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Indispensabili – Blue economy – la strategia per i prossimi 100 anni

Posted by giannigirotto su 27 marzo 2012

Come creare posti di lavoro e salvaguardare l’ambiente? Sembra la quadratura del cerchio, ma è anche un imperativo che dovremo porci costantemente nei decenni e secoli a venire, in quanto i due fattori dovranno coesistere pacificamente e virtuosamente.

Bene, la risposta esiste, è positiva ed è descritta in questo che è il prossimo libro che andrò a scansire e riassumere nelle settimane a venire, tempo permettendo.

Per il momento vi invito caldamente a leggere il seguente articolo di presentazione che ho preso pari pari da “puntosostenibile” che ringrazio. Credo sarete d’accordo con me nel sostenere che questo libro è di un’importanza fondamentale e va diffuso a tutti i livelli, in primis alle nuove generazioni, che altrimenti un giorno potrebbero chiederci “ma perchè queste cose non c’è le avete dette prima?”…

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Blue economy
Intervista a Gunter Pauli
di Paola Fraschini

Cosa c’entrano balene, libellule, zebre e pomodori con l’economia? In che modo possono aiutarci a uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati? Una crisi della civiltà, dei modi di produrre e consumare. In natura non esistono disoccupati e neppure rifiuti. Tutti svolgono un compito e gli scarti degli uni diventano materia prima per altri, in un sistema “a cascata” in cui niente viene sprecato. Lo spiega bene Gunter Pauli, imprenditore ed economista, autore di Blue economy (in libreria dal 20 ottobre), un volume sorprendente in cui sono raccontate le migliori 100 innovazioni ispirate dalla natura che possono cambiare il mondo e creare posti di lavoro. Parliamone con lui. L’autore sarà presente in Italia il 21 ottobre alle 18.30 alla Feltrinelli di Bologna e il 22 ottobre alle 14.00 al Politecnico di Torino, non fatevelo sfuggire.

Cos’è la blue economy e perché si chiama così? C’è qualche relazione con la green economy?
La green economy è il risultato del duro lavoro, delle strategie e dei sogni di molti di noi. A 30 anni di distanza dobbiamo però renderci conto che, nonostante si siano compiuti considerevoli passi avanti, siamo ancora lontani dall’averla realizzata.
Poi è sopraggiunta la crisi. I consumatori ne hanno risentito, si sono tagliati posti di lavoro e pensioni. La domanda da porsi è: in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, come possiamo permetterci di sovvenzionare le energie verdi e credere che sempre più persone possano permettersi di pagare di più per prodotti ecologici?
Il problema è che abbiamo fatto del nostro meglio, però non abbiamo raggiunto più dell’1% dei consumatori e appena l’1% di energia.
Questa non vuole essere una critica ma una profonda riflessione su come agire meglio.
Prendere in considerazione tutte le innovazioni pronte per essere messe in atto, in molti casi già realizzate e commercializzate su scala locale, è un modo per modificare radicalmente il modello economico diffuso, e grazie all’introduzione di tali innovazioni ispirate dalla natura sarà possibile trasformare il sistema globale.
Innovando e generando ulteriore reddito, con più valore aggiunto, si creano quindi più posti di lavoro, creando così il capitale sociale, soddisfacendo i bisogni fondamentali di tutti con ciò di cui disponiamo.
Da qui il nome “blue economy”, o se si preferisce “green economy 2.0”. Il pianeta Terra visto dallo spazio è blu, ha un oceano blu e un cielo blu … verde è il colore solo delle piante!

Nel libro propone ben 100 innovazioni ispirate dalla natura. Quante di queste sono già diventate concrete iniziative imprenditoriali e quante no? Perché, quali ostacoli incontrano?
Un terzo delle tecnologie presentate nel libro è già stato testato e applicato. Un terzo è costituito da prototipi e l’altro terzo ha solide basi scientifiche.
Quali sono gli ostacoli? Molti, ma il più importante è il nostro scetticismo. Sostituire le batterie SENZA batterie, gli antibiotici con NESSUN antibiotico, i prodotti chimici per il trattamento delle acque con NIENTE. Sembra una magia… ma l’ispirazione viene dai sistemi naturali attorno a noi che da milioni di anni adottano queste strategie con successo.

Il modo di agire della natura implica collaborazione tra diverse specie per arrivare a un traguardo comune, tutti contribuiscono facendo ciò che sanno fare meglio… bella rivoluzione “culturale” per il modo di pensare tipico delle nostre società… Dobbiamo proprio buttare tutta la nostra civiltà?
La società attuale potrebbe essere migliore di quanto abbiamo mai immaginato, ma finché basiamo la nostra logica economica su risorse finite, faremo della povertà l’unica componente sostenibile della società! Come possiamo continuare ad accettare tutto ciò? La povertà non esiste in natura, negli ecosistemi ognuno ha la propria mansione. Un economista può forse pensare che la piena occupazione non abbia senso… ma direi che neppure una disoccupazione mondiale del 25% e oltre un miliardo di affamati e senz’acqua ha senso!
Quindi non c’è bisogno di criticare ciò che abbiamo fatto o che cosa è andato storto in passato, dobbiamo concentrarci su come possiamo fare meglio, anzi, molto meglio. E mentre l’Mba (master in business administration) presso la Harvard o l’Insead rappresenta il modello di riferimento, è giunto il momento di andare oltre l’approccio riduzionista dove il denaro e le risorse che non abbiamo sono alla base di un sistema che si fonda sui prestiti dalle banche, indebitando le generazioni future!

