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Indispensabili: Blue Economy – Cap.13) L’EFFETTO A CASCATA DELLA BLUE ECONOMY – CONCLUSIONI

Posted by giannigirotto su 1 luglio 2012

Continuo con l’inseririmento nella mia sezione Indispensabili degli estratti di questo libro di Gunter Paoli, che tratta di un tema di portata epocale, e cioè la riforma del nostro modo di concepire l’ambiente, l’agricoltura, l’industria, i rifiuti in modo da far quadrare il cerchio di uno sviluppo sostenibile con il pianeta in cui ci ritroviamo a vivere.

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Cap. 13) L’EFFETTO A CASCATA DELLA BLUE ECONOMY – CONCLUSIONI

In questo capitolo l’autore ripete e riassume i concetti presentati in quelli precedenti, ribadendo come il modo stesso di concepire il nostro modo di produrre e consumare sia sbagliato, perchè non non rispetta il “circuito chiuso” in cui il pianeta obbligatoriamente si trova. Viceversa avendo in mente il guadagno a tutti costi, sfruttiamo a depauperiamo l’ambiente, condannando le generazioni presenti e futuri ad un immane sforzo pubblico per ripristinare le cose. E’ insomma quello che si chiama privatizzazione dei profitti e pubblicizzazione delle perdite… Di solito non facciamo altro che imporre costi alle generazio­ni future, che non sono né consapevoli né tantomeno informate del fatto che stiamo sfruttando la Terra oltre il limite che andrebbe rispettato per poter ancora rimediare facilmente alle nostre colpe: lasciamo a loro i pro­blemi da risolvere e, così, il cambiamento climatico può continuare sen­za che si capisca davvero quanto è urgente porvi rimedio.
Nel mondo degli affari le aziende decidono di massimizzare i profìtti e la quota di mercato, indipendentemente dai costi sociali sostenuti dalla comunità locale, spostando la produzione ovunque si trovi il costo unita­rio più basso…

…Catturare la CO2 per produrre biocarburanti attraverso le microalghe è una soluzione semplice ma geniale, che genera una molteplicità di vantaggi, tra cui il continuo ciclo di raccolta e riutilizzo dei gas di carbonio nelle bioraffinerie e la pro­duzione di poliesteri in assenza di acido solforico…

L’autore presegue il capitolo ricordando come si deva prendere letteralmente ad esempio alla natura e alle sue soluzioni tecniche per ripensare un modo di vivere, produrre e consumare che ci consenta di coniugare un’alta qualità di vita con il rispetto delle generazioni future di poter godere di altrettanta richezza e benessere. Poi ricorda alcuni casi di successo che stanno avvenendo in varie parti del mondo…

… A seguito della crisi economica del 2008, Zeri ha proposto la conversio­ne dei fondi di caffè in funghi, come risposta rapida e pragmatica alla situazione. L’idea ha trovato l’entusiastica accoglienza di Makini Hassan, direttrice della Marine County Community Development Corporation. Il suo coinvolgimento nell’idea è stato immediato e totale: “Lo faremo! ha esclamato dopo averne appreso i dettagli Con una disoccupazione che si avvia a raggiungere 1′ 11 % in California, dobbiamo creare nuovo lavo­ro, adesso!”… Funghi selvatici che possono costare oltre 50 dollari al chilo quando sono di stagione, e che sono impossibili da trovare fuori stagione, possono pre­sto diventare disponibili tutto l’anno grazie ai fondi di caffè e alle specie invasive “mischiati” secondo l’idea imprenditoriale di Velez e Arora… Abitando per qualche tempo nella Mill Valley, ho potuto visitare spesso i Muir Woods, rimanendo costantemente sorpreso dalla ricca biodiversità rilevabile proprio nella varietà di funghi che è possibile osservarvi. La ricerca di specie fungine endemiche nei boschi locali non è una novità per Zeri. E già stata condotta nel Nuovo Messico, dove ha portato alla creazione della prima “Banca statale delle spore fungine” negli Usa. La Spore Bank è stata avviata da Lynda Taylor, una delle mie prime allieve americane. In un momento in cui gli statunitensi sono sempre più consapevoli della necessità di nutrirsi con cibo salubre i funghi, che sono ric­chi di proteine, di tutti gli aminoacidi essenziali e contengono pochi grassi saturi, offrono un’alternativa eccellente. Un modello di produzione messo a punto altrove e testato attualmente dalla Bttr Ventures nella Bay Area, potrebbe fornire la base per una produzione su scala nazionale…

