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Radio trasmissione “Non con i miei soldi”: TTF – Tassa Transazioni Finanziarie

Posted by giannigirotto su 5 novembre 2012

Per chi avesse difficoltà di udito, o per qualche altro motivo preferisce una versione scritta, ecco la trascrizione della puntata. Le trascrizioni delle altre puntate le trovate qui.

Ricordo invece che l’archivio con la registrazione audio lo trovate nel sito di BluradioVeneto, accessibile cliccando sull’immagine appena qua sotto…

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Logo BluradioVenetoUn cordiale saluto da Gianni Girotto e benvenuti a questo nuova puntata di “non con i miei soldi”.
Oggi vorrei partire con un dato preciso. Ogni giorno si effettuano transazioni finanziarie per un controvalore di 7200 miliardi di dollari (14 milioni di miliardi di lire). La grande maggioranza di tali operazioni sono speculative. Non tutti sanno che gli operatori finanziari si sono costruiti già da molto tempo un territorio extralegale chiamato OTC (Over the Counter – letteramente “sopra il bancone”, cioè regolato con contratti non standardizzati), territorio dove, in ossequio al principio ideologico di un mercato autoregolante, possono esporsi a rischi incalcolabili e destabilizzanti. Tanto per fare un esempio di cosa ciò significhi, pensate che grazie, grazie si fa per dire, a questo territorio extralegale, un terzo del gigantesco fondo per la crisi creato dal Governo USA, è finito a una società di assicurazione privata, AIG, che ha utilizzato il denaro PUBBLICO, per ripagare alcuni grandi operatori finanziari PRIVATI, Goldman Sachs in testa, che si erano assicurati contro il fallimento della Lehman Brothers.
Vista la spaventosa quantità di denaro PUBBLICO utilizzato per risanare le banche PRIVATE, è chiaro che queste si saranno dette tra sè e sè: “perchè non rifarlo, cioè perchè non continuiamo a speculare, dal momento che se va bene guadagniamo moltissimo, e se va male veniamo salvati in ogni caso dallo Stato con denaro pubblico.
Da qui nasce l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie (abbreviata in ttf), di cui vi parlerò oggi, una tassa che potrebbe frenare sensibilmente la speculazione facendo pagare il conto a chi lo merita maggiormente, e contemporaneamente in grado di raccogliere ingenti capitali per utilizzarli per il bene pubblico.
Dovete sapere che l’idea di questa tassa sulle transazioni finanziarie è tutt’altro che nuova, se ne discute da moltissimi anni, ma naturalmente è tornata di gran voga dopo la crisi finanziaria del 2008. Nel 2010 il Parlamento europeo aveva votato in senso favorevole alla sua introduzione, ma è stato dopo pochissimo sconfessato e bloccato dalla Commissione Europea che ha bloccato tutto.
Allora questa tassa ha il duplice scopo di disincentivare le speculazioni, e fare cassa di denaro da usare poi per il bene pubblico. Per quanto riguarda il primo aspetto, cioè disincentivare le speculazioni, dovete sapere che oggi è possibile comprare e vendere migliaia di volte in un giorno, 24 ore su 24, nella speranza di guadagnare anche su piccole oscillazioni dei prezzi. Queste sono tutte operazioni che non hanno legame con l’economia reale, ma solo speculative. Se fosse applicata tale tassa, realizzare mille operazioni al giorno significherebbe pagare mille volte la tassa.
Contemporaneamente tale imposta sarebbe sufficientemente piccola (si parla dello 0,05%, ripeto 0,05%) da non scoraggiare le “normali” operazioni di investimento, non avrebbe quindi riflessi negativi su chi opera eticamente in un’ottica di medio-lungo periodo.
Per come è pensata, la tassa sulle transazioni finanziarie  colpirebbe sopratutto le transazioni a brevissimo termine e quelle sui derivati, che sono esattamente quelle più speculative. Riguardo al secondo punto, fare cassa, questa  tassa Permetterebbe di riscuotere un gettito prevedibile, sufficientemente costante, e di rilevante entità, si suppone attorno ai 500 miliardi di euro all’anno, e ripeto sarebbe denaro proveniente dai responsabili della speculazione, da ridistribuire alla popolazione.
Una conseguenza naturale di questa tassa sulle transazioni finanziarie  sarebbe inoltre una stabilizzazione della grande finanza con ricadute molto positive per il mondo industriale e imprenditoriale. Infatti la maggioranza delle grandi e grandissime imprese oggi  è controllata da investitori (cioè fondi di investimento, fondi pensione e privati)  che hanno per obiettivo anzichè uno sviluppo reale e sostenibile nel lungo periodo dell’impresa, quello di massimizzare il valore delle proprie azioni utilizzando appunto questi strumenti speculativi. La tassa sulle transazioni finanziarie permetterebbe quindi di stabilizzare i mercati e rallentare tale fenomeno.
Come ho accennato prima, di questa tassa sulle transazioni finanziarie se ne parla da anni, ed alcuni Paesi hanno al loro interno già qualcosa di simile, cioè hanno introdotto una tassa similare che va a creare una cassa nazionale che poi naturalmente utilizzano localmente, e questo è una serissima riprova dell’utilità di questo strumento.
Bene, ora una piccola pausa e poi andremo a completare il discorso.
(PAUSA)
Bentornati, dopo aver visto nella prima parte cosa è e che vantaggi porterebbe nei  mercati finanziari l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, vorrei ora fornirvi una serie di risposte a quelle che sono le critiche più ricorrenti a questa idea. Infatti se cercate in internet troverete certamente molti articoli a favore, ma ne troverete anche molti di critici, che si oppongono alla sua introduzione, e quindi vorrei fornirvi subito le risposte:
Una prima critica afferma che sarebbe necessario applicare tale tassa su scala internazionale, insomma dappertutto, altrimenti l’effetto sarebbe quello di spostare le operazioni sui mercati privi di questo balzello. Non è vero. Lo dimostra l’esistenza di imposte simili già oggi, applicate solo in alcuni Paesi, come la Gran Bre­tagna, Austria, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Hong Kong, Cina, Singapore e la mini-imposta (0,003%) sulle im­prese quotate al New York Stock Exchange e al Nasdaq.  Per evitare che gli operatori si spostino in Paesi che non applicano la TTF basterebbe che il costo dell’imposta fosse inferiore a quello della delocalizzazione delle attività. Inoltre nei grandi mercati finan­ziari gli investitori lavorano guardando non solo la pressione fiscale, ma una serie di fattori importantissimi come la sicurezza negli scambi, la dimensione dei mercati, il numero di attori presenti, e quindi uno spostamento su altri Paesi non è cosa semplice e automatica.
Un’altra critica riguarda il rischio di una riduzione della li­quidità circolante in un momento in cui i mercati necessitano di essere continuamente stimolati dagli investimenti.
Non è vero. I due mercati più grandi, liquidi e sviluppati del mondo, la City di Londra e Wall Street a New York, sono an­che i due principali casi in cui esiste già un’imposta su alcune particolari transazioni finanziarie.
E poi facciamo bene attenzione che L’assenza di un’imposta sulle transazioni finanziarie rappre­senta un’eccezione nel panorama fiscale. Quasi tutti gli ac­quisti sono caratterizzati da un’imposizione fiscale (pensia­mo all’IVA, che è una tassa di rilevante entità che viene applicata a quasi tutti i beni). Quindi la presenza di tasse frena solo le speculazioni, non l’economia reale.

