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Indispensabili: Blue Economy – Cap.2) IMITARE GLI ECOSISTEMI PER UNA BLUE ECONOMY

Posted by giannigirotto su 15 aprile 2012

Continuo con l’inseririmento nella mia sezione Indispensabili degli estratti di questo libro di Gunter Paoli, che tratta di un tema di portata epocale, e cioè la riforma del nostro modo di concepire l’ambiente, l’agricoltura, l’industria, i rifiuti in modo da far quadrare il cerchio di uno sviluppo sostenibile con il pianeta in cui ci ritroviamo a vivere.

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Cap. 2) IMITARE GLI ECOSISTEMI PER UNA BLUE ECONOMY

…Riprodurre l’efficienza materiale e funzionale degli ecosistemi e degli habi­tat naturali è un modo pratico per intraprendere il cammino verso la sostenibilità e l’efficienza nell’uso delle risorse, rimanendo competitivi e generando valore aggiunto…

…comprendere come i nutrienti siano trasportati dal­le specie di un regno biologico a un altro, con vantaggi per tutti. I mine­rali assorbiti alimentano i microorganismi i quali cibano le piante, che offrono nutrimento ad altre specie, in un ciclo dove i rifiuti degli uni costituiscono nutrimento per gli altri…

IL PARADISO RITROVATO: Quando Paolo Lugari propose di riforestare la savana del Vichada in Colombia ricreando il suo originale stato di foresta pluviale, nessuno lo credeva possibile, sulla base dei dati scientifici disponibili all’epoca. Un tratto di savana sulla sponda occidentale del fiume Orinocò non aveva alcun valore poiché il pH del terreno era basso, l’acqua non era potabile ed era diffìcilmente accessibile via aria, acqua e terra…

Ora, a distanza di venticinque anni, Lugari può acco­gliere visitatori nella sua foresta pluviale vergine di 8.000 ettari. Lugari e colleghi hanno constatato che secondo una logica di “catena naturale”, tutto poggia su quella che i botanici chiamano “micorrizia”, l’unione sim­biotica fra un fungo e le radici di una pianta, non solo ha garantito la sopravvivenza del 92% delle sementi piantate, ma ha anche cambiato gli attributi fisici della regione. Come? Se messo a dimora in un substrato ricco di fungo Pisolithus tinctorius, il piccolo pino dèi Caràibi {PintacàHbweà) créa una zona d’ombra che pròtegge terreno e radici dai raggi ultravioletti del sole. Sebbene lo stress dà calore rimanga elevato e provochi una copiosa caduta di aghi di pino, con grande sforzo i pini riescono a raggiungere la maturità grazie al prezioso nutrimento offerto dal fungo. Il tappeto di aghi di pino aumenta il con­tenuto d’umidità del terreno, trattenendo simultaneamente detriti in decomposizione che altrimenti sarebbero spazzati via dall’acqua. Questa copertura detritica si rivela decisiva poiché mitiga anche la tem­peratura del suolo. Quando cade su un terreno caldo, la pioggia non riesce a penetrare il terreno poroso e scivola via erodendolo. Quando la piog­gia cade su un terreno più fresco, è più probabile che venga assorbita. L’aumento della permeabilità del terreno provocato dall’inversione del differenziale di temperatura tra la pioggia e la parte superficiale del terre­no crea un ambiente idoneo all’attecchimento dei nuovi semi. Mentre l’enorme foresta cresce, la diversità prospera e le piogge diventano più abbondanti. L’arida savana con acqua potabile di scarsa qualità e con ter­reno eccessivamente acido ora diventa non solo una foresta, ma una fore­sta pluviale ricca di acqua potabile, con un terreno più fertile ideale per lo sviluppo della flora… Di fatto, la foresta verde è più fresca delle pianure che assorbono calore. Perciò, quando la superficie è fresca, le nuvole scarica­no la loro umidità grazie al punto di condensazione inferiore. Lasciati alle spalle 450 anni di agricoltura slash and bum (basata sul taglio e l’in­cendio) e la coltivazione di graminacee invasive usate come foraggio per il bestiame, il nuovo paradiso, Las Gaviotas, ha messo a dimora funghi e piante in elegante simbiosi, creando le condizioni che hanno ristabilito un’intera foresta…

… Considerati i guadagni economici, il portafoglio di tecnologie concesse in utilizzo in tutto il mondo, i generosi salari e i contributi alla comunità locale di 2.000 abitanti, William B. Harrison Jr, il presidente della JP Morgan, ha esteso Las Gaviotas da 8.000 a 100.000 ettari. Basandosi su un’analisi dei mercati emergenti condotta da JP Morgan, William B. Harrison Jr ha offerto ad Alvaro Uribe, il presidente colombiano, un pacchetto di investi­menti di 300 milioni di dollari. Una tale iniziativa allargata potrebbe gene­rare circa 100.000 posti di lavoro nel prossimo decennio, neutralizzando le emissioni di carbonio equivalente a quelle di Belgio e Paesi Bassi…

SICUREZZA ALIMENTARE IN AFRICA: Le acque di scolo (sia grigie sia nere) provenienti da bagni, cucine e deiezioni animali e umane vengono raccolte in una cisterna a tre scomparti. Si aggiunge il giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes) triturato, una pianta acquatica invasiva locale. Nella cisterna, la biomassa combi­nata produce metano, che offre energia per uso locale. Dopo la minera­lizzazione, il restante materiale diventa mangime per zooplancton, fìtoplancton e bentos, che a loro volta alimentano i pesci nel progetto di acquacoltura…

