sia in molte altre schifezze pur di speculare e guadagnare denaro, e di come anche la chiesa cattolica abbia avuto delle posizioni ufficiali e dei comportamente ben poco coerenti con il Vangelo che propone… Il tema dei rapporti tra finanza e armi è da sempre uno dei più sentiti da parte dei risparmiatori “etici”. A partire dagli anni sessanta, ai tempi della Guerra del Vietnam, molti giovani, soprattutto studenti, si erano trovati di fronte a un dilemma: se da una parte, infatti, scendevano in strada per protestare contro la guerra, dall’altra rischiavano di scoprire che i propri risparmi erano depositati proprio presso una banca che stava finanziando attivamente la produzione e l’esportazione di armi o l’addestramento degli eserciti…

… La legge 185, in vigore dal 14 luglio 1990, fortemente voluta dai movimenti pacifisti, è ancora oggi uno dei provvedimenti più rigorosi al mondo in tema di controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento. Un provvedimento che è riuscito a porre fine a un “far west” legislativo che, in Italia, considerava il materiale bellico come qualsiasi altra mercé e aveva trasformato l’Italia degli anni settanta e ottanta ih uno dei maggiori esportatori di armi di qualsiasi tipo verso paesi in guerra, paesi poveri e governi che violavano i diritti umani…

A partire del 1999 si sono susseguite diverse campagne di informazione sulle “Banche armate”, ed attraverso riviste, incontro ed Internet ormai si è diffusa una discreta conoscenza (purtroppo relativa, troppi ancora non conoscono la realtà) sugli investimenti nel settore degli armamenti… queste campagne di pressione hanno portato a qualche risultato, ma a tutt’oggi Banca Etica rimane l’unica ad essere completamente estranea a questo terribile circuito, come risulta dall’inchiesta dell’associazione di Consumatori Altroconsumo

Dalla banca ai fondi comuni il passo è breve e inevitabile… I fondi comuni sono prodotti finanziari semplici, che le banche vendono alle famiglie. Una famiglia italiana su due investe in fondi comuni. Sono come grandi contenitori, nei quali i gestori finanziari o “asset manager” inseriscono titoli azionari di imprese quotate in Borsa e titoli di stato per ottenere rendimenti migliori del mercato. In sé non si tratta di prodotti “cattivi”, anzi, molto spesso aiutano a mettere da parte i risparmi senza correre troppi rischi. Bisogna però stare attenti a cosa c’è dentro a questi fondi. “Valori” ha analizzato i bilanci annuali delle società che li promuovono, facendo una scoperta interessante: tutte le grandi banche italiane investono, tramite i fondi comuni, in titoli di società che producono mine antiuomo, bombe a grappolo o armi nucleari. Ciò significa che, quasi sempre inconsapevolmente, metà delle famiglie italiane sta affidando i propri risparmi a intermediari che, per farli fruttare, scelgono di impiegarli anche presso chi genera morte e distruzione…

Per fortuna oggi, grazie a Banca Etica, è possibile investire in fondi d’investimento etici, e che negli ultimi anni hanno reso talmente bene da meritare numerosi riconoscimenti e premi internazionali…

Il percorso che indica Banca Etica è chiaro: rifiuto del sostegno dell’industria degli armamenti, massima trasparenza nella concessione di prestiti e criteri etici precisi per selezionare gli investimenti. È chiaro che non tutte le banche potranno seguirci e che l’industria delle armi avrà sempre bisogno di servizi bancari. Qualche banca che glieli offrirà la troverà sempre. Noi ci appelliamo però ai risparmiatori: se hanno a cuore le sorti del pianeta, se ripudiano la guerra in ogni sua forma e vogliono promuovere la pace, allora dovrebbero scegliere le banche e le società finanziarie a cui si rivolgono con molta attenzione. Molta di più di quella che hanno dimostrato fino a oggi…

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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