I sostenitori del libero mercato sostengono poi che la TTF dimi­nuirebbe l’efficienza dei mercati finanziari, il cui primo scopo deve essere quello di garantire l’allocazione ottimale delle ri­sorse tra chi ha bisogno di capitali (tipicamente le imprese) e chi ha dei capitali da investire (famiglie, privati). Beh in pratica ho già risposto prima, cioè è si vero che in effetti la TTF comporterebbe una riduzione della dimen­sione dei mercati finanziari, ma lo farebbe però solo perchè frenerebbe le scommesse a carattere speculativo, non gli scambi legati all’economia reale, e sono solo questi che devono essere salvaguardati, non le scommesse speculative.

Altra critica ricorrente afferma che i due effetti, della TTF – freno alla speculazio­ne e reperimento di risorse – sono incompatibili e si annul­lerebbero a vicenda. Si sostiene cioè che un tasso basso non frenerebbe i fenomeni speculativi e raccoglierebbe poco gettito, mentre un tasso alto scoraggerebbe qualsiasi operazione, ma così ridur­rebbe anche il gettito raccolto. Un argomento che si rivela pri­vo di validità se si guardano agli studi condotti e l’esperienza nei Paesi dove imposte simili esistono già. In primo luogo la base imponibile è talmente grande che anche un tasso molto bas­so garantirebbe enormi introiti. Per quanto riguarda invece il freno all’operatività, abbiamo già risposto prima.

La TTF non risolverebbe i problemi alla base dell’attuale crisi finanziaria
È vero che una Tassa sulle transazioni non rappresenta la pa­nacea dei problemi del mondo finanziario (i suoi proponenti non lo hanno mai sostenuto). Ma potrebbe dare un importan­te contributo. Come afferma il premio Nobel per l’economia del 2008 Paul Krugman, “gli investimenti sbagliati non sono tutta la storia della crisi. Quello che ha trasformato cattivi investimenti in una cata­strofe è stata l’eccessiva dipendenza del sistema finanziario dalle operazioni a breve termine. […] E una tassa sulle transazioni, scoraggiando la dipendenza dalle operazioni di brevissimo periodo, avrebbe reso molto più improbabile il verificarsi de­gli stessi eventi”, cioè della bolla speculativa e il successivo inevitabile crack del 2008 di cui stiamo tuttora patendo le conseguenze, e le patiremo ancora per lungo tempo.

Siamo in conclusione come sempre vi lascio alcuni riferimenti per chi volesse informarsi maggiormente o avesse delle domande o volesse proporre argomenti o idee. Innanzitutto vi è la pagina facebook “Etica? si grazie!”, e poi la sezione “finanza etica” del mio sito, che potete trovare velocemente se sui motori di ricerca scrivete “Finanza etica gianni girotto”. Oltre a ciò trovate l’archivio delle puntate, per poterle riascoltare o consigliare agli amici, nel sito di Blu Radio Veneto.
Bene, abbiamo davvero terminato, a me non mi resta che augurarvi un buon proseguimento e un a risentirci alla prossima puntata.

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