…La popolazione di El Hierro ha rigettato le proposte per l’installazione di una base di lancio per satelliti o di una stazione radar, cercando alternati­ve che potessero rispondere ai criteri che riteneva più importanti: garan­tire un futuro sostenibile e ricco di opportunità per le generazioni future. Sono state quindi adottate 19 delle 100 innovazioni descritte in questo libro. I settori privato e pubblico hanno reperito le risorse necessarie a rendere l’intera isola autosuffìciente rispetto al fabbisogno di acqua ed energia entro la fine del 2011. Gli agricoltori sono stati d’accordo nel decidere la conversione agli standard sostenibili e biologici nel giro di set­te anni. Tutti gli scarti agricoli saranno utilizzati nella produzione di fun­ghi, mentre il substrato esaurito diventerà compost o nutrimento per gli animali. Ivanka Milenkovic dell’Università di Belgrado si è impegnata ad appoggiare questo obbiettivo. In più, gli abitanti di El Hierro hanno deci­so che entro dieci anni ogni veicolo presente sull’isola sarà ad alimenta­zione elettrica e che il fabbisogno di energia sarà soddisfatto sfruttando il moto ondoso dell’oceano, utilizzando dispositivi che si muovono come le note alghe brune denominate kelp…

L’autore ha creato un sito dedicato http://www.blueeconomy.de/ per pubblicarvi tutti gli aggiornamento e le novità relative alla Blue Economy, che naturalmente vi consiglio di mettere tra i vostri preferiti e consultare spesso, in quanto pregno di nuove soluzioni ed esempi concreti di successi.

Il libro prosegue con la tabella con i cento progetti portati ad esempio, riassunti nelle loro caratteristiche principali, esempi che comunque sono stati descritti nei capitoli precedenti. Di seguito riporto alcune soluzioni che forse non ho inserito nei riassunti di tali capitoli.

– Il programma “Dalla CO2 ai nutrienti e ai biocarburanti”, sviluppato nel 1995 da Jorge Alberto Vieira Costa dell’Università del Brasile nel Rio Grande e finanziato dal Fundacao Banco do Brasil, è stato imple­mentato in collaborazione con un team guidato da Lucio Brusch da Fra­ga. Agli agricoltori che hanno aderito è stato insegnato a coltivare la spirulina nei laghi dell’entroterra brasiliano, e questa coltura ha fornito una fonte di reddito con cui soddisfare le loro necessità primarie. Inoltre, l’alga costituisce un ottimo integratore alimentare, che ha aiutato le fami­glie più povere a limitare gli effetti della malnutrizione. L’iniziativa è sta­ta ampliata nel 2007, quando è stato inaugurato un impianto che sfrut­ta la CO2 generata da una vicina centrale elettrica alimentata a carbone per accelerare la crescita delle alghe, che vengono poi usate per produrre biodiesel.

– Il metodo messo a punto da John Todd integra i sistemi di depurazione delle piante, alghe e batteri per purificare gli scarichi urbani e industriali. Il suo progetto, che si è evoluto negli anni, oggi è conosciuto con il nome di “Living Machine” ed è in grado di convertire gli inquinanti organici in nutrienti.

–  la Earthstone si serve del vetro ricondizionato e non riciclabile per creare una serie di abrasivi domestici e industriali con cui sostituire la pomice estratta dalle miniere a cielo aperto.

– Il lavande Filter AB (o Living Filters), progettato da Lars Thofeldt e commercializzato da Christer Swedin, imita il meccanismo delle foreste pluviali per depurare l’aria dalle particelle in sospensione e dal monossi­do di carbonio.

– Yoshihito Shirai del Kyushu Insti tute of Technology ha esplorato la pos­sibilità di produrre plastiche con l’amido ricavato dai rifiuti alimentari.

– Young-Suk Shu e Tae-Sung Oh hanno scoperto che il compostaggio dei detriti delle piante, accumulati dalle formiche e dalle termiti, oltre a pro­durre una ricca base di sostanze nutritive che vengono utilizzate dalle piante per crescere riesce anche a scaldare il suolo circostante. I due studiosi si sono accorti anche che il riscaldamento delle radici incrementa l’osmosi, e le protegge dal congelamento, e si sono serviti di queste scoperte per sviluppare un metodo di riscaldamento delle serre che scalda le radici invece che l’aria. Questo sistema riduce i consumi di energia eli­minando il bisogno di riscaldare l’aria all’interno delle serre…

– Ingo Rechenberg, con la collaborazione di Abdullah Regabi El-Khyari della Technical University di Berlino, ha compiuto un significativo passo avanti verso la riduzione degli attriti senza lubrificanti, cuscinetti a sfere o polvere di diamanti. Si è ispirato alla lucertola del genere Scincusi e in pratica nuota tra le sabbie del deserto senza accumulare calore. Il ovimento della lucertola, praticamente senza attriti, è facilitato dalla a pelle composta di cheratina…

