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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 23) Una banca della pace in Palestina

Posted by giannigirotto su 30 settembre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 23) Una banca della pace in Palestina

Nell’ottobre del 2006 mi trovavo a Roma, a un convegno internazionale sulle istituzioni di microfinanza… Tra i relatori avevo ascoltato con interesse il racconto di Rula Nesnas, una rappresentante del Pare (Palestinian Agri-coltural Relief Committees), una Ong palestinese formata da agronomi, ingegneri agricoli e veterinari che, all’inizio degli anni ottanta, si erano messi insieme per offrire supportò e formazione ai contadini palestinesi. Dopo l’occupazione dei testitori palestinesi nel 1967, il governo israeliano aveva infatti privato i contadini dei servizi di base, sperando che abbandonassero le terre, in modo da poterle confiscare con facilità. Il Pare invece li aiutava (e li aiuta ancora) a proteggerle dall’esproprio, coltivandole… Rispetto alle situazioni di disagio che Banca Etica si trovava ad affrontare ogni giorno non c’era paragone. Qui avevamo di fronte persone sgradite nella loro stessa terra, gente odiata dai vicini di casa che lottava per la sopravvivenza…

Salviato si reca nel 2007 in Israele per verificare la fattibilità di un intervento a favore dei Palestinesi… La sera ci trasferiamo a Gerusalemme. All’Hotel American Colony ci aspetta Yehuda Paz, uno dei primi ad aver creato le comunità kibbutz, associazioni volontarie di lavoratori per la coltivazione delle terre di Israele, basate sull’egualitarismo e sul concetto di proprietà comune, con forti richiami al socialismo… È il kibbutz di Kissufìm, dove da sempre lavorano fianco a fianco israeliani e palestinesi. “È una scelta ben precisa,” ci dice. “Vogliamo dare Un segnale forte. Far capire che ce la possiamo fare. In effetti, se ci penso, nel nostro kibbutz non ci sono mai stati problemi. Le persone si rispettano. L’importante è condividere regole comuni.” Pensa un attimo e poi continua: “II kibbutz è nato come ideale di uguaglianza, di lavoro a favore della comunità. Non può prescindere dal riconoscimento dell’uguaglianza fra tutti gli uomini, indipendentemente dall’etnia o dalla religione”…

Salviato descrive la situazione di vita impossibile dei Palestinesi, costretti dalla presenza del muro e delle divisioni in più zone invalicabili all’interno della stessa città, a veri e propri miracoli per sopravvivere... Vedendo la situazione delle donne e dei contadini palestinesi vengo preso dallo sconforto. Com’è possibile che dall’altra parte del Mediterraneo non si riesca a trovare soluzioni che permettano a popoli e comunità di condurre un’esistenza pacifica? In fondo abbiamo molto in comune con queste persone. Molto più di quanto possa sembrare. Torniamo in Italia sconsolati. Non riusciamo a capire su quali basi possa essere costruita un’istituzione di microfinanza in un contesto così difficile. In aereo mi torna in mente la presentazione power point di Rula. Ci aveva fatto vedere una serie di progetti finanziati con piccoli crediti da un’associazione finanziaria che erano riusciti a mettere in piedi, nonostante tutto. “Abbiamo finanziato un centinaio di persone,” ci aveva detto. “Ma venti sono state uccise prima ancora che potessero iniziare a utilizzare i prestiti.”…

nel 2008 i Palestinesi costituiscono autonomamente… una vera e propria organizzazione di micro-finanza. Si chiama “Reef Finance” e riunisce dodicimila soci, per la maggior parte donne, che si preparano a creare la “prima banca rurale palestinese”…Tornati in Italia approviamo un finanziamento di centomila euro per le necessità correnti del Reef e, attraverso la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, investiamo nel capitale della neonata organizzazione di microfinanza palestinese per altri centomila euro. Vogliamo sostenere il consolidamento del Reef per arrivare alla creazione della prima banca “etica” palestinese…

… Alla fine del 2008 Yehuda Paz mantiene la sua promessa e viene a trovarci nella sede di Padova. Arriva con la moglie Iftuth, la sua inseparabile compagna. “Qui da voi mi sento come a casa,” ci dice. Poi parliamo del Reef, della possibilità di creare una banca etica anche per i movimenti israeliani. Gli raccontiamo della prospettiva di una Banca Etica Europea con i francesi e gli spagnoli. A quel punto Yehuda si illumina: senza saperlo gli ho suggerito una soluzione a un problema complesso, una delle prime cause della mancata cooperazione tra israeliani e palestinesi. “Sai, Fabio,” mi spiega, “in Israele è vietato che un israeliano e un palestinese costituiscano insieme una società. Ma se la società la crea un gruppo europeo, che abbia sede fuori dal nostro territorio, nessuno può impedire che nel consiglio di amministrazione siedano ebrei e palestinesi, con pari diritti.” Mentre Yehuda continua a spiegarmi il modo in cui si potrebbe fare la quadratura del cerchio, io cerco di prendere fiato. Mi sembra un’idea incredibile. Mi immagino già uno sportello della Banca Etica Europea, o semplicemente di Banca Etica a Gerusalemme con un israeliano allo sportello e un palestinese all’ufficio fidi e decine di clienti musulmani, ebrei, cattolici. “Sarebbe un sogno,” mi dice Yehuda. “Un evento rivoluzionario.” Un sogno che stiamo costruendo insieme, con pazienza, da più di tre anni.

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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