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Indispensabili: Blue Economy – Introduzione

Posted by giannigirotto su 6 aprile 2012

Sono impaziente di leggere ed inserire nella mia sezione Indispensabili gli estratti di questo libro di Gunter Paoli, che tratta di un tema di portata epocale, e cioè la riforma del nostro modo di concepire l’ambiente, l’agricoltura, la produzione, i rifiuti in modo da far quadrare il cerchio di uno sviluppo sostenibile con il pianeta in cui ci ritroviamo a vivere.

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Prefazione – Introduzione

… Nel 1950 il prodotto mondiale lor­do era solo di 6.600 miliardi di dollari e da allora, in 60 anni, siamo giun­ti a un gwp da quasi 70.000 miliardi di dollari…

… passare quindi a una green economy e cioè a un’economia che produca il miglioramento del benessere umano e la riduzione delle ineguaglianze, impedendo l’esposizione delle future generazioni a rischi ambientali signi­ficativi e alla scarsità ecologica…

… Gunter Pauli si ispira direttamente alla sfida straordi­naria e innovativa dei nuovi modelli di produzione che vanno oltre i con­cetti di ecoefficienza e Life Cycle Assessment e, come ci ricorda una delle figure pionieristiche della biomimetica Janine Benyus, ci “introduce in un’era basata non su ciò che possiamo estrarre dalla natura, ma su ciò che possiamo imparare da essa”…

…In poche parole, dobbiamo riuscire a copiare gli ecosistemi che sfruttano la fisica e le mate­rie prime che hanno a disposizione per soddisfare le esigenze fondamen­tali e promuovere l’efficienza e la diversità…  affascinante e coinvolgente cambio di rotta nei nostri modi di pensa­re e di agire per realizzare un cambiamento epocale nei nostri modelli di progettazione, di produzione e di consumo… per far sì che i nostri sistemi produttivi siano in grado di imitare al meglio ciò che la natura ha lungamente sperimen­tato in miliardi di anni di evoluzione, per consentire la possibilità di rag­giungere società a emissioni zero, riequilibrando quindi i nostri metabo­lismi sociali in quelli naturali… dimostra la consa­pevolezza raggiunta circa gli effetti del nostro intervento distruttivo nei confronti degli ecosistemi che viene paragonato a quello dei grandi dina­mismi geologici del nostro pianeta (dal vulcanesimo ai terremoti)… non sembriamo affatto esse­re coscienti che proprio sui sistemi naturali si basa il nostro benessere e quello delle nostre economie…La nostra cultura dominante ci conduce invece a trascurare e spesso a ignorare i processi e le funzioni svolte dai sistemi naturali, e ogni volta che li danneggiamo, distruggendoli o indebolendo le loro capacità di resi­stenza e resilienza, abbiamo difficoltà a comprendere che stiamo conte­stualmente riducendo le nostre opzioni di sviluppo per il futuro

…È amaro osservare che l’umanità ha sperperato questi ultimi trent’anni in futili dibattiti e risposte volenterose ma fiacche alla sfida ecologica globale. Non possia­mo bloccarci per altri trent’anni. Dobbiamo cambiare molte cose se non vogliamo che nel 21° secolo il superamento dei limiti oggi in atto sfoci nel collasso”…

…Per indirizzare il sistema verso la soste­nibilità e la governabilità, basterà rovesciare le medesime caratteristiche strutturali:

1.La crescita della popolazione e del capitale deve essere rallentata, e infi­ne arrestata, da decisioni umane prese alla luce delle difficoltà future, e non da retroazione derivante da limiti esterni già superati.

2. I flussi di energia e di materiali devono essere ridotti aumentando l’ef­ficienza del capitale. In altri termini, occorre ridurre l’impronta ecologica e ciò può avvenire in vari modi: dematerializzazione (utilizzare meno ener­gia e meno materiali per ottenere il medesimo prodotto), maggiore equità (ridistribuire i benefici dell’uso di energia e di materiali a favore dei pove­ri), cambiamenti nel modo di vivere (abbassare la domanda o dirottare i consumi verso beni e servizi meno dannosi per l’ambiente fisico).

