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Indispensabili: Mani bucate

Posted by giannigirotto su 11 ottobre 2011

Vengo a conoscenza di questo libro tramite un post di Beppe Grillo, quindi in pratica mi limito a riportare estratti da tale articolo.

Inoltre in questo caso non riportero nessun estratto dal libro, dal momento che l’autore dello stesso ha aperto un blog specifico a tale scopo, raggiungibile all’indirizzo http://manibucate.com/.

Se volete pertanto approfondire tali scottanti ed importantissimi argomenti, è sufficente che clicchiate al link suddetto… ma ecco di cosa parla questo libro che inserisco di diritto tra i miei “Indispensabili“…

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… sono Marco Cobianchi e sono un giornalista, lavoro a Panorama e mi occupo di economia ho appena pubblicato un libro che si intitola “Mani bucate” è la prima inchiesta che è stata realizzata in Italia sull’incredibile mondo degli aiuti di Stato alle imprese private, soldi che, dalle casse dello Stato, finiscono alle casse delle imprese.Non ci sarebbe nulla di male teoricamente, perché tutti i paesi del mondo aiutano con soldi pubblici le proprie imprese, però noi lo facciamo nel modo peggiore, perché finanziamo tutto, tutti ovunque per qualsiasi motivo, non c’è nessuna strategia, non investiamo assolutamente in innovazione, diamo soldi a fondo perduto, sgravi fiscali, incentivi di qualsiasi tipo a un’azienda che va bene, ma anche a un’azienda che va male, a un’altra che si deve strutturare, a due aziende che si devono fondere, oppure a un’altra che deve esportare di più. Non c’è nessuna strategia nell’uso dei soldi pubblici in Italia, né nell’uso dei fondi europei, né nell’uso dei fondi italiani e questo ha diverse conseguenze. La più importante è che i nostri aiuti pubblici alle imprese private, sono perfettamente inutili. Io per fare questo libro ho impiegato circa due anni e ho letto decine di migliaia di pagine di rapporti, di centri studi, studi della Banca d’Italia, di economisti della Corte dei Conti, magistrati e alla fine ho trovato forse la frase tra le centinaia che ho letto, la frase che meglio spiega il in motivo per il quale i soldi pubblici dati alle imprese private in Italia non servono a niente, è di Mario Draghi. Il Governatore della Banca d’Italia che dal primo novembre sarà governatore della Banca centrale europea, in un convegno tenuto a Via Nazionale nel 2009, di cui praticamente nessun giornale ha parlato, ha detto:I sussidi alle imprese sono generalmente inefficaci, si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque, si introducono distorsioni di varia natura, penalizzando frequentemente imprenditori più capaci, non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive. Un mese dopo aver pronunciato questa frase ha aggiunto: “Un’indicazione statistica fondamentale è che è più proficuo investire le risorse pubbliche nell’effettiva applicazione delle leggi, piuttosto che nell’erogazione di sussidi. Credo che questa frase sia la pietra tombale sulla politica dei sussidi alle imprese private, Mario Draghi dice che non servono assolutamente a nulla. Ho cercato di raccontare il maggior numero possibile di casi esemplificativi, i casi più eclatanti, più incredibili, in cui i soldi pubblici sono andati alla criminalità, a imprenditori che dopo tre anni averli ricevuti hanno chiuso l’impresa e i soldi sono spariti, sono andati addirittura a delle famiglie ricchissime che abitano e vivono in altre parti del pianeta, a imprenditori che non avevano nessuna speranza di sopravvivere, a imprenditori che dicevano che avrebbero investito un certo numero di dipendenti, ne hanno assunti la metà, ma i soldi li hanno presi lo stesso ed è questo il motivo per cui Draghi dice che questi soldi non sono serviti a niente…

Quante sono le imprese sussidiate? Nessuno lo sa, così come nessuno sa quanti soldi vanno alle imprese, perché lo Stato non è in grado di controllare, di verificare i soldi che concede alle aziende private, sotto le forme più diverse. La stima che faccio dei soldi pubblici dati alle imprese è di circa 30 miliardi l’anno…

… Una massa così incredibile di aziende che ricevono soldi dallo Stato, ovviamente pone un problema dei controlli. Qui regna il caos totale, perfino la Corte dei Conti che ha cercato di capirne di più su quest’argomento, ha dovuto arrendersi e ha parlato di una congerie di dati, provenienti dai vari Ministeri che suggeriscono questi fondi, che rendono impossibile sapere a chi vanno i soldi, quanti soldi di fondi pubblici italiani o europei e soprattutto come vengono usati e quali sono i risultati

… Leggendo i rapporti dell’antimafia ma anche quelli della Corte dei Conti, si scopre che i sussidi pubblici alle imprese private, finiscono alla mafia, significa che lo Stato usando i soldi pubblici, le tasse dei cittadini, finanzia la mafia, finanzia la criminalità organizzata…

Si può uscire da questo inferno degli aiuti pubblici alle imprese? Secondo me sì! Primo: seguire il Consiglio di Mario Draghi, usare i soldi per applicare le leggi e non per pagare le aziende; secondo: far gestire almeno una parte dei soldi pubblici a esponenti o a associazioni della società civile, non vedrei nulla di male, d’altra parte alcune esperienze ci sono già, di imprenditori che possano gestire almeno una parte di quei soldi, in modo anche da rompere il legame tremendo tra politica e affari, tra politici che danno soldi alle imprese e imprese che fanno campagne elettorali per i politici. Un’ultima ricetta potrebbe essere quella di ribaltare il paradigma dell’economia in base al quale è l’offerta che crea la domanda, proviamo a immaginare che sia invece la domanda che crea l’offerta e in altre parole, proviamo a lasciare un po’ più di soldi nelle tasche dei cittadini che comprano quello che vogliono, non sussidiato!

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Per non cedere totalmente allo sconforto e cercare di essere propositivi, vi invito a leggere, sempre gratis, anche i libri “Voglia di Cambiare” e “L’anticasta, l’Italia che funziona“, che descrivono le migliori iniziative di successo, rispettivamente in Europa il primo e in Italia il secondo, realizzate sia dalle Istituzioni pubbliche sia da privati, nei vari settori del lavoro, energia, ambiente, logistica/mobilità/trasporti, turismo, famiglia ecc.

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