Songhai ha affrontato un altra importante sfida: le mosche. Gli insetticidi chimici non erano consigliabili in un ambiente adibito alla produzione alimentare che ambiva all’etichettatura biologica. La strategia adottata da padre Nzamujo fu straordinaria. Pensò alle larve per risolvere il problema. Tutti gli scarti dei mattatoi di Songhai sono raccolti in una zona adibita appositamente dove centinaia di piccoli quadrati di cemento della profon­dità del palmo di una mano sono circondati da canali popolati da carpe. L’area aperta viene coperta con un’enorme rete cosicché gli uccelli non abbiano accesso. Le maglie della rete sono grandi appena da permettere il passaggio delle mosche che prosperano sui resti della macellazione, ossia ciò che non può essere trasformato in alimenti commestibili. Il banchet­to per mosche trasforma questo bacino in un enorme allevamento di lar­ve, con una capacità produttiva di circa una tonnellata al mese. Inoltre, non si vede una mosca volare da nessun’altra parte! Tutte le mosche con­fluiscono in ciò che per loro rappresenta un sontuoso pasto, abbuffando­si e deponendo uova in abbondanza. Successivamente si cospargono d’ac­qua i rifiuti parzialmente digeriti, così le larve affiorano e possono essere facilmente raccolte, pronte all’uso. Cosa si può fare con le larve? A livello locale, l’utilizzo economico pri­mario è come mangime a basso costo per pesci e quaglie. Sia le uova di quaglia sia i pesci contribuiscono a una buona alimentazione e alla sicu­rezza alimentare. Tuttavia, sono gli enzimi delle larve che offrono il poten­ziale con il più elevato valore economico. Si è dimostrato che possiedono proprietà medicinali in grado di cicatrizzare ferite stimolando la crescita di fibroblasti…

L’ECONOMIA DELLE CAROTE: Note per il loro color “ros­siccio”, le carote di Gotland acquistano un sapore sopraffino grazie al suo­lo alcalino dell’isola. Quantunque la produzione di carote non costituisse un problema, la loro vendita dal bel mezzo del Mar Baltico poneva qual­che difficoltà. Inoltre, spesso i fornitori dei fruttivendoli scartavano una buona parte del raccolto che non si conformava alle rigide normative sul­le dimensioni dei vegetali…Si raggiunse un accordo e rapidamente si elaborò una ricetta per uno squisito dolce. Congelate appena sfornate, le torte di Gotland divennero popolari in tutta la Svezia e persino in Asia. In cinque anni, i posti di lavoro presso il forno locale passarono da cinque a trenta…progettazione e costruzione di un centro di calibrazione delle carote, dove si poteva imma­gazzinare, selezionare e lavorare quasi la totalità del raccolto, avvalendosi di sofisticati macchinari. L’enorme raccolto era poi meccanicamente sud­diviso in categorie specifiche. Si confezionava ogni varietà separatamente, dalle carote “baby” e carote lunghe e sottili, alle carote più grosse e corte e carote dalle forme strane. Sorprendentemente, le carote baby, pulite e confezionate, che in precedenza si consideravano troppo piccole per ave­re valore di mercato, era possibile venderle al quadruplo delle carote stan­dard. Le carote più grandi non venivano confezionate, ma trasformate in succo di carota, un mercato di nicchia altamente remunerativo. Di fatto, il succo ottenuto esclusivamente dalle carote più grosse aumenta la pro­duttività di un sorprendente 40%. La polpa di carota sminuzzata, invece di essere scartata, diventa un mangime ideale per i suini…L’intera atti­vità – stoccaggio, calibratura, lavorazione, confezionamento, vendita ai segmenti di mercato, comprese le torte di carote surgelate – è interamen­te alimentata da energia eolica

…I residui dei cereali usati nella lavorazione della birra vengono spediti al forno locale, Eskelunds Hembageri AB, dove si trasformano in pane…

LA BAGASSA, UNA “DOLCE” SOLUZIONE:  Anche i colossali volumi di rifiuti prodotti dall’industria alimentare pos­sono essere abilmente gestiti imitando gli ecosistemi. Si prenda ad esem­pio lo zucchero che si ottiene principalmente dalla canna. Il contenuto zuccherino della canna si aggira dal 10 al 15%. Pertanto, ogni tonnellata prodotta rappresenta solo una minima parte della biomassa originale. Ciò che ne rimane, la bagassa, viene solitamente incenerito… Se utilizzassimo la bagassa per produrre carta, prodotti cartacei e cartone, come si sta già facendo su piccola scala, l’esito sarebbe senz’altro miglio­re…A un tasso annuale da 6 a 12 tonnellate per ettaro, la bagassa offre dalle 40 alle 80 tonnellate di fibra nei sette anni che impiegano i pini col più rapido tasso di crescita a rag­giungere la maturità. In termini di fibra, la canna da zucchero, supera ampiamente il volume prodotto dagli alberi dei climi temperati…

 

…i prossimi capitoli saranno disponibili (spero) nelle settimane prossime, mentre quelli già pubblicati li trovate qua

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Come sempre vi ricordo  che in un altra sezione del mio sito ho elencato una serie di opportunità di AGIRE per cambiare le cose in meglio. Ed infine, di fronte a tutte queste pressioni per consumare, spendere, crescere sempre di più, consiglio anche la lettura anche de “La Decrescita felice“, che apre uno squarcio di luce su questa spirale perversa, e ci fa capire come si possa coniugare lo sviluppo, la felicità con l’autoproduzione e il recupero del saper fare personale…

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Gianni G

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