Mi ha colpito il concetto che la nostra società crea una moltitudine di rifiuti e scarti, tra questi ci sono anche “rifiuti umani” e si intende disoccupati, poveri, affamati, esclusi… Qual è la sua ricetta per uscire dalla crisi e ottenere stabilità economica e sociale?
Prima di tutto dobbiamo comprendere che disponiamo di tutto ciò che ci serve per compiere passi avanti. Questa è la chiave. Anche quando si è poveri e indigenti, è possibile progredire, basta guardarsi intorno. In secondo luogo, quando ci rendiamo conto di questa opportunità, esploriamola! Invece di lamentarsi di tutti i problemi, cerchiamo di identificare le “centinaia di opportunità” che tutti noi abbiamo e una volta che ci rendiamo conto che ci sono così tante possibilità (ho selezionato solo 100 innovazioni su una rosa di oltre 2.200) possiamo iniziare a pensare in positivo.
Dunque, una volta raggiunta questa fase siamo in grado di muoverci rapidamente, abbracciando innovazioni e ridisegnando i modelli di business, in definitiva evoluzione verso un sistema economico in grado di rispondere alle esigenze fondamentali di tutti di acqua, cibo, alloggio, salute ed energia!

Nel tentativo di imitare la natura, il suo libro sembra suggerire che la nostra tecnologia dovrebbe avvalersi delle leggi della fisica prima di ricorrere alla chimica. Potrebbe spiegarci brevemente questo concetto e i suoi benefici per l’ambiente?
Nell’universo, tutto obbedisce alle leggi della fisica, senza eccezioni. L’aria calda sale e la mela cade sempre dall’albero! Quindi, se vogliamo ottenere risultati prevedibili con poca energia o senza, usiamo le leggi della fisica. La chimica si basa sempre su pressione o temperatura e una serie di catalizzatori. I risultati sono prevedibili solo quando abbiamo il controllo di questi parametri. Ed è così che per produrre i biocarburanti consumiamo più energia di quanta ne contengano. È così che i condizionatori producono aria fredda utilizzando agenti chimici di raffreddamento che distruggono lo strato di ozono (come si è scoperto solo decenni dopo) spingendola in alto contro le leggi della fisica (secondo cui tenderebbe a scendere).
Possiamo fare anche di peggio usando la biologia nella nostra “missione” per la sostenibilità. La biologia cambia da luogo a luogo (è per questo che c’è la biodiversità) e si evolve nel corso del tempo (ciò che chiamiamo evoluzione), quindi l’unico modo per ottenere risultati prevedibili è giocare con i geni (ogm), controllare con la chimica (pesticidi, erbicidi, fertilizzanti) e con la fisica (acqua, serre). Naturalmente questo va contro tutto ciò che vive e prospera sul nostro pianeta, e non è una sorpresa che il genere umano sprechi acqua ed energia come nessun altra specie sulla Terra.
Abbiamo solo bisogno di “cavalcare l’onda” delle forze che ci sono in natura, come descritto in fisica, come punto di partenza invece di “creare le onde” che consumano tutte le nostre energie… senza raggiungere gli obiettivi che ci poniamo.

In conclusione cita il Bhutan, ci dice qualcosa in merito a questo “paese lontano lontano”? Sono davvero felici? Perché?
Bhutan. Beh, un paese singolare a un bivio. Tutta l’agricoltura è biologica (ad eccezione di alcuni campi di patate). Ogni cittadino ha il diritto costituzionale alla medicina tradizionale. Lo stato si rifiuta di vendere le sigarette perché non vuole capitalizzare sulla morte. Le miniere sono chiuse poiché rovinano il paesaggio. Il cibo spazzatura (junk food) viene tassato allo stesso modo delle auto di lusso di importazione! Questa nazione è una realtà. Da quasi 40 anni per la pianificazione dello sviluppo economico, ha imposto indici in grado di valutare sia la crescita monetaria sia quella della felicità.
Quando il Primo Ministro ha letto il mio libro mi ha chiesto di individuare i migliori progetti per il suo paese e ora abbiamo un piano di sviluppo nazionale che prevede lo sviluppo economico dell’Himalaya tenendo in considerazione la felicità del popolo in base alla loro concezione buddista. Esso comprende anche la creazione di una nuova banca, la Banca della Felicità Nazionale Lorda… un’opportunità straordinaria.

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Una Risposta to “Indispensabili – Blue economy – la strategia per i prossimi 100 anni”

  1. direkteur said

    Reblogged this on Il Sanlurese.

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