3. Sorgenti e serbatoi devono essere salvaguardati e, ove possibile, risanati.

4. I segnali devono essere migliorati e le reazioni accelerate; la società deve guardare più lontano e agire sulla base di costi e benefici a lungo termine.

5. L’erosione deve essere prevenuta e, dove sia già in atto, occorre rallen­tarla e invertirne il corso.

…Gli studiosi indicano nove grandi problemi planetari e sottolineano che per tre di questi (cambiamento climatico, ciclo dell’azoto e perdita della biodiversità) le ricerche sin qui svolte dimostrano che abbiamo già sor­passato il “confine” che non avremmo dovuto oltrepassare. Queste nove problematiche sono: il cambiamento climatico, l’acidifica­zione degli oceani, la riduzione della fascia di ozono nella stratosfera, la modificazione del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo, l’utilizzo globale di acqua, i cambiamenti nell’utilizzo del suolo, la perdita di bio­diversità, la diffusione di aerosol atmosferici, l’inquinamento dovuto ai prodotti chimici antropogenici…

…La cultura dell’analisi delle relazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali ha condotto a ragionare complessivamente sull’intero ciclo di vita dei nostri prodotti industriali {life-cycle thinking), cioè al pensare a come un prodotto da noi usato si origina, come viene utilizzato, come viene pro­cessato a livello industriale, quanta energia, quanta materia prima, quan­to suolo, quanta acqua sono necessari per ottenerlo, se viene riusato o riciclato, quale è la sua fine al termine del ciclo di vita… La dichiarazione finale del Forum, che ha visto la partecipazione di tanti illustri studiosi dell’uso delle risor­se, è molto chiara: andare avanti con il modello di crescita continua di utilizzo delle risorse della Terra non è possibile, è quindi indispensabile assicurare la stabilità economica alle società umane in un mondo finito, modificando profondamente i nostri sistemi di produzione e consumo.

…Non possiamo pensare che possa proseguire all’infinito il meccanismo della crescita continua e non possiamo pensare che i nostri sistemi sociali possano mantenere o, addirittura incrementare, la situazione di spaven­tosa ingiustizia sociale planetaria attuale

…”Se gli esseri umani desiderano conservare l’attuale stato di benessere, dovranno imparare a imitare il sistema di flussi di nutrienti e il metabolismo altamente efficace della natura, ‘dalla culla alla culla, in cui il concetto stesso di rifiuto non esiste. Eliminare il concetto di rifiuto significa progettare tutto  – prodotti, imballaggi e sistemi – fin dall’inizio in base al principio che il rifiuto non esiste”…

…Questa è la nostra sfida per l’immediato futuro. Dobbiamo ispirarci alla natura e imitarla il più possibile. E questa sfida diventa ancora più signi­ficativa proprio nel 2010, proclamato dalle Nazioni Unite come Anno Internazionale della Biodiversità. Il libro di Gunter Pauli costituisce un significativo e importante contri­buto per dimostrare la concreta possibilità che abbiamo già oggi, di atti­vare percorsi di produzione molto diversi da quelli sin qui perseguiti. Avviare questa strada dipende solo da noi.

…i prossimi capitoli saranno disponibili nelle settimane prossime…

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Come sempre vi ricordo  che in un altra sezione del mio sito ho elencato una serie di opportunità di AGIRE per cambiare le cose in meglio.

Ed infine, di fronte a tutte queste pressioni per consumare, spendere, crescere sempre di più, consiglio anche la lettura anche de “La Decrescita felice“, che apre uno squarcio di luce su questa spirale perversa, e ci fa capire come si possa coniugare lo sviluppo, la felicità con l’autoproduzione e il recupero del saper fare personale…

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Gianni G

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