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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 15) Tutti gli ingredienti di Banca Etica

Posted by giannigirotto su 8 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 15) Tutti gli ingredienti di Banca Etica

Quando partì Banca Etica, le reazioni della stampa e del londo finanziario non tardarono a farsi sentire. In molti ci paragonavano a un’iniziativa di beneficenza, che poteva reggersi solo perché “i clienti scelgono di rinunciare a una parte della remunerazione sui loro depositi”, altri ne approfittavano per sottolineare che “il profitto non ha aggettivi quando è prodotto nel rispetto della legge: non è né etico né spregevole. È solo profitto”.

I più critici ci consideravano una “banca a tempo”, destinata presto a soccombere, mentre la maggior parte delle altre banche ci vedeva come un’esperienza di nicchia, con numeri talmente piccoli che non avrebbe dato fastidio a nessuno…

… Se l’informalità, l’improvvisazione, i colori di Banca Etica ci rendevano simpatici, i clienti, per quanto molto entusiasti ed emozionati, cominciavano a chiederci maggiore serietà è puntualità nel disbrigo delle pratiche e non mancavano di confrontarci con l’efficienza e la qualità delle banche tradizionali, che magari avevano appena lasciato per aprire il conto da noi. Dopo la sbornia della partenza, in cui il maggiore risultato era proprio quello di essere riusciti a partire, ora bisognava dimostrare che potevamo essere “etici” e nello stesso tempo molto professionali.

Per prima cosa, già nei primi mesi del 1999, avevamo cominciato a mettere sul nostro sito internet la lista di tutti i progetti e le associazioni che stavamo finanziando. Banca Etica doveva essere una banca “dalle pareti di vetro”, la prima – e ancora l’unica – in Italia, in cui si può guardare dentro, per capire dove vanno a finire i soldi depositati dai clienti. Il primo ingrediente dell’etica in campo finanziario è proprio la trasparenza e, ancora oggi, se si apre il sito http://www.bancaetica.it, in home page si può cliccare su “realtà finanziate” e leggere tutti i finanziaménti, divisi per regione, provincia o settore…

… Chi deposita i propri risparmi in Banca Etica può indicare espressamente quale settore intende finanziare, scegliendo la cooperazione intemazionale, cooperazione sociale, ambiente e associazionismo. In alcuni casi, grazie ai cosiddetti “certificati di deposito dedicati”, è possibile anche decidere il singolo progetto o l’associazione che si desidera sostenere…

Salviato poi scrive di come Banca Etica sia una delle poche banche “vere”, nel senso che le banche erano nate per dare impulso all’economia, facendo da tramite tra chi aveva disponibilità economiche e chi ne aveva bisogno per sviluppare un’attività concreta, reale, mentre oggi le banche sono speculative e “virtuali” nel senso che si crea denaro dal denaro, senza che sia svolta una vera attività produttiva/di servizi… e paradossalmente, nel momento della crisi del 2008/2009… lo Stato ha offerto sovvenzioni e agevolazioni solo alle banche in difficoltà, quelle che avevano scelto di comprare e vendere titoli esotici mentre chi si è comportato bene non ha portato a casa niente e ora si trova in svantaggio competitivo rispetto a chi ha speculato per anni e viene sostenuto dalla stampella statale offerta – loro malgrado – dai contribuenti… Tra il 2008 e il 2009 i governi di mezzo mondo hanno messo a disposizione oltre tremila miliardi di dollari per salvare le banche e garantire le loro operazioni. Quasi il doppio di quello che l’Italia produce in un anno, una cifra impressionante. Gli stati sono intervenuti, diventando azionisti delle banche, in modo che i risparmiatori tornassero a fidarsi, perché nessuno sapeva con certezza cosa nascondessero le istituzioni finanziarie tra le pieghe dei loro bilanci e, di conseguenza, nessuno si fidava; Come posso prestare dei soldi a una banca che magari li utilizza per comprare nuovi “titoli tossici”? Se non c’è trasparenza non ci si può fidare. Guarda caso, gli insaccati finanziari subprime, tra i primi responsabili della crisi, sono stati prodotti in strutture opache, chiamate “Siv” (Structured Investment Vehicles), collocate al di fuori dei bilanci e registrate in paradisi offshore, dove è quasi impossibile fare controlli…

Salviato spiega come Banca Etica, a differenza di tutte le altre banche, abbia trattato allo stesso modo imprese private e il “terzo settore” sino ad allora considerato “non affidabile” e incredibilmente anche il Sud Italia, che pagava 4-5 punti in più rispetto al nord… e tutto questo ottenendo un tasso di “sofferenza” del 0,5% contro il 3% delle banche normali, e questo ha portato al grandissimo risultato che queste ultime si sono adeguate abbassando i tassi...  il 30 per cento dei finanziamenti concessi da Banca Etica non è assistito da alcun tipo di garanzia. Si tratta di un record mondiale, che permette l’accesso ai servizi bancari da parte di chi altrimenti sarebbe considerato un “fuoricasta” dal punto divista bancario.

… Un altro ingrediente di base di Banca Etica è l’analisi socio-ambientale di tutti i progetti. Prima di essere finanziato, un progetto non deve passare solo un esame economico, ma anche un’istruttoria che prende in considerazione criteri non strettamente finanziari, per esempio la partecipazione democratica all’interno delle cooperative che richiedono il finanziamento, la riduzione delle emissioni inquinanti, la capacità di risposta ai bisogni dell’area, il rispetto dei contratti di lavoro, la presenza di lavoratori svantaggiati o disabili o la valorizzazione del volontariato… Se un progetto non ottiene una valutazione sociale positiva, l’ufficio fidi della banca non perde nemmeno il tempo per fare una valutazione economica: il progetto non viene finanziato. Punto e basta. L’esame socio-ambientale ha la precedenza… ed aggiungo io quale altra banca mette al primo posto la sostenibilità socio-ambientale piuttosto che quella finanziaria???

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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