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Indispensabili: Ho sognato una banca – Cap. 27) La Banca che verrà

Posted by giannigirotto su 19 ottobre 2011

Sono veramente molto felice di inserire nella mia sezione “Indispensabili” questo libro che ritengo tale per la sua proposività e dimostrazione che il mondo si può cambiare, eccome. Infatti questo non è l’ennesimo testo di mera denuncia delle grandi e piccole disgrazie che affliggono vuoi l’Italia vuoi il mondo in generale, in particolare in questo caso nel settore dell’economia e della finanza, ma al contrario è la vera storia di un sogno, di un’utopia che ora non è più tale: per l’appunto la nascita di una banca etica, un’apparente contraddizione di termini che in questo caso però è reale e provata.  Giusto per darvi un assaggio del risultato finale e stimolarvi a leggere, Banca Etica:

ha rifiutato i capitali rientrati con il famigerato “Scudo fiscale” di Tremonti;
➔ pubblica sul proprio sito Internet in maniera trasparente e visibile a tutti, l’elenco dei  prestiti concessi alle persone giuridiche;
➔ non investe nei tipici strumenti speculativi che nel 2008 hanno causato la gravissima crisi finanziaria che tutti conosciamo e abbiamo subito;
➔ ogni socio dispone di un voto, a prescindere dal numero di azioni possedute (max 10 deleghe), quindi non esiste un “pacchetto di controllo”;
ha creato un’apposita ESCO, denominato “Innesco” che lavora su progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Finanzia GAS fotovoltaici;
➔ ha  passato positivamente “l’esame” di Altroconsumo sull’eticità delle banche (vedi rivista “Soldi & Diritti” n.99 di marzo 2008);
➔ accompagna ogni prestito, mutuo, finanziamento deliberato, da una Valutazione Socio-Ambientale che misura l’impatto sociale del progetto da finanziare e il relativo rispetto dei  principi etici della banca;
➔ utilizza la tecnica dell’ “Azionariato critico” per fare pressione presso le grandi aziende/multinazionali e indurle ad un comportamento il più possibile etico;
➔ riesce a coniugare l’etica con rendimenti grazie ai propri fondi di investimento Etici, che negli ultimi anni hanno vinto numerosi riconoscimenti internazionali;

➔ per altri approfondimenti cliccate qui
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Capitolo 27) La Banca che verrà

Davanti a noi abbiamo un decennio che sarà fondamentale per definire lo sviluppo economico, finanziario e ambientale del pianeta. Oggi tutti parlano del 2020. Entro il 2020 la Germania vuole produrre un milione di auto elettriche. In Gran Bretagna le nuove automobili dovranno funzionare a batteria o almeno con un motore ìbrido. Anche il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto clima-energia per ridurre i gas serra del 20 per cento entro il 2020.

Ma non è solo l’ambiente il problema. La crisi che stiamo vivendo è ben più profonda. Possiamo parlare di crisi sistemica, di un insieme di crisi diverse: finanziaria, ambientale, sociale, politica. Non ne usciremo velocemente. Sarà un cammino lungo e dovremo essere in grado di aggiustare il tiro progressivamente, strada facendo.  Le proporzioni della crisi finanziaria sono ancora preoccupanti, sebbene alcuni pensino che la “fase acuta” sia passata. Gli aiuti dei governi alle banche hanno salvato il sistema dal tracollo, ma gli operatori finanziari sono tornati a speculare, scommettendo miliardi di soldi pubblici in operazioni complesse e poco trasparenti.

È vero che le grandi banche stanno riportando bilanci positivi e utili in crescita, ma solo grazie alle operazioni di trading, di compravendita di titoli, non certo perché sono ripartiti i crediti alle imprese, che infatti continuano a chiudere o a tagliare posti di lavoro. Allo stesso tempo, per salvare le banche, gli stati hanno aumentato esponenzialmente il debito pubblico.

