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La terra dei Rifiuti (tossici)

Posted by giannigirotto su 15 gennaio 2012

In questi giorni si fa (giustamente) un gran parlare del tentativo del Governo di eludere il risultato del referendum che pochi mesi fa vide gli italiani pronunciarsi compatti per un’acqua pubblica… e altrettanto giustamente innumerevoli iniziative stanno sorgendo per contrastare tale idea e confermare la necessità che l’acqua resti un bene pubblico e gestito da enti pubblici…

ma io dico a tutti: cari signori, prima ancora che preoccuparci che l’acqua sia pubblica o privata, dovremmo preoccuparci che sia sana, cioè non inquinata da sostanze tossiche, e per tossiche intendo non tanto batteri vari (pericolosi ma di solito curabili) ma da sostanze chimiche  per le quali non esiste rimedio, insomma diserbanti, coloranti, vernici sintetiche, metalli pesanti, plastiche di ogni tipo e migliaia di altre schifezze NON BIODEGRADABILI delle quali spesso non sappiamo neppure come interagiranno negli anni prossimi con l’ambiente con cui vengono in contatto…

Ora, mi duole particolarmente constatare come, nonostante la puntuale denuncia di Roberto Saviano contenuta nel suo libro “Gomorra“, di un Italia produttiva che smaltisce migliaia di tonnellate di rifiuti appunto tossici in maniera del tutto irresponsabile, seppellendoli sottoterra, mischiandoli con terre da concime, o addirittura bruciandoli a cielo aperto, ben poco si stia facendo a livello istituzionale per porre rimedio.

Nei mass-media tradizionali si sente parlare solo di inceneritori si-no o al massimo del fatto che si portano all’estero i nostri rifiuti, o si aprono-chiudono discariche locali, ma non si parla mai della gestione di quelle migliaia di tonnellate di rifiuti tossici che abbisognano appunto di enormi cautele e sforzi per un loro corretto smaltimento. A mio avviso anche Internet si muove troppo poco in tal senso, essendo forse la materia estremamente complicata e che necessita di cambiamente strutturali nel modo innanzitutto di produrre, e quindi di smaltire…

Nel mio piccolo io voglio “battere un colpo” su tale enorme problema, ricordando innanzitutto come il tasso dei tumori che colpisce una popolazione sia sempre proporzionalmente diretto alla salubrità dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente in generale in cui tale popolazione vive , beve e si nutre (ma va?), e riportando ancora l’estratto dell’ultimo capitolo del suddetto libro di Saviano, che vi invito caldamente a leggere, riflettando sul fatto che di tutto quello che descrive, non è cambiato quasi nulla (se non in peggio…)

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LA TERRA DEI FUOCHI

… Le discariche [sono] l’emblema più concreto d’ogni ciclo economico. Ammonticchiano tutto quanto è stato, sono lo strascico vero del consumo, qualcosa in più dell’orma lascia­ta da ogni prodotto sulla crosta terrestre. Il sud è il capolinea di tutti gli scarti tossici, i rimasugli inutili, la feccia della pro­duzione. Se i rifiuti sfuggiti al controllo ufficiale – secondo una stima di Legambiente – fossero accorpati in un’unica so­luzione, nel loro complesso diverrebbero una catena montuosa da quattordici milioni di tonnellate: praticamente co­me una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari…

… Grazie a questo business, il fatturato piovuto nelle tasche dei clan e dei loro mediatori ha raggiunto in quattro anni quarantaquattro miliardi di euro. Un mercato che ha avuto negli ultimi tempi un incremento complessivo del 29.8 per cento, paragonabile solo all’espansione del mercato della cocaina. Dalla fine degli anni ’90 i clan camorristici sono divenuti i leader continentali nello smaltimento dei rifiuti. Già nella relazione al Parlamento, fatta nel 2002 dal Ministro del­l’Interno, si parlava chiaramente di un passaggio dalla rac­colta dei rifiuti a un patto imprenditoriale con alcuni addetti ai lavori, finalizzato all’esercizio di un controllo totale sull’intero ciclo

… Dalla fine degli anni ’90 diciottomila tonnellate di rifiuti tossici partiti da Brescia sono stati smaltiti tra Napoli e Caserta e un milione di tonnellate, in quattro anni, sono tutte finite a Santa Maria Capua Vetere. Dal nord i rifiuti trattati negli impianti di Milano, Pavia e Pisa venivano spediti in Campania… Dalla provincia di Milano ogni giorno ottocento tonnellate di rifiuti finiscono in Germania. La produzione complessiva è però di milletrecento tonnellate. Ne mancano quindi all’appello cinquecento. Non si sa dove vanno a finire. Con grande probabilità questi rifiuti fantasma vengono spar­pagliati in giro per il Mezzogiorno. Ci sono anche i toner delle stampanti ad ammorbare la terra…