– Willhelm Barthlott, del Nees Institute dell’Università di Bonn, è un pio­niere nel settore delle tecnologie naturali e un imprenditore che ha dato contributi fondamentali alla comprensione dei meccanismi attraverso cui il fiore di loto si pulisce da solo senza bisogno di saponi. In effetti, in natura nessuna specie usa detergenti. Nel caso del fiore di loto, la sua struttura fisica impedisce alle particelle di sporco di aderire a lungo e, nel caso in cui lo facciano, basta una goccia di rugiada a rimuoverle…

– Henry Kolesinksi e Robert Cooley, già ricercatori presso la Polaroid e la Waters Corporation, e ora direttori della Prime Separations, hanno svi­luppato una tecnologia a film sottile per la chelazione di 18 metalli che imita i batteri, eliminando la necessità di estrazioni minerarie e fusioni. I 400 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici inquinanti sono il materia­le grezzo su cui applicare questa tecnologia…

– Le ricerche condotte da Normand Voyer e Sylvie Gauthier rendono inu­tile l’estrazione del carbonato di calcio per l’industria del cemento. Insie­me hanno infatti progettato un sistema che sfrutta gli enzimi per fissare i gas di carbonio, e fornisce CO2 che può essere utilizzata per produrre car­bonato di calcio. I gas di carbonio possono essere catturati dagli impianti elettrici alimentati a carbone e dalle fabbriche che producono cemento. La CO2 Solutions, una società quotata al Toronto Stock Exchange, com­mercializza tecnologie e soluzioni ingegneristiche che producono e con­sumano i gas serra in modo ciclico…

– Nils Kroger, un biologo dell’Università di Regensburg in Germania, è stato il primo a identificare le proteine che formano la silice nelle diatomee. L’industria della microelettronica attualmente consuma molti materiali. L’autoassemblaggio mutuato dalle diatomee del silicio usato per i chip le darebbe la possibilità di esplorare alternative a bassa tossi­cità, bassa produzione di rifiuti e bassi consumi di energia…

– Joanna Aizenberg si è laureata alla Moscow University in fìsica chimica e si è dedicata allo studio delle spugne di mare, scoprendo che queste ultime creano fibre di vetro che trasmettono la luce meglio delle fibre ottiche…

– Un’altra innovazione arriva dallo studio delle alghe giganti, che si muovono con le onde causate dalle maree. Una start-up con sede a Sidney, la BioPower Systems, ha sviluppato degli apparecchi modulari che catturano l’energia prodotta dal movimento ondulatorio delle onde e delle maree e la converte in energia rinnovabile e disponibile per la rete elettrica…

– Frank Fish, professore alla West Chester University della Pennsylvania, ha studiato il modo in cui le balene riducono la resistenza, e ha immaginato come questa qualità potesse essere applicata nel settore dell’energia eolica al fine di incrementare la portanza. I test nella galleria del vento hanno dimo­strato che le pinne frastagliate delle megattere presentano meno resistenze e più portanza rispetto alle pale, lisce e diritte, degli aerei e dei generatori eoli­ci…

– Tra batteri, animali e piante sono centinaia le specie che hanno la capacità di depurare l’acqua. I pinguini sono uno dei casi più eclatanti. Andrew Rankin ed Eric Wolff hanno effettuato una spedizione nell’Antartide per conto del British Antarctic Survey e sono rimasti stupefatti ili fronte capacità dei pinguini di rimuovere il sale dall’acqua servendosi di alcune ghiandole poste sotto i loro occhi. Queste ghiandole funzionane come i reni umani, ma sono molto più efficienti..

– Una caratteristica dei coleotteri buprestidi potrebbe aiutarci a svi­luppare un sistema di individuazione precoce per gli incendi. In base alle osservazioni effettuate dall’entomologo canadese William George Evans, le piccole fessure poste nella parte inferiore dell’insetto riescono a indivi­duare le radiazioni infrarosse emesse dagli incendi a più di 80 chilometri di distanza…

– Le larve delle tarme Iella farina {Tenebrio molitor) producono una proteina che è cento volte più efficace come antigelo del glicole, la sostanza normalmente usata nei prodotti in commercio. Il glicole è una sostanza tossica derivata dal petro­lio, mentre le larve della farina operano con gli aminoacidi…

Ribadisco che i suddetti estratti sono di carattere residuale, cioè riportano delle notizie che non credo di aver inserito nei riassunti dei capitoli precedenti, che contengono il grosso delle innovazioni, a cui quindi vi rimando…

…i capitoli precedenti li trovate qua

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Come sempre vi ricordo  che in un altra sezione del mio sito ho elencato una serie di opportunità di AGIRE per cambiare le cose in meglio. Ed infine, di fronte a tutte queste pressioni per consumare, spendere, crescere sempre di più, consiglio anche la lettura anche de “La Decrescita felice“, che apre uno squarcio di luce su questa spirale perversa, e ci fa capire come si possa coniugare lo sviluppo, la felicità con l’autoproduzione e il recupero del saper fare personale…

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Gianni G

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