Molto probabilmente la crisi del 2007-2008 passerà alla storia come una grande occasione mancata. I governi non hanno avuto il coraggio di cambiare le regole. Sedotti dai banchieri, i ministri dell’Economia e i governatori delle banche centrali non sono riusciti ad accompagnare alla concessione di aiuti pubblici l’imposizione di limiti severi alla speculazione finanziaria.

Le banche americane, aiutate dallo stato, sono state ristrutturate solo marginalmente. Le paghe dei manager sono tornate a livelli pre-crisi e buona parte degli amministratori ha mantenuto le proprie cariche. I governi si sono limitati a salvare il sistema, ma nessuno pensa ancora seriamente che sia necessario riformarlo. Nel 2009 le Borse sono tornate in positivo. Il peggio sembra passato, ma è veramente così? In realtà, no. Se non si affronteranno subito i rischi sistemici dei mercati, nei prossimi mesi ci potrebbero essere nuove crisi, più dure di quella che abbiamo vissuto negli ultimi anni…

… Assieme alle principali organizzazioni della società civile (Cisl, Acli, Arci) abbiamo presentato al ministro dell’Economia italiano alcune proposte che riteniamo importanti per poter uscire dall’attuale crisi finanziaria. Abbiamo chiesto, per esempio, di istituire un’autorità sovranazionale di regolamentazione dei mercati finanziari, di abolire tutti i paradisi fiscali, di rivedere i criteri per la concessione di crediti alle piccole e medie imprese e alle imprese sociali, di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, in modo da scoraggiare la speculazione. Per ora non abbiamo avuto risposte soddisfacenti

a livello globale… l’umanità sta correndo come una locomotiva impazzita verso l’autodistruzione. Quello che è ancora più grave è che abbiamo tutti gli strumenti per misurare con largo anticipo le dimensioni della catastrofe futura, ma dormiamo ancora sonni tranquilli e continuiamo come se nulla fosse. “Tanto prima o poi qualcosa succederà”…

Verso quale direzione dovrà orientarsi una società civile organizzata? Io credo che solo uno sviluppo adeguato dell’economia civile possa permetterci di invertire la rotta. È l’economia del terzo settore, che negli ultimi trent’anni si è sviluppata occupando gli spazi lasciati dal progressivo arretramento del sistema di welfare pubblico. L’economia civile è fatta di cooperative sociali, di associazioni di volontariato ma anche di imprese socialmente responsabili che stanno riemergendo come un “fiume carsico”, riportando alla luce elementi di mutuo aiuto, di reciprocità tipici delle cooperative di fine Ottocento. Se le iniziative di economia sociale dell’Ottocento sono state progressivamente soffocate dall’avvento di un’economia di mercato che ha bandito la parola “reciprocità” dal suo vocabolario e da un sistema di welfare che ha fatto da stampella al capitalismo, potrebbe essere ormai arrivato il momento di un grande ritorno dell’economia civile, organizzata in modo autonomo e decentrata rispetto al sistema capitalistico. Banca Etica non avrà scelta: per continuare a esistere e preservare la propria identità dovrà continuare ad accompagnare lo sviluppo di un’ economia altenativa.

La mia impressione è che siamo sulla strada giusta, il nostro obiettivo, oggi come dieci anni fa, è usare il credito come leva per uno sviluppo sostenibile, per seminare idee innovative che possano essere raccolte da un numero sempre maggiore di “compagni di viaggio”. Banca Etica non è certo la soluzione di tutti i mali, ma è uno snodo sempre più importante di un insieme di reti…

Negli ultimi mesi abbiamo raccolto segnali positivi, aperture impensabili fino a qualche anno fa. Istituzioni chiave come l’Unione europea, i governi nazionali, la chiesa, le associazioni di rappresentanza delle banche si sono accorte che può esistere un modo diverso di interpretare l’economia, di agire in campo economico. Naturalmente ci ha aiutato molto la più grande crisi finanziaria degli ultimi ottant’anni, che ha fatto esplodere in pochi mesi il pallone gonfiato della finanza internazionale. Uno squilibrio che la finanza etica denunciava da anni, puntualmente inascoltata. Ora che i nodi sono venuti al pettine e non è più possibile negare l’evidenza, le istituzioni sono finalmente dalla nostra parte. Abbiamo davanti un’occasione unica.