… Il ve­scovo di Noia definì il sud Italia la discarica abusiva dell’Italia ricca e industrializzata. Le scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, le pericolose polveri di abbattimento fumi, in particolare quelle prodotte dall’industria siderurgi­ca, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori. Le mor­chie di verniciatura, i liquidi reflui contaminati da metalli pe­santi, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica che vanno a inquinare altri terreni non contaminati. E ancora rifiuti prodotti da società o impianti pericolosi di pe­trolchimici storici come quello dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce sull’Arno, i fanghi dei depuratori di Venezia e di Forlì di proprietà di società a prevalente capitale pubblico…

… Lo smaltimento è un costo che nessun imprenditore italia­no sente necessarioIl costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici impone prezzi che van­no dai ventuno a sessantadue centesimi al chilo. I clan forni­scono lo stesso servizio a nove o dieci centesimi al chilo… 

… L’inchiesta “Re Mida” del 2003, che prende il nome da una telefonata intercettata di un trafficante: «E noi appena tocchiamo la monnezza la facciamo diventare oro», mostrava che ogni passaggio del ciclo dei rifiuti riceveva la sua quota di profitto. Quando ero in macchina con Franco ascoltavo le sue te­lefonate. Dava consulenze immediate su come e dove smal­tire i rifiuti tossici. Parlava di rame, arsenico, mercurio, cad­mio, piombo, cromo, nichel, cobalto* molibdeno, passava dai residui di conceria a quelli ospedalieri, dai rifiuti urbani ai pneumatici, spiegava come trattarli, aveva in mente interi elenchi di persone e siti di smaltimento a cui rivolgersi. Pen­savo ai veleni mischiati al compost, pensavo alle tombe per fusti ad alta tossicità scavate nel corpo delle campagne. Di­venivo pallido. Franco se n’accorgeva. «Ti fa schifo questo mestiere? Robbe’, ma lo sai che gli stakeholder hanno fatto andare in Europa questo paese di merda? Lo sai o no? Ma lo sai quanti operai hanno avuto il culo salvato dal fatto che io non facevo spendere un cazzo al­le loro aziende?»

… Si stima che negli ultimi cinque anni in Campania siano stati smaltiti illegalmente circa tre milioni di tonnellatedi rifiuti di ogni tipo… Non bastava nascondere i rifiuti tossici, ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere i veleni…  Ma è il Veneto il vero centro di stoccaggio, secon­do le indagini coordinate negli ultimi anni dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Da anni alimenta i traffici illegali sul territorio nazionale. Le fonderie settentrionali fanno smaltire le scorie senza precauzioni, mischiandolo al compo­st usato per concimare centinaia di campi agricoli… Il mare stesso stava divenendo territorio di smaltimento continuo. Sempre più i trafficanti riempivano le stive delle navi di rifiuti e poi, simulando un incidente, le lasciavano affondare. Il guadagno era doppio. L’assicurazione pagava per l’incidente e i rifiuti si intomba­vano in mare…

…  Quando le discariche stanno per esaurirsi si da fuoco ai rifiuti. C’è un territorio nel napoletano che ormai è definito la terra dei fuochi. D triango­lo Giugliano-Villaricca-Qualiano. Trentanove discariche, di cui ventisette con rifiuti pericolosi. Un territorio in cui au­mentano del 30 per cento all’anno. La tecnica è collaudata e viene messa in pratica a ritmo costante. I più bravi a organiz­zare i fuochi sono i ragazzini rom. I clan gli danno cinquanta euro a cumulo bruciato. La tecnica è semplice. Circoscrivono ogni enorme cumulo di rifiuti con i nastri delle bobine di vi­deocassette, poi gettano alcol e benzina su tutti i rifiuti e, fa­cendo dei nastri una miccia enorme, si allontanano. Con un accendino danno fuoco al nastro e tutto in pochi secondi di­viene una foresta di fuoco, come avessero sganciato bombe al napalm. Dentro al fuoco gettano resti delle fonderie, colle e morchie di nafta. Fumo nerissimo e fuoco contaminano di diossina ogni centimetro di terra

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