Nel 2009 Febea, la Federazione europea delle banche etiche e alternative, è capofila di un progetto che raggruppa venticinque altre organizzazioni in tredici paesi europei, per sviluppare nuovi progetti di microcredito all’interno dell’UE Per la prima volta si crea un’Agenzia europea per il microcredito, che coordinerà i finanziamenti già esistenti e ne lancerà di nuovi, per dare sostegno – grazie alla concessione di piccoli prestiti – a famiglie o singole persone che si trovano in difficoltà oppure vogliono avviare microimprese in tutta Europa. In ogni paese ci sarà un partner che tradurrà in azioni concrete un progetto unico, chiamato “Europe Active”. Parteciperanno, oltre a Banca Etica, la Caritàs tedesca, l’arcidiocesi dì Malta, la fondazione Bbk nei Paesi Baschi, l’associazione Solidarité France-Pologne.

In Italia creeremo un’Agenzia nazionale per il microcredito, in collaborazione con Caritas, Acli, Arci, Legambiente, Lega delle cooperative, Fiba Cisl, Regione Toscana, Federazione trentina delle cooperative, Sefea. Entro il 2020 “Europe Active” sarà in grado di finanziare la partenza di almeno un milione di nuove imprese in tutta Europa. Imprese leggere che daranno occupazione a migliala di giovani, svilupperanno nuove idee per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, per studiare modelli di mobilità sostenibile, quartieri ecologici, fattorie biologiche che funzionano esclusivamente con l’energia del vento e del sole. Con il microcredito potranno uscire dalla povertà e dall’emarginazione oltre un milione di persone.

Anche la Chiesa si è accorta di questa trasformazione, ed ha declamato la propria “benedizione” sull’economia etica… Un’altro segnale forte è arrivato dall’Associazione Italiana delle banche popolari. Nell’estate del 2009 l’Assopopolari ha chiesto a Banca Etica di entrare nel suo consiglio di amministrazione e nel comitato esecutivo. Anche il sistema bancario ormai riconosce Banca Etica come esperienza “significativa”. Non siamo più un gruppo di eccentrici idealisti, le soluzioni che proponiamo possono essere adottate da tutti e sono considerate di grande attualità. “La finanza etica ha assunto una dimensione popolare,” ci hanno detto…

…Oggi forse c’è bisogno di uno sforzo in più a livello politico. Non possiamo continuare a subire leggi che massacrano l’ambiente, penalizzano la finanza etica, le cooperative, le associazioni senza scopo di lucro. È ora di far sentire la nostra voce anche all’interno delle istituzioni che guidano i processi economici

per leggere gli altri capitoli cliccate qui…

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E come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:

1) Il primo strumento è ovvio e scontato, diventare soci di Banca Etica, diventare protagonisti di un cambiamento in positivo. Siamo già più di 35mila, quindi coraggio, sareste in ottima compagnia.

2) Non limitiamoci a Banca Etica. Ci sono naturalmente centinaia di altre iniziative egualmente meritevoli, che possono continuare sulla loro strada solo e solamente se ognuno di noi apporta il proprio contributo. Io elenco quello che conosco personalmente qui.

3) Per cambiare il mondo in positivo, dobbiamo innanzitutti cambiare in tal senso noi e i nostri figli. A tal scopo, nel mio piccolo ho  messo a disposizione nella sezione “Indispensabilidue libri molto famosi ed con ottima critica sull’educazione dei bambini, che servono in buona sostanza a “educare” i genitori, e con i quali naturalmente mi trovo estremamente in sintonia:  “Genitori efficaci” e “Il segreto dei bambini felici“, che vi invito senz’altro a leggere, vedrete che ne vale la pena